La Gazzetta del Mezzogiorno Da Giovanna d'Arco al Terribile 2068 Enzo Verrengia Scorre come lava fumante la narrazione in Mater Terribilis di Valerio Evangelisti. E attraversa, prima di tutto, la guerra dei cento anni, scontro di civiltà anzitempo, che abbrunò di sangue l'Europa in bilico tra medioevo e rinascimento. Ma di là, il flusso rovente della trama si riversa avanti nei secoli, fino alle tragedie di una cronaca geopolitica che non è ancora storia - il Golfo, il Kosovo- per finire in una prospettiva futura da incubo: il 2068, dominato da una tecnologia informatica più totalizzante di ogni concepibile dittatura umana e non. Su tanto furioso scorrere di fatti, si erge di nuovo implacabile Nicolas Eymerich, l'Inquisitore. È lui il depositario di una ragione che si manifesta in forma di cieca resistenza alle miriadi di simboli fuorvianti interposti dinanzi all'uomo nel suo percorso dalla realtà allo spirito. I capitoli di Mater Terribilis procedono infatti come tappe di un itinerario che nell'esoterismo si dice sapienziale. Aggettivo da non equivocare. La sapienza in questione ha poco a che fare con la scoperta oggettiva delle cose, poiché allude invece alla penetrazione dell'occulto. In ciò è la chiave delle visioni di Giovanna d'Arco, inattesa comprimaria della vicenda. Quale rapporto può legarla a Nicolas Eymerich, vissuto cento anni prima e, semmai, predecessore di quegli stessi implacabili monaci dell'Inquisizione che la condanneranno al rogo? Per scoprirlo, il lettore dovrà esplorare con certosina pazienza fino alle ultime pagine l'epica architettura narrativa di Valerio Evangelisti. Ne varrà la pena, dato che vi sono dei premi inattesi. Il più appetibile consiste in un corposo ripasso di storia. La parabola di Giovanna, la Pulzella di Orléans, viene sciorinata con una precisione di riferimenti ed una forza evocativa dei dialoghi che trascendono i limiti imposti dal romanzo d'evasione. L'ambigua amicizia tra l'indecifrabile amazzone e Gilles de Rais formano un nucleo a sé nella composizione molecolare del libro. Poi c'è la soddisfazione di rivedere Eymerich alle prese con eresie e portenti che l'Inquisitore combatte unendo con aggressiva pervicacia la lucidità del raziocinio e l'esaltazione della fede. Il Nicolas Eymerich di Evangelisti pensa ed agisce da ecclesiastico dell'età oscura, rifacendosi all'unica dottrina per lui esauriente: quella di Santa Romana Chiesa. Le lotte di Giovanna d'Arco per liberare dal Francia del Quattrocento dagli inglesi vengono fatte derivare nel romanzo da un complotto ordito attraverso i secoli per ribaltare la predominanza maschile nell'immaginario collettivo ed introdurre l'equivalenza con l'eterno femminino. Operazione che per il domenicano Eymerich è in odore satanico. Ma Valerio Evangelisti è anche uno scrittore di fantascienza che sa rinnovare il genere dall'interno, giocando su un fronte mai del tutto scarso di mitologie, quello temporale. Così, nel futuro immediato dell'umanità che si conosce, qualcuno batte il medesimo sentiero degli eretici contro i quali deve districarsi Eymerich. La scienza dei computer e della teletrasmissione si congiungono per materializzare gli incubi della mente segreta e sfruttarli nel nuovo scontro di civiltà, i cui semi sono già stati gettati nel presente. Compreso il legame che porta dal passato cupo di Eymerich al futuro bellico previsto dall'autore, Mater Terribilis acquista la parvenza di un monito inappellabile come una sentenza dell'Inquisizione.