Il signore degli anelli di fumo

di Valerio Evangelisti

 

Questo editoriale avrebbe dovuto, nei progetti della redazione, essere dedicato alla “morte della fantascienza”; invece si trova obbligato a occuparsi della rinascita della Fantasy, e della sua proliferazione sociale.
Fantasy, lo diciamo per il lettore meno avvertito, è quel genere letterario che, prendendo le mosse da Tolkien, crea un medioevo immaginario, in cui si muovono con totale disinvoltura cavalieri ed elfi, maghi e giganti, demoni e re. Di origine prettamente inglese, ha trovato la sua terra d’elezione negli Stati Uniti. Cioè nel paese che, non avendo mai avuto un medioevo vero, è più incline a crearsene uno di fantasia.
Anche l’Italia è in piena Fantasy. Non perché consumi quel tipo di narrativa, peraltro abbastanza popolare anche da noi, ma perché una caricatura di medioevo ci circonda e ci assedia.
Il Giubileo, quali che siano valore e significato dell’evento in sé, sembra avere risvegliato in alcuni i peggiori istinti. Mostre antirisorgimentali in cui Pisacane è assimilato a un bandito e i Borboni di Napoli riacquistano fulgore e dignità; parate fasciste in cui si invita a dare in pasto i gay ai leoni del Colosseo; ex cultori di un paganesimo da operetta che si convertono alle messe in latino e tuonano contro i saraceni infedeli; fino alla beatificazione, che mette tristezza, di un papa che chiamava “cani” gli ebrei e li teneva chiusi in un ghetto apposito.
C’erano stati segnali premonitori a tutto ciò. Per esempio il prendere sul serio un libro imbecille (Il miracolo, di Vittorio Messori) che parla di gambe recise riattaccate e, en passant, tesse l’apologia del franchismo. Oppure il dare credito a un convegno su Julius Evola, teorico di un razzismo più selettivo di quello nazista e ossessionato dalla minaccia dei caratteri somatici negroidi. Per non parlare di una serie interminabile di “revisioni storiche”, aventi per oggetto la rivoluzione francese (assimilata a un genocidio attuato da pochi fanatici), l’antifascismo, l’Inquisizione, il colonialismo e così via.
Tutto ciò compone l’immagine di un medioevo molto più sinistro e inquietante di quello originale. Anche perché costituisce un pensiero a suo modo organico e coerente, fatto proprio da una coalizione che parte da certi ultrà da stadio, passa per ambienti cattolici integralisti (legati da bizzarri connubi ai seguaci tardivi di Aleister Crowley) e approda direttamente nei luoghi della politica, dove si sfoga nella difesa della maternità obbligata e colloca l’anima nella cellula dell’embrione umano.
Desta un certo stupore che questo pensiero, meno fumoso di quanto si pensi ed estremamente aggressivo, sia fatto proprio da forze che fino a poco tempo fa si professavano liberali. Il fatto è che il neoliberismo non è ancora riuscito a dotarsi di una propria teoria coerente, né forse mai vi riuscirà. Da cui la necessità di appoggiarsi a culture di matrice diversa, se non opposta, ma dotate di organicità sufficiente a fugare la nozione del conflitto sociale quale fattore evolutivo.

Sul fronte avverso, quello di chi dovrebbe opporsi al medioevo incombente, non troviamo squallore: troviamo il nulla, o, per meglio dire, la confusione eretta a sistema. Lasciamo perdere le proposte umoristiche di lettura obbligatoria della Bibbia nelle scuole. Lasciamo perdere le campagne antifumo modellate sul puritanesimo americano, e veicolo per l’importazione di pillole miracolose assolutamente inutili. Lasciamo perdere l’esaltazione della new economy quale possibile leva per l’eguaglianza sociale, che vede uniti Blair, Schroeder e un giornalista un tempo al soldo di Gardini, tornato vergine per un miracolo che farebbe impallidire Vittorio Messori. Lasciamo perdere, insomma, le grandi e solenni cazzate da cui siamo tormentati ogni giorno, sia sul piano delle notizie che su quello molto più concreto della nostra quotidianità.
Ci si aspetterebbe posizioni coerenti e combattive almeno da parte di chi si occupa professionalmente di scienza. Science-Fiction contro Fantasy, per richiamare un conflitto storico consono ai temi di questa rivista.
Be’, la combattività la troviamo, ma al servizio di quale causa? Ogni editoriale de Le Scienze firmato da Enrico Bellone è diventato un’invettiva. L’ultimo che è apparso era a favore delle centrali nucleari, in sintonia con la battaglia storica combattuta dalla rivista. Abbiamo ancora in mente i giorni di Chernobyl, gli inviti a rimanere chiusi in casa, le esortazioni a non consumare ortaggi a foglia larga, le nausee che colpivano un po’ tutti. Poi si è detto che la centrale nucleare di Chernobyl era obsoleta, diversa da quelle occidentali, lasciata arrugginire dall’irresponsabilità comunista: insomma, ferraglia.
Solo che poco tempo fa, mentre la popolazione di Chernobyl continua a partorire mostri, l’incidente si è riprodotto in Giappone. Paese barbaro, arretrato e comunista anche quello? Ulteriore eccezione irripetibile?
Non sappiamo dove fosse Enrico Bellone mentre gli italiani erano costretti a evitare gli ortaggi a foglia larga. Sospettiamo dietro una foglia di fico (larga, ma non troppo).
Se è questa scienza che deve contrapporsi al medioevo incombente, stiamo freschi. Del resto, si sono visti di recente scienziati e divulgatori scientifici (in particolare l’onnipresente Bellone, e Corbellini, su “Il Sole 24 ore”) scagliarsi contro il presidente del Sudafrica, Mbeki (un eroe della resistenza del suo paese all’apartheid e al colonialismo), perché aveva osato avanzare l’ipotesi che, tra le popolazioni africane, l’immunodeficienza fosse dovuta non al virus Hiv, ma alla miseria indotta dal neocolonialismo e dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Si sono visti accademici illustri (tanto per non fare nomi, Giorgio Tecce) presentare gli alimenti transgenici quale rimedio obbligato alla carestia e alla miseria, senza considerare che quel tipo di colture costringe gli agricoltori ad acquistare ogni anno le sementi (non riproducibili) presso le multinazionali che le fabbricano in laboratorio, divenendone totalmente dipendenti. Si è assistito all’assalto furente degli scientisti a oltranza contro la psicanalisi e la psicologia in generale, in nome di una psichiatria organicista costretta ad ammettere, nei propri convegni, di non essere riuscita a conseguire un risultato che sia uno (a parte il ritorno, in funzione di drastico calmante, all’elettroshock e ad altri simpatici sistemi di tortura... pardon, di cura).
Sarebbero questi gli antidoti all’oscurantismo dei cultori di beati antisemiti, dei fautori del Granduca di Toscana e dei sostenitori del diritto cellulare alla vita? Ne dubitiamo molto.
Il fatto è che tra progresso e regresso, tra sinistra e destra, la confusione regna sovrana. Fino a non molti anni fa, chi avesse sostenuto il diritto alla clonazione sarebbe stato giudicato un nazista (qualcuno ricorderà il romanzo e il film I ragazzi venuti dal Brasile). Oggi è di destra chi lo contrasta, mentre è di sinistra chi lo sostiene. Da un lato il rifiuto radicale della ricerca scientifica, d’altro lato l’ignoranza insistita delle sue valenze politiche. Il fatto che Clinton e Blair congiuntamente (alla faccia dell’Europa unita) rivendichino prima la proprietà anglosassone della mappa del genoma umano, poi la liceità della clonazione per fini terapeutici (fini iniziali, quanto al resto si vedrà), non pare scuotere più di tanto. Sono stati entrambi eletti quali punti di riferimento del moderno pensiero socialdemocratico. Con loro è il progresso; fuori è la barbarie.
Sembra di essere tornati ai tempi non lontani dell’infame, schifosa, merdosissima guerra del Kosovo. Se non sei per i bombardamenti sei con Milosevic. Oggi, però, l’alternativa che ti propongono è tra Torquemada e una versione socialista di Mengele, tra l’intangibilità di una cellula embrionale e un suo uso disinvolto per fini che la collettività non può controllare. Si tratta di scegliere tra un medioevo e l’altro: l’uno regressivo per definizione, l’altro spacciato per chiave di progresso.
Ci fanno schifo tutti e due, ma consideriamo il secondo più ipocrita. Ricordiamo un articolo de Le Scienze (tanto per cambiare) che esaltava come “scientifico” e apportatore di benessere il modello ultraliberista sperimentato in Polonia. Poi abbiamo trovato i fruitori del miracolo polacco ai nostri semafori, che vendevano fazzolettini di carta. Qualcosa ci dice che una sinistra non imbrogliona dovrebbe stare dalla parte dei polacchi che vendono fazzolettini (peraltro utili). “Scientifica” o meno che sia questa scelta.

Ma pare non esserci nulla da fare, almeno in Italia. Altrove è diverso. Senza spingerci fino a Seattle, storica manifestazione di un’insofferenza ormai cresciuta a livello planetario, né nel Chiapas, dove un movimento di straccioni armati partorisce analisi degne del più sottile degli economisti, basta portare lo sguardo oltre confine. Gli agricoltori francesi uniscono la lotta contro gli alimenti transgenici a richieste di quote maggiori di democrazia. Gli ecologisti tedeschi hanno costretto il loro governo a varare un piano per la chiusura delle centrali nucleari. Questo è ciò che noi chiamiamo sinistra. Questo è l’unico pensiero forte capace di battere il rigurgito di cascami reazionari, di virulenze razziste, di flatulenze monarchiche, di rigurgiti clericali, di riabilitazioni oscene di cui si alimenta la Fantasy italiana, e che un domani molto vicino potrebbe diventare l’unica cultura ufficialmente ammessa.
Ma, si chiederanno in tanti, tutto ciò cos’ha a che vedere con la fantascienza, l’horror, il noir eccetera, e cioè con quella narrativa popolare cui “Carmilla” è consacrata? Be’, nei momenti in cui la letteratura “alta” stava in ginocchio, è sempre stata quella “bassa” a parlare chiaro e forte, approfittando della sua maggiore libertà. Noi, memori della lezione di Jean-Patrick Manchette, ci limitiamo a portare alle conseguenze ultime quella vocazione, con deliberata sfacciataggine e spernacchiando chi ci vorrebbe decerebrati.
Compito facile. La “cultura alta”, convertita non tanto al pensiero unico quanto al pensiero nullo, per poter stare meglio in ginocchio si sta scavando un loculo molto simile a una fossa, mentre attorno si aggirano stormi di neri avvoltoi. Se mai si girerà a guardarci (difficile), accenderemo con calma una sigaretta e le soffieremo il fumo in faccia. Anche e soprattutto dove è scritto Vietato fumare.

 

 

 





 

Valerio Evangelisti