SATURNO CONTRO LA CRITICA (Introduzione a una rassegna sul fumetto di fantascienza curata dal Comune di Carpi, 1999) Leggo tutti i giorni, a partire dalla fondazione alla fine degli anni Settanta, uno dei più importanti quotidiani nazionali. Bene, in più di trent'anni le pagine culturali di quella testata si sono soffermate non più di cinque o sei volte sul fumetto e due o tre sulla fantascienza (intendendo quella letteraria, perché quella cinematografica vi ha trovato spazio molto più ampio). Ciò la dice lunga sullo spregio in cui in Italia, e solo in Italia, un certo polveroso mondo culturale tiene fumetto e fantascienza. Non parliamo del fumetto di fantascienza. Del resto, chiunque metta piede in una libreria francese anche di medie dimensioni trova sempre scaffali riservati ai fumetti. In Italia non accade quasi mai e, quando accade, si tratta di fenomeno nuovissimo. Certo, esistono le librerie specializzate, ma quanti sono gli intellettuali "di rango" che vi mettono piede? Io non ne ho mai visti. O magari non li ho riconosciuti perché si travestono da ragazzini. Oppure, più probabilmente, cercano di passare inosservati, quasi si trovassero in un sex shop. Naturalmente esistono eccezioni illustri: Oreste Del Buono, Umberto Eco, Antonio Faeti, Goffredo Fofi e altri. Ma si tratta pur sempre di eccezioni. Nessun testo ha mai avuto in Italia lo stesso impatto che ebbe in Francia, qualche decennio fa, il classico Pour un neuvième art: la Bande Dessinée di Francis Lacassin. Il fatto è che da noi hanno sempre fatto difetto gli intellettuali eclettici e curiosi, capaci di esplorare campi che non fossero l'accademia. Persino il cinema di fantascienza è stato difficile da sdoganare. Quando, negli anni '60, Claudio G. Fava cercò di presentare in televisione un pugno di pellicole significative, fu sommerso dalle proteste di educatori, sacerdoti, associazioni di genitori, comitati per la salvaguardia della pubblica moralità. Passarono parecchi anni prima che la fantascienza cinematografica potesse tornare in tv. Comunque il cinema di science-fiction ha avuto vita abbastanza facile, persino prima che 2001 Odissea nello spazio ne imponesse la dignità culturale anche ai più prevenuti. La fantascienza letteraria ha in seguito ottenuto qualche riconoscimento, sebbene a denti stretti. Molta minor fortuna ha goduto il fumetto, che pure coniuga arte figurativa e arte narrativa. Il fatto è che è stato sempre collegato al mondo infantile, e questo pregiudizio non è mai veramente venuto meno. Nella visione prevalente il fumetto-tipo è Topolino, o qualche sua variante. Anche quando si rivolge esplicitamente a lettori adulti, deve stare molto attento a ciò che fa, perché il giudizio nei suoi riguardi resta modellato sull'infanzia.. Alla inizi degli anni Settanta vi fu il processo ai "fumetti neri" (Kriminal, Sadik, ecc.), che uccise varie testate. Ma quella è preistoria. Nei primi anni Novanta ci su la soppressione di Splatter, e questa è storia. In questi giorni sta giungendo a compimento la persecuzione giudiziaria che ha visto vittima la casa editrice Topolin di Jorge Vacca, bersagliata da accuse assurde e infamanti. In questo caso, purtroppo, siamo nel campo dell'attualità (e in più, oserei dire, dell'imbecillità). Nessuna opera letteraria ha mai subito in Italia traversie paragonabili, negli ultimi decenni. Il fatto è che l'opinione pubblica associa il fumetto ai bambini. D'altra parte, anche un grande fumetto di fantascienza come Blake e Mortimer, nella sua prima edizione italiana, usciva recando il contrassegno GM (garanzia morale), rilasciato da un consorzio di editori. Preventiva avvertenza, rivolta ai genitori ma soprattutto ai magistrati, che Blake e Mortimer erano innocui, anche se non erano topi e non avevano le orecchie tonde e il naso a palla. E' comunque il mancato riconoscimento culturale che pesa di più sul fumetto. Eppure si tratta di un mezzo espressivo persino più duttile del cinema, che di tutte le arti è quella cui si apparenta maggiormente. Le inquadrature cinematografiche sono limitate: campo lungo, campo medio, piano americano, primo piano, primissimo piano, più altre minori. Le inquadrature del fumetto possono invece essere bizzarre e vertiginose. Se la famosa sequenza d'apertura di Quarto potere di Wells rappresenta un miracolo di virtuosismo, con la cinepresa che senza soluzione di continuità attraversa un'insegna luminosa e penetra in un abbaino, nel fumetto si tratta di una concatenazione d'immagini di semplice realizzazione. Se in un film può stupirci ed emozionarci l'intensità di uno sguardo, nel fumetto è frequente che la scena contemplata così intensamente sia visibile nelle pupille, inquadrate in un'esasperazione del primissimo piano che solo il disegno riesce a realizzare. D'altro canto, se la fantascienza letteraria è sempre superiore a quella cinematografica (che, in piena fase di SF sociologica, continuava a proporre mostri di forma insettoide venuti a divorare i terrestri, e ancora oggi si balocca con imperi e regine), ciò non vale per il fumetto, che spesso e volentieri dà dei punti a entrambe. Certe creazioni complesse di Druillet o di Moebius, quando apparvero, non avevano riscontro degno né sulla pagina scritta né sulla pellicola. Ranxerox ha precorso il cyberpunk, ponendone i presupposti prima che approdasse in Italia e anticipando di un bel po' le atmosfere di Blade Runner. Senza considerare che la narrativa fantascientifica è divenuta popolare nel nostro paese solo a partire dal 1952, anno di apparizione della collezione "Urania". Ma Saturno contro la terra di Scolari, Zavattini e Pedrocchi era apparso nel 1936! L'affermazione scontenterà qualcuno, ma è stato proprio il fumetto che ha fondato la fantascienza come genere, almeno in Italia. Il professor Nuvola e Atomino Bip Bip scorazzavano tra i cieli mentre qui si viaggiava su Balilla tossicchianti. Flash Gordon (anzi, Gordon Flasce, per via della difficoltà di pronuncia) si scontrava con un impero stellare quando ancora una pubblicazione come "Urania" sarebbe stata impensabile. Chi pratica i sentieri della SF dovrebbe essere grato al fumetto per avere aperto la strada alla narrativa letteraria e ai suoi sviluppi. E tentare di imparare - sì, di imparare, ancor oggi! - qualche suo risvolto tecnico. Per dirne uno, non è facile rendere il silenzio (mettiamo quello degli spazi siderali, visto che siamo in tema) per iscritto. Nel cinema è relativamente semplice, anche se si rischia di annoiare gli spettatori. Sulla pagina è invece complicato, perché descrivere il silenzio richiede parole che di per se stesse lo riempiono. Nel fumetto bastano quattro vignette, purché disegnate da un vero artista. Insomma, tanto di cappello di fronte al fumetto, perché è un assieme di forme d'arte di straordinaria espressività. Un giorno, anche i critici italiani più disdegnosi saranno costretti a riconoscerlo. Si godano, per ora, la coltre morbida della loro ottusità.