BUIO SOTTO CASA (Introduzione a G. Fiocco, Fine Continua, Ed. Addictions, 2001) Il noir somiglia all'horror più di quanto non assomigli al giallo. Di quest'ultimo può avere a volte i personaggi tipici, il poliziotto, il criminale (non è il caso di questo romanzo). Però ha qualcosa in più: la capacità di rimestare nel profondo, di frugare negli angoli oscuri della mente, di affacciarsi all'inconscio. Anche l'horror, se è di qualità, possiede la stessa dote. Il giallo no, o almeno non necessariamente: può esistere un buon romanzo poliziesco che si accontenta di sentimenti elementari, di figurine la cui unica dimensione sta nei gesti che compiono, in alcune caratterizzazioni indovinate e in un pugno di battute colorite. Nessun horror o noir, per essere definito buono, può accontentarsi di così poco. Forse è per questo che entrambi i generi, fino ad anni recenti, hanno avuto in Italia vita grama. Vivevamo in un paese provinciale e con un'impronta rurale ancora marcata. I nostri serial killers avevano la dimensione quasi popolaresca della Cianciulli o di Girolimoni, parlavano in dialetto, si muovevano tra mercati rionali e allevamenti di polli. Anche la grande criminalità organizzata, che pure aveva da noi una delle sue terre d'elezione, per non dire un vivaio, non rinunciava alla propria ritualità rusticana e al culto delle proprie radici campestri. E' logico che, in un quadro simile, il romanzo avente quale tema il delitto e il male non poteva essere che il poliziesco, e solo quello. Dal dopoguerra alla fine degli anni Ottanta si è avuto un giallo italiano di qualità, ma costantemente impegnato nella riproduzione del modello, peraltro eccellente, imposto da Simenon. Investigatori saggi e bonari, comprensivi e un po' imbranati, alla ricerca di delinquenti umani quanto loro, per quanto feroci fossero. Un modello lontanissimo dal noir, ma conforme al quadro sociale prevalente. Poi l'evoluzione economica ha proiettato l'Italia nel contesto occidentale, riducendo o delimitando a livello locale il peso della tradizione rurale o di borgata. Le comunità sono state spezzate, travolte, cancellate. Il respiro nevrotico della metropoli ha coinciso con quello di tutto il paese. La lotta per la sopravvivenza, divenuta lotta per la ricchezza, si è fatta famelica e spietata. Valori solidaristici che parevano eterni sono stati cancellati in un tempo incredibilmente breve. E anche il male, il delitto, la violenza si sono adeguati, facendosi sfrenati e capillari, mescolando la propria eccezionalità alla norma. La schizofrenia è dilagata, si è trasformata in patologia sociale, mentre gli psichiatri perdono ancora tempo a cercarne le cause in qualche molecola mal funzionante. In breve, l'Italia è diventata un paese moderno. E' stato solo a questo punto che noir e horror sono diventati generi letterari con pieno diritto di cittadinanza, e fatti oggetto di una produzione autoctona sempre più cospicua. Sono apparsi autori italiani in piena sintonia con la durezza ambientale, capaci non solo di descrivere la metropoli quale oggi si presenta, ma anche di indagare con fredda sagacia sugli impulsi distruttivi attivati dalla disumanizzazione in tante menti individuali. Certo, sono sopravvissuti, e con enorme successo, i commissari di provincia pieni di tic e dalla parlata dialettale. Ma la loro fortuna sta nel fatto che rappresentano una rassicurazione, una confortevole fuga dal presente. La grande narrativa è, ed è sempre stata, quella che nel presente si immerge, sia in chiave realistica che in chiave metaforica. Il romanzo breve che avete tra le mani è l'ennesimo segno di questa svolta. A cavallo tra il noir e l'horror, li congiunge e li raccorda non sul terreno del sangue, bensì su quello della disperazione. E' quest'ultima che genera l'orrore, talvolta quasi insostenibile, di questa storia, fatta di eventi in un certo senso banali - nel significato di non eccezionali, stando alle cronache - ma dall'esito complessivo terrificante. Una lettura che mette a disagio, perché affonda le mani in mostruosità che sono alla portata di tutti, e che forse stanno proliferando in silenzio a pochi isolati dalla nostra casa, se non al piano di sotto. Aggiungo che Giuliano Fiocco racconta la sua vicenda di ordinaria atrocità con uno stile narrativo magistrale, che talora sfiora il virtuosismo. Credo che anche il lettore più distratto ne resterà impressionato. E' un'altra delle sorprese che la nuova stagione italiana del noir e dell'horror ci sta riservando: l'apparizione di scrittori veri, che non tentano l'ennesima imitazione di Stephen King, di Lovecraft o di Poe, ma si costruiscono uno stile funzionale a ciò che intendono raccontare, e di pari originalità. Credo che questo romanzo rappresenti un ulteriore approdo di questa fruttuosissima tendenza. Il più alto che mi sia capitato di scoprire fino a oggi. Tenetevi forte e leggete, preparati al peggio. Resterete sconvolti, ma forse concluderete che ne è valsa la pena.