di Serge Quadruppani
Evitare sia la
falsità del "parola per parola" quanto l'appiattimento dell'opera con un "bel
linguaggio" insipido: nella mia attività di traduttore, so quanto il problema
del giusto equilibrio, né troppo aderente al testo, né troppo lontano, sia
fondamentale. E' da una posizione similare che vorrei parlarvi, riguardo a
quanto è appena successo nel vostro Paese.
Nato in Francia perché i miei nonni paterni e materni erano fuggiti dalla
povertà che regnava all'inizio del XX secolo sulle alture piemontesi, nutrito
a polenta e gnocchi dalla mia più tenera infanzia, da tempo vivo una buona
parte dell'anno nel vostro Paese. In Italia mi sentivo a casa mia, esattamente
come nel mio quartiere parigino di Belleville. Però, attualmente, non so più
molto bene dov'è la mia casa.
Per spiegarvi la mia incertezza, bisognerà che vi parli del sorriso che ha
dominato la campagna elettorale. Un sorriso imperturbabile, conservato in
tutte le circostanze, contro venti e maree, anche quando le urne gli erano
contrarie, perfino quando i magistrati volevano cancellarlo con delle domande
imbarazzanti. Che fosse per scagliare i più violenti attacchi, le falsità
più clamorose, le apologie di se stesso più sfacciate, questo sorriso non
si è mai attenuato durante la campagna pubblicitaria che ha accompagnato il
successo d'una Offerta Pubblica d'Acquisto dell'Italia.
Cambiamento d'icona,
cambiamento di sistema: Andreotti, il solo politico che possa oggi essergli
paragonato per ampiezza di poteri ha un fisico, per così dire, opposto a quello
del vincitore odierno. Il suo sottile sorriso non faceva che accentuare l'aura
inquietante, manipolatrice e calcolatrice che gli si attribuiva. Manipolazione
e cospirazione appartengono certamente all'arsenale di Berlusconi, ma sono
per così dire sublimate in un sistema di dominio che avanza a volto scoperto.
Questo dominio prende il volto avvenente del Grande Fratello (Big Brother
in v.o.): un' espressione facciale che sembra fissata per sempre in una sorta
di materiale plastico, un sorriso digitale, geneticamente modificato. Il sorriso
della manipolazione profonda, il più vicino alle radici della vita organica
e dell'immaginario. Si tratta, elevato al culmine del suo potere seduttivo,
del sorriso che poco tempo fa, in Francia, veniva chiamato con divertito disprezzo
un sorriso da "venditore d'aspirapolvere": il sorriso di quei viaggiatori
di commercio che hanno conquistato il mondo. Sono loro oggi alla testa dei
grandi gruppi di comunicazione, loro lavorano a plasmarci la testa, loro riportano
tutti i valori ai miliardi virtuali che circolano al di sopra di noi, tra
satelliti borsistici, in un tempo detto "reale": il tempo senza durata dei
computer.
Hanno preso tanto più facilmente il potere quanto più si è lasciata l'attività
umana subordinarsi ai parametri basilari del comprare e vendere. Non serve
a niente notare che la maggioranza berlusconiana, in fondo, non è che molto
relativa (2% dei voti di vantaggio), né ricordare che a volte degli autocrati
sono stati democraticamente eletti, o sogghignare sulla tendenza a gettarsi
tra le braccia di un uomo voluto dalla provvidenza. Questi non è di una specie
riservata agli italiani, (e non sono i Francesi, che hanno una lunga tradizione
in materia, che si trovano nella posizione giusta per impartire lezioni).
Se il potere di cui disporrà Berlusconi rischia di essere esorbitante, non
sarà certo per mancanza di rispetto per la forma della democrazia: si può
anzi dire che quanto più esteso sarà il suo potere, tanto maggiormente egli
la rispetterà.
Bisogna guardare la verità in faccia: una grande massa d'Italiani ha aderito
al modello umano che si incarna nel sorriso del Grande Fratello. Adulato sia
dai membri della classe media arricchita, quanto dai poveri che hanno con
lui lo stesso rapporto degli Albanesi che traghettano il canale d'Otranto,
questo modello fa del narcisismo televisivo l'ideale delle relazioni umane,
del consumismo unito alla competizione individuale il solo orizzonte sociale.
Va di pari passo con il precariato generalizzato, con la cacciata degli immigrati,
la telesorveglianza, le catastrofi ecologiche e altre espressioni della modernità.
La civilizzazione dal volto berlusconiano è universale, guadagna ogni giorno
terreno sull'intero pianeta , dalla Cina al Messico passando per il cantone
francese. Il suo messaggero, il suo agente universale sono gli Stati Uniti.
I Francesi, che sono ben lontani dall'aver contribuito quanto il vostro popolo
all'edificazione degli USA, non immaginano quali antichi vincoli vi leghino
a loro. Con il loro campanilismo culturale, fanno presto a ridere di voi.
Non si accorgono che state semplicemente mostrando loro il cammino: la follia
dei telefonini è appena arrivato in Francia, con dieci anni di ritardo rispetto
al vostro Paese. E da alcune settimane Loft story, traduzione "francese"
del Grande Fratello, occupa senza dividerlo con altri lo spazio dei media,
le serate in famiglia e le classi dei licei. Per la verità, basta avere viaggiato
un po' per vedere che il sogno americano occupa una buona parte delle teste,
specialmente al Sud. Per accorgersi anche che un altro modello umano continua
a essere ricercato, tra i miserabili di Port au Prince come tra gli intellettuali
critici newyorkesi, tra i sans papiers di Parigi o nelle associazioni
di donne in Africa e altrove, tra i contadini brasiliani o gli operai coreani,
su Internet e nell'ambiente creativo artistico e musicale.
Per sviluppare quest'altro modello, non si può contare su una sinistra istituzionale
che, come in Francia, non fa che ripetere che bisogna adattarsi al mercato,
una sinistra che non ha più altra dottrina se non il compassionevole I
care, e che non ha mai tentato di sconfinare dai modelli televisivi immaginari.
Non si può contare sulla vecchia politica così ben rappresentata da Nanni
Moretti che, sotto i riflettori di Cannes, ha rimproverato violentemente a
Bertinotti di non aver sostenuto l'Ulivo. Dico ciò senza simpatia particolare
per il leader di Rifondazione: soltanto mi sembra che il cineasta non si renda
conto che molti di coloro che hanno votato per RC l'hanno forse fatto proprio
perché questo partito rifiutava di sostenere l'Ulivo. Per la vecchia politica,
i voti degli elettori appartengono ai loro eletti. Ciò era vero fintanto che
le appartenenze politiche si radicavano in dati locali e socioculturali duraturi.
Questa realtà finisce per cadere in polvere sotto i nostri occhi. Chi la rimpiangerà?
Ciò che è stato fatto così velocemente, in modo talmente spettacolare da Forza
Italia può disfarsi domani altrettanto rapidamente sotto la spinta delle lotte
sociali e delle contraddizioni in seno alla base elettorale forzista, in particolare
quando i bassi redditi si accorgeranno che Berlusconi non smette di allargare
il loro canale d'Otranto.
Miei cari amici italiani, dal 20 al 22 luglio, io marcerò a Genova a fianco
di quelli tra voi che vogliono dare al mondo un volto diverso da quello di
un venditore di aspirapolvere pronto ad aspirare tutto lo strato d'ozono purché
frutti del guadagno.
Non andremo verso dei confronti senza sbocco, ma incontro alle donne e agli
uomini del pianeta che vogliano costruire un progetto umano in opposizione
a quello del G8, nome in codice del Grande Fratello mondiale. Allora, certamente,
nelle strade della vecchia città da sempre aperta ai grandi venti del mondo
e a tutte le ribellioni, io mi sentirò nuovamente a casa.








Serge Quadruppani
Serge
Quadruppani è un noto scrittore francese di romanzi noir, che alterna con
l'attività di traduttore in italiano. Il suo ultimo romanzo apparso da noi
è L'assassina di Belleville, Giallo Mondadori n. 2705.
Questo
articolo, destinato a Il Secolo XIX di Genova che non ha voluto pubblicarlo,
è stato tradotto da Maruzza Loria.