il manifesto 7 novembre 2002 Un virus nell'ordito del tempo Per Mondadori, l'ultimo libro di Valerio Evangelisti dedicato alle avventure dell'inquisitore domenicano Nicolas Eymerich MAURO TROTTA Si è soliti indicare nel 1994, con la pubblicazione di Nicolas Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti, la data di nascita della fantascienza italiana. Fino ad allora la fantascienza era considerata un filone totalmente estraneo alla tradizione letteraria del nostro paese. E anche se le sue origini possono farsi risalire ad autori europei come Jules Verne o H.G. Wells, da sempre ne sono stati dominatori quasi incontrastati gli scrittori americani. In Italia non si era mai andati al di là di alcune "incursioni" nel genere compiute da autori di letteratura alta - il finale sugli "ordigni" della Coscienza di Zeno di Italo Svevo, ad esempio, o qualche racconto ad impianto fantascientifico di Tommaso Landolfi, come Cancroregina - oppure i racconti scritti da irriducibili appassionati sulle riviste specializzate, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. Con l'uscita della prima avventura dell'inquisitore generale del regno di Aragona, la situazione in effetti cambia. Innanzi tutto perché al primo episodio ne seguono ben presto altri: il secondo libro dedicato ad Eymerich vede la luce su Urania appena un anno dopo, inaugurando un vero e proprio ciclo ancora in corso. Inoltre, sulla scia di Evangelisti, iniziano ad acquisire visibilità una serie di altri autori, come Luca Masali ad esempio, per cui si può effettivamente parlare dell'emersione di un filone letterario e non del semplice exploit di un singolo autore. Ma quella di Valerio Evangelisti è proprio fantascienza? Se per science fiction intendiamo la classica narrativa d'anticipazione alla Asimov o alla Henlein, caratterizzata da robot, astronavi e viaggi interstellari allora la risposta non può che essere negativa. Da tempo, però, quel canone è entrato in crisi. Almeno da quando, negli anni Sessanta, autori come Dick, Spinrad, Farmer, Ballard, Moorcock ne hanno scardinato i fondamenti, introducendo tematiche esplicitamente socio-politiche, riflessioni introspettive o contaminazioni con il fantastico puro, l'horror, il poliziesco o il genere avventuroso tout court. Una lezione ripresa appieno da Evangelisti in tutti i suoi romanzi e segnatamente in quelli dedicati ad Eymerich, caratterizzati dalla presenza di un personaggio medievale che si ritrova a dover combattere contro apparizioni mostruose e magiche, mentre la storia si dipana su diversi livelli temporali e la descrizione del futuro è fortemente impregnata di temi politici e sociali come la guerra, il razzismo, il fascismo. Evangelisti, inoltre, è molto accurato nella caratterizzazione psicologica dei personaggi. La figura del protagonista, in particolare, appare complessa, segnata da contraddizioni quasi insanabili ed in continua evoluzione. Tali elementi si combinano da un lato con una scrittura ed una struttura dominate dalla suspence; dall'altro con riferimenti - soprattutto a teorie analitiche - più nascosti e raffinati che consentono vari livelli di lettura del testo. Tutto ciò è naturalmente presente anche nell'ultimo romanzo dedicato a Nicolas Eymerich, intitolato Mater Terribilis, da poco uscito per Mondadori (pp. 454, euro 16). Questa volta gli avvenimenti relativi all'inquisitore si svolgono nel 1362, quindi dopo quelli narrati in Picatrix, la scala per l'inferno e prima di quanto raccontato in Il castello di Eymerich. Mentre gli altri livelli temporali riguardano l'epopea di Giovanna d'Arco e un periodo compreso tra il 1990 e il 2068. Tra muraglie di nebbia, nubi di cervi volanti, fratture nell'ordito temporale, il domenicano indaga sulla morte di alcuni confratelli nella Francia occupata dagli Inglesi, mentre, una settantina d'anni più tardi, la Pulzella d'Orleans vive la sua ascesa e la sua caduta. Parallelamente, nel primo secolo del secondo millennio, la feroce guerra tra l'Euroforce e i neonazisti dela RACHE viene combattuta anche con l'utilizzo di incubi e allucinazioni generate da una stazione orbitante in grado di manipolare i sogni e l'immaginario di tutti gli abitanti della terra. Ancora una volta un libro, l'Aurora consurgens, è al centro dell'intreccio. Questa volta, però, c'è anche un altro tipo di testo: un programma elettronico, un virus denominato Kaiser Sose (come il "protagonista" de I soliti sospetti), che attacca il Vortex, la macchina generatrice di mostri. In realtà quello che unisce i tre diversi ambiti temporali è la figura evocata nel titolo: la Mater Terribilis, lato oscuro dell'archetipo femminile, minacciosa e divoratrice, antitetica eppure complementare alla figura materna. Una creatura che rappresenta il nemico più pericoloso per Eymerich e per la sua concezione del mondo. E che nel romanzo si configura quasi come un doppio ritorno del rimosso: a livello psichico individuale, dato che emerge dalla rimozione dell'elemento femminile operata dall'inquisitore; ma anche a livello sociale e collettivo, dato che lo stesso genere di esclusione del femminile sembra pure il fondamento della terribile società del futuro, manipolatrice e guerrafondaia. La natura del nemico affrontato dal domenicano, la narrazione delle vicende della Pulzella attraverso i punti di vista della stessa Giovanna, con le sue visioni, e di Gilles de Rais, con i suoi traumi e le sue perversioni, l'accento posto su di una società del futuro fondata sulla manipolazione dell'inconscio collettivo sembrano essere le ragioni per cui questo romanzo privilegia sensibilmente, rispetto a quelli precedenti, i livelli introspettivi, focalizzandosi sull'evoluzione interiore dei personaggi. Tale scelta non intacca comunque l'alto grado di suspence, tipica della narrazione di Evangelisti, così come la perfetta ambientazione medievale. Ritorna, inoltre, padre Jacinto Corona, l'unico verso cui Eymerich sembra provare sentimenti d'amicizia, dato che è pronto a sostenerlo e a perdonargli debolezze ed esitazioni - come ad esempio il suo cercar rifugio nell'alcool - normalmente inaccettabili per il gelido inquisitore. E proprio il grosso e rubizzo domenicano, opposto anche nella figura all'affilato Eymerich, sembra acquisire ancora più spazio in questo romanzo rispetto alle sue precedenti apparizioni. E la coppia funziona, garantendo un contrasto fisico e dialettico che evoca altre famose coppie, da Don Chisciotte e Sancho a Sherlock Holmes e Watson. Colpisce, infine, soprattutto in tempi di controllo dell'informazione in vista di guerre preventive o meno, la genesi del Vortex adombrata nel romanzo. Tutto sarebbe iniziato con lo strapotere delle centrali governative di diffusione delle notizie atte a influenzare l'opinione pubblica, sviluppatesi fin dai tempi dell'amministrazione Reagan, ma che hanno compiuto un deciso salto di qualità nella preparazione della prima guerra del Golfo, come dimostra l'aneddoto delle "incubatrici di Saddam".