Liberazione del 27 novembre 2002 Mater Terribilis L'ultimo romanzo di Valerio Evangelisti tra immaginario medievale e fantapolitica TONINO BUCCI Mentre la Francia è dilaniata dalla guerra con gli inglesi che ne controllano vasta parte dei territori, la Chiesa è impegnata in un delicato gioco di diplomazia e nella lotta spietata alle eresie. E' il 1362 quando l'inquisitore generale d'Aragona Nicolas Eymerich è inviato a investigare sulla morte di confratelli dell'ordine domenicano nella zona occupata dagli inglesi, in circostanze così misteriose da far presagire l'esistenza di un'organizzazione eretica. E' questo l'antefatto storico da cui si dipana la nuova avventura del personaggio letterario - ma realmente esistito - nell'ultimo romanzo di Valerio Evangelisti, Mater Terribilis (edizioni Mondadori, pp. 454, euro 16,00). Questa volta, però, la connessione tra l'elemento fantastico, l'immaginario medievale e la critica politica al potere, in tutte le sue forme, dà vita a una vicenda che attraversa epoche e fasi temporali tra loro diverse: dalla fine del Trecento agli anni tra il 1429 e il 1431 delle gesta di Giovanna D'Arco - paladina mistica e infervorata della guerra di liberazione della Francia dal dominio inglese - fino ai riferimenti attuali ai media e alla guerra contro l'Iraq, per arrivare a scenari futuri fantapolitici di eserciti che si combattono suscitando visioni terribili. A personificare fisicamente l'avversario di turno dell'inquisitore Eymerich è questa volta una setta di eretici luciferiani che tentano di sostituire alla Trinità cristiana del Padre, Figlio e Spirito Santo una Quaternità in grado di sommare in un'unica valenza simbolica il Bene (Dio), il Male (Satana) e i due principi del femminile e maschile. Sullo sfondo della vicenda c'è un misterioso libro di alchimia, l'Aurora consurgens, che contiene il segreto per penetrare e manipolare la quintessenza, la dimensione intermedia l'intelletto e la percezione. Il tema mette in campo complesse concezioni filosofiche che chiamano in gioco gli archetipi, le rappresentazioni che presiedono al formarsi dell'esperienza umana, punti di contatto tra la coscienza individuale e i contenuti di un inconscio collettivo comune all'intera umanità in qualsiasi epoca storica. Così Evangelisti riesce a inanellare suggestioni che tra loro sembrerebbero non avere nulla in comune: la teoria psicoanalitica di Jung e il tema fantapolitico della tecnologia capace di modificare la percezione che gli uomini hanno della realtà. Nelle pagine di Evangelisti ricorrono spesso, nell'incipit di ogni capitolo, citazioni di autori junghiani, come Erich Neumann (1905-1960) e alla sua opera fondamentale Storia delle origini della coscienza. Non a caso, questo autore accenna al principio femminile racchiuso, in maniera inconscia, nell'interiorità dell'essere umano maschile, che Jung chiama "Anima" - in contrapposizione al principio inconscio racchiuso nella donna dell'"Animus". Il femminile è un insieme di possibilità di sviluppo che il maschile non vuole riconoscere come proprie e proietta, alla maniera di un'ombra, nell'Altro da sé, nella donna, con il rischio di bloccare l'evoluzione della propria personalità. Ad affrontare il principio dell'eros sarà proprio l'inquisitore Eymerich, eroe dell'istanza opposta del logos e della conoscenza. Mai come questa volta il personaggio ricorrente di Evangelisti rischierà di smarrirsi dinanzi alle personificazioni dei due caratteri del femminile: quello elementare che tende, come nella fase primordiale del Matriarcato, a trattenere tutto ciò che genera e quindi diventa conservatrice e bloccante; quello trasformativo che invece ostacola la conservazione e porta al cambiamento, all'evoluzione, alla creazione. Teoria, storia e immaginario si legano nel romanzo di Evangelisti attraverso la figura di Giovanna D'Arco coinvolta in un disegno che vorrebbe farne un simbolo capace di riassumere i due tratti della femminilità: la Magna Mater, la Grande madre terribile che, a un tempo, dà e toglie la vita, e la Mater Bona. Jeanne la giovane eroina della guerra contro gli inglesi incarna questa ambivalenza in un corpo già procace di morbide curve ma costretto dentro un comportamento ascetico e verginale. La sua mente è dominata da immagini che le provengono da una dimensione mistica senza tempo e le procurano visioni di Michele l'Arcangelo, Santa Caterina e Santa Margherita. Contro questo disegno che sconfina nelle diverse epoche temporali e di cui Giovanna D'Arco è protagonista inconsapevole, è chiamato a combattere Nicolas Eymerich. Per sventare una trama che metterebbe a repentaglio i simboli maschili della Trinità Cristiana, l'inquisitore dovrà ricorrere a tutti gli strumenti della ragione deduttiva. Dovrà lottare con quel cinismo e con quella spietatezza che gli sono consueti. E lo dovrà fare varcando i limiti del proprio tempo, proiettandosi nel futuro di Giovanna D'Arco, affrontando muraglie di nebbia, foreste impenetrabili, paesaggi assurdi, visioni che sfidano le leggi della percezione, nuvole di orripilanti cervi volanti, frati deformi... I frequenti salti nel presente e nel futuro, che Evangelisti inserisce nella narrazione, stanno lì a dimostrare che cambiate le forme, non muta la sostanza. Quello che nel medioevo agiva all'interno dell'immaginario, nelle dispute teologiche e nelle apparizioni delle eresie, nel presente assume le sembianze dei media che manipolano le coscienze fino a spingerle all'accettazione della guerra giusta. ed ecco che, all'improvviso, il lettore si trova catapultato nei nostri giorni all'interno dell'agenzia di informazioni Worldwide Press, "a novecento metri in linea d'aria dalla Casa Bianca". A un giovane stagista, evidentemente troppo scrupoloso, che scarta come inattendibile la notizia della corrente staccata dalle incubatrici di un'ospedale kuwaitiano per mano dei soldati iracheni, risponde un'esperta giornalista: "La democrazia si fonda sul consenso. Saddam può infischiarsene, ma Bush no. Perché una guerra raccolga il favore popolare, non basta che sia giusta. Bisogna che sia condotta contro un mostro, una specie di demonio. Altrimenti, il pubblico se ne stanca presto. E' questo il nostro compito: fabbricare demoni". Che sia la teologia o la politica o la scienza il risultato non cambia.