IL NASCONDIGLIO DI SATANA (Introduzione a T. M. Disch, Il prete, Ed. Fanucci, 2001) Thomas M. Disch esordì quale autore di fantascienza negli anni Sessanta, e subito fu annoverato tra le giovani speranze che avrebbero dovuto prendere il posto della generazione precedente: quella degli scrittori che, sulle pagine di riviste e rivistine, avevano trapiantato il genere dal Vecchio al Nuovo Continente e gli avevano dato lustro. Disch fu anche associato alla cosiddetta new wave che, sulle pagine della rivista britannica New Worlds di Michael Moorcoock, cercava di sperimentare nuovi linguaggi e di strappare la fantascienza alle secche della ripetitività. Era un'inesattezza. Disch non era tanto incline alla sperimentazione stilistica, quanto piuttosto (come il suo quasi coetaneo Roger Zelazny), alla scrittura solida ed elegante, retta da un ampio bagaglio culturale. Lo si vede nei suoi romanzi più noti: Gomorra e dintorni (The Genocides, 1965), Campo Archimede (Camp Concentration, 1968) e Le ali della mente (On Wings of Song, 1979). Ma soprattutto lo si rileva in 334 (334, 1972), una straordinaria antologia di racconti di elevato valore letterario e di scoppiettante intelligenza. Se nelle opere di Disch prevale il lirismo, risulta evidente anche la sua attenzione alle tematiche sociopolitiche, sebbene espressa in forme lontane da quelle della cosiddetta "fantascienza sociologica". In particolare, è ricorrente il quadro di un'America del futuro assoggettata a forme autoritarie di dominio, talora extraterrestri, più spesso terrestri e molto concrete. E' forse a partire da questo timore, letterario ma forse anche realmente sentito, che trova spiegazione il bersaglio scelto da Disch in opere successive a quelle citate, e che segnano l'abbandono definitivo della fantascienza (dopo una felice parentesi fantasy). Un bersaglio di stazza notevole, visto che si tratta nientemeno che della Chiesa cattolica. Va premesso che, pur essendo gli Stati Uniti un paese a predominanza protestante, la Chiesa cattolica vi esercita un notevole potere, che di solito la tiene al riparo da attacchi troppo frontali (accenna a questa situazione, sia pure di sfuggita, il film Il verdetto di Sidney Lumet). Anzi, il sacerdote cattolico riveste nella cinematografia americana, a partire da Fronte del porto per arrivare a Sleepers, un ruolo costantemente positivo, tanto da farne una figura popolare quasi quanto il detective e il giornalista. Se c'è un religioso cattivo, è il più delle volte un pastore protestante. I preti cattolici malvagi si contano invece sulle dita di una mano. Col proprio spirito dissacrante, è proprio una figura tra le più care al pubblico quella che Disch prende di petto. Prima con un lavoro teatrale, The Cardinal Detoxes, che desta scandalo per i suoi attacchi alla gerarchia; poi con questo romanzo, The Priest, in cui è invece in scena il basso clero. Romanzo spigoloso e sulfureo, che non si può dire abbia avuto vero successo; ma a ciò ha anche contribuito la difficoltà nel classificarlo. Appartiene di sicuro al genere fantastico, ma non è un horror, né risponde ad altre categorie ben definite. Lo accosterei piuttosto a un film come il recente Stigmate, opera che è stata da molti vista come un pedissequo derivato de L'Esorcista, mentre invece affronta a suo modo temi teologici non banali. The Priest si maschera anch'esso da horror, però è solo un pretesto per mettere in campo non la teologia, bensì, ben allineate l'una dopo l'altra, quelle che Disch ritiene le magagne della Chiesa, dalla vocazione autoritaria alle politiche della natalità. Con l'ulteriore differenza, rispetto a Stigmate, che nel film si auspicava una Chiesa cattolica rinnovata e antigerarchica, mentre Disch pronuncia la più feroce, violenta, irreversibile delle condanne. Non è affatto anticlericale: è anticattolico e basta, senza compromessi. Sarà il lettore a giudicare, sulla base delle proprie convinzioni e degli stimoli che il romanzo gli offre, della validità o meno del verdetto (personalmente, sarei portato ad attenuarlo, alla luce di momenti storici recenti che hanno visto diffondersi nel mondo, e soprattutto nel Terzo Mondo, un clero ben più generoso di quello che Disch dipinge). Ciò che qui conta è vedere se Disch sia riuscito a dare alla propria requisitoria forma letteraria adeguata, avendo tra le mani una materia tanto ribollente. La mia risposta è sì, ma con riserva. I primi due capitoli sono addirittura fulminanti. E' raro, rarissimo trovare uno scrittore capace, più con la maestria dello stile che con le scene descritte, di afferrare con tanta potenza l'attenzione del lettore. Per di più sottoponendogli da subito (nel secondo capitolo) una raffica di questioni scabrose e di interrogativi morali di amplissima portata. Poi la storia prende ulteriore quota con la scena inquietante del tatuaggio di padre Bryce, capace di mettere veramente a disagio. Il resto non è sempre all'altezza dell'esordio, malgrado la costante eleganza della scrittura. Disch si produce in un funambolico accumulo di materiali disparati, attraverso i quali non è sempre facile tenere il filo del racconto. Un po' deboli sono, a mio parere, i capitoli che mettono in scena gli orrori dell'Inquisizione medioevale, non tanto per qualche anacronismo (che troverà comunque, nell'epilogo, spiegazione abbastanza soddisfacente), quanto per il linguaggio enfatico che vorrebbe imitare la parlata del tempo, e che a tratti risulta stucchevole. Ma che messe di idee, di provocazioni, di inviti a far lavorare il cervello c'è in questo bizzarro coacervo! E quante pagine da antologia vi si ritrovano! Disch sarà tutto quello che si vuole, ma è anzitutto una persona intelligente, che si rivolge a lettori intelligenti. Non blandendoli, però, ma prendendoli a spintoni, tirandoli per la cravatta, schiaffeggiandoli con impeto divertito. Del resto, la sua foto ci mostra l'immagine non di un pallido intellettuale tutto compreso di sé e della sua missione, non di un esteta col capo che si perde tra riccioli e nuvolette, a diretto contatto con l'ispirazione divina. Sembra piuttosto l'incrocio tra un wrestler e un motociclista: un Hell's Angel sopravvissuto agli anni Sessanta senza invecchiare neanche un poco. Insomma, uno scrittore da combattimento, satanico quel tanto che occorre. Dio ci conservi questa razza di sobillatori, e chiuda un occhio sul fatto che Lo bestemmiano con tanta foga. Quanto meno sostengono una causa, anche se non è certo la Sua. D'altra parte Dio, se esiste, è troppo acuto per non sapere che Satana si annida nell'irrilevanza, nell'assenza di contrasti, nella mediocrità. Non pretendo che faccia sedere Disch alla Sua destra, ma quanto meno che perdoni i propri fedeli che Disch se lo godono fino in fondo, magari litigandoci. Il vero peccato è leggere Susanna Tamaro. Lì sì che non c'è remissione possibile. Dixi, et salvavi animam meam.