TANIT Libretto di Marcello Fois e Valerio Evangelisti su musiche di Fabrizio Festa ispirato a "Il Mistero dell'Inquisitore Eymerich" PROLOGO - In forma di ouverture. Passati mille anni, Satana verrà liberato, sciolto dalla sua prigione, e uscirà per sedurre le nazioni poste ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per adunarle a Battaglia: il loro numero è come l'arena del mare... I - In realtà (I) Scendemmo alla spiaggetta e mettemmo in mare una delle barche, facendola scivolare tra le dune di sabbia. Remammo in direzione dell'isola. In realtà il tragitto non fu breve. Superammo l'imboccatura di Capo Caccia, poi attraversammo la rada di Alghero... Alcuni marinai, distanti, si sporsero ad osservarci, ma senza particolare attenzione. Una barca con noi due soli a bordo... II - E' la bestia che è eterna, purtroppo! A Senti? B (fa cenno di sì) Sento... A Che cos'è? FC Tanit. Astaroth. Due tra i mille nomi di Satana. Tra quelle rocce ho allestito una trappola micidiale. Spero che nessuno osi mai più frugare... Se però qualcuno lo farà guai a lui. Mi avete udito? Guai a Lui! A Chi parla? B Che cosa? A Chi parla! B Andiamo via. A Il posto è questo... B Andiamo via! III - In realtà (II) La barca scivolava frusciando lungo sponde inacessibili e scoscese, sovrastate da concrezioni colonnari alte almeno venti braccia... IV - Comincia... A Eppure non andammo... B Eppure non andammo... A E siamo uomini... B Uomini non ancora... A Comincia... B Il corpo si rifiutava di seguire la mente, la ragione era sopraffatta, il cuore batteva... A Comincia... B Comincia... A Da prima col percuotere ossessivo... B La terra pulsava... nell'isola infestata... nella terra maledetta... nella plaga dimenticata percossa dal mare schiumoso... A I marinai volsero le vele... I pescatori si segnarono due volte... Una croce per Cristo e una per il Maligno. B Anche in questi tempi razionali... Anche in questi tempi di ipotesi e presunzioni... Anche in questi tempi di Scienza... Anche in questi tempi di carne e sangue... A Che tutto sembrava finito... Ma sono tempi eterni... V - Canzone E' la Bestia che è eterna , purtroppo. Dissi, andiamo via... Andiamo via, che posto è questo? E volsi le spalle Ma dove andare? La terra seduceva il cielo... Hai detto: è questo il posto Ho detto: sì, ma fa paura... Hai detto: fa paura conoscere. Così restammo... VI - Così restammo A Così restammo e ci facemmo scudo di certezze arbitrarie: che siamo il compasso per misurare il mondo, e uomini nudi che quadrano il cerchio, e carne e peli e sangue pulsante e immortali e invincibili macchine da guerra... Strumenti per la riproduzione della specie... Stupratori di femmine inermi... Fecondatori di popolazioni e di città... Pietre di paragone... Pilastri e propilei di Sapienza... Uomini e curiosi... Fondatori... Figli di Dio... B Nella terra dimenticata fingemmo una dimestichezza di cose note: eppure dal cielo arrivavano segnali... A Vedemmo la spirale dei venti... B ...come se fossimo nell'occhio del ciclone... Un vortice inesausto che strappava la tela del cielo e frantumava lo specchio del mare in mille schegge taglienti... A Vedemmo il collasso della luce... B ...come una mano che schermasse il sole e intorbidasse l'aria di un sipario melmoso... Che il cielo si fece violaceo, e poi bluastro... E le nubi ematomi pulsanti di un corpo allo stremo, invaso dalle metastasi, liquido e ribolloso di putridume... A Vedemmo la pioggia... B ... uno scolo untuoso dall'alto, lento di una lentezza esasperata... A ...che si posava sulla terra come un bacio sensuale di labbra umide... un umore biancastro e caldo... sperma... B Vedemmo la terra che spalancava le cosce... A ... stordita dall'amplesso, scossa dagli ultimi sussulti... intorpidita nel languore... B Poi, più nulla. A Che cos'è? B poi più nulla... VII - Nei tempi dei tempi Nei tempi dei tempi Luce Altri si spinsero Luce abbagliante Altri vollero guardare Luce accecante Altri decisero di restare Stop Nei tempi dei tempi Buio L'oscuro sapeva di morte Buio compatto Una morte calda Buio accecante Una morte vitale Stop Nei tempi dei tempi Ali Il volo dei folli Ali spiegate Il volo dell'eresia Ali tarpate La gabbia dottrinale Stop VIII - Litania aimmetseb id imon etset ellus e, imedaid iceid anroc ellus e, etset ettes e anroc iceid aveva ehc aitseb anu eram lad erilas idiV IX - L'otre di Eolo (a tenores) Com'è scritto, d'Ulisse viaggiatore quando i venti sulla nave portava nell'otre di quel dio generatore che greco e tramontana governava e sordi i marinai al suo comando mentre coi remi procedevan lenti nell'onde che s'andavano appianando per la bonaccia che frenava i venti Eolo maledivano divino che non soffiava gonfiando le vele ma raffermava l'acque come miele e della prora tardavano il cammino e le sponde vicine da toccare eran vicine, vicine, vicine distanti solo un nastro di mare e d'avanzare non vedevan fine Ma il dio ad Ulisse aveva detto che nella sera all'otre desse sfogo perché se solo un soffio avesse luogo prima del tramonto: attimo perfetto Non più venti ma un turbine maligno l'albero e le vele avrebbe troncato, la nave come un legno trascinato quasi acino strappato dal vitigno Spinto al largo da gorghi e flutti irati. Ma il prodiere non si capacitava Che lì avessero quei venti raffermati chiusi nell'otre che li imprigionava... X - In realtà (III) Al risveglio si fece accompagnare per mare all'imboccatura della grotta di Nettuno. Con un manipolo di uomini che trasportavano due leggere scialuppe, raggiunse il lago e lo attraversò. Il cunicolo che sfociava sulla spiaggia di sassolini era bloccato da pietre e fanghiglia, che lasciavano trapelare solo rivoletti melmosi. Segno che una corrente violenta lo aveva riempito di detriti al punto da ostruirlo, sigillando quella via d'accesso alla grotta azzurra. Continuò a percorrere le caverne fino a un precipizio verticale. Ciò che vide confermò le sue previsioni. L'antro doveva essere stato teatro di un cataclisma di proporzioni abissali... XI - Il vaso di Pandora (racconto, in crescendo) A A proposito di un mito dimenticato, ricordo... Ricordo che da bambino speravo nelle cose e gli oggetti avevano un nome: tu sedia... B Comodità contro la stanchezza... A E tu coperta... B Calore contro il gelo... A E tu... B Paura... A Una lama da specchiarsi... B E tu pianto e riso... A Un peso sulle spalle e un argano che ti aiuti a sollevarlo... B Poi? A Poi... una cassaforte... B Avarizia... E una cella... A Accidia, colpevolezza, pena, solitudine, isolamento... E un libro B Presunzione, onnipotenza... E un abito leggero, sottile, profumato... A Lussuria, lusso... B E un tronco coi germogli... A Lussuria, seme, amplesso... Anche una spada che si sguaina... Anche una guerra... Anche una morte... B Poi ago e filo... A Provare e riprovare... inseguire la stabilità... B Tentare con la sicurezza... Un telaio! A Procedere a temprare l'impotenza, con le cose che sono trame, fili che si intrecciano... B E mani ferme, sicure nel procedere: lievi e brusche insieme, artefici di fibre e colori. A Altri miti... Altri oggetti: una tavola imbandita... B Troppo distante per la fame vorace... Lontana e inafferrabile... A Il pane che si fa oro, ma l'oro non sfama... E l'oro sfama pure se l'oro è delle spighe... B E le gemme non sfamano, ma sfamano pure se sono frutti succosi... A Altri miti, altri racconti... B Mi ricordo che da bambino gli oggetti mi parlavano, mi chiamavano... A Una porta chiusa a chiave... B Un segreto da violare... Un mondo da svelare... Una femmina pudica da forzare... Una virilità da mettere alla prova... Un mistero insopportabile... Un'arma da mettere a punto... Un muro per l'ignoto... E poi un vaso sigillato... A La bocca serrata dalla ceralacca... Olio per il corpo stanco... Vino per la mente affranta... Granaglie per i tempi grami... Tesori intatti... Oro o cibo che fosse, si trattava di sopravvivenza... Si trattava di testare la noia del bene... Che non eravamo abbastanza preparati all'armonia... E l'armonia ci sembrava un nano giocoliere... Si trattava di concepire alternative... Non fa nulla se questo ci ha perduto... Altri miti, altri racconti... Un vaso sigillato... B Che conteneva ogni scelta possibile... La possibilità del confronto... Essere diversi in un mondo di uguali... Essere uguali in un mondo diverso... Guardare la faccia orrenda del Destino... E leccargli la mano... Anelare un sorriso... Sentire sapore del sangue... Sentire che la gola si strozza... Altri miti... Ancora racconti: il male e il bene come gioco cromatico, come mescola che produce sfumature: né questo, né quello, ma questo e quello insieme... Un vaso sigillato... A Siamo i racconti che ci raccontiamo: non potevamo non aprirlo... XII - Catalogo (3 Voci) Eliot A current under sea Picked (spolpò) his bones in whispers. As he rose and fell (affondava e affiorava) He passed the stages of his age and youth (maturità e gioventù) Entering the whirlpool (nel gorgo) Rimbaud La tempête a béni mes éveils maritimes (risvegli marini). Plus léger qu'on bouchon j'ai dansé sur le flots Qu'on appelle rouleurs éternel de victimes (eterni arrotini di vittime), Dix nuits, sans regretter l'œil niais des falots! Luzi In salvo? (sicher sein?) - Lui solo può saperlo, macché, neppure lui, lui meno di chiunque altro - e questo più di tutto la sgomenta in quel sogno di naufragio (Schi'ffbruchTraum) troppo spesso ricorrente, che lui perda di forza e di sapienza (das Wissen) e dimentichi la rotta e il punto nemmeno più lo cerchi il suo tutto smarrito orientamento. (der Ortssinn) XIII - ... E un canone dantesco Noi ci allegrammo e tosto tornò in pianto (larmes) Guido vorrei, vorrei... ché de la nova terra un turbo nacque, che Tu e Lapo ed Io fossimo... e percosse del legno il primo canto. (le premier chant) Tre volte il fé girar con tutte l'acque; Presi per incantamento e posti in un vasel... a la quarta levar la poppa in suso (en haut) C'ad ogni vento per mare andasse... e la prora ire in giù, com'altrui piacque, per mare andasse... a piacer... infin che il mar fu sopra noi richiuso. (refermé). ... A piacer Vostro e mio... e mio... XIV - In questa Storia (I) In questa storia Tanit è una visione del tempo. Non-Tempo-Tanit. In questa storia senza coordinate ci guida l'istinto, il fiuto animale: Tanit-labelva. Che si descrive in moto di viscere, in organi gorgoglianti: Tanit-istintoprimario. Tutto ciò che è moralmente basso, geograficamente il basso, sotto alla testa: Tanit-culo, Tanit-vaginaepene, Tanit-cosceeginocchia, Tanit-piedisporchi. A raccontarla, e raccontarla in questo modo, non pare vera, e se paresse vera, non parrebbe afferrabile: Tanit-anguillaeserpente. Perché non c'è niente che si possa raccontare senza le scorie, le scorie delle storie. Dal basso all'alto, abbassarsi per crescere, vincere perdendo, comandare da schiavi: Tanit-ingannatrice, Tanit-levatricedibastardi... Tanit-femminamolle, che uccide la razio, che uccide l'alto per innalzare, e ci spinge nel gorgo voluttuoso di naufragar m'è dolce... Tanit-deinaufragi, Tanit-deinaufraghi, che racconta una vita in un istante... Così dice perlomeno, chi l'ha provato... Sarebbe bellissima, avrebbe l'alito cattivo e i capelli sporchi. Tanit-lerciazoccola, avrebbe occhi grandi di un nero profondo, due occhi di mucca mansueta: Tanit-deavacca, avrebbe mani ossute come artigli di civetta: Tanit-ArtemideMinerva, Tanit-rapace, Tanit-bestianotturna... Parlerebbe con le parole migliori, Tanit-reginadiognidolcezza, farebbe complimenti come una sirena: Tanit-marina, adorerebbe ogni risposta: Tanit-adulatrice... Sarebbe maschio: Tanit-stupratore, partorirebbe se stessa e sarebbe ingravidata da un sussurro: Tanit-vergineMaria. In questa storia non c'è prologo né epilogo. In questa storia non si capisce nulla. Però a ben guardare niente è nascosto: Tanit-subliminale... Questa storia si muove dall'interno come un rutto, fatta dal corpo e ragionata dalla mente Tanit-delpattosociale, Tanit-dellamialibertàchefiniscedoveinizialatua (risata) ... Tanit-deisegretirivelati, per un attimo, troppo poco per afferrarli... Questa storia dice cose inutili... e prova a fare il punto, un breafing; questa storia vuol raccontare di incontri non avvenuti di rendez-vous e dejà-vu: Tanit-poliglotta. Tanit delle lingue che si intrecciano a trovare aree semantiche sempre più efficaci: Tanit-babelicapentecostale. Questa storia vorrebbe raccontare di costruttori e distruttori, utili l'uno all'altro, più vicini di quanto essi stessi non riescano ad ammettere... vorrebbe raccontare la divinità Energia, la bestia ammaestrata che mantiene sotto controllo il suo potenziale: Tanit-hophop, Tanit-acuccia, Tanit-buonatanit, Tanit-qualazampa... La Bestia che mantiene sotto controllo il suo potenziale, in un recesso irragiungibile del... XV - In realtà (IV) Se nel piacere sessuale il potenziale elettrico superficiale aumenta, nelle sensazioni di angoscia invece diminuisce. Lo stesso fa il sangue che affluisce alle mucose, rigonfiandole durante il piacere, mentre defluisce dalla periferia del corpo durante l'angoscia... Ciò dovrebbe dirvi qualcosa... XVI - In questa storia (II) ...corpo. Lo stavo per dire: Tanit-biochimica e tutte le scienze. Che spiega l'inspiegabile in comode formule e le richiude in pasticche multicolori: nient'altro che motori, generatori di processi... Tanit-cyberneticamotorediricerca... Tanit-internetedeternet: altre navigazioni... Ancora navigazioni in questa Storia. XVII - In realtà (V) Qui Tanit è concepita in forma di Tenia. La linea che separa il cerchio dal triangolo, nelle sue rappresentazioni grafiche indica proprio questo. Del resto cos'era il mostro lungo 120 piedi contro cui regolo dovette combattere vicino al lago Bagrada, nei pressi di Cartagine (...) E forse anche il verme del Gange, di cui hanno trattato Ctesia ed Eliano, era un'altra incarnazione della stessa divinità. XVIII - Piccole Apocalissi E allora pensatevi seduti a tavola, la cena è stata buona, i bimbi sbadigliano, la giornata vi casca addosso sulle spalle. La fatica si appoggia sulla vostra schiena come un'amante esigente. Pensatevi storditi dal chiasso fuori dalle finestre. Lo schermo trasmette piccole Apocalissi: un palazzo che crolla; una guerra razziale; un giovane ucciso da un pazzo in libertà; un bambino che ha sparato ai compagni d'asilo. Piccole Apocalissi, tutti i giorni, da qualche parte. Tutti i giorni da qualche parte il mondo che si rovescia... Pensatevi seduti a tavola, a sbadigliare contro il tono lagnoso degli speakers che annunciano un terremoto, un maremoto, un ciclone, un tornado, un'inondazione, uno smotamento, una bomba, una sparatoria, un sequestro, un suicidio. Piccole Apocalissi. Il tuo vicino spara alla moglie e ai figli per follia, per stanchezza... Il figlio del portiere è morto di AIDS chi l'avrebbe detto. La fruttivendola ha un segreto inconfessabile eppure ti sorride insieme all'indivia e al prezzemolo. Il tuo capoufficio deve fare tagli al personale, ma anche lui non se la passa troppo bene... la moglie lo tradisce, con l'idraulico, col meccanico o col medico dentista... chissà... non fa troppa differenza in quella particolare Apocalisse. Nessuna differenza: una somma di catastrofi che servono solo a farti sentire immune, mondo, salvo. Che anestetizzano: perché quel sonno è l'Apocalisse, quella vera. Ma non la riconosci, mascherata da tragedia con spettatori e piagnistei. Intanto sul tuo viso si aprono crepe profonde intorno agli occhi, alla bocca e i capelli si schiantano sul lavandino, ogni mattina... E giorno per giorno ecco l'unica Apocalisse, silenziosa, segreta, discreta, invisibile, immensa... Amen. XIX - Jubilate! (ottave) Gloria al Principe del sonno che pretendeva gabelle solo dalle anime belle Gloria al Principe del sonno Lodate quell'Altro ancora baciategli i pugni chiusi dio dei niente e degli esclusi Lodate quell'altro ancora Uno scherno per chi resta sull'orlo del precipizio lui ha ucciso il suo giudizio Uno scherno per chi resta L'attuazione del promesso professato in ogni luogo richiedete senza sfogo L'attuazione del promesso Libertà dalle pressioni dai tiranni silenziosi dai clamori clamorosi Libertà dalle pressioni Scherno a chi ha solo certezze non si sa come egli faccia se non sa parlare taccia Scherno a chi ha solo certezze XX - Ricordatevi di me Ricordatevi di me, ero in fila, il terzo o il quarto, non ricordo, non chiedetemi di essere preciso. Ricordate, ho preso qualche cosa e li ho seguiti, sono quello col cappotto. Forse il mio sguardo vi ha ingannato, forse non avete capito, forse... avete frainteso. Vi sovviene? Fate uno sforzo: sono quello che non ha fatto domande, perché non c'era niente da chiedere a quel punto. Ricordatevi di me che non ricordo io per primo, ma l'ho fatto per andare avanti. Sono quello che si è tolto gli abiti e si è offerto nudo al Destino. Ricordatevi di me, di tanto in tanto... Lo so che è un ricordo senza pace, lo so che si vorrebbe altro da ricordare... Ero davanti a voi, vi ho fatto un cenno timido con la mano. Ricordatevi di me preso in giro dalla genetica: sono quello con lo sguardo annichilito, sono quello della vita-morte, e so... Ricordate, per rispetto o per dispetto. Sono quello che artigliava la rete metallica, il primo che ha parlato e ho detto: - Sono qui! A casa vostra, nella vostra camera da letto, a scuola con i vostri bambini, alla festa del vostro compleanno... Ricordate. Sono quello che non ha ragione, che vi ruba il lavoro, che vi ruba le donne, che si mangia i bambini, che vi scombina le carte, che non ha i documenti, che ha una cultura sbagliata, una razza sbagliata, un naso sbagliato, un Paese sbagliato, una religione sbagliata, una squadra sbagliata, uno stipendio sbagliato... Ricordate, ma non prima di dormire, che anche voi avete bisogno di sopravvivere. Sono quello che una volta tanto vi fa sentire privilegiati, generosi, altruisti... Perché tu domani, fra un'ora potresti essere me. Questo ricordalo! E dillo ai tuoi bambini che non crescano debilitati da una bambagia di sicurezze. Anch'io la pensavo in questo modo prima di lottare per un brodo caldo. Per una patata lessa. Prima di vedere un prato verde oltre il recinto elettrificato. Prima di finire in balìa del programma di protezione. Prima di finire affogato in mare o sepolto in una fossa comune. Prima di finire su un canotto o su un barcone. Ero al sicuro come voi, questo è necessario ricordare... Ero al sicuro, come voi... Ero al sicuro come... voi! Ora non più. Ma ricordate se io non sono al sicuro, neanche voi lo siete... Se io non sono al sicuro, nessuno è al sicuro. XXI - In realtà (VI) Davanti a loro si estendeva una baia scintillante malgrado il cielo cupo. A qualche chilometro dalla costa emergeva un'isoletta attraversata da una curiosa galleria. Non c'erano gabbiani in cielo, e un silenzio assoluto segnalava la mancanza di qualsiasi forma di vita... XXII - Apparizione (a due) "Quella lì" dissero i veggenti. Qui si entra nell'imponderabile Da non credersi, nel tutto sfocato di un posto senza tentazioni. ma i bambini la riconobbero... Qui non c'è distinzione "Quella lì" e se c'è è schermata con gli abiti del Santo Uffizio e la noce mistica... da una mano scandalosa Ma i bambini la riconobbero... da una forma gelida E un vecchio alzò gli occhi al cielo, di consapevolezza poi verso quel punto... verso quel punto E il prelato si segnò con terrore. con terrore. "Quella lì" Da queste parti Ora l'abbiamo vista tutti... se metti a fuoco il tuo problema Alla televisione. sei piromane di te stesso XXIII - Si risponde con prontezza (per attori e musicisti che segnano il tempo battendo le mani) Venite alla luce! Ecco la franca, ingenua malìa del fanciullo. Tutto è colore. Tutto si propaga nell'infanzia infinita del segno. Nello scandalo irridente del rosso acceso e del bianco denso. Qui si parla chiaro, qui si trasmettono affetti certi. Qui si risponde con prontezza. Contro l'ambiguità dell'incertezza, dell'attimo per la riflessione. Sospesi nel tranello di un cordone ancorato al suolo neonatale. Prima di cadere nell'abisso. XXIV - Non veniamo da niente (per voce sola amplificata e luce intermittente) (buio - luce - buio) Io ci sono, poi tutto il resto; (buio) Non veniamo da niente. ( luce) Da qualche parte qualcuno ci riconosce, ci chiama per nome. (buio) E le differenze sono poche ( luce) Perché le differenze contano sul tempo che passa. ( buio - luce) E qui, dove sono io, il tempo non passa. ( luce) In quest'icona di affetti familiari mostro le mani. Sono armato solo della mia Storia. (buio) E non è timorosa la Memoria. E l'oblio è un campo nero. (luce - buio - luce) XXV - Il viaggio riprende A Senti? Che cos'è? Chi parla? Chi parla! XXVI - Alba delle albe (lucido delirio) FC Tanit. Astaroth. Due tra i mille nomi di Satana. Tra quelle rocce ho allestito una trappola micidiale. Spero che nessuno osi mai più frugare... Se però qualcuno lo farà guai a lui. Mi avete udito? Guai a Lui! B L'orizzonte espelle il sole come un bubbone infetto, cremoso di batteri. Morbi abbracciati dai leucociti ingentiliti dal bianco avorio dell'infezione. Perle brillanti nella piaga purulenta rossa di un rosso violento. La carne slabbrata dove si è lacerata l'epidermide è traballante gelatina di ribes, è un melograno spaccato dal sole e piombato a terra a pochi passi dalla pianta. E' cosa viva, un bocca anelante spalancata. Ululante di febbre, forza motrice di brividi, massa salina che secca le fauci e impedisce l'urlo. Le labbra tese sono al punto di rottura, ragadi sottili le sbiancano spianandole in una linea appena... A Senti? B Vedo il rovescio del mondo, vedo una folla di bambini, un'origine topica... Vedo il cielo trafitto, colpito da proiettili a reazione... Vedo e non vedo... Sento e non sento... Il sorcio che si mangia il serpente. La mela mai raccolta e il delirio dell'Eden... Un mondo senza il Male: più male del Male... Vedo eserciti di uomini che occupano spazi su spazi... Vedo i grandi della terra più piccoli del più piccolo insetto... Una palpebra gigantesca che chiude l'orizzonte... XXVII - La menzogna del Capro (una parabola) A Che cos'è? B La menzogna del capro... A Che cosa? B Il Capro! Che lo dicevano triste e belante, quasi cosciente, quando lo sacrificarono per tutti. E indicarono un punto irto di rovi, perché lì fosse trasportato, lontano da tutti, a farsi massacrare il vello dalle spine. Lo dissero colmo di solitudine, il Capro, nello sprofondo inaridito dalla siccità senza un frutto, una bacca, un germoglio. Neanche offeso lo dicevano per aver consumato zoccoli e fatica a tentare la risalita sulle pareti di granito verticale. E il sole a picco. Bulboso e fetido di carogna e merda. Solo inerme lo raccontano, il Capro. Preciso di un destino segnato precisamente. A Chi parla? B Poi hanno detto che nel turbinare dei giorni l'offerta di quell'inedia lamentosa e rassegnata avrebbe portato acque vitali e abbondanza e cibo a sazietà. E le madri se ne tornavano a casa con i bambini al collo e i padri con le bambine sulle spalle Avevano gettato improperi e malefici sulla bestia. A E poi? Morì, morì per tutti? B Si, morì, ma non lo lasciarono agli avvoltoi. Qualcuno se lo prese di notte il capro morto. Caldo, caldo di morte. L'occhiuto di sempre. Lo trascinò al suo podere e lo lasciò esposto alla luna su un letto di mirto. Per tre notti selenò. Carne di capro frollata all'Orsa maggiore, diventata carne tenera d'agnello da latte. La menzogna del capro: chi l'ha sacrificato, chi si è tolto la bestia migliore dal gregge, chi si è disfatto della propria, unica, ricchezza, rumina cicoria ed erba cipollina. Ma chi se l'è preso, più affamato di dei assenti e comunque inappetenti, rosola cotenna sulle braci al chiuso di casa sua e si unge le labbra di grasso paglierino. Per una volta sazio. Questo è l'inganno, la minaccia, il messaggio: l'ignoranza non dà cibo, ma rognosa superstizione. Si gratti chi ce l'ha. XXVIII - Muttos del naufrago Ditele che sto bene Portatele i saluti E un piccolo sorriso Ditele che sto bene Al monte Paradiso Voglio vedervi tutti Con cibo e tasche piene! Sul cielo sopra il mare Brilla una stella sola Che guida il navigante Sul cielo sopra il mare Se non potrò tornare Il grano nella mola Non sarà mai bastante Il mio Paese è un sogno Fatto di poche cose Due tetti col camino Il mio Paese è un sogno Se guardi da vicino Le ortiche non son rose Ma cibo nel bisogno Nel verde della sera Ti ho chiesto una promessa E un bacio ti ho rubato Nel verde della sera Tuo padre sia squartato Così tua madre stessa: Ti tengon prigioniera Il mare mi ha tradito E mi respinge al largo Io ritornar non posso Il mare mi ha tradito Gli venga un male grosso A chi nel suo letargo D'amarti m'ha impedito Libera nos a mare Lo prego un'altra volta Sperando che m'ascolti Libera nos a mare Se i voti saran sciolti Se qualcuno m'ascolta Novene voglio fare Così la vita passa Mi sembri nata ieri Appena aperti gli occhi Così la vita passa Che il male non ti tocchi Che i seni restin fieri E la tua carne grassa Il mare vi sia lieve O corpi alla deriva La Madre vi riprenda Il mare vi sia lieve Che la memoria viva In chi rammentar deve. Che l'acqua non v'offenda. XXIX - In realtà (VII) Faceva freddo, e prefino i rematori tutti sudati erano stati contretti ad indossare pesanti mantelli di tela. Ma il sole era smagliante, e traeva dal mare riflessi di un azzurro cupo sconosciuti in altre acque. XXX - Non ci sono epiloghi... A Una visione indimenticabile non è vero? Eppure questo mare ha qualcosa che mi inquieta, come suggellasse un mistero. B Ricordate l'Apocalisse? "Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia." A (ridendo) Per fortuna non credo che vedremo emergere una bestia del genere. B Noi no, ma nessun sepolcro è eterno, nemmeno il mare. Se un giorno la bestia che ho sepolto laggiù riuscirà a liberarsi, gli abitanti di quest'isola invocheranno la morte come unica speranza. A Ma di quale bestia state parlando? B Di qualcosa di immondo, che si nutre di corpi malati e carni infette. Ora è là sotto, ma temo che continuerà a crescere e crescere nei secoli... A Ma cosa dite? Cos'è che si nasconde là sotto? B Tanit. Astaroth. Due tra i mille nomi di Satana... Tra quelle grotte ho allestito una trappola micidiale. Spero che nessuno osi mai più frugare tra le vestigia di un c ulto osceno. Se però qualcuno lo farà guai a lui. Mi avete udito? Guai a lui! XXXI - E' la bestia che è eterna, fortunatamente... A Ma eravamo prigionieri dalla magia che ci circondava... Il mare che aveva formato visioni... Il sole che brillava freddo di un gelo mortale. Una serie di immagini che si erano accavallate davanti ai nostri occhi durante la navigazione. Poi la grotta... B Andiamo via. A Il posto è questo... B Andiamo via! A Così restammo avanzammo nelle viscere di questa terra dimenticata, nei secoli, nei secoli dei secoli... B Il borbottìo inizò a quel punto... Poi una specie di esplosione: due lingue di azzurro danzarono a lungo l'una accanto all'altra, superandosi, intersecandosi, attorcigliandosi con foga. A Quindi si sovrapposero e balzarono insieme in direzione del sole, fuori dalla grotta, come un vaso sigillato e finalmente aperto che facesse esplodere effluvi... B Come un otre colmo di venti che venisse lacerato da una mano cusriosa... XXXII - In realtà (VIII) E voi? Non sentite un rumore strano? XXXIII - Si. Tutti udivano un rumore strano... Il suolo aveva preso a vibrare violentemente, provocando frane di terriccio e cadute di macigni. Un sibilo acutissimo sembrava provenire dalle viscere della terra, che si torceva come scossa dalla frenesia di un demone incatenato. Dall'imboccatura della grotta stava uscendo un fiotto possente di poltiglia biancastra che scivolava velocissimo aderendo alla parete sul mare. Era un magma purulento e fetido, che si allungava e si ritraeva come cosa viva, con escrescenze brancolanti rivolte al cielo... a coprire il sole. Poi, quando l'ultima scintilla di luce scomparve dal cielo, dove era esistita la costa urlava e si contorceva un titanico protozoo vermiforme, proteso a confondersi con le idre che riempivano un'acqua limacciosa color della notte. L'ammasso non aveva intelligenza né memoria, però portava un nome antichissimo. TANIT Buio. FINE