La guerra di Piero (Fassino)

di Nico Maccentelli

 

Dormi sepolto da un corteo giulivo
non è la quercia e nemmeno l'ulivo
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille bandieroni rossi

Lungo le sponde della mia corrente
voglio che scorrano i mercedes argentati
non più i cadaveri dei cassaintegrati
lasciati a casa in modo indecente

Così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
mandi soldati come si deve
a farsi accoppare in mezzo alla neve

Fermati Piero fermati adesso
lascia che il media ti osanni al congresso
della tua base ti porti la voce
un bel vaffanculo a morir per la croce

Ma tu non la udisti e il tempo passava
e a ogni stagione si bombardava
e arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

E con la coscienza in fondo alle palle
vedesti un nano in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa d'un altro colore

Sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai trombato
troncare di netto il suo mandato

Ma se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per il cesso
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi d'un uomo dimesso

E mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede, ha paura
ed imbracciata l'editoria
non ti ricambia la cortesia

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
per insultare quel nano pelato

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tuo partito finiva quel giorno
e sotto il 5% non c'è più ritorno

Rutelli bello morir come un paggio
dei forti poteri ci vuole coraggio
Rutelli bello dritto all'inferno
avrei preferito mandarci Piperno

Dormi sepolto in un mare di grano
quello che ha fatto la borsa a Milano
c'ha guadagnato persino anche Bossi
col prezzo dell'ero e i papaveri rossi