di Angelo Filippini
L'AFFITTACAMERE
Quelli del Dipartimento Mondi Speciali mi svegliano e mi dicono di sbrigarmi,
che dai loro strumenti risulta una breccia bella grossa in una delle stanze.
Dico che è impossibile, perché perquisisco sempre il bagaglio
prima di far salire i clienti, ma loro ribattono che adesso c'è una
droga che dà gli stessi effetti.
Cristo! Non si può mai stare tranquilli! Dev'essere quel tipo biondo
dallo sguardo fisso. Prendo le chiavi e li accompagno alla stanza. L'affittacamere
è un mestiere più difficile di quel che può sembrare.
Bisogna stare attenti che il cliente non se la fili senza aver pagato, sennò
oltre ai soldi perdi il rispetto, e senza rispetto nell'ambiente sei finito.
Non per vantarmi, ma mi hanno fregato in pochi: uno che è morto nel
sonno (ma mi sono rifatto sul bagaglio), e una puttana che ha dormito qui
senza pagare per due anni, prima che divorziassimo. Apro la stanza del biondo
e accidenti se non è quella! La parete che dà sul bagno è
tutta sfondata, solo che dall'altra parte non si vede il bagno, ma una pianura
sterminata di erba azzurra, e un puntolino che barcolla verso l'orizzonte.
I D.M.S.ers tirano fuori i loro strumenti - li avrete visti alla TriDi - e
la breccia comincia a ridursi lentamente. Allora gli chiedo se non è
il caso di aspettare, per dare la possibilità a quel ragazzo di rientrare,
ma loro mi dicono di stare tranquillo, che a regolare il conto della stanza,
danni inclusi, provvede il D.M.S.
Quand'è così, niente da dire.
PROFUMO
Una bella mattina di Aprile, col sole che sfiorava i tetti senza scottarli,
mentre camminava sotto il portico di via Belmeloro, diretto verso gli uffici
dell'INAIL, proprio a metà di un passo, Il signor Alcide Bazzocchi,
pensionato di 77 anni, avvertì nell'aria un profumo strano, che non
riusciva a riconoscere, ma che sentiva di dover definire.
Mentre il suo cervello lavorava, il tempo, per lui, smise di trascorrere.
Non sentì la sirena dell'ambulanza, i commenti dei lettighieri, stupiti
di trovare uno in piedi, inchiodato; non sentì il dolore stupito della
moglie, né il medico risponderle: "Mai vista una cosa simile...
Sembra in trance... E' come se stesse dormendo, ma non riusciamo a svegliarlo."
Non sentì il tempo passare.
Finché, dopo qualche minuto (così gli parve) di riflessione,
gli venne, il nome, ce l'aveva sulla punta della lingua, ecco: Magnolie!
"Magnolie!" disse. Si sentiva la bocca impastata. Strano. Provò
con un tono di voce un po' più alto, per schiarirsi: "Magnolie!"
Sentì gridare, poi confusione. Che era successo? Aprì gli occhi,
e si accorse di trovarsi a letto, in una stanza diversa dalla sua. Sembrava...un
ospedale. Ma non si sentiva male.
L'infermiera tornò con un medico, seguito da altri, curiosi. Lo visitarono.
Non era malato. Non si sentiva diverso, e non lo era: per quanto lo riguardava,
aveva ancora 77 anni. Ma - gli dissero, con cautela - da quando aveva perso
conoscenza erano passati parecchi anni. Quanti? Molti. 42 anni. Anni di coma,
per la scienza medica, e per le persone accanto a lui, ma di serena riflessione
sull'origine e la natura di un profumo, per il vecchio. Avrebbe voluto parlare
con sua moglie: chiese di vederla. Perché non era lì?
Ma 42 anni sono tanti, da aggiungere a una vita già vissuta. Quando
gli dissero ch'era morta, il suo cuore cedette. Tentarono di rianimarlo; ma
il dolore non ha profumo.
MA NIENTE
"Ma niente; è andata così: stavo tranquilla aspettando
che passasse la sahariana, quando mi si avvicina questo triotarlo. Con fare
rincuorante, mi stroppiccia sotto la batteria. Allarga i follicoli, e comincia
a impallidirmi gli stami.
Allora mi sviluppo, e gli dico: -Senta, ma le soffio il naso? -
E questo passa a modanare i pistilli.
- Così va bene! - gli faccio, ruminando, con un'occhiata da spegnere
una pozzanghera.
Di colpo, tutte le pozzanghere attorno a noi si spengono!
Allora, 'sto triotarlo non comincia a... "
[_]
Causa problemi tecnici attinenti alla sfera di codifica/decodifica dei messaggi,
ci vediamo costretti ad interrompere le trasmissioni. Le trasmissioni saranno
riprese il più presto possibile.
[_]
Riprendiamo le trasmissioni, scusandoci per l'interruzione.
[_]
"..E solo quando gli ho detto che se non la smetteva chiamavo una guardia,
l'ha piantata. Hai capito, Egle, che bella gente si trova, alla fermata del
tram? "
"Eh, che ci vuoi fare, Cesira? E' così."
CONNESSIONI
?
Il 16 Ottobre 1979 cinque F104 Starfighter appartenenti al 20° stormo
di stanza alla base di Cameri che stanno compiendo alcune evoluzioni nel cielo
sopra Novara scompaiono improvvisamente e inspiegabilmente per alcuni minuti
da tutti i radar. Persino gli operatori del P.U.M.A. perdono il contatto per
un breve periodo di tempo.
311 d.C., accampamento delle truppe di Costantino nelle campagne nei pressi di Novaria. Il generale è nella sua tenda quando sente delle urla: chiama il suo aiutante per sapere cosa stia succedendo, e questi gli riferisce di un prodigio divino.
All'atterraggio, i piloti affermano di non aver notato nulla di speciale, tranne un lampo bianco, che tutti hanno visto, e una breve interruzione del contatto radio con la base.
Costantino esce dalla tenda e vede in cielo cinque stelle luminosissime,
disposte a formare un simbolo che riconosce immediatamente essere quello dei
seguaci del Cristo.
Molto interessante è la formazione che gli aerei tenevano quando scomparvero:
in quadrato, con uno al centro. Un pilota afferma anche che gli è parso
che la terra, sotto di lui, per un momento fosse più verde dell'usuale.
La sua testimonianza viene esclusa dal rapporto.
Costantino fa schierare i soldati, e li galvanizza promettendo loro vittoria
nella battaglia contro l'esercito di Massenzio, che stanno per affrontare,
poiché porteranno sui loro scudi questo simbolo, indicato dal cielo
stesso.
Sia davvero il cielo, o semplicemente la fiducia, il successo arride veramente
alla causa di Costantino.
NELLA NEBBIA
Quando guidava nella nebbia gli venivano strani pensieri, quasi sogni ad occhi
aperti...Fermarsi in mezzoalla strada, senza accostare, restando sulla carreggiata.
Spegnere le luci, abbassare il vetro del finestrino, ascoltare il silenzio
dei campi intorno. Attendere che arrivi un'automobile che non fa in tempo
a frenare, il cozzo, un grande lampo rosso, e poi un buio liquido e denso...
Ma non va mai come si vuole - e lo si vuole poi davvero? - , l'altra auto
frenerebbe in tempo, l'autista scenderebbe infuriato o, al massimo, se non
riuscisse a frenare, sarebbe lui a sprofondare nell'infinito, senza averlo
desiderato, anzi, magari paventandolo...
Improvvisamente, gli venne l'irresistibile curiosità di sapere se il
sapore della striscia bianca in mezzo alla strada si mescolasse con quello
dell'asfalto, nel punto in cui si interrompeva, molto di più che dove
la striscia continuava per decine di metri. Forse i sapori del bianco e del
nero, incontrandosi, formavano qualcosa di più tenue, pacato...
Ricordava il sapore purissimo del bianco, leggermente acido - sapore del sole
- ; l'aveva ancora sulla lingua, assaggiato un'estate di tanti anni prima,
l'estate di quando aveva sette anni, insieme a tanti altri sapori...
Ricordava il sapore delle dita dei piedi di una sua cuginetta, ognuno con
un gusto differente...
Il sapore dei lombrichi, del cemento, della carta dei Topolino...del ferro
della chiave dell'auto di suo padre, dove andavano a nascondersi, nei pomeriggi
assolati, per assaggiare i mozziconi di sigarette che trovavano nei posacenere...
Accostò al bordo della strada e fermò la macchina.
Scese e si inginocchiò sull'asfalto. Faceva freddo, ma non tanto. Sentiva
il suo grasso redistribuirsi sul davanti, schiacciato, mentre cercava di piegarsi
per lambire il colore colla lingua. Ebbe un brivido, e come le vertigini.
Gli venne fatto di pensare al Papa, quando baciava la terra negli aeroporti.
Ma ultimamente gliela porgevano su un vassoio.
Appoggiò entrambe le mani a terra, ma lo sforzo era grande ugualmente.
Gli mancò come il fiato. Il cuore cominciò ad impennarsi, e
si fermò di botto.
Crollò su un fianco. Gemette, ma non gridò, tanto non c'era
nessuno lì intorno.
Peccato solo per tutta quella nebbia.
J.D.
"Mister... Ehi, mister!" Mi guardai intorno. Tranne Frank, non c'era
nessuno. La voce pareva venire da un mucchio di stracci, in preda a strani
sussulti vicino ad un bidone dei rifiuti. Poi, guardando meglio, vidi che
si trattava di un uomo, un barbone che stava tentando di alzarsi.
"Ho sentito involontariamente parte della vostra conversazione. Siete
giornalisti e state cercando lo spunto per una bella storia. Io vi dico: raccontate
la mia. Ma se pensate che valga qualcosa, siate voi a offrirmelo, perché
io non posso chiedervi nulla."
Confesso che questo strano discorso m'incuriosì. Questi tipi le inventano
tutte per spillarti qualche spicciolo, ma non mi era mai capitato qualcuno
che non chiedesse niente. Ero divertito. "Ma senti un po'! E se noi ti
ascoltassimo e poi non ti offrissimo nulla?"
"Me ne andrei tranquillamente" disse "e il perché potrà
rivelarlo il mio nome. Io sono Jack Denim."
"Denim" esclamammo all'unisono. L'Uomo Che Non Deve Chiedere Mai!
Condannato adesso non ricordo bene se da un'antica maledizione o da un remoto
contratto pubblicitario a consumare la sua vita senza poter chieder alcunché,
pena la morte. Era scomparso dalla scena pubblica molti anni prima, ed ora
eccolo, sporco, lacero, distrutto, ma senza dubbio argomento perfetto di uno
stupendo pezzo di colore.
"Davvero siete Denim?" gli chiesi, con voce forse troppo bassa -
ancora oggi non so perdonarmi.
"Come avete detto?" chiese.
Pagai io il suo funerale. Ma non riesco a liberarmi dal senso di colpa di
aver provocato la sua morte. Da allora, più che parlare, urlo.
PELLEGRINAGGIO
METROPOLITANO
Si svegliò, e quasi senza sapere che facesse, si alzò, si vestì
coi gesti dell'abitudine, infilò il cappotto e uscì. Il terreno
era bagnato, ma non pioveva più. Camminò a lungo senza guardarsi
intorno. Cominciava ad allontanarsi dal suo quartiere. Percorse molte strade,
anche alcune di cui non avrebbe saputo dire il nome. Conosceva, a un dipresso,
la zona. Imboccò una via che gli risultava familiare. Sentiva attorno
a sé i rumori della città che si svegliava, come ogni mattina:
l'aprirsi delle finestre, le voci degli addetti ai camions della nettezza
urbana che già lavoravano mentre molti ancora dovevano svegliarsi.
Il sole era già uscito, ma sopra ai tetti si scorgeva soltanto un vago
bagliore diffuso; una bruma leggera offuscava tutto il cielo, che gravava
come una cappa lattea sulla città.
Sentiva lo scalpiccìo dei propri passi sul selciato, davanti a sé
non vedeva che strade vuote.
Gli alti palazzi impedivano ogni tanto la visione del cielo, se non per una
striscia azzurra, in alto.
Era schiarito.
Cominciava ad avvicinarsi al centro. Si vedeva dalle facciate dei palazzi,
più ricche, antiche. Raggiunse una piazzetta e l'attraversò
per arrivare sotto ad un portico che circondava una chiesa. Proseguì
sfiorando le colonne. Nel centro la città era piena di portici.
Arrivato in fondo uscì all'aperto, e voltò a destra; continuò
fino ad arrivare al punto dove sapeva avrebbe dovuto voltare di nuovo.
C'era una statua, in mezzo alla piazzetta, di un uomo che leggeva. Qui, voltò
a sinistra. Un altro portico. Ormai sembrava agire meccanicamente, come se
il cervello avesse lasciato al corpo il compito di proseguire nello svolgimento
delle funzioni di routine, astraendosi da tutto.
Intanto, la città cominciava ad affollarsi. Già, mano a mano
che si avvicinava al centro, le vie erano sempre meno deserte.
Incominciava ad incontrare qualcuno, operai mattinieri, pendolari.
Attraversò varie stradine trasversali, e finalmente giunse alla piazza
centrale della città.
Si portò esattamente al centro, e cominciò ad urlare.
CODICI
- Paperino chiama Mamma Oca. Qui il Ten. Isaac Abrahamson del IV gruppo esploratori,
in codice, Paperino.
Vi trasmettiamo la registrazione della conversazione avvenuta sulle nostre
frequenze quattro giorni fa tra l'esploratore avanzato Ten. Abraham Tareson
ed una fonte radio sconosciuta.
Si fa altresì rilevare che il Ten. Tareson, nome in codice Abramo,
era convinto di parlare con il Quartier Generale Avanzato, nome in codice
Diopadre. Inizio registrazione:
- Crtzzzz... Abramo chiama Diopadre. Diopadre rispondi. Ci sei, Diopadre?
Chiamo sugli 80 Mhz. Rispondi, Diopadre. Abramo chiama Diopadre. -
- Cosa c'è, figliuolo? Cos'è questa insistenza? -
- Te la do io l'insistenza, imbecille! Dovresti essere sempre al tuo posto!
-
- Ero andato un momento al bagno. Comunque, dovresti sapere che non cade foglia
che io non... -
- Va bene, senti, devo fare rapporto. Prendi nota: Ottanta divisioni sul lato
est. Duecento tra carri e autoblindo a nord. Poi: truppe poste... -
- Non mi importa di questi ordigni di distruzione e, anche se mi interessassero,
non avrei bisogno che fossi tu a riferirmene. -
- Non ti...? Ma sei pazzo, soldato? Passami subito un tuo superiore! -
- Non ne conosco, Abramo. Io sono superiore ad ogni cosa. -
- Senti, Diopadre, non fare...Diopadre? Ma...No. Non può essere. _
uno scherzo. Sarebbe impossibile, no? Sarebbe impossibile, cristo! -
- Che cosa vuoi da Cristo, Abramo? Adesso non c'è, ma... -
- Oh Cristo! Ah ah ah! Mio Dio, Cristo, Gesù, zumpappà. Gesù,
Giuseppe, Marta Maria, Lazzaro? Ooh, Lazzaro! Zumpappà, zum...CrzzzzTac.
-
- Fine registrazione. Il Ten. Tareson si è suicidato due giorni dopo
questa conversazione, in preda ad evidente shock nervoso. Anche prima della
missione aveva manifestato turbe psichiche. Riferiscono i commilitoni che
si era lamentato del fatto che gli fosse stato assegnato come nominativo in
codice il suo nome proprio. Diceva che gli avrebbe portato male. Sembrava
quasi che lo sapesse, signore. -
- Anch'io lo sapevo. Io so tutto. -
- Ma...Sto parlando con Mamma Oca, no? -
- Qui è Diopadre che parla, figliuolo. -
I VECCHI
PALAZZI
Le porte dimensionali dimenticate nel nostro universo sono innumerevoli.
Entrarvi, anche per caso, non significa sempre la certezza di riuscire ad
uscirne.
Perciò, attenti a qualunque cosa facciate.
Potrebbe far scattare una Serratura...
Stanco com'era, non se la sentiva di fare tutte le scale in una volta sola.
Quei vecchi palazzi senza ascensore...
Quando fu in cima alla prima rampa, chiuse gli occhi e continuò a camminare
in direzione del muro, senza voltare verso la seconda rampa, con l'intenzione
di appoggiarcisi un poco, e poi riprendere la salita.
Se qualcuno degli altri studenti che stazionavano, a volte, fumando, sul pianerottolo
più su, fuori dalla sala di lettura, l'avesse visto, non gli importava.
Sentiva gli occhi che gli pulsavano ed i piedi dolergli. Doveva smettere di
fare così tardi, la notte.
Ebbe l'impressione immediata di avere fatto un passo di troppo, rispetto allo
spazio visto prima di chiudere gli occhi, e di dover essere arrivato, ormai,
alla fresca levigatezza del muro, ma la sensazione fu troppo breve.
Non fece in tempo a ricevere l'informazione dai suoi sensi; sentì come
il soffio dell'aria che fuggiva tra lui e il muro e improvvisamente gli parve
come di affondare, di infrangere la tensione superficiale di un liquido oleoso
che lo risucchiava. Ma non era spiacevole, non ci fu affanno.
E di colpo fu inglobato, nessuna più sensazione di corpo attorno a
sé. Buio completo.
Inutile aprire gli occhi: non c'erano occhi.
Inutile dibattersi, non c'erano membra che potesse muovere.
Affluì dentro di lui una tranquillità infinita.
Sentì formarglisi nella mente una domanda: "Sono morto?"
La risposta gli giunse dal Tutto: "No."
Tanto gli bastava. Adesso poteva riposarsi.
PENNE
Stavo dando l'inchiostro alle mie stilografiche - sapesse quanto bevono! -
quando...Come? Si, signore, ne ho molte. Più di cento. _ una collezione
molto bella e, se vuole...D'accordo, mi scusi. Dicevo: stavo lì con
le mie penne, quando hanno suonato.
Io non ho risposto, sperando che lasciassero perdere, perché dare l'inchiostro
è un'operazione piuttosto delicata: non posso darlo a tutte contemporaneamente,
quindi una volta che ho iniziato sarebbe meglio che non m'interrompessi a
metà. Ma quelli insistevano, e sono dovuto andare alla porta.
Apro, e mi vedo questa ragazzina che entra di botto e comincia a tirar fuori
prodotti dal suo zaino: cerotti, lamette, deodoranti...
Le dico che non compro niente, che se ne vada...
Ma lei insiste, tira fuori non so che altro e, alla fine, perfino un coltello
multiusi, tipo svizzero.
Io ho cercato ancora di mandarla fuori, ma lei insisteva; mentre tentava di
mostrarmi il funzionamento del coltello, si è ferita ad un dito.
Ho cercato di impedirlo, ma è stato tutto un insieme di circostanze:
lei, così insistente, così irragionevole...
E le penne! Le mie penne non sono mai così!
Ma avevano sete, gli stavo dando l'inchiostro... E vedere quell'inchiostro
rosso, che io non dò loro mai...
_ stato troppo, non hanno resistito. Ma non l'ho uccisa io, signore; ho cercato
anzi di fermarle.
Quando mi hanno trovato stavo solo togliendo le penne dal corpo di quella
poverina...







