L'America sotto attacco
(da un messaggio alla Eymerich mailing list)

di Francesco Mattioli

Qualche commento del giorno dopo:

Premetto che lascio da parte il comprensibile orrore per la morte assurda dei poveracci sugli aerei o sui grattacieli. Per me rimane comunque un'azione brutale, ma non meno di quelle che accadono ogni giorno in varie parti del mondo (e spesso ad opera degli stessi americani). Ovvero, tutti i morti sono uguali e quindi non vedo perché 10.000 americani dovrebbero avere un peso maggiore di 10.000 serbi o palestinesi.

Dal punto di vista strategico, un colpo maggiore non si poteva organizzare. Bombardare l'America nella sua terra è stato il sogno di molte nazioni, dal Giappone alla Germania che con tutto il loro apparato bellico non sono mai riusciti nemmeno ad avvicinarvisi. Il tutto organizzato con assoluta povertà di mezzi, in contrasto con le cifre spaventose che ogni anno si investono in armamenti, l'attentato è stato pianificato con intelligenza, colpendo in maniera simbolica. Il pentagono, definito il palazzo più sicuro del mondo, e le torri gemelle, simbolo stesso di New York, ovverosia dell'America, ovverosia del loro modo di vedersi difensori della libertà del mondo. Il secondo aereo, che si schianta solo quando tutte le telecamere sono puntate sul palazzo, sembra fatto apposta per mostrare al mondo l'avvenimento, come una sfida.

Direi che è il segno di un nuovo modo di concepire la guerra. Come in ogni rivoluzione degli armamenti, coloro che rimangono attaccati al vecchio sistema si dicono disgustati dai metodi brutali del nemico (nel medioevo, chi si scandalizzava per i combattimenti durante la 'tregua di Dio' o per le razzie delle campagne può forse paragonarsi a noi che siamo colpiti dall'uso dei kamikaze). In questo caso direi che l'America ha seminato vento e raccoglie scorregge. Fin dalla seconda guerra mondiale si è dimostrata la crescente inutilità degli armamenti a stabilire la superiorità su una nazione. La risposta prima di tutto americana è stata quella di sterminare la popolazione civile per piegare i governanti (il Giappone si piega solo dopo l'uso criminale della bomba atomica su obiettivi CIVILI). Fino ad arrivare alle recenti guerre (Golfo, Kosovo) dove nonostante la soverchiante superiorità di mezzi dal punto di vista sia numerico che tecnologico, non ha segnato nelle regioni attaccate un deciso collasso del loro apparato militare, tanto è vero che Saddam Hussein è ancora al suo posto con tutti gli onori e Milosevic è caduto solo dopo una rivolta interna. Le guerre, recentemente, si risolvono nella decimazione della popolazione civile e nell'impoverimento/inquinamento delle aree interessate, si risolvono cioè sul piano economico: X miliardi di investimento in bombardamenti provocano Y miliardi di danni nei decenni seguenti. Nessuno provoca il ribaltamento deciso di una potenza dai tempi della seconda guerra mondiale. Sotto questo aspetto l'azione che abbiamo seguito in questi giorni offre il maggior danno con la minore spesa, approfittando delle condizioni favorevoli del terreno attaccato, cosa di cui i militari americani, si sa, non si curano molto.

Quindi una guerra non dichiarata, senza mezzi né insegne, senza nessun chiaro colpevole. Le rivendicazioni sono infatti o poco credibili o presto ritirate, anche questo nello stile americano di negare qualunque evidenza fino al ridicolo. Nessun vero appiglio si è dato su chi siano i colpevoli su cui sfogare la propria vendetta per mantenere salda l'apparenza di nazione invulnerabile e scoraggiare eventuali emulatori. Questa 'geniale' strategia impone agli americani un momento di stallo (il presidente accenna forse a Bin Laden ma è costretto a rimanere sul vago). Bin Laden sembra il più probabile capro espiatorio, necessario per sfogare l'ira del bambino America. Che sia o meno il vero colpevole non ha molta importanza finché non si avranno prove certe (e da come è stato organizzato il tutto, nel momento in cui si troveranno prove certe saranno probabilmente artefatte). Agli occhi del mondo un qualsiasi attacco americano contro qualunque nazione avrà sempre un vago sentore di punizione arbitraria e forse casuale (si sa come opera la giustizia americana...).

Che fare? Dal punto di vista psicologico la soluzione sarebbe ovvia. Se tu vai in giro tirando schiaffi alla gente non c'è da stupirsi se appena ti volti uno ti pianta un coltello fra le scapole! Questa crisi sarebbe il momento giusto per mettere in discussione il rapporto dell'America con il resto del mondo e di rendersi conto di quanto il proprio atteggiamento ha infiammato l'odio di chi ci si ostina a voler 'proteggere'. Purtroppo gli stati si comportano come bambini viziati (spero sia dovuto al fatto che l'umanità è una specie ancora molto giovane!) e tutto fa pensare che le risposte non saranno accomodanti. Il presidente afferma che l'esercito è pronto a sferrare un duro colpo ai terroristi (nessuno sa COME colpire il terrorismo che, a differenza di una nazione, non è localizzato in un territorio), si risponde quindi come al solito, schiacciando senza pietà una piccola nazione che di per sé non costituisce il vero pericolo agli Stati Uniti. Nel resto del mondo pare che ogni nazione stia approfittando della crisi per giustificare i propri interessi particolari di repressione. Israele afferma che schiaccerà la Palestina in quanto rappresentante delle nazioni che fanno uso di terrorismo, in Europa si prevede un innalzamento delle misure di controllo della popolazione, da noi si giustificano addirittura i fatti di Genova, in particolare la copertura aerea, e si osteggiano i movimenti antiglobal in quanto portatori del 'pericoloso' antiamericanismo. Tutti si schierano sotto la bandiera America=Occidente (=Mondo=Libertà...) per dare una spinta in avanti ai loro interessi politici. Proprio quegli interessi che sono il motore scatenante dell'ondata terroristica internazionale. Nessuno finore si interroga su quali siano le CAUSE di tutto questo, salvo un vago accenno superficiale alla follia religiosa degli esecutori e dei mandanti (ma raramente la follia ha mai potuto cambiare la storia se non appoggiata da interessi economico-politici...).

Ciò che colpisce è la grottesca ironia della situazione. I responsabili sembrano essere gli stessi gruppi terroristici che finora erano stati allevati-finanziati-istruiti dagli Stati Uniti per essere utilizzati come agenti destabilizzanti. I servizi segreti non hanno visto (o non hanno voluto vedere) nessun accenno del prepararsi della più grande azione terroristica del mondo; nonostante Echelon, satelliti-spia e quant'altro, agli occhi di tutti appaiono brancolare nel buio, tanto da istituire il sito internet in cui i cittadini comuni possono riferire atteggiamenti terroristici di cui per caso siano a conoscenza! (mi vedo già capuffici e vicini di casa a dover rispondere di accuse fantasiose...) L'apparato militare più grosso del mondo è inerme di fronte a qualche disperato armato di LAMETTE (l'arma più antica del mondo dopo il sasso!) Soprattutto sconcerta l'incoscienza di un'America che fino all'ultimo si è creduta l'invulnerabile padrone dei destini del mondo...

Cosa scaturisce da tutto questo? Innanzitutto un approfondirsi del senso di insicurezza americano (già comunque presente, come dimostra la loro filmologia) e, di rimando, dell'occidente in generale. Paradossalmente gli Stati Uniti appaiono più simili a noi di quanto possano esserlo i serbi, nell'immaginario mediatico collettivo. Per quanto ci si difenda o si punisca, si tratta di un'incrinatua difficilmente rimarginabile. In secondo luogo, se le misure di controffensiva saranno quelle prevedibili, un senso di ingiustizia dell'operato americano (e nostro se, come pare, dovremo
schierarci tutti al loro fianco) nella ritorsione verso altre popolazioni colpevoli solo per induzione. Insomma, la destabilizzazione del nostro mondo sacrosanto in qualche modo sta avvenendo e quindi lo scopo dell'attacco, salvo ravvedimenti sulla via di Damasco dei governanti, in questo senso è raggiunto. Su scala planetaria, non c'è dubbio che una recrudescenza della funzione americana di polizia corrotta internazionale provocherà il moltiplicarsi dell'incazzatura di chi vede in questo attentato un successo militare e l'inizio di un 'pareggiamento dei conti', a causa delle ferite che la stessa potenza americana ha così incoscientemente distribuito a chiunque non facesse parte dei suoi piani di potere economico. Una nuova coscienza sembra essersi formata in quei popoli che fino ad ora ci venivano presentati come ignoranti straccioni: colpire l'America (e non il MacDonald o il vicino di casa) come responsabile dell'oppressione mondiale. O forse, più probabilmente, si tratta di un accordo fra nazioni per il ribaltamento di un'egemonia durata troppo tempo. Ciò che è sicuro è che, in assenza di un solo, folle colpevole, i mandanti dell'attentato potrebbero essere il mondo intero e che, più che con i missili intelligenti, è sempre con un esercito di UOMINI intelligenti e motivati (fino al suicidio) che si compiono le azioni più efficaci.

Forse non ce ne accorgiamo, ma ho il sospetto che qualcosa stia cambiando profondamente.

 

 

 



Francesco Mattioli

Co-autore del Mirabolante Calendario dei f.lli Mattioli (http://digilander.iol.it/
calendario).

Disegnatore, collabora con la rivista Carmilla e sta realizzando il fumetto "La Furia di Eymerich" per la Mondadori.

E' anche uno degli autori di questo sito.