PULP Mater Terribilis Domenico Gallo Settimo libro della serie dell'inquisitore Eymerich, Mater Terribilis è l'opera che candida definitivamente Valerio Evangelisti alla scomunica. Il motivo non risiede, ovviamente, in una qualche oscenità descritta o nel realismo con cui viene delineato il rapporto tra un'allucinata Jeanne d'Arc e un allucinante Gilles de Rais, ma nel riportare alla luce le controverse origini della fede cristiana. La storia è "ricostruzione razionale a posteriori", anche quando essa si pone fini di onesta conoscenza, ma, sempre più frequentemente, è piuttosto strumento di conferma del potere egemone del presente. Come già Il nome della Rosa di Umberto Eco aveva volgarizzato gli scontri culturali e politici che sono avvenuti in un'Europa in cui la religione era una delle componenti determinanti del dominio, ora Valerio Evangelisti, con Mater Terribilis, costruisce un romanzo fantastico che apparentemente lega le varie fasi della Guerra del Cent'anni, ma che, in realtà, mette in gioco concezioni filosofiche e avvenimenti storici di ben più ampio raggio. Come in altri romanzi, Evangelisti alterna vari filoni temporali destinati a congiungersi o a essere assonanti. mostrando come in epoche diverse agiscano differenti meccanismi dell'immaginario che perseguono i medesimi fini politici e cognitivi. Inoltre, in maniera sempre più evidente, nei suoi romanzi approfondisce il complesso rapporto tra mente e percezione della realtà (e in maniera assolutamente realista, a differenza di Philip K. Dick), e tra fenomeni della psiche e costruzione del potere. A ben vedere, proprio in questo romanzo, uno dei tanti temi corrisponde proprio nella ricostruzione di come religione e scienze, in passato, si intersecassero nella costruzione dell'immaginario. Indubbiamente l'approccio di Eymerich, nonostante il manifesto rigore teologico, sia pienamente moderno, in molti tratti palesemente cartesiano, è capace di enfatizzare come, nei secoli, il cristianesimo abbia affrontato, convissuto e depurato una miriade d'interpretazioni oggi assolutamente censurate e imbarazzanti. Il risultato è la visione credibile di un potere spurio e inconsulto, che probabilmente si crede in preda a forze superiori, ma che, in realtà, è animato dal caos e dall'allucinazione. Cosa distingue le visioni religiose di Jeanne d'Arc da quelle di Silvio Berlusconi? Cosa distingue l'inadeguatezza e il disorientamento di Gilles de Rais da quelli di Bush jr., goffamente alla rincorsa di una visione del mondo che finge di comprendere? Di fronte a questa realtà complessa e, in qualche modo, aliena, dove eserciti disumani si scontrano per secoli (inglesi e francesi allo stesso modo della Rache e di Euroforce) perdendo il senso della guerra stessa, l'inquisitore Eymerich contrappone (in questo caso come l'autore. Valerio Evangelisti) una visione che è rigorosa e morale. Del resto, quale è il lavoro dell'inquisitore se non stabilire la distanza massima ammissibile tra la. percezione della realtà e una verità? Non c'è oggi necessità estrema di una nuova inquisizione che allontani l'uomo dall'autodistruzione. dalla violenza indiscriminata, dal dispotismo, dal quotidiano esercizio della menzogna e della perversione? La reale innovazione apportata da Valerio Evangelisti con la serie di Eymerich consiste proprio nell'aver reinterpretato e potenziato i meccanismi di funzionamento della fantascienza. Non è più esclusiva la visione per la quale l'indagine dell'oggi avvenga con le ipotesi e le rappresentazioni di dove l'oggi può condurre. Infatti Evangelisti perfeziona una matrice, sempre più complessa, dove l'oggi scava verso il passato per individuare l'origine del potere, mescolandolo alle sue oscure prospettive future. Narrativa politica, dunque, votata alla costruzione di una storia dell'immaginario attraverso la creazione immaginaria stessa (il romanzo di finzione), che, essendo romanzo, non trascura di utilizzare tutte le arti seducenti ed estreme della letteratura popolare.