PARERI CRITICI SU VALERIO EVANGELISTI
Un'analisi molto dettagliata (in lingua francese) delle opere di Valerio Evangelisti si trova nel sito curato dal professor Roland Ernould:
http://perso.club-internet.fr/rernould/Evangelisti.html
Di seguito si riportano giudizi molto sintetici, apparsi sulla stampa, su libri o su riviste specializzate.

 
Se dovessimo dire chi, tra gli scrittori italiani, leggiamo oggi più volentieri, io darei la mia personale palma a uno scrittore "di genere", lo straordinario Valerio Evangelisti autore del più intrigante libro, anzi serie di libri, della letteratura italiana contemporanea.
Goffredo Fofi, Il Messaggero, 29 luglio 2000

Nonostante suggestioni e influenze diverse, l'opera di Evangelisti si presenta come un prodotto genuinamente autarchico. Il suo personaggio di Eymerich - inquisitore della Spagna trecentesca, fanatico e inflessibile - è un'invenzione originale almeno come Dylan Dog. Il rispetto delle convenzioni del genere si associa nei libri di Evangelisti a una interrogazione morale e metafisica stringente. Ci racconta il presente mostrandolo da molti altri punti di vista.
Filippo La Porta, La Repubblica suppl. Musica, 26 aprile 2001

Il ciclo di Eymerich si fa apprezzare prima di tutto per la compattezza (e la duttilità) del progetto. Alcune caratteristiche ricorrono e costituiscono il marchio di fabbrica della serie. Innanzi tutto il ritorno del medesimo protagonista, come segno di immediata riconoscibilità e strumento per incidere più a fondo nell'immaginario collettivo; poi il procedere su piani temporali alternati, distinti ma interconnessi, come via per creare "una suspense ai limiti del tollerabile", soddisfacendo l' "ossessione personale" di scrivere un romanzo che "il lettore, una volta iniziato, non possa più lasciare" [da un'intervista a V.E., n.d.r.].
(...) Non per caso Evangelisti colloca al centro del quadro e segue per lo più il punto di vista di un eroe "cattivo", o meglio, per usare le sue parole, "perfido senza essere meschino", insomma uno "sgradevole idealista" che non esita di fronte ad alcun mezzo pur di conseguire il proprio fine. Al protagonista d'altronde si contrappongono altri idealisti discutibili, aspiranti demiurghi caratterizzati dalla stessa risolutezza intransigente, che manifestano - anche quando si collocano dalla parte degli oppressi - la stessa inclinazione a privilegiare sistematicamente i propri grandi disegni rispetto agli individui concreti. Il narratore sembra così cercare di costringere i lettori soltanto a identificazioni perplesse e diffidenti. Evangelisti muove dalla convinzione che la narrativa fantastica "con la sua natura di sogno consapevole, da cui si entra e si esce a volontà, costituisca un buon addestramento a evadere dai sogni imposti ed eterodiretti". Il fantastico ha dunque un valore anche politico, una carica "antagonista", in grado di provvedere il lettore degli anticorpi migliori per affrontare un'epoca di colonizzazione dell'immaginario come l'attuale.
Bruno Falcetto, in "Tirature 2000", Il Saggiatore, Milano 2000

Si tratti di Eymerich sicuro e spietato verso un "nemico" che pare la materializzazione del suo subconscio, ma internamente tormentato, al tempo stesso urtante e affascinante - verso il cui mondo altre epoche e situazioni, di ieri, oggi e domani, convergono attraversando il Tempo attratte da realtà archetipiche -, o ci si imbatta in altri personaggi, quello che Evangelisti disegna sono i sogni, gli incubi, i desideri, le paure dell'oggi e del domani prossimo, le fantasie che si sottraggono alla razionalità per pescare nella propria naturalità originaria o i tentativi di dominare la razionalità per piegarla alla disumanità.
(...) Questa letteratura giustamente detta "di consumo" in forza del suo impatto e indipendentemente dalla qualità, è quella più atta a scavare e recepire l'immaginario collettivo, a guardare dentro le pseudolucide razionalità (meglio: affannose razionalizzazioni) della tranquillizzante società, dandosi come ricettacolo dell'esistente, ma pure concretizzazione d'inespresse paure o taciuti incubi; insieme, piacere di lettura e inquietudine. Un immaginario che nelle pagine di Evangelisti si dà un ritmo serrato, addirittura "diabolico" nelle pagine di Metallo urlante.
Ermanno Paccagnini, Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 1999

Eymerich l'Oscuro è in realtà guarigione, attraverso un teatro della psiche, una messa in scena di pulsioni scatenate dell'inconscio, che diventa anche opera complessa e semplicissima di alchimia: in senso proprio. Questo sanno folle di discepoli complici e iniziati, che si stringono a lui e che hanno decretato il successo dell'opera fantastica più vasta, multiforme, affascinante, inquietante, polifonica della letteratura italiana moderna.
Severino Cesari, introduzione a "I sentieri perduti di Eymerich", Mondadori, Milano 2000

Valerio Evangelisti è uno stronzo. Valerio Evangelisti è uno storico. Valerio Evangelisti è una leggenda. Tutte queste affermazioni sono vere, e ve lo dimostro.
(...) Evangelisti ha intrapreso questa via all'immortalità, lontanissima dall'autoritratto narcisistico. Romanzo dopo romanzo, sta traslocando dentro il suo personaggio, come la grande letteratura popolare. La sua scrittura è al servizio del racconto, dispone di toni e colori molto vari, ma non è mai gigiona o vanitosa, è solida e sorvegliata, serve per sprigionare suoni e odori e brividi, dibattiti teologici come duelli all'ultimo sangue, metafisiche che fanno a scazzottate, incubi a occi spalancati. Sembra scritto da sempre, e verrà letto per sempre, come Jules Verne, Emilio Salgari, Agatha Christie, Isaac Asimov.
Tiziano Scarpa, in "Cos'è questo fracasso?", Einaudi, Torino 2000

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