E' una grande emozione, per uno scrittore, scoprire che una diversa forma di espressione ha saputo cogliere il succo della sua narrativa. Si tratta di una cosa che accade di rado: tante, tantissime volte le trasposizioni cinematografiche, radiofoniche, a fumetti ecc. tradiscono l'opera da cui traggono ispirazione. E' stata la sorte, per rimanere in un campo letterario analogo al mio, di H.P. Lovecraft. Nessun film tratto dai suoi racconti, nessun fumetto, è stato capace di restituirne lo spirito e le atmosfere. Solo i Metallica, con alcuni brani musicali (soprattutto lo splendido The Call of Ktulu, nell'album Ride the Lightning), sono riusciti nello scopo. Per il resto, a parte qualche videogioco (penso principalmente al vecchio Shadow of the Comet), il nulla. Sono stato quindi non solo emozionato, ma anche sconvolto, nel ritrovare tutte le sfumature del mio immaginario in questo Evil - liber primus dei Time Machine. Mi sembrava impossibile. Lorenzo Dehò mi aveva sì tenuto al corrente, quasi fase per fase, della preparazione dell'album. Ma trovarmi ad ascoltare questa specie di opera lirica, e scoprirmi a visualizzare scene e atmosfere che credevo di tenere ben riposte nella mia mente, è stata una delle più grandi sorprese della mia vita. Eymerich non era più un personaggio solo mio. Mi era stato "rapito", ma non nel senso di "sottratto": era stato condotto a prolungare la sua esistenza in un'altra dimensione. I ripetuti adattamenti radiofonici dei romanzi centrati su Eymerich hanno portato alla produzione di varie colonne sonore, spesso estremamente brillanti. I musicisti coinvolti hanno, nella maggior parte dei casi, puntato su rifacimenti di canti gregoriani e su cadenze gotiche. Si mantenevano fedeli, in questo modo, al clima medievale delle mie storie. Ma Eymerich ha anche una dimensione moderna: non solo i miei romanzi contengono quasi sempre salti nell'età contemporanea, ma il personaggio stesso, nella sua tormentata contraddittorietà, mal si presta a essere imprigionato nel secolo in cui lo faccio agire. Per semplificare, una sua parte è gotica; un'altra è di metallo e sfugge al tempo. Consapevoli di questo, i Time Machine hanno saputo fondere fraseggi latini e sonorità metal, brani d'organo e potenza rock. Così facendo di Eymerich hanno catturato l'anima e il suo muoversi in bilico tra realtà temporali disparate, prodotto più della psiche che della storia. Una dimensione crepuscolare in cui - come nei testi di Evil - non si sa se bene e male siano valori in opposizione, oppure due grandezze gemelle, di cui una serve a una definizione cangiante e ambigua dell'altra. Non era facile, tradurre tutto questo in musica. I Time Machine ci sono riusciti. Ciò significa che, da oggi, Eymerich non è più solo mio, ma ha nuovi autori. Sono sicuro che il gelido inquisitore, da qualche parte fuori del tempo, sta facendo una secca risatina compiaciuta. Valerio Evangelisti