7.11.08

Valerio Evangelisti in Messico


Dal 7 novembre al 7 dicembre Valerio Evangelisti sarà in Messico, prima nella sua casa di Puerto Escondido poi, l'ultima settimana, alla Feria Internacional del Libro di Guadalajara (Jalisco). Qui, a parte una fitta serie di dibattiti, presenterà mercoledì 3 dicembre El Collar Roto (Il collare spezzato), appena pubblicato in Messico dalla casa editrice Grijalbo. Sarà introdotto da Paco Ignacio Taibo II.
Il programma di Evangelisti prevede anche incontri con le scolaresche di Guadalajara. Nelle tavole rotonde avrà per interlocutori Piergiorgio Odifreddi (su scienza e fantascienza), Marco Archetti, Bruno Arpaia e Pino Cacucci (sugli scrittori italiani e il Messico).

Intanto prosegue la diffusione in Italia di Tortuga. Un'intervista rilasciata da Evangelisti a Luca Crovi, di presentazione del romanzo, sarà leggibile entro breve sul blog di quest'ultimo. Un'altra, a cura di Jadel Andreetto, è apparsa su Panorama.it.

4.11.08

Filippo La Porta recensisce TORTUGA su LA REPUBBLICA XL

LASCIATEVI RAPIRE DAI PIRATI
di Filippo La Porta


"Si trattava di uccidere e predare. Non esistevano altri ideali né piaceri più sublimi..." Dopo l'Inquisizione e il Far West, Valerio Evangelisti allarga la sua narrativa all'epopea dei pirati, negli scorsi anni rilanciata dai film con Johnny Depp. Ma dentro l'avventura mette sempre un pizzico di etica, erudizione e attualità ("chi fa guerre di rapina dice sempre di avere qualche oppresso da riscattare").
La nave di Rogério, nostromo ex gesuita, viene attaccata dai pirati e lui passa alle dipendenze di uno di loro, ed entra nei Fratelli della Costa... La vita sulla nave è descritta con colori vivaci e precisione da antropologo: la notte, per non essere aggrediti dai topi, basta bere molto rhum e mandare un alito nauseabondo. Evangelisti, il nostro maggior scrittore d'avventura, esprime una simpatia contagiosa per l'universo piratesco amorale ma non privo di lealtà, esposto all'arbitrio ma con una rude democrazia dal basso (con i capi eletti dalla ciurma). Nessuna idealizzazione: i pirati sono pirati, ma a loro modo dei ribelli anarchici che sognano un altro mondo.

Un'intervista a Valerio Evangelisti su Tortuga, a cura di Luca Crovi, è apparsa su "Il Giornale" in data 30 ottobre. La pubblicheremo appena possibile.

Da oggi 4 novembre TORTUGA in libreria


Il romanzo di Valerio Evangelisti Tortuga (Mondadori Strade Blu, pp. 336, € 13,20) è da oggi nelle librerie. Così lo presenta Internet Bookshop, in un commento redazionale:

"Valerio Evangelisti ha intrapreso l’avventura più mozzafiato e coraggiosa della sua gloriosa carriera di fuorilegge della letteratura: quella di raccontare in modo stupefacente e inatteso il Mondo della Pirateria. Le figure corrotte e sadiche dei famigerati Fratelli della Costa, le loro scorrerie sanguinarie, le rivalità omicide, i tesori più favolosi, i Caraibi con la loro natura meravigliosa e crudele sono al centro di queste pagine scatenate e furiose.
Il nuovo libro di Valerio Evangelisti, l’autore che ha creato la saga dell’Inquisitore Eymerich, trasformando il Medioevo in una dimensione affascinante e crudele del Male."

Segnaliamo anche che, nel corso di questo mese, uscirà in Francia, presso le edizioni Métailié, Il collare di fuoco, tradotto col titolo La Coulée de feu. Il traduttore è Serge Quadruppani. Evangelisti presenterà il libro a Parigi ai primi di febbraio. Daremo tempestiva notizia della presentazione.

27.10.08

Il Trophée 813 del 2008 a NOI SAREMO TUTTO (Nous ne sommes rien, soyons tout!)

L'associazione francese 813 raggruppa i professionisti transalpini del genere noir e poliziesco: scrittori, critici, giornalisti, traduttori. Ogni anno consegna un premio molto ambito, il Trophée 813, uno dei riconoscimenti più prestigiosi destinati, in Francia, agli autori di romanzi "neri".
L'associazione 813 prende nome da una delle storie più note di Maurice Leblanc, con protagonista Arsène Lupin. Gli iscritti sono per l'appunto 813 (e tale è il titolo della rivista da loro pubblicata). Vi si può entrare solo per morte o dimissioni di un appartenente. Il presidente è Claude Mesplède (nella foto a sinistra con Evangelisti, a Tolosa), storico e cronista del genere noir, finalmente tradotto anche in Italia. A lui è stata destinata quest'anno una targa speciale, per una pluridecennale e intelligente conduzione.
Il Trofeo è attribuito dall'assemblea generale degli iscritti, che si è riunita sabato 25 ottobre a Parigi. Valerio Evangelisti è risultato vincitore nella categoria "migliore romanzo straniero". Impossibilitato a partecipare alla cerimonia di premiazione, che si terrà prossimamente a Le Mans (sarà in Messico), Evangelisti ha incaricato Serge Quadruppani, traduttore del libro e premiato a sua volta, di ritirare la statuetta da parte sua.
Nous ne sommes rien, soyons tout! ha avuto in Francia un'accoglienza, di critica e di pubblico, persino migliore che in Italia. Straordinaria la recensione di Le Monde Diplomatique, ma tutte quante sono state eccellenti.

9.9.08

Dal 4 novembre in libreria: TORTUGA


Il 4 novembre uscirà nelle librerie Tortuga (Mondadori Strade Blu), il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti. Una storia avventurosa, ma documentata, di pirati, abbordaggi, amori, duelli, non priva di un sottofondo filosofico. Ecco il testo delle bandelle di copertina:

"Nel 1685, i giorni dei pirati raggruppati nella confraternita detta dei Fratelli della Costa, obbedienti al re di Francia, sono contati. Luigi XIV ha fatto la pace con la Spagna e le scorribande dei filibustieri dei Caraibi, che hanno per base l’isola della Tortuga (La Tortue), sono diventate scomode. Un nuovo governatore ha preso possesso dell’isola e intende normalizzarla.
E’ in questa situazione che un nostromo portoghese, Rogério de Campos, ex gesuita dal passato torbido, è catturato dal comandante pirata Lorencillo e arruolato a forza. Si trova a vivere tra gente sconcertante, dalla vita libera e indisciplinata e dalle imprevedibili esplosioni di crudeltà.
Lentamente, Rogério è conquistato dalle regole a volte fraterne, a volte feroci, di quella comunità singolare. La sua è una progressiva discesa all’inferno – un inferno, però, fondato sullo scatenamento degli istinti, e a suo modo “democratico”. La stessa Tortuga, covo della Filibusta fedele in teoria alla Francia, ha le apparenze di una repubblica, eppure si fonda sul più rigido schiavismo.
Rogério, passato al servizio del tetro cavaliere de Grammont, partecipa all’ultima grande avventura dei pirati della Tortuga: la presa, sanguinosissima, della città di Campeche, sulle coste messicane. Unica luce, in quella conquista infernale, l’amore del portoghese per una schiava africana da cui lo stesso De Grammont è attratto. Sarà l’episodio che volgerà il viaggio di ritorno in tragedia.
Tra abbordaggi, episodi di ferocia, momenti di cameratismo, su vascelli sovraccarichi in cui il sangue si mescola al sudore, una percezione tormenta Rogério. Nel mar dei Caraibi si sta fondando una nuova società. Sì, ma quale? La fine della Tortuga a cosa prelude?"

16.8.08

Piccole news


Un racconto di Valerio Evangelisti, Il soffio delle FARC, è apparso nell'antologia Pene d'amore. Sette racconti erotici, curata da Gianni Biondillo per l'editore Guanda (pp. 212, € 12,00; gli altri autori sono Marcello Fois, Tiziano Scarpa, Raul Montanari, Gianni Biondillo, Andrea Bajani e Luca Morozzi). Il racconto di Evangelisti, più pornografico che erotico, ma soprattutto ironico, era già apparso nell'antologia francese Eros Millennium, e poi in una piccola rivista italiana dedicata ai fumetti. Narra di un futuro presidente americano e dei suoi rapporti con una bella stagista di nazionalità colombiana...

Nel Supergiallo Mondadori di luglio è stata ristampata la fortunata antologia Anime nere, a cura di Alan D. Altieri. Contiene, tra l'altro, il racconto di Valerio Evangelisti I fratelli della costa. Proprio il successo ottenuto da quel racconto ha indotto Evangelisti a dedicare ai pirati dei Caraibi il suo prossimo romanzo, Tortuga. Uscirà in autunno per Mondadori Strade Blu.

Intanto, è uscita in Romania la traduzione del romanzo Il collare di fuoco, presso la casa editrice Allfa. La Romania è, subito dopo la Francia e assieme alla Polonia, il paese europeo in cui Evangelisti è più tradotto. La fortuna di Evangelisti nei paesi dell'Est europeo è testimoniata anche da un sito in lingua ceca a lui dedicato: www.eymerich.org.
I romanzi di Evangelisti sono tradotti, nell'Europa dell'Est, in rumeno, polacco, ceco, serbo, croato, slovacco e prossimamente in russo.

9.8.08

DIRECTORIUM TENEBRAE, secondo volume del gioco di ruolo "Il mondo di Eymerich"

La Wild Boar edizioni ha appena pubblicato Directorium Tenebrae, il secondo, bellissimo volume del gioco di ruolo dedicato a Eymerich. L'autore è Jari Lanzoni. Ecco alcuni brani dalla quarta di copertina:

"Ogni elemento del microcosmo condiziona il macrocosmo e viceversa, questo insegna l'Alchimia e proprio alterando le vicende del XIV secolo il Magister Nicolas Eymerich, divenuto un vero e proprio Demiurgo, influisce sui grandi sconvolgimenti della storia. E la sua bibbia, il Directorium Inquisitorum, si rivela agli spietati Domini canes che reggono il vessillo della spada, l'ulivo e la croce.
Anno di gioco 1399. I roghi della Santa Inquisizione continuano a divampare in un'Europa vicina a una nuova guerra. Al crepuscolo del secolo, le ombre dei cultori dell'Arte Alchemica danzano al ritmo della fiamma purificatrice. Attorniati da figure spettrali, Medium inconsapevoli pregano per la salvezza della propria anima.
Dopo aver percorso i torbidi sentieri del Secolo Oscuro, il viaggio da incubo nel Mondo di Eymerich prosegue oltre i limiti del tempo fino a varcare i confini immateriali dell'Archetypus Mundus, il punto di congiunzione tra passato e futuro.
Anno di gioco 2040. Eserciti di creature post-umane si affrontano sotto cieli colmi di proiezioni psichiche impegnate a dilaniarsi a vicenda. Il Vortex, l'incubatrice dei sogni, orbita attorno alla terra partorendo nuovi incubi da installare nelle menti sempre più trasognate di un'umanità prossima al baratro. I tasselli del complesso disegno architettato da Nicolas Eymerich sono allineati. Basta un solo gesto perché inizino a cadere uno dopo l'altro. Un solo piccolo gesto."

5.7.08

Wu Ming 1 recensisce CONTROINSURREZIONI su WUMINGFOUNDATION

di Wu Ming 1 (l'intervento completo può essere letto qui)

Da narratore, il Risorgimento mi ha sempre fatto fatica. Ammantato com'è di cattiva retorica, soffocato com'è dal tedio degli anni scolastici, mi è sempre parso troppo difficile metterci le mani per cavarne qualcosa. Come fa notare Valerio Evangelisti nella sua premessa a Controinsurrezioni, persino certe opere di storiografia prodotte oggi sono ammantate di cattiva retorica, come fossero state scritte all'epoca. Il mito risorgimentale è enfatico, pesante, e appesantisce anche la sua messa in discussione.
Negli anni Sessanta e Settanta una parte di cultura marxista - il cui testo di riferimento era Proletari senza rivoluzione di Renzo Del Carria - criticò duramente il Risorgimento, ne parlò come di una rivoluzione tradita e pervertita, durante la quale le classi subalterne furono illuse, tradite e represse dai loro capi (i futuri "padri della patria", Garibaldi compreso). Dopo un secolo e più di trombonate e verità ufficiali, era naturale la tendenza a "iper-compensare", e all'epoca si credevano le masse inevitabilmente "più a sinistra del partito". La questione è certamente più complessa.
Solo che oggi si è "contro-ipercompensato": l'oscillare del pendolo ci ha riportati alla vecchia oleografia, e chissà che ci toccherà sentire nel 2011, centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia.
Le cause sono diverse: c'è stato un "eccesso di legittima difesa" contro la retorica secessionista della Lega, e c'è una ritrovata voglia di pistolotti patriottardi, dopo anni in cui la maggioranza della popolazione sembrava immune a tale morbo.
Comunque sia, il Risorgimento (e dintorni) mi ha sempre fatto una gran fatica.
Poi, lentamente, diversi colleghi si sono messi al lavoro, a tentoni, cercando di mettere a fuoco, di lanciare occhiate sghembe, riuscendoci in tutto, in parte, per niente, poco importa. Importa che si stia sperimentando.
C'è chi si concentra su episodi di rivolta di popolo, come Antonio Scurati che narra le cinque giornate di Milano (Una storia romantica) e Valerio Evangelisti che mostra l'agonia della Repubblica Romana (Controinsurrezioni).
C'è chi azzanna alla gola un padre della patria, come Fausta Garavini che, nel suo In nome dell'Imperatore, demolisce Silvio Pellico.
C'è chi narra la ferocia repressiva e colonialista del nuovo stato sabaudo, come Luigi Guarnieri nel suo incubo calabrese datato 1863 (I sentieri del cielo).
C'è chi, come Antonio Moresco in Controinsurrezioni, mette insieme episodi di violenza reazionaria e inconcludenza rivoluzionaria, inscena la scrittura del poemetto leopardiano Paralipòmeni della batracomiomachia e si sposta febbrilmente nel tempo e nello spazio, per concludere che cercare di fare la rivoluzione in Italia è come scopare su "un set porno tutto pieno di morti".
(...)

Controinsurrezioni è un ircocervo: due introduzioni + un racconto di Evangelisti (titolo: "La controinsurrezione") + un "qualcosa" di Moresco, trattamento per un film che non verrà girato (titolo: "L'insurrezione").
Evangelisti segue gli spostamenti del garibaldino Giovanni Lanzoni in una Roma assediata e piena di macerie. Dopo cinque mesi di governo rivoluzionario, l'Urbe sta per essere espugnata dai francesi e riconsegnata al Papa (luglio 1849). Le vie sono cosparse di triboli, oggetti di ferro acuminati il cui scopo è fermare le cariche di cavalleria, solo che gli assediati hanno esagerato, e si fatica persino a camminare. La sconfitta è densa, fango gelido che ricopre i volti, è piena estate ma fa freddo. Nemmeno nel dittico sul Messico, grande architettura brechtiana, Evangelisti aveva conseguito un simile straniamento: la rivoluzione non ci appartiene più, è il sogno di qualcun altro, in un altro tempo. "I pochi cavalieri e i molti fanti sparirono nel buio. Più che a un'altra destinazione, parevano essere diretti a un'altra epoca, meglio pronta ad accoglierli." (pag.52). Chi invece rimane è destinato a dissolversi nel nulla, come accade a Lanzoni.

In un suo intervento sul New Italian Epic intitolato Literary Opera, Evangelisti ha scritto che le opere NIE intercettano

"un pubblico insoddisfatto dal racconto intimista, dai piccoli problemi di piccola gente, dai bozzetti senza significato, da storie di tradimenti in provincia o tra artisti romantici e melensi. L'equivalente letterario delle peggiori canzonette di Sanremo. Con il New Italian Epic è l'opera lirica che, silenziosamente, fa ritorno, e travolge canzoni, operette e musica da camera. Senza pretendere di annullare altri stili, né desiderosa di competere con loro, però conscia della propria identità e finalmente decisa a non lasciarsi prendere sottogamba." [sottolineatura mia].

Solo leggendo il "racconto cinematografico" di Moresco ho capito appieno cosa avesse in mente Evangelisti. Perché qui c'è, deflagrante, il Nabucco. La musica di Verdi sale e scende, rimane in sottofondo e ancora irrompe. Accompagna i momenti di rapimento, amore, gioia di vivere e combattere. Accompagna i funambolismi velleitari e teneri del ragazzo senza nome la cui parabola è il ciclo stesso della rivoluzione. Rivoluzione che è pensiero su ali dorate, speranza che crea opere come il Nabucco (volente o nolente l'autore), le quali a loro volta sproneranno all'azione.
Di contro, gli ultimi giorni di vita di Giacomo Leopardi intento a comporre i Paralipòmeni (allegoria priva di speranza che si chiude su un quesito senza risposta) sono il racconto di un tempo, il nostro, che della rivoluzione ha perso il sogno. "Come va a finire?", incalza la ragazza. "Come va a finire, come va a finire... Come vuoi che vada a finire?", risponde Leopardi. Poi silenzio, e canto di cicale. Il poeta muore, il corpo cade nella fossa comune, parte un montaggio analogico di efferatezze (Genova...) e controinsurrezioni.

Nel mio tentativo di sondare la nebulosa della nuova letteratura epica, ho elencato alcune premesse e 7 tratti comuni alle opere prese in esame.
ZERO. Le premesse erano in realtà sintetizzabili in questo modo: opere letterarie di ampio respiro scritte in Italia, in lingua italiana, dopo la fine della Guerra Fredda - o meglio, dopo lo smottamento politico del 1993, conseguenza domestica del crollo del "socialismo reale".
Insomma, opere letterarie figlie del terremoto, concepite e scritte in questa "Seconda Repubblica", con alcuni "salti di fase" (giri di boa etc.) determinati da eventi come la guerra alla Jugoslavia, il G8 di Genova, l'11 Settembre etc. Opere che di tali sconvolgimenti rechino tracce su un piano allegorico profondo.
Ebbene, un libro come Controinsurrezioni, con il suo particolare approccio al Risorgimento, non sarebbe stato possibile negli anni Ottanta, prima dei grandi exploit leghisti, dello sfilacciamento del tessuto connettivo del Paese, della partecipazione diretta o indiretta dell'Italia a missioni di guerra, di un nuovo interrogarci come nazione sul nostro posto nel mondo.
I 7 tratti comuni erano:
UNO. Tonalità appassionata e uso non "freddo" né blasé dei materiali linguistici e narrativi.
In altre mani gli spunti di Moresco avrebbero certamente dato luogo a un racconto "postmoderno" nella peggiore accezione, mero gioco di détournements ed effettini ormai privi di interesse, un po' come Ghezzi quando ciancia fuori sinc nell'acquario. Qui invece c'è il melodramma, ci sono i sentimenti, c'è commozione e amarezza. - 'Sta sputazza è 'nu poeta? - è la frase che accompagna il sequestro del corpo di Leopardi, destinato alla fossa comune. E' un momento straziante.
DUE. Sperimentazione di punti di vista inconsueti, che gettino sulla storia sguardi inattesi e rivelatori.
Non possono esserci dubbi sulla "obliquità" del multi-sguardo di Moresco:
- uso ellittico e straniante del montaggio;
- "volo d'uccello" sull'intero Risorgimento ottenuto seguendo Leopardi che scrive il suo poemetto;
- "pedinamento" del ragazzo senza nome tra una serata a teatro (guardando la rappresentazione da uno zenith, da sopra il palco), un'iniziazione a una società segreta (significativamente, a margine del carnevale) e una scopata durante l'insurrezione (che non si vede).
La luce della narrazione investe la Storia "di taglio", rivelandone porosità che gettano micro-ombre.
Nel mio memorandum sul NIE parlavo anche della posizione eccentrica (in senso letterale: lontana dal centro) di quello che in un'epica più tradizionale sarebbe l'eroe. Ne L'insurrezione agisce Carlo Pisacane, ma non è il protagonista, come non lo è il ragazzo privo di nome.
TRE. Equilibrio tra complessità e fruibilità pop.
Questa è senz'altro una delle opere più pop di Moresco. Non c'è l'horror vacui che rende impenetrabili molti passaggi dei Canti del caos. La destinazione cinematografica del racconto permette all'autore di lasciare vuoti alcuni spazi, e in quegli spazi il lettore respira, senza che l'opera ci rimetta in complessità. E' un equilibrio che Moresco in passato faticava a conquistare. Certo, è un pop per lettori colti, ma nemmeno troppo. I ricordi del liceo sono più che sufficienti per cogliere ogni riferimento.
QUATTRO. Esplorazione di punti dello spazio-tempo in cui i giochi non fossero fatti e diversi sviluppi fossero possibili. "Storia alternativa potenziale".
Qui forse non ci siamo, perché dalla lettura de L'insurrezione si ha l'idea che il Risorgimento non potesse andare che come è andato, che la sua sconfitta - cioè la sua vittoria ambigua, rachitica e inconclusa - fosse ineluttabile.
CINQUE. Sovversione dall'interno del "registro medio", con la posa di "bombe a tempo" e la ricerca di effetti ritardati. Usare una lingua apparentemente piana come cavallo di legno in cui nascondere gli Achei.
Ne L'insurrezione Moresco adotta una lingua apparentemente "di servizio", e in realtà fatta di straniamenti, ellissi, Nominalstil (frasi prive di verbi), precipitazioni improvvise (es. l'uso della parola "scorreggia" a pag. 73).
SEI. Possibile "aberrazione" dell'opera nel suo farsi, che la porta a nascere come UNO, "oggetto narrativo non-identificato".
Nel corso degli anni, l'unica cosa che ha impedito a Moresco di essere il più rappresentativo autore di UNO (penso soprattutto a L'invasione) è stato il suo porre sul "non-identificato" maggiore enfasi che sul "narrativo". A tratti è parso che Moresco tenesse molto allo scrivere e poco al narrare. Attenzione, "poco" non significa "per niente": è chiaro che anche Moresco racconta storie, e in certe opere (Zio Demostene) lo fa più che in altre (La cipolla). Ma si ha quasi sempre la netta sensazione che la scrittura sia più importante del racconto. Qui invece non accade.
SETTE. Apertura dell'opera a una sua prosecuzione su altri media, con altri linguaggi, da parte di altri autori o da parte dei lettori.
L'insurrezione è un'opera realizzata con un medium (la scrittura letteraria) pensando alle caratteristiche tecniche e alle possibilità narrative di un altro medium (il cinema). E fin qui nulla di rimarchevolmente inconsueto. Ma L'insurrezione è anche un'opera che ne cercava un'altra a cui appoggiarsi, con la quale dialogare e ibridarsi. Da qui la proposta a Evangelisti, raccontata in entrambe le introduzioni. Oggi L'insurrezione non è più pensabile senza La controinsurrezione. Non solo: grazie a quest'ircocervo, Moresco entra in contatto con lo "zoccolo duro" dei lettori di Evangelisti, comunità da sempre usa a manipolare e proseguire le storie del Magister, producendo fan fiction, spin-off, giochi di ruolo etc. Chissà che non ne nasca qualcosa.
A conti fatti, L'insurrezione rispetta tutte le premesse e ben 6 su 7 caratteristiche distintive del New Italian Epic. Ciò colloca questo racconto al pieno centro della nebulosa.
Il che non significa che Moresco stesso stia al centro della nebulosa, che Moresco stesso sia... "neo-epico". Il New Italian Epic non è un movimento di autori, ma un campo elettrostatico prodotto da un insieme di opere. Parlare di "autori neo-epici" è un'idiozia, l'attenzione va posta sulle opere, e il medesimo autore può scrivere opere diversissime tra loro per intenti, mezzi espressivi e risultati.
(...)

[Il concetto di New Italian Epic, formulato da Wu Ming 1 e ripreso da molti altri, è esposto in questo saggio.]

1.6.08

Ristampe (Magus, Il collare spezzato) e notizie varie

Lo scorso mese il romanzo di Valerio Evangelisti Magus. Il romanzo di Nostradamus è stato ristampato in un unico volume dalla Piccola Biblioteca Oscar (pp. 770, € 12). Tradotto in sedici lingue, venduto in centinaia di migliaia di copie, Magus è così sinteticamente presentato nella nuova edizione:

"Nostradamus visse nel Cinquecento, in un'epoca di intolleranza e di conflitti, di fanatismi e di intrighi. Il secolo che attraversò gli fu prodigo di attacchi e umiliazioni, facendogli conoscere, oltre agli onori e alla gloria alla corte di Caterina de Medici, la persecuzione e la crudeltà... La sua intera vita, segnata da misteriosi poteri, rivive ora nel romanzo di Valerio Evangelisti: saga sulla magia, l'enigma, la profezia."

La Piccola Biblioteca Oscar propone anche, questo mese, un romanzo più ambizioso di Evangelisti: Il collare spezzato (pp. 440,€ 9,70). Ecco il risvolto di copertina:

"Il collare di fuoco, il primo romanzo di questa serie storica narrava la formazione, nell'arco di un cinquantennio, del Messico come Stato moderno. Con questo secondo romanzo, la storia va avanti e procede implacabile col suo carico tumultuoso di nuove speranze, nuove vittorie e sconfitte, nuove leggende e nuovi eroi. Come sempre al centro della trama i rapporti burrascosi tra le vicende del Messico e le mire del più ingombrante dei Paesi vicini: gli Stati Uniti d'America. Evangelisti narra l'evento centrale di una storia plurisecolare: la Rivoluzione messicana, con tutti i suoi leggendari piccoli e grandi protagonisti, con i suoi mille eroismi, le mille miserie e le enormi contraddizioni che un evento tanto rilevante finisce per scatenare. Esauritisi gli eventi tempestosi legati alla fase rivoluzionaria, nasce uno stato costituzionale che ben presto dovrà cercare a tutti i costi di darsi un minimo di stabilità economica e politica. Fino alla nazionalizzazione, sotto la presidenza di Lazaro Cardenas, dell'industria petrolifera che restituisce al Messico il necessario controllo sulla più preziosa delle sue risorse e che pone termine a un'epoca di violenza."

Il collare spezzato è in corso di traduzione in Messico, dove è già apparso Il collare di fuoco. Entrambi i romanzi saranno presentati nel novembre 2008 durante la Feria del Libro di Guadalajara (Mx), la più importante manifestazione letteraria dell'America Latina.
Evangelisti, tornato dal Messico in marzo, ha presentato la propria opera all'Isola d'Elba, al festival Etonnants Voyageurs di Saint Malo (Francia), al festival ArteMare di Bastia (Corsica). Qui la versione francese del romanzo Noi saremo tutto (Nous ne sommes rien, soyons tout, ed. Rivages) è lettura obbligatoria per i liceali delle classi superiori.
Attendono Evangelisti, prossimamente, anche le manifestazioni letterarie di Frontignan, Francia (fine giugno) e di Santos, Brasile (settembre).
Nel frattempo, Evangelisti è stato attivo anche in Italia, con interventi vari nei centri sociali ex-Emerson di Firenze, Askatasuna di Torino e Crash, Vag 61 e TPO di Bologna. Qui, assieme ad Antonio Moresco, ha presentato il libro scritto in comune, Controinsurrezioni (Piccola Biblioteca Oscar).
Il 10 giugno Evangelisti parlerà del suo libro La luce di Orione presso la Sala dei Giganti dell'università di Padova.
Durante l'estate parteciperà il 10 luglio alla festa di Radio Sherwood a Padova e, a fine agosto, alla convention di fantascienza della Repubblica Ceca. Di tutto ciò sarà data notizia a suo tempo, precisando meglio le date.

19.5.08

Tommaso De Lorenzis, su L'UNITA', recensisce CONTROINSURREZIONI

di Tommaso De Lorenzis (da L'Unità, 3 maggio 2008)

Nelle centoventi pagine di Controinsurrezioni, Valerio Evangelisti e Antonio Moresco hanno magistralmente sfatato una serie di radicati convincimenti. A cominciare dalla scelta del mezzo espressivo: quella forma-racconto, utilizzata sovente per la composizione di dubbie antologie commerciali, di cui i due scrittori mostrano pregi dimenticati e virtù nascoste. In secondo luogo, il dittico narrativo sottrae i cruciali temi della stagione risorgimentale alla retorica che ne ha occultato le passioni cruente e i radicali moventi. «Il Risorgimento: una rivoluzione tradita», recita la copertina, con chiaro riferimento alla stagione resistenziale, all’ingannevole differimento delle attese e al prevalere dei Gattopardi nel procedere della sollevazione. Storia antica. Copione amaro, già recitato nella Germania luterana e nella Parigi di Termidoro, dai socialdemocratici di Weimar e dagli stalinisti spagnoli.
E devono pure ricredersi coloro, tra cui il sottoscritto, che ritenevano inconcepibile una qualsiasi collaborazione tra il padre dell’Inquisitore Nicolas Eymerich e l’autore dei Canti del caos. Alla faccia del pregiudizio che contrappone il romanziere di “genere” all’interprete della letteratura “alta”, Moresco compone un racconto in cui i rimbalzi tra periodi differenti quasi ammiccano a quel pellegrinare nel tempo che rappresenta il marchio di fabbrica del collega.
Infine, dall’introduzione di Evangelisti si evince una condivisione delle teorie di Moresco sulla cosiddetta «età della Restaurazione»: meschino presente, dominato dall’ottundimento delle menti e dal controllo di un’industria culturale dipinta come mostruosa incarnazione della logica del profitto. Qui, però, l’annotatore di Jean-Patrick Manchette, l’autore del ciclo saggistico di Alphaville, lo storico della plebe giacobina ha esagerato. La Restaurazione di Moresco è un’indistinta apocalisse manichea, retta da foschi universali e dimentica di quella plastica dialettica tra fazioni che, in politica come nella cultura di massa, ispira le tensioni sovversive, producendo – al contempo – le spinte “contro-insurrezionali”. E che il problema sia questo, lo dimostra proprio il racconto di Evangelisti, mosaico complesso, in cui l’estetismo garibaldino, la prudenza repubblicana, il vago progressismo stridono con gli aneliti libertari, le rivendicazioni popolari e l’odio anticlericale. Nella Roma del 1849, durante gli ultimi giorni della Repubblica di Mazzini, Saffi e Armellini, l’aristocratico idealista Giovanni Lanzoni intraprende una deriva nelle strade della città assediata. Attraverso i gironi di questa “commedia” urbana, il protagonista si avventura nelle ombre di un tramonto abitato da personaggi memorabili. Come la malinconica Sara, giovane ebrea disposta a tutto pur di non subire il ritorno della reazione pontificia; o lo spietato Callimaco Zambianchi, oscuro rovescio dei miti riformatori. Oppure, come Eugenio Petrelli, il cinico popolano che continua a combattere una guerra persa due volte: contro nemici e alleati. E poco importa l’improbabilità d’una discussione politica nel pieno della battaglia. La si legga come un raddoppiamento dello scontro. Mazziniani contro francesi a colpi di moschetto, da un lato, e – dall’altro – “canaglia” romana contro nobili buonarrotiani, a botte di affilato sarcasmo.
Alla promenade crepuscolare di Evangelisti, Moresco risponde con un cupo beccheggiare nelle acque limacciose della metafisica reazionaria. La lotta di classe finisce per trasmutare in un leggendario scontro tra il sacrificio preteso dalla Speranza e la rinuncia consumata nelle tenebre della schiavitù. Più semplicemente, Moresco ci dice dell’archetipica guerra tra Bene e Male. In un incalzante collage, che accosta le note del Nabucco ai cerimoniali carbonari, la Repubblica partenopea alla sciagurata impresa di Ponza, le Cinque Giornate di Milano alle istantanee di un presente orrendo, lo scrittore stila il crudo referto d’una bestialità fin troppo umana. Quella – per intenderci – dei lazzaroni sanfedisti e della soldataglia austriaca, dei contadini retrogradi e della celere di un’estate genovese. Moresco sembra contrapporre il gesto dell’Individuo alla follia della massa informe. Così, il racconto funge da dolente monumento a quella disperata grandezza che annovera il coraggio di Eleonora Pimentel, il martirio di Carlo Pisacane e la materialistica tenacia di Giacomo Leopardi. «’Nu poeta? ’Sta sputazza è ’nu poeta?», commenta – in una delle ultime scene – il becchino che si appresta a seppellire l’autore della Ginestra in una fossa comune. Nella sferzante chiosa del necroforo si percepisce il gusto della miseria italica: cocktail torbido, miscelato in sagrestia, metà fiele e metà sangue di san Gennaro.
Giunti all’ultima pagina, mentre scorrono i titoli di coda, viene naturale chiedersi come sarebbe un epico romanzo risorgimentale a firma Evangelisti-Moresco. Vista la premessa, speriamo che ci stiano già lavorando.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?


FastCounter by bCentral