Il Ciclo del Metallo

Nel 1998 Valerio Evangelisti dà avvio a un nuovo ciclo di romanzi e racconti: quello del Metallo Urlante. Il riferimento è sia alla musica heavy metal, sia alla storica rivista di fumetti "Métal Hurlant", che impose nel mondo la grafica allucinata di disegnatori come Druillet, Moebius, Bilal, Jodorowski e molti altri.
Il tema del ciclo è appunto quello del metallo, o comunque del minerale, che si sostituisce progressivamente alla carne. In realtà si tratta di una metafora corrispondente a timori reali di Evangelisti, presenti in molti suoi libri: col metallo dilaga un gelo dei sentimenti e dei rapporti di solidarietà capace di incrinare la nozione stessa di umanità quale un tutto coeso, in cui i componenti si riconoscano come appartenenti a una specie comune.
Di questo affermarsi di una società schizoide i giorni nostri offrono esempi sempre più allarmanti. Il ciclo ne ricerca la genesi nel passato e ne proietta le articolazioni nel futuro, aprendo scenari terribili e drammatici. Nel contempo, Evangelisti collega gli sviluppi di questa mutazione, che oscilla tra il sociale, lo psichico e il biologico, con la riapparizione, in chiave simbolica, di antichi dei, demoni e mostri. Come se la regressione umana alla sfera degli istinti animaleschi schiudesse le porte al ritorno dei miti, spaventosi e selvaggi, che avevano dominato l'immaginario in epoche ancestrali.

L'unica speranza di catarsi, ammesso che ne esista una, resta affidata all'istinto di ribellione, alla rivolta non isterilita in progetti, alla protesta violenta e viscerale. E' il ribelle, molto più che il rivoluzionario, l'antitesi alla gabbia di freddo, di metallo, e in ultima analisi di follia, che si stringe sugli uomini a raggelarne le coscienze.