di Giovanni dall'Orto
1) Coordinate zero
"Queste invece sono le nostre destinazioni più famose e, come
forse saprete, tanto più una meta è stata frequentata e tanto
meno costa il viaggio", proseguì cortese il commesso. A mezz'aria
fra lui e i clienti apparve la proiezione virtuale delle date e dei luoghi,
con i relativi prezzi.
"A una coppia di sposi novelli come voi consiglierei la meta 729: è
una coppia di pastori anatolici, verso il 630 a.C. e sono di un abbandono
totale: un'esperienza davvero insolita". Sulla lista virtuale la meta
729 si illuminò maggiormente; il prezzo ("assolutamente ragionevole")
lampeggiava in evidenza.
"Altrimenti", continuò il commesso virtuale ai due sposi
attenti e silenziosi, "se preferite qualcosa di totalmente nuovo, la
meta 8212 è stata attivata solo da otto settimane: è un mercante
fiammingo con il suo schiavo, nel 1720; l'unico inconveniente è che
c'è una certa dose di violenza, per cui la meta non è proprio
ideale per una coppia di sposini freschi freschi". La meta 8212 lampeggiava
a mezz'aria: il prezzo era stavolta decisamente spropositato.
"No, ha ragione", interloquì l'uomo a destra, "una cosa
del tipo della 729 è più adatta". Il suo sposo annuì,
senza parlare: era un bell'uomo i cui tratti decisamente occidentali contrastavano
gradevolmente con la pelle assai nera del viso, nel quale splendeva incastonato
il bianco degli occhi e del sorriso.
L'uomo a sinistra si rivolse allora al marito: "Antoine, per me è
sufficiente per decidere. Ci deconnettiamo?". Antoine annuì e
ordinò: "Deconnessione". L'ufficio turistico virtuale scomparve
attorno ai due uomini, che si ritrovarono sulle poltroncine di collegamento
del soggiorno di casa loro.
"Allora?", chiese Antoine.
"Mah, la 212 mi tenta molto, ma anche la 382 e la..." Jaime sbirciò
le annotazioni sul taccuino che teneva sulle gambe, e i suoi occhi scintillarono
sul viso nero, "la 987, la 1048 e ovviamente la 729, che attira anche
me".
"Ti dirò che anche la 447 mi attira molto", rispose
Antoine.
"Sei schifosamente prevedibile: non sai resistere quando c'è di
mezzo un negro, eh?", scherzò Jaime fingendo di schiaffeggiarlo.
I due scoppiarono a ridere ed Antoine si buttò a corpo morto su Jaime,
facendo ribaltare la seggiolina anatomica e finendo a terra avvinghiato al
marito.
Aumentando le risate Antoine aggredì con i baci Jaime, che ridendo
a sua volta si difese e respinse con le mani il volto di Antoine che cercava
il suo. "Hai proprio ragione!", proclamò Antoine simulando
un'irresistibile lussuria; "Se vedo un negro non so resistere! Soprattutto
se quel negro sei tu"!
Un bacio interruppe il suo discorso e le sue risate.
2. Coordinate zero + 23 giorni
"Allora, vada per la 729", comunicò Jaime.
L'impiegata seduta di fronte a loro non era stavolta una persona virtuale
simulata dal computer, bensì la scannerizzazione di una persona reale
in collegamento in tempo reale da qualche parte del mondo: per legge le persone
virtuali non potevano firmare contratti. Ovviamente i vestiti e l'acconciatura
potevano essere creati dal computer, ma affinché il contratto fosse
valido il volto, le mani, le impronte digitali e della retina dovevano essere
riprese dal vero. Un tratteggio luminoso giallo oro aureolava perciò
il confine delle parti reali e segnalava dove finiva la simulazione del computer
e dove iniziava la ripresa reale. Anche le immagini di Jaime e Antoine erano
aureolate: Antoine anch'egli di luminoso giallo, Jaime di viola.
"Ok per la 729", annuì Antoine. "Vorrà dire che
alla 447 andremo la prossima volta"..
"A me gli uomini piacciono bianchi", ribatté Jaime
con un tono falsamente sdegnato.
"Invece io li preferisco neri, e nell'Anatolia del 630 il massimo che
io possa sperare è di trovarmeli un po' abbronzati", lo rimbeccò
Antoine.
"Se facevano i pastori saranno di sicuro di un bel colore tostato. E
comunque tanto hai già me ed è già più di quel
che ti meriti".
"Ci scusi, sa?", rispose Antoine coinvolgendo nello scherzo l'impiegata.
"Vuole sempre aver ragione lui"...
La donna rise, indulgente, di fronte a quei familiari giochi da sposi novelli.
"Di sicuro nessuno discute per avere torto!", commentò complice
e possibilista, ridendo ancora.
Poi, tornando professionale al lavoro, come aveva fatto decine d'altre volte
di fronte agli scherzi delle coppie di sposini, aggiunse: "Allora, dov'eravamo
rimasti... Se va bene la 729, se lo desiderate potete già firmare per
il trasferimento di credito... a meno che abbiate altre domande da farmi".
"No, direi che va tutto bene", commentò Antoine.
"Ok", confermò Jaime.
"Allora appoggiate per cortesia la mano sullo scanner e poi firmate qui
e qui, per favore", disse l'impiegata appoggiando l'immagine virtuale
di un foglio sopra lo scanner, accanto alla penna ottica.
I due sposini appoggiarono le mani sullo scanner, firmarono il foglio virtuale
con le penne ottiche e infine digitarono il codice di conferma; immediatamente
la stampante impresse la loro copia del contratto appena firmato su un foglio
di carta elettronica.
"Bene, signor Cottin-Mondujano e signor Mondujano-Cottin, io resto a
vostra disposizione per qualsiasi cosa di cui possiate avere bisogno",
si accomiatò la donna.
"La Transchronicon vi augura un buon viaggio ed un'esperienza di vostro
gradimento. Posso deconnettermi?". I due uomini si fissarono per una
frazione di secondo e annuirono assieme.
"Grazie e buon viaggio. Deconessione", disse la donna, e l'ufficio
virtuale sparì.
Antoine si sporse verso lo scanner e lo spense, commentando: "Bene, alla
fine è fatta".
3. Coordinate zero + 28 giorni
Antoine aveva scelto per l'immagine privata dell'istruttore virtuale della
sezione "relazioni uguali" della Transchronicon, certo come
provocazione per Jaime, un negro di alta statura. Jaime aveva risposto alla
provocazione dando al suo istruttore i tratti della madre di Antoine, prima
dell'ultimo trattamento ringiovanente. Sbirciando nelle rispettive realtà
virtuali, in attesa dell'inizio della lezione, i due erano scoppiati a ridere
e si erano scambiati, come ragazzini, scappellotti e finti rimproveri.
Infine il computer avvisò che la lezione stava per iniziare. Il soggiorno
svanì all'improvviso, e i novelli sposi si ritrovarono nello Stoà
dell'Atene classica, assieme ad altre coppie di aspiranti viaggiatori.
"Benvenuto a tutti", disse l'istruttore virtuale alle persone collegate
nella teleconferenza.
"Come già sapete, prima di affrontare il vostro viaggio nel tempo
è importante che ne conosciate i princìpi elementari. Questo
per evitare delusioni, false attese, e soprattutto per rendere più
piacevole il viaggio stesso.
Innanzi tutto è necessario sapere che il viaggio nel tempo è
un viaggio virtuale"... un brusìo si levò, come ogni volta,
a queste parole... "un viaggio virtuale, ma in tempo reale: una volta
iniziato non è possibile interromperlo prima della scadenza prefissata.
Questo perché verrete "depositati" alla data prescelta, e
poi il collegamento si sposterà immediatamente nel futuro per "raccogliervi"
quando sarà passato il tempo che avrete scelto.
Mantenere il contatto con voi per tutto il tempo che resterete nel passato
sarebbe straordinariamente ed inutilmente costoso: con questa tecnica sono
invece sufficienti due semplici contatti sequenziali di durata infinitesimale,
che vi consentiranno di "tornare" una frazione di secondo dopo essere
partiti, anche se foste stati via per un giorno intero.
Questa tecnica ha permesso alla Transchronicon di offrire tariffe assolutamente
concorrenziali, rendendo per la prima volta possibile il viaggio nel tempo
anche ai privati".
"Come forse già sapete", continuò l'istruttore virtuale,
"il viaggio nel tempo non è fisico. In pratica nessun vero e proprio
oggetto fisico può tornare indietro nel tempo. Il consumo di energia
cresce per ogni cronone (che come immagino saprete è l'unità
di misura dei viaggi nel tempo) moltiplicato esponenzialmente per la massa:
se vi interessa, l'equazione esatta può essere memorizzata dal vostro
computer premendo il tasto funzione 18.
Il motivo per cui nessuno ha mai inviato un proiettile ad assassinare il proprio
nonno, o Hitler, o Gesù Cristo, è che per tenere in aria un
proiettile per qualche secondo ed accelerarlo avrebbe dovuto attaccare il
collegamento energetico... direttamente ad una stella!
Gli alti consumi di energia del viaggio del tempo sono causati dallo spostamento
di nano-macchine con componenti dello spessore di tre atomi per la frazione
di un cronone: immaginiamo lo spostamento per qualche secondo di un oggetto
non miniaturizzato, o addirittura di un essere umano! Teoricamente fattibile,
ma in pratica impossibile.
Ecco perché noi possiamo solo penetrare nel passato più o meno
come spettatori in una proiezione di realtà virtuale, con la differenza
che questa volta la realtà virtuale corrisponde alla realtà
reale.
Ma allora, vi state certo chiedendo, perché mai dovremmo spendere i
nostri soldi per qualcosa che non si differenzia dalla realtà virtuale
che si ottiene normalmente da qualsiasi storia virtuale, con i migliori attori
ed il miglior software?
La risposta è semplice: perché in questo caso voi sperimenterete
non simulazioni, bensì vicende reali vissute dalla vostra meta! Tutto
è assolutamente vero, assolutamente accaduto! Se avete scelto di ascoltare
un concerto di musica classica, per esempio rock del XX secolo, voi sentirete
con le vostre orecchie gli esecutori originali, e non interpreti di oggi vestiti
all'antica da un programma di realtà virtuale! Non solo: anche la percezione
che ne avrete sarà quella di un ascoltatore del XX secolo: baderete
alle cose a cui baderà lui, noterete i dettagli che notava lui, insomma
scoprirete un'infinità di aspetti insoliti e inattesi!".
Qui l'istruttore virtuale fece una pausa ad effetto e si guardò attorno,
scrutando sorridente gli studenti.
Antoine approfittò della pausa per togliere fulmineamente l'audio e
commentare: "Quello sguardo di fuoco rende il mio istruttore pazzamente
eccitante, trovo".
"Fa' solo attenzione al modo in cui ti sta guardando tua madre in questo
momento e vedrai che ti si ammoscerà immediatamente", ribatté
soave Jaime, sporgendo la mano per riconnettere l'audio.
Fin qui è tutto chiaro?", chiese l'insegnante virtuale guardando
attorno a sé il gruppo di allievi, abbigliati da antichi greci dal
software (molto kitsch) della Transchronicon.
Tutti annuirono: in realtà le cose dette erano in gran parte già
note a molti di coloro che avevano deciso di intraprendere un viaggio nel
tempo.
L'insegnante virtuale, comunque, insistette: "Nessuna domanda?",
e poiché nessuno reagì riprese la lezione: "Bene, allora
proseguiamo", e ricominciò a camminare accanto agli affreschi
dello Stoà. Le immagini virtuali degli allievi si incolonnarono, scivolando
sul terreno senza muovere le gambe, per seguirlo nel soleggiato paesaggio
antico, tra il frinìo dei grilli e delle cicale.
"Come ho appena detto, il viaggio nel tempo non avviene fisicamente.
Come forse già saprete, le nostre apparecchiature si limiteranno a
prendere la vostra impronta mentale ed il minimo della vostra memoria necessaria
per avere un "io" in grado di percepire; duplicheranno il tutto
e l'invieranno a ritroso nel tempo fino alla "meta" prescelta.
La "meta", ovviamente, è il cervello di un essere umano,
e lasciatemi aggiungere che alla Transchronicon utilizziamo oltre mezzo milione
di micro-sondaggi temporali per individuare le coordinate spazio-temporali
di una "meta" assolutamente unica per i nostri clienti... Ovviamente
ciò spiega anche l'alto costo delle nuove "mete", non ancora
ammortizzate: la Transchronicon sceglie solo il meglio. Con la Transchronicon
non correte mai il rischio di trovarvi nella mente di una "meta"
che fa cose banali e prive di interesse, come passare una giornata a tessere
la lana o a pregare gli dèi...
Le esperienze eccitanti della vostra meta voi le percepirete attraverso i
suoi occhi, le sue orecchie, la sua lingua, il suo naso... e naturalmente
il suo sesso". Come al solito i clienti risero a questa battuta.
"Le nostre apparecchiature provvederanno a scegliere un'area cerebrale
della meta, la predisporranno come una memoria di buffer per memorizzare ogni
secondo della vicenda in un formato adatto alla lettura da parte della vostra
impronta mentale. Allo scadere del tempo prescelto, la memoria-tampone viene
copiata e poi cancellata completamente dalla memoria della meta, in modo da
non lasciare conseguenze nella meta e nella sua memoria.
Incidentalmente, l'energia consumata per trasportare avanti e indietro nel
tempo il nano-scanner per questa operazione assorbe da sola il 98% del costo
del viaggio nel tempo.
In futuro potremo fare di più: i cronologi discutono della possibilità
di duplicare la memoria di una meta, per poi cancellare dal suo cervello tutti
i dati non essenziali all'esperienza che ci interessa per lasciare più
spazio per i viaggiatori, e infine reinserire i dati alla fine della visita...
Il procedimento sarebbe oltremodo costoso, perché richiederebbe la
modifica d'un numero incredibile di sinapsi e quindi la permanenza nel passato
delle nostre apparecchiature, si è calcolato, per addirittura sedici
secondi e mezzo. Tuttavia il costo non sarebbe un problema il giorno in cui
in cui riuscissimo a scoprire finalmente le coordinate spazio-temporali di
Gesù, Maometto, Ballerio, Ibrahim, o anche solo di qualcuno che assistette
alle loro imprese.
Comunque sia, per ora tutto questo è solo fantascienza. Torniamo coi
piedi per terra nel presente: qualcuno ha domande da fare?".
Un uomo alto e magro alzò la mano. "La meta si accorge della nostra
presenza?"
"No, ma se per quello neppure lei sarà in grado di percepire i
pensieri della sua meta", rispose l'istruttore virtuale. "Ciò
che faremo noi sarà creare un canale attraverso cui le sensazioni della
sua meta arrivino anche alla memoria di buffer compatibile con la sua impronta
neuronica. Gli esseri umani non virtuali usano solo un'infima parte del loro
cervello, in ogni istante della loro vita, e la Transchronicon usa solo quella
parte di cervello che la meta non utilizza in quell'istante.
"Se scegliessero te come meta ci sarebbe un sacco di spazio libero, allora",
celiò Antoine staccando all'improvviso la connessione e facendo riapparire
il soggiorno per entrambi.
"Invece nel tuo caso non ci sarebbero proprio, le sinapsi da utilizzare",
parò il colpo Jaime, sporgendosi impaziente per ristabilire il contatto.
Riapparve istantaneamente Atene e lo Stoà, ma a mezz'aria si librava
ora una scritta luminosa rossa: "L'UTENTE 20624893187 HA PROBLEMI DI
CONNESSIONE?". Jaime si sentì arrossire e attraversò con
il dito la casella luminosa del "No", rivolgendosi ad Antoine: "Ma
lo vedi cosa combini, cretino? La vuoi smettere di giocare?". Essendo
nuovamente innestata la teleconferenza, la frase fu udita da alcune coppie
vicine, che si voltarono a guardare. Il corpo reale di Jaime arrossì
nuovamente. Accanto a lui Antoine protestò a mezza voce: "Ma non
sta dicendo nulla di nuovo!".
L'insegnante virtuale si rivolse a Jaime e chiese: "Qualche problema?".
Antoine, sentendosi in colpa, si affrettò a far segno di no con la
testa. "No, grazie, è tutto a posto".
Per fortuna Antoine fu salvato dall'imbarazzo da un cronoturista giapponese,
un po' incongruo nel suo vestito greco del IV secolo a.C., che in quel momento
alzò la mano. Viso e mani del giapponese erano reali, ed ai confini
dell'area scannerizzata fiammeggiavano elegantissimi frattali di varie e sobrie
tonalità del glicine, grigio, viola e bianco, che rivelavano immediatamente
lo stile del programmatore "Monsieur Butterfly".
"Se ho capito bene, quello che ci offre la sua società è
in pratica solo un ricordo: noi ci addormenteremo, e ci sveglieremo pochi
secondi dopo con un ricordo che voi ci avrete impiantato, tutto qui".
"La ringrazio di avermi fatto questa domanda, che è molto importante",
rispose l'insegnante virtuale. Senza aggiungere che era in effetti talmente
importante che se nessun altro l'avesse fatta, se la sarebbe fatta da sé.
"Se le cose andassero così, l'esperienza del viaggio nel tempo
non avrebbe senso: basterebbe una memoria virtuale preconfezionata da adattare
agli schemi mentali di ogni cliente per poi impiantarla nella sua memoria.
Ciò, oltre tutto, avrebbe il vantaggio di costare una frazione di quanto
costa un viaggio nel tempo.
In effetti alcune ditte concorrenti stanno sperimentando la vendita di memorie
prelevate da un cronoturista che a sua volta l'abbia prelevata dal passato.
Come però lei saprà di certo, i dati trascodificati più
di una volta da un cervello umano all'altro perdono almeno il 40% di informazioni
ad ogni passaggio, perché finora s'è rivelato impossibile separare
i dati dovuti alla percezione del secondo cervello ricevente da quelli dovuti
all'esperienza del primo cervello trasmittente.
Non consiglierei perciò a nessuno, salvo ovviamente ad un mio concorrente,"
(e qui qualcuno rise) "di farsi impiantare una di queste memorie virtuali;
perciò noi della Transchronicon rifiutiamo di venderne.
Il nostro metodo è allora presto detto. I dati prelevati dal passato
secondo il suo modulo percettivo (che come lei sa è l'unico che può
funzionare con i percorsi sinaptici del suo cervello) le verranno impiantati
in tempo reale: cioè un secondo soggettivo per ogni secondo oggettivo.
Nel corso dell'operazione lei sarà tenuto in uno stato di dormiveglia,
appena al di sotto della soglia del sonno, in modo da permetterle di percepire
e memorizzare quanto sta "vivendo" e "vedendo".
Poiché i dati le verranno impiantati artificialmente, avrà il
vantaggio di non subire la perdita di informazioni che avviene nel normale
processo di memorizzazione nel cervello delle persone non virtuali.
Lei conserverà il ricordo di quell'esperienza, nitido come quando l'ha
vissuto, per tutto il resto della sua vita. La nostra ditta le offre un procedimento
semi-ipnotico che le permetterà, se vorrà, per un prezzo ridicolo
di rivivere quante volte vorrà in tempo reale tutta quanta l'esperienza,
dal primo cronogramma all'ultimo: una volta installato, infatti, si tratta
solo di stimolare la memoria a restituire i cronogrammi nella sequenza e al
ritmo corretto.
Insomma, lei sperimenterà realmente le sensazioni della sua meta per
tutto il tempo che lei ha prenotato".
Un breve silenzio imbarazzato fece seguito alla spiegazione, ma un'altra mano
alzata attirò subito l'attenzione di tutti i presenti: "Come fate
ad accelerare nel tempo?"
L'insegnante virtuale fece una pausa: "Ho usato quella frase per semplificare.
In realtà utilizziamo un universo parallelo nel quale il tempo scorre
a velocità diversa che nel nostro. Le equazioni relative al procedimento
appariranno sulla sua lavagna virtuale premendo il tasto-funzione 28 della
sua tastiera. I saggi fondamentali sugli universi paralleli possono essere
scaricati dalla sua stampante premendo il tasto-funzione 3. Inoltre...".
"Deconnessione! Cazzo, è tutta roba che sappiamo già",
sbottò Jaime: Antoine ne udì la voce reale accanto a sé,
ma gli altri videro solo che la sua immagine spariva di botto dalla lezione
virtuale.
Un istante dopo spariva anche l'Atene virtuale e Antoine riappariva nel soggiorno
della casa: "Lo so, ma non dovremmo ascoltare lo stesso? Loro ci tengono".
Jaime si alzò in piedi: "Senti, abbiamo firmato sul fatto che
ci assumiamo ogni responsabilità per ogni eventuale straniamento eccetera:
che altro vogliono? E' da due anni che sogniamo questo momento e che ci informiamo
sul funzionamento della cosa. Non possono ripeterci solo cose che sanno anche
i bambini. Vieni di là, invece, che mi è venuta voglia di una
cosa".
Antoine accennò a una protesta: "Ma dai, non è il momento...
dai, fermati, Jaime, smettila...". Ma già Jaime aveva preso la
mano di Antoine, lo aveva fatto alzare in piedi tirandolo verso la porta della
stanza; da parte sua Antoine, a parte le proteste, non opponeva nessuna resistenza...
infine scosse la testa, si mise a ridere e ridendo seguì Jaime oltre
la soglia.
Dalle finestre Deimos e Phobos spandevano nella notte la loro luce per tutta
la stanza.
4. Coordinate zero + 30 giorni.
I due erano davvero scatenati. Jaime non poteva vedere bene se stesso,
salvo quando lo sguardo della sua meta si spostava, distrattamente, sul proprio
corpo, che vedeva maturo, assai abbronzato (Antoine avrebbe apprezzato!),
muscoloso, baluginante di peli tendenti al biondo e segnato da una lunga cicatrice
chiara sulla coscia sinistra. Il suo partner poi era semplicemente fantastico.
Una ventina d'anni, capelli lunghi, nerissimi, che ondeggiavano in boccoli
lucenti ogni volta che spostava il capo.
Il viso non aveva perduto del tutto la dolcezza di tratti dell'adolescenza,
ma vi fioriva sul labbro superiore, sotto il mento e sulle mascelle una barbettina
sottile e rada ma nerissima, che gli conferiva l'indispensabile nota di virilità.
Il corpo era da favola: armonioso, molto abbronzato, secco, nervoso, con muscoli
come gomene. Piedi e mani erano callosi e perciò le carezze raspavano
la pelle per la loro ruvidezza, ma in fondo ciò aggiungeva solo quel
tocco esotico in più.
Contrariamente a quanto aveva temuto, il suo partner non era affatto sporco,
né puzzolente, anzi si doveva essere lavato da poco. Nella caverna
che era rifugio e abitazione dei due amanti aleggiava sì un odore di
stalla, ma lieve. Forse perché, pensò Jaime vedendo le bestie
sul fondo, la sua meta non lo percepiva nemmeno più... per fortuna.
Il corpo del giovane mischiava gli odori del fieno, del fumo di legna e dei
suoi animali, ma il sapore che la lingua della meta sentiva toccandone la
pelle liscia sapeva appena di sudore, giustificato dalla sera estiva che tradiva
il calore nel tremolio dell'aria del pezzo di cielo, ritagliato dall'entrata,
azzurro e rosa contro le pareti nere di fuliggine.
Jaime sentiva di amare quel ragazzo: davvero. Gli occhi della meta si spostavano
ad ammirarlo, a guardare il suo corpo, il suo petto, il suo viso, la sua bocca,
i peluzzi che spuntavano luccicando attorno ai capezzoli scurissimi.
Il ciuffo di peli del pube, che a punta di lancia si spingevano all'ombelico,
più neri ancora sulla stridente chiazza bianca attorno ai fianchi,
dove mancava l'abbronzatura.
Il sesso, già bagnato di piacere, che scivolava delicatamente nella
mano della sua meta.
Le spalle che erano un guizzare continuo di muscoli che si gonfiavano e svanivano
come un branco di gazzelle in fuga...
Jaime lo amava. Non solo perché sapeva che di là, in quello
stesso istante, nell'altro corpo c'era Antoine. Lo amava perché la
sua meta gli trasmetteva l'amore che provava: Jaime vedeva nei gesti della
sua meta la devozione, il rispetto, l'adorazione che si prova per la persona
amata. Riconosceva gli indugi del suo sguardo, le pause, i momenti in cui
il corpo della meta, che lui sentiva come suo, si rilassava totalmente nell'abbandono
di chi non ha altro da chiedere alla vita se non di fermare per sempre il
tempo a quell'istante... cosa che, in parte, si era realizzata per Jaime e
per gli altri cronoturisti.
La sua meta ed il suo partner scambiavano parole in una lingua sconosciuta
ma gradevolmente piena di vocali. A volte sussurravano, a volte ridevano,
a volte interrompevano il discorso con un bacio.
La lingua che il ragazzo insinuava fra i denti della sua meta aveva un sapore
strano, che non conosceva, ma conservava un vago sentore di origano. Ogni
tanto portava una goccia di saliva dolce. La sua punta morbida e calda dava
colpetti delicati alla lingua della sua meta, poi saettava veloce e si muoveva
attorno alla lingua scorrendo sui denti e guizzando all'indietro. Jaime sentiva
l'effetto del gioco della lingua nell'aumento di eccitazione della sua meta:
sentiva la forza irresistibile che lo obbligava ad irrigidire i muscoli della
schiena e del ventre, sentiva le onde alterne di piacere che la mano del giovane
scatenava nel sesso, sentiva il bisogno di allargare e stringere le gambe
per assecondarle...
Amava quel ragazzo. Lo amava perché riconosceva nei suoi gesti i gesti
suoi propri e di Antoine, i gesti intimi, le carezze, i tocchi segreti e speciali
che conoscono solo i veri amanti. Riconosceva il gesto di allargare le braccia
e attirare a sé l'altro, proteggendolo, blandendolo, carezzandolo.
Riconosceva gli spasimi, l'impazienza, le calme improvvise, il lento inesorabile
crescere della voglia, il bisogno di darsi di più, di spingersi più
a fondo, di perdersi completamente, dimenticarsi di chi fosse, dimenticarsi
di possedere una volontà.
Tutto ciò non era suo: tutto ciò veniva dalla sua meta... ma
più passavano i minuti e più la differenza fra se stesso e la
meta diventava impercettibile. Lui era sempre stato quell'uomo: senza saperlo
ne aveva condiviso, nella sua vita di tremila anni dopo, i gesti, le attenzioni,
le pause e le impazienze... Migliaia di anni lo separavano da lui, ormai polvere
fra le polveri dell'Anatolia, ma i gesti, quei gesti, quegli sguardi, quel
desiderio, soprattutto quel desiderio, lo univano a lui in un'unica entità.
Jaime provò la morsa del dispiacere di non poter comunicare col suo
ospite, non poterlo chiamare "fratellino", "bambino mio",
"amore mio"...
Antoine avvicinò la testa con la solennità di un rituale e leccò
con la punta della lingua, a piccoli tocchi esitanti, le labbra di Jaime.
Jaime scoccò la lingua nella bocca di Antoine, baciandolo con forza,
e chiuse ed aprì gli occhi e vide gli occhi di Antoine che lo fissavano,
lo cercavano, lo vedevano.
Jaime vide il sorriso complice disegnarsi sulle sue labbra. Sentì pure
che l'erezione stava per esplodere e con un gesto rapido bloccò la
mano di Antoine, serrando in una morsa il suo polso.
Antoine rise, si sottrasse a lui e s'alzò in piedi, facendo due passi
indietro e torreggiando nel suo splendore, adorabile, desiderabile, con i
riccioli ed il sesso oscillanti ad ogni piccolo movimento.
Alzò un sopracciglio. Sorrise.
Era un invito. Jaime si alzò in piedi.
Antoine fece un passo verso di lui e aprì le braccia.
5. Coordinate zero + 21 anni e 258 giorni
"Signor Cottin-Mondujano, le ho già detto che la questione è
chiusa. La legge proibisce espressamente i viaggi temporali con mete vissute
meno di centoventi anni fa.
Possibile che davvero non si renda conto di cosa succederebbe se non fosse
così? Chiunque potrebbe usare come meta una persona "vissuta"
giusto un secondo prima, e sapere quindi istantaneamente quello che sta facendo
una concorrente in affari, un avversario politico, magari un poliziotto che
indaga su di lui.
Nessuna ditta di viaggi temporali, per nessuna ragione, nemmeno ottima come
la sua, è disposta ad infrangere la legge. Se si sapesse in giro che
la cosa è stata fatta anche solo una volta, di sicuro la gente esigerebbe
nuove leggi per rendere ancora più difficile il viaggio nel tempo.
Le pare il caso?".
Finito di parlare il funzionario, attorno al cui viso si muoveva una linea
tratteggiata blu cobalto, si lasciò andare contro lo schienale della
poltrona del suo ufficio virtuale.
"Ma io non sto chiedendo di usare altre persone come meta!", ribatté
Antoine disperato. "Io voglio entrare in me stesso, in me stesso
di vent'anni fa! Voglio solo possedere una memoria precisa, nitida, cronogramma
per cronogramma, di mio marito. Voglio poter rivivere il giorno in cui ci
conoscemmo, il più bel giorno della mia vita. Non infrango la privacy
di nessuno, non creo problemi a nessuno: perché non volete aiutarmi?".
"Perché, come le ho già detto e ripetuto, lei creerebbe
un precedente che altri potrebbero poi invocare, e..."
"E anche se altri volessero rivivere esperienze usando se stessi come
mete, che male ci sarebbe? La privacy sarebbe comunque salva! La mia vita
è mia, la mia vita mi appartiene!".
"Signor Cottin-Mondujano, io la capisco ed ho simpatia per il suo problema,
ma semplicemente mi è impossibile risolverglielo. Cerchi di farsene
una ragione. Suo marito è morto, né io né lei possiamo
farci nulla. Accetti il destino, chieda aiuto ad un centro di salute mentale.
Vedrà che un po' alla volta anche lei si abituerà, si rassegnerà
all'idea.
Provi magari a richiamarmi, quando starà un po' meglio: potremmo studiare
assieme qualcosa che l'aiuterà a riprendersi, ne sono sicuro. Nel frattempo,
mi concede di disconnettermi?"
"Faccia pure", ribatté Antoine alzandosi in piedi. "Tanto
a me nulla interessa più se non posso mai più rivedere Jaime.
Finestra".
"Oh mio dio!", esclamò il funzionario sbarrando gli occhi
quando l'immagine di Antoine sparì. "Imbecille, pazzo, bastardo
di un uguale!", sputò la sua immagine virtuale mentre la mano
si muoveva nell'aria componendo il codice di emergenza.
6. Coordinate zero + 23 anni e 138 giorni
"Buongiorno presidente", disse l'uomo porgendo la mano alla donna
elegante di fronte a lui.
"Buongiorno verificatore Mauri", rispose la donna con affabilità.
"Ci siamo già tutti?".
"Aspettavamo lei per iniziare", ribatté cortese l'uomo.
"Io mi scuso per il ritardo, ma spero che lei immagini che la necessità
d'essere presente fisicamente all'incontro mi ha creato enormi problemi con
le teleconferenze per le quali avevo già dato la mia parola. Sono riuscita
a sbrigarne due o tre mentre ero in treno, ma non mi è stato"....
"Per carità", osservò ridendo l'uomo, "non c'è
bisogno che si scusi, presidente. La grana ha preso di sorpresa tutti quanti
noi".
"La ringrazio Mauri, lei è sempre così gentile, davvero",
sorrise la donna, mentre con un unico gesto si sedeva, apriva la cartelletta
dei documenti e orientava il sedile girevole verso i convenuti.
Una breve pausa segnalò ai presenti che la presidente della Transchronicon
stava raccogliendo le idee. "Grazie a tutte e a tutti per essere venute
e venuti con così poco preavviso ad un incontro a presenza fisica.
So che la cosa sconvolge la vostra programmazione e quindi non perderò
tempo con i convenevoli e partirò senz'altri indugi dal problema.
Questa mattina, alle nove (ora locale), è stata comunicata alla nostra
sede centrale la sentenza del tribunale di Base Gandhi. Questo signor... Cottin-Mondujano,
sì, che ci aveva fatto causa, ha ottenuto il permesso di effettuare
un viaggio temporale avente come meta se stesso... venticinque anni, quattro
mesi e sedici giorni fa".
Il brusìo che si levò fra i presenti sommerse le parole finali
della presidente Paarvo. Sui visi di due o tre consiglieri, che evidentemente
non avevano seguito il caso, si leggeva un genuino stupore.
"Sappiamo tutti e tutte cosa significhi questa sentenza e quali rischi
corriamo se la "Legge dei centoventi anni" viene infranta. Nelle
mani di qualche concorrente troppo stupido o troppo avido la sentenza può
diventare un precedente tale da portare a conseguenze catastrofiche, forse
alla proibizione assoluta dei viaggi nel tempo.
Per nostra fortuna Cottin-Mondujano ha vinto la causa con limitazioni abbastanza
rassicuranti: può usare solo ed esclusivamente se stesso come meta
e lo può fare esclusivamente per ragioni terapeutiche".
"Ragioni terapeutiche per un viaggio nel tempo?", borbottò
un anziano consigliere.
"Sì", confermò Paarvo. "Cottin-Mondujano è
un uguale ed ha perso il marito nell'incidente di decompressione della Base
Polare. Non è mai riuscito ad accettare questa perdita. Ha tentato
tre volte il suicidio, una volta anche gettandosi da una finestra: molto teatrale.
Lui chiede di rivivere il giorno in cui conobbe il suo fu marito, a suo dire
"il più bel giorno della sua vita", perché lamenta
che mentre ricorda nitidamente ogni dettaglio dei viaggi temporali fatti con
la nostra azienda (e tra l'altro c'è il fatto che è stato un
nostro cliente affezionato per quasi vent'anni, il che forse spiega perché
ora si sia accanito contro di noi)... dicevo, mentre ricorda tutto di questi
viaggi, "persino le singole note dei concerti barocchi che ha ascoltato
grazie a noi" (sto citando la sua delirante denuncia), non ha che un
ricordo sfuocato di quello che oggi gli appare il momento più importante
della sua esistenza".
"E lo è?", chiese una voce femminile dalla saletta.
Paarvo fece spallucce. "Ovviamente no. Perfino lo psicologo che ha fatto
la perizia a lui favorevole ha scritto che soffre... un attimo solo per favore...
"di una fissazione paranoide, che gli impedisce di percepire la sua vita
dopo la morte di Jaime Mondujano-Cottin se non come una specie di realtà
virtuale". Paarvo si interruppe per il brusìo che si levò
a queste parole.
"No, non stanno riciclando la vecchia storia della sindrome da sdoppiamento
da realtà virtuale eccetera eccetera", e qui fece nell'aria un
gesto della mano come per scacciare qualcosa di sgradevole. "Se fosse
così, fra l'altro, sarebbe tutto più semplice, perché
come sapete nei nostri contratti i clienti si assumono ogni responsabilità
per eventuali effetti di straniamento successivi al viaggio temporale.
E' un problema nuovo, che pone nuovamente problemi vecchi".
"Quali problemi, scusate?", interloquì una giovane.
"I soliti", rispose Paarvo. "Creare un precedente. Mettiamo
che spunti fuori un pazzo che pretende di essere Gesù Cristo e che
"per motivi terapeutici" ci facesse causa per costringerci ad usare
Gesù come meta".
"Be', per fortuna almeno questo è impossible, per ora", ridacchiò
la giovane consigliera. Il silenzio di tomba che scese dopo la sua frase la
spaventò immediatamente. "Che cosa ho detto?", protestò.
"Mauri... ma davvero non sa niente?", chiese allarmata la presidente
Paarvo al consigliere seduto accanto a lei.
"Presidente, il corso di formazione prevedeva che ne venisse informata
un mese e mezzo fa, ma come lei sa tutti i corsi sono sospesi in attesa della
sentenza, e non potevamo fare a meno di lei: è la responsabile di tutta
l'Area 7. E non potevo immaginare che l'argomento avrebbe avuto rilevanza
per la riunione di oggi".
"Capisco", annuì Paarvo, ma la perplessità le si leggeva
ancora sul viso.
"Ma cos'è che dovrei sapere"?, osò chiedere la giovane
consigliera incriminata.
Paarvo aprì la bocca, ma non parlò, cercando le parole... Poi
come presa da un dubbio chiese a fior di labbra: "Lei è cristiana
o comunque teodula, per caso?".
Fu Mauri a cavare Paarvo dall'imbarazzo: "Ovviamente no, altrimenti non
sarebbe qui. Mi permette, presidente?".
Visibilmente grata, Paarvo assentì con un piccolo gesto degli occhi
e del mento.
"Ecco, consigliera Sese, l'uso di Gesù Cristo come meta è
possibile. Fu anzi... una delle prime mete focalizzate dalla Transchronicon,
settant'anni fa. Nell'impresa furono investiti oltre settanta miliardi di
microcontatti: e ai costi di allora, non ai costi di oggi".
La giovane scuoteva leggermente la testa, mentre gli altri consiglieri distoglievano
gli occhi da lei.
"Ma se... ma allora perché mentire per settant'anni? Perché
non offrire questo prodotto? Che logica ha...?"
"E' uno scambio. Avrà forse studiato che i viaggi temporali, quando
nacquero, subirono una violentissima ostilità dei gruppi religiosi
e politici, che cercarono di metterli totalmente fuori legge.
Per la Transchronicon fu una questione di sopravvivenza esaminare molto
attentamente la vita dei fondatori delle religioni e dei gruppi politici ostili,
proponendo un baratto: noi non diciamo nulla sul loro conto, e voi non dite
nulla sul nostro".
"Ma perché?", chiese ancora più costernata Sese, che
ancora non capiva.
Materna ma decisa la presidente Paarvo intervenì. "Consigliera,
non si preoccupi: molti reagiscono come lei, quando lo sanno. E in effetti
la cosa è indubbiamente sconvolgente. Ma come: l'opportunità
commerciale del millennio sciupata per colpa di un pugno di pazzi?
Bene, ricordi che i pazzi sono per l'appunto pazzi, e che non si sa mai quello
che possono combinare in nome della loro santa e fanatica pazzia: attentati
agli impianti, assassinii, rapimenti... Si sa come sono fatti.
Cosa abbiamo fatto allora? Abbiamo preso alcuni capi cristiani e li abbiamo
portati ad assistere... che so, alla scena in cui i fratelli di Gesù
(Simon Pietro, Giacomo... e quegli altri là che ora mi sfuggono) impedirono
alla moglie del caro estinto, come si chiamava... Maria Maddalena, sì,
di favorire la successione di suo fratello Lazzaro alla guida della piccola
comunità cristiana. "Sei una puttana di strada", fu la frase
più cortese che usarono.
Li abbiamo poi portati anche all'arresto dell'Orto degli Ulivi, dove un gruppo
di terroristi armati fino ai denti asserragliato nel Cenacolo gridava "Morte
ai keftiu", mentre i "keftiu" sfondavano la porta e trascinavano
nella polvere un Messia che si dibatteva insultava e minacciava la punizione
dell'Eterno.
Quanto a Maometto...". Vedendola ormai persa nella digressione, Mauri
fece un cenno discreto per richiamare al tema dell'incontro la Paarvo, che
con un riflesso condizionato mosse le dita nella sequenza che faceva apparire
a mezz'aria l'orologio. Solo quando davanti a sé non s'illuminò
nessun orologio si ricordò di non essere in realtà virtuale
ed alzò il braccio per guardare l'ora.
"Consigliera, lei mi perdonerà se non possiamo affrontare la questione
adesso. Credo che Mauri si preoccuperà subito dopo la riunione di farle
sapere tutto ciò che avrebbe dovuto sapere". Mauri annuì,
premuroso.
"Il punto che lei deve sapere qui ed ora è questo: noi con questa
gente abbiamo fatto un patto. Niente contestazioni del viaggio nel tempo,
ed anche niente notizie e niente uso di fondatori di religioni e movimenti
politici come mete. Inoltre, niente viaggi per i centoventi ultimi anni: la
"legge dei centoventi anni" l'abbiamo proposta noi, per calmare
le apprensioni della gente.
La polizia, di tanto in tanto, ci chiede di infrangere la legge, e noi per
i soli casi di omicidio facciamo volentieri il favore... purché non
diventi un vizio. Tanto i dati appresi con un viaggio temporale sono assimilati,
dal punto di vista giuridico, a quelli della realtà virtuale, e non
hanno quindi valore di prova.
Il problema che ci assilla oggi è dunque la rottura di questo equilibrio".
E qui la Paarvo distolse lo sguardo dalla giovane per rivolgerlo al resto
dell'udienza.
"Bene, consigliere e consiglieri, è necessario che voi decidiate
sul da farsi. La scelta è se ricorrere in appello contro questo Cottin-Mondujano
per salvaguardare questo equilibrio... o se accettare la sfida, che potrebbe
aprire un nuovo, interessante mercato".
"Sarebbe a dire?", chiese una consigliera.
"Be', poco fa qualcuno si è sorpreso di sentir parlare di uso
terapeutico del viaggio nel tempo. Ebbene: perché no? Questo Cottin-Mondujano
di sicuro non è unico nel suo genere. I viaggi con meta così
vicina e con coordinate spaziotemporali già note, come nel nostro caso,
costano infinitamente meno degli altri, ma potrebbero invece essere fatti
pagare molto di più per via del loro valore terapeutico".
"Non funzionerà: Cottin-Mondujano è un uguale, e gli uguali
sono fatti a modo loro", obiettò il consigliere alto e magro,
con appuntato il distintivo della zona 8.
"Cioè?", chiese Paarvo.
"Mah, si sa bene. La loro ossessione per la coppia monogamica, il loro
attaccamento morboso e maniacale ad uno stile di vita che li rende diversi
da tutti gli altri. Loro si definiscono "gli uguali", però
fanno di tutto per essere diversi dagli altri, per ghettizzarsi".
"Se prosegue così mi aspetto di sentirle dire che sono una minaccia
alla normale famiglia poligamica", commentò Paarvo.
"Non mi prenda per un bigotto. Solo, si sa che gli uguali sono fatti
così. Con la scusa di volere "legami forti" per reggere la
pressione dovuta al fatto di essere una piccola minoranza, vogliono a tutti
i costi distinguersi, essere diversi, con i bei risultati che vediamo in questo
signor Cottin-Mondujano. Se anche lui avesse avuto più coniugi, come
le persone normali, oggi non sarebbe nella disastrosa situazione psicologica
in cui si trova, per il suo attaccamento monomaniacale ad uno stile di vita
che si rivela una volta di più morboso e patologico".
"Consigliere Yakamura", intervenne a questo punto Mauri, "le
mie madri erano entrambe uguali, e non ho mai trovato nulla di insano nella
loro relazione".
"Non ne faccia una questione personale, la prego, verificatore Mauri,
e non se la prenda. Io dicevo solo che per colpa delle patologie mentali di
questo signore oggi ci troviamo a dover prendere una decisione pericolosa
per il nosto futuro, tutto qui. E' un dato di fatto".
"Sì", intervenne Paarvo, "siamo di fronte ad una sfida,
ma perché non accettarla? In fondo il fatto di poter rivivere le esperienze
che noi stessi abbiamo già fatto non infrange i princìpi per
i quali abbiamo pensato la "Legge dei centoventi anni". Cottin-Mondujano
su un punto ha ragione: non infrangiamo la privacy di nessuno usando
come meta noi stessi. Non è nulla di diverso da quello che facciamo
quando passiamo in rassegna nella nostra mente i ricordi...
Io credo che qui ci sia un nuovo, interessante mercato. Vorrei ora sentire
le opinioni di tutte e tutti prima di arrivare a una decisione.
Mauri, se vuole iniziare lei...".
7. Coordinate zero + 23 anni e 162 giorni.
La musica era un elemento che non ricordava. Canto minimalista cinese della
fine del XXI secolo: all'epoca andava molto di moda in tutti gli ambienti
uguali. Uno strazio. E gli odori: strani ma familiari: profumi fuori moda,
cibi mai più assaggiati... E la gente: persone ora morte, persone che
non aveva più visto da allora, amici che non ricordava di aver già
conosciuto così tanto tempo prima.
Tutto era come lo aveva ricordato, ma diverso, privo della sfuocata perfezione
di cui lo aveva ammantato il ricordo. Come la macchia un po' schifosa di liquido
all'angolo che tutti scavalcavano come se non esistesse: quella non la ricordava,
per esempio. "La percezione è selettiva", no?
Momento per momento Antoine aveva seguito il se stesso di allora andare alla
festa, parlare distrattamente con alcuni amici, fare un po' di questo e un
po' di quello... finché la porta si era aperta ed era apparso Jaime.
Il tuffo al cuore che aveva provato vedendolo era esattamente quello che ricordava,
almeno quello. Non che fosse quella la prima volta che lo vedeva (lo aveva
già intravisto mentre usciva dalla festa della settimana prima) ma
in fondo era tornato a quella festa proprio con la speranza di incontrare
lui... ed ora lui era arrivato.
Antoine notò con sorpresa come si fosse ristretto all'improvviso il
suo campo visivo. Ecco perché ricordava così poco di quella
festa: gli occhi della sua meta vedevano il resto, ma percepivano tutto in
funzione dei movimenti e dei gesti di Jaime. Se era assieme ad altre persone
notava solo come Jaime svettasse, snello, elegante, aggraziato in ogni gesto.
Se Jaime passava ad un'altra stanza notava solo l'assenza, e il corpo sentiva
l'urgenza di seguirlo. Se Jaime lo guardava notava solo quegli occhi d'avorio
incastonati nel nero che lo studiavano. Se Jaime...
Jaime, Jaime, Jaime. Era venuto per la festa, per ricordare come era stato,
ed invece vedeva solo Jaime, non avrebbe ricordato altro che Jaime!
E allora? Ecco com'era stato: così. Col cuore che gli batteva forte,
con la tensione che correva per la schiena, con la paura e la voglia, l'angoscia
di fare il primo passo, la paura di essere respinto...
Antoine restò per un attimo sconcertato. "Paura e voglia"?
Ma allora si stavano risvegliando i suoi ricordi autentici! I viaggi nel tempo
non avevano mai permesso l'accesso alle emozioni o ai pensieri della meta,
ma evidentemente in questo caso la memoria nuova andava a risvegliare potenti
ricordi ormai sopiti!
Antoine fu preso da una gioia improvvisa: questo tipo di viaggio funzionava
al di là di ogni speranza! Al ritorno avrebbe conservato anche i ricordi
delle emozioni provate quella volta, e l'idea che avrebbe inaspettatamente
riportato con sé, per sempre, quelle emozioni così delicate
e potenti lo colmò all'istante di speranza e felicità.
La sensazione di déja vu lo colpì come un colpo alla
nuca. Ricordò all'istante di avere provato già quella gioia
improvvisa, soverchiante, inspiegabile, anche quando aveva incontrato Jaime.
E ricordava anche di aver sperimentato la sensazione fortissima di déja
vu e di aver pensato "com'è buffa la mente umana"...
come se avesse già vissuto un'altra volta questo incontro, e come se
avesse da sempre saputo che la serata sarebbe finita bene, che lui e quello
splendido uomo sarebbero diventati amanti, anzi mariti, per sempre, per la
vita.
Adesso ricordò quanto quel coraggio lo avesse fortificato. Il ricordo
risvegliato era così forte che gli sembrava di viverlo in quel momento.
La sua meta, cioè il se stesso di prima, forte di quel nuovo coraggio
si mosse, si fermò di fronte a Jaime e disse: "Ciao, mi chiamo
Antoine. Ci siamo già incontrati?". Antoine si sorprese della
propria sfacciataggine: non era mai stato un tipo audace: di solito erano
gli altri ad avvicinarlo.
Jaime lo studiò per un attimo, però sorrise in modo cortese.
"Non credo", disse Jaime. "Però possiamo sempre rimediare".
E sorrise con quel sorriso meraviglioso che Antoine ricordava così
bene... e che anche alla sua meta era parso di ricordare così bene.
"Sei sicuro? Io ho come la sensazione di averti già conosciuto...
come se avessimo vissuto già insieme... come in un'altra vita".
"Forse in un'altra vita sì", rise Jaime, divertito dall'audacia
dell'avance. "In questa però no. E' solo da un mese che
sono in questa base e devo partire domani sera. Anzi, stavo per uscire per
andarmene".
La frase colpì Antoine come una nuova mazzata. Sì, ricordava
che Jaime gli aveva confessato che quando lui gli aveva rivolto la parola
era sul punto di andarsene: si stava annoiando. Se Antoine, preso da quell'improvvisa
sensazione di fiducia nel successo, non avesse fatto, contro il suo solito,
il primo passo, non lo avrebbe mai conosciuto... lo avrebbe perso per sempre.
Jaime stava infatti preparandosi in quei giorni a trasferirsi su Ganimede
("Peccato: era un nome così adatto per un uguale", aveva
scherzato dopo aver rinunciato all'idea).
"Così io ti avrei perso per sempre", commentò spaventato
Antoine.
Jaime allargò gli occhi e scoppiò a ridere: "Per essere
una persona che mi conosce da circa venti secondi ne hai di voglia di sbilanciarti!".
"Erano anni che aspettavo di rivivere questo momento", si scusò
Antoine preoccupato di aver fatto un passo falso.
"Rivivere? Ma davvero pensi che ci siamo già conosciuti in un'altra
vita?".
Antoine si sentì paralizzare dalla paura. Cosa stava succedendo? Di
nuovo la sensazione di déja vu. Ma cosa stava dicendo?
Imbarazzato, Antoine fece spallucce, come per scusarsi di quel che aveva detto.
"In un'altra vita... è un modo di dire... è come una sensazione.
Ma sai.. è che di solito sono timido e... questa volta non so cosa
mi ha preso. E' come se avessi sentito che un destino mi spingeva verso di
te, che io ti conoscevo da decenni".
Jaime si fece serio, pur senza svestirsi del sorriso. "Senti, non sarai
uno di quei tipi che hanno bisogno di blaterare di amore eterno e destini
cosmici per scopare una notte col primo sconosciuto che passa?".
"Io? Io nella mia vita ho avuto solo tre uomini. In relazione monogamica",
puntualizzò Antoine, col tono impermalito di un bambino accusato ingiustamente.
"Ma lo sai che sei un tipo strano?", commentò Jaime. "Però
sembri una persona sincera". Qui fece una pausa, la pausa che Antoine
ricordava ancora, che gli era persa lunga una vita, l'attimo che era servito
per la decisione: quella pausa.
Jaime lo guardò. "Mi accompagni fuori?", chiese dopo la
pausa. Appoggiò appena appena la punta delle dita sulla spalla e lo
baciò.
7. Coordinate zero + 23 anni e 163 giorni
"Dottoressa, non ritorna", disse l'assistente.
"Cioè?", chiese stupita la vigilatrice.
"Cioè, il cliente ha finito di vivere in tempo reale il periodo
di memoria del passato impiantata nel suo cervello, l'effetto del narcotico
è cessato, però non si sveglia... è come se fosse in
coma".
"Oh no. Rete: connessione! Chiamata per Mauri! Dammi un flacone di stimolante.
Accendi lo scanner neurale e va' subito a chiamare Singh e gli altri. Presto!".
"Mauri in connessione virtuale".
"Passi".
L'immagine di Mauri, seduto su una poltrona con un libro in mano, si materializzò
al lato del lettino del cliente.
"Buongiorno dottoressa. Ci sono novità?".
"Sì, e non buone. Sembra che il paziente non riesca a reinnescare
il processo della coscienza di sé dell'io".
"Cosa è successo?".
"Forse non erano sincronizzati bene i momenti di prelievo e di versamento
della memoria antica...".
"Non è solo questo, vero? Lo sa bene che non sono io responsabile
dei programmatori e delle programmatrici".
"No, in effetti non credo che il motivo sia quello... purtroppo. L'ho
chiamata, Mauri, perché i casi di "mancato reinnesco", nella
letteratura dei viaggi del tempo, sono in media due ogni decennio, e in tutti
i casi studiati si è sempre trattato di parziale compatibilità
di schemi neurali fra meta e cronoturista".
"Pertanto, dottoressa?"
"Pertanto la memoria del cliente si espande inaspettatamente al di fuori
dei limiti prefissati dalla sonda: è necessario perciò cancellare
l'innesto, tornare indietro, delimitare la nuova area diversa da quella prevista,
e ricopiare nuovamente il tutto. Ha sempre funzionato, salvo in un caso in
cui ci fu una quasi-fusione e si dovettero ricopiare pezzi della memoria della
meta assieme alla memoria di buffer.
Insomma, dovrebbe funzionare anche in questo caso... spero".
"Lo faccia, allora".
"Lo farò... ma questa non potrebbe essere un'occasione insperata
per seppellire tutto il problema? Basta far sapere in giro che a tornare indietro
nel proprio passato si entra in risonanza con se stessi, impedendo il ritorno:
i nuovi dati non riescono più a combaciare con quelli preesistenti
e l'"io" ne è destrutturato. In fondo è la verità".
"La ringrazio per il suggerimento, dottoressa, ma non è il caso.
E' stato deciso di fare un esperimento: arriviamo fino in fondo".
"Io spero che lei sappia quel che fa. Il nostro lavoro e forse il destino
dei viaggi nel tempo dipende dal capriccio di questo cliente. Le parlo come
ricercatrice: ricordi che i viaggi nel tempo non servono solo a fini ricreativi:
hanno permesso il recupero di intere antiche biblioteche perdute, hanno rivoluzionato
qualsiasi disciplina avesse a che fare con la storia, negli usi segreti governativi
hanno reso quasi impossibili le guerre: non hanno neppure iniziato a dimostrare
le loro potenzialità!".
"Dottoressa, per favore... Mi dia retta. Abbiamo già considerato
questi aspetti. Se qualcosa andasse male, non sono sicuro che la polizia non
chiederebbe alla Transchronicon il "favore" di usare me o lei come
mete, tanto per controllare. Vada avanti. Il rischio è calcolato".
La donna sospirò e mosse la mano in segno di saluto. "Va bene,
farò come chiede. Io mi disconnetto, allora: a risentirci. Deconnessione".
Mauri svanì.
"Al lavoro, allora", commentò la donna girandosi verso la
piccola folla di assistenti che si era riunita nel frattempo.
8. Coordinate zero + 23 anni e 163,5 giorni
Ragazzi, questa sì che era un'esperienza coi fiocchi, ben al di là
di quelle precedenti.
La serata con Jaime era stata indescrivibile: la memoria di tutte le sue emozioni
di allora si era risvegliata, fin nei dettagli più incredibilmente
minuti, ed era stato come se lui stesse rivivendo realmente in carne ed ossa
quell'esperienza, quasi se ne fosse nuovamente protagonista.
Forse era per la vividezza di quelle emozioni che emergeva di continuo la
bizzarra sensazione di déja vu che, adesso ricordava, aveva
sperimentato anche allora, per poi dimenticarsene, ovviamente.
Avevano parlato tutta la sera, ed Antoine aveva riscoperto le cento minuzie
che s'erano detti per conoscersi, scoprendo di avere mille interessi in comune,
mentre la simpatia reciproca aumentava. Erano tutte cose di cui s'era dimenticato,
e che ora aveva recuperato, anche in questo caso cariche di tutte le emozioni
di allora... Davvero da non credersi.
Adesso era notte e la sua meta, l'Antoine che un tempo era stato, dormiva:
aveva un appuntamento con Jaime per l'indomani, giorno di festa, e Antoine
sapeva già che domani avrebbe fatto l'amore con lui, per la prima volta.
Gli sarebbe piaciuto arrivare fino ad allora, ma lo psicologo del tribunale
gli aveva proibito la prima notte d'amore, temendo fosse controproducente.
Era strano trovarsi nella mente di una meta che dormiva: i viaggi commercializzati
di solito si interrompevano sempre, al cronone esatto, nel momento in cui
terminava l'esperienza interessante. Qui evidentemente la Transchronicon aveva
dovuto andare un po' a braccio... Pazienza: non doveva mancare molto alla
fine di quel viaggio così incredibile.
Persino il ricordo dei sogni gli giungeva ora a ondate soffocanti: pazzi,
e forti come non li aveva vissuti mai. Non era sgradevole... però era
strano. Aveva creduto che l'esperienza sarebbe stata diversa. Davvero si stupiva
della sua durata. Ricordava di aver concordato dodici ore di viaggio soggettivo:
solo la prima notte di incontro, come concesso dal tribunale. Gli pareva che
fosse passato più di quel tempo. E' incredibile come sia vero che l'esperienza
soggettiva del tempo e il tempo oggettivo non coincidano mai.
Per qualche secondo Antoine perse totalmente il contatto con i le sensazioni
della sua meta, ebbe la coscienza di essere solo, poi la meta ritornò.
Strano: era la terza volta che succedeva... e non gli era mai successo nei
viaggi passati.
"Allora?".
"Non si è innescato nemmeno stavolta".
"Ricopia tutto e rimanda indietro daccapo".
"Ma cosa sta succedendo? E lui si renderà conto del fatto che
il tempo è scaduto?".
"E chi ti dice che abbia voglia di lasciarlo scadere? Non ti ricordi
perché è tornato indietro nel tempo?".
"Vuol dire che quanto accade è intenzionale?".
"E che ne so? E' la prima volta che un cretino ci chiede di fare un giochetto
del genere. Forse sì, forse no: non sappiamo nulla di casi di risonanza
totale. Forza Singh, di nuovo: sposti avanti di un'altra ora la sonda".
"Fatto".
"Partenza".
"Non si è innescato".
"Singh, mezz'ora avanti. Non ci freghi, bastardo, dovessimo restare qui
tutta la notte! Partenza".
"Non si è innescato".
"Va bene, così evidentemente non funziona. Qualcuno ha suggerimenti?".
9. Coordinate zero + 23 anni e 164 giorni
La meta aprì e richiuse gli occhi nel dormiveglia. Antoine si accorse
che era giorno.
C'era qualcosa che non andava. Per quanto potesse essere soggettiva la percezione
del tempo, erano passate almeno otto ore da quando la meta era andata a letto...
infatti Antoine aveva sempre dormito otto ore per notte, per tutta la vita.
Per quanto poco la festa e la serata fossero durate, ormai dodici ore dovevano
essere passate.
Come se non bastasse, quegli strani mancamenti continuavano a ripetersi. Anzi,
se possibile diventavano più frequenti. Cosa stava succedendo? Antoine
si sentì invadere dall'angoscia.
La meta si svegliò di colpo e sbarrò gli occhi. "Che succede?",
pensò. "Perché sono così angosciato?".
Antoine si sentì invadere dal terrore. Aveva sentito chiaramente i
pensieri della meta! Ecco cos'era successo... mio Dio... era entrato in risonanza
col cervello della meta! La memoria di buffer si era aperta la strada verso
le sinapsi del cervello che lo ospitava, aveva annodato fili, reti, passaggi,
strade...
I messaggi che percorevano il cervello della sua meta avevano riconosciuto
un'impronta mentale familiare, ed erano riusciti a ripercorrere strade per
loro compatibili, anzi già note, a trasportare dati immagazzinati nel
loro standard solito... e certo: era la stessa persona!
"No! E se adesso sente i miei pensieri?", si chiese Antoine. Cosa
gli sarebbe successo se più di vent'anni prima avesse sentito una voce
nella testa, che gli parlava? Si sarebbe considerato pazzo? Di sicuro sì.
L'angoscia crebbe... e la meta si chiese perché. "Ma cosa cazzo
ho bevuto ieri sera per essere in questo stato?", si chiese.
...Antoine si rese conto del fatto che la sua meta non aveva udito i suoi
pensieri. E poi all'improvviso capì cosa era successo.
Era salvo. Era riuscito a tornare indietro. Stava utilizzando il suo cervello
reale per rielaborare e vivere a modo suo la memoria prelevata dal passato.
Quella poca memoria futura (l'essenziale per dare un senso all'esperienza
vissuta), che era stata innestata nel pugno di neuroni della memoria di buffer
predisposta nel cervello della sua meta, non era notoriamente sufficiente
a configurare una "personalità" che pensasse per conto suo.
A quanto pareva per le emozioni era sufficiente (magari dilagando ed utilizzando
neuroni e pezzi di memoria "rubati" alla sua meta: in fondo combaciavano
perfettamente), ma per elaborare pensieri no. Poteva "rubare" quelli
della meta, ma produrne e inviarne, no. Tutto si stava svolgendo nel suo cervello,
a casa, al ritorno.
Antoine si sentì sollevato. E si ricordò che quel mattino aveva
avuto un appuntamento con Jaime. E la speranza di poter vivere anche quell'esperienza
lo colmò di gioia improvvisa.
La meta provò quella gioia e allora Jaime gli tornò alla mente.
Di scatto si alzò per andare a prepararsi.
Di botto Antoine si trovò di nuovo solo: al buio, nel silenzio, come
sospeso nel nulla. Si accorse di non provare sensazioni di nessun tipo, come
se non avesse più sensi per percepire il mondo... come se il contatto
con la sua meta fosse staccato. Prima di avere il tempo per provare paura,
però, di colpo si ritrovò davanti allo specchio del bagno della
meta... lo specchio del suo bagno nella casa da scapolo, mentre guardava un
se stesso molto più giovane.
Capì che avevano cercato di riportarlo indietro. Stanno copiando la
memoria, poi la cancellano, la riportano indietro, poi la ricopiano un po'
più avanti e così via. Non riescono ad innescare il contatto...
però alla fine ci riusciranno.
Brave ragazze e bravi ragazzi, non mi lasciate qui, portatemi via prima che
la memoria di buffer si estenda fino ad assumere una personalità propria,
prima che io, cioè lui, cominci a sentire voci nella testa, diventi
pazzo e perda perciò la mia... la sua chance con Jaime. Prima
di perdere quel poco che m'è rimasto: se Jaime non mi vorrà
io non avrò nemmeno più il ricordo. Nemmeno più quello...
Antoine si chiese se ci sarebbero riusciti prima o dopo dell'incontro fatale.
Il contatto poteva interrompersi in qualsiasi istante, ormai. Lui poteva solo
limitarsi a sperare che alla Transchronicon non fossero così maledettamente
efficienti come al loro solito.
"Mauri, e se lasciassimo perdere?"
"Dottoressa, se lei desidera essere la prima vigilatrice della storia
a non aver riportato indietro il suo cliente, faccia pure, se crede".
"Per carità", rispose la donna spaventata. "Non parlo
sul serio: è la stanchezza che mi fa straparlare. Cos'altro possiamo
provare?".
"Potremmo mappare le ore susseguenti, ad esempio un cronogramma ogni
venti secondi, per vedere se si configurano momenti più favorevoli,
ad esempio se il cliente si addormenta", suggerì un'assistente.
"Una memoria di buffer non dorme", osservò secca la vigilatrice.
"No, Anna, dalle retta", intervenne Singh. "Forse ha ragione.
Se per qualsiasi motivo l'area del cervello dove è impiantata la memoria
di buffer riduce l'attività, se riusciamo in qualche modo a circoscriverla,
dovrebbe essere più facile ritagliarla in modo "chirurgico",
senza portare indietro parti in più, ritrovando gli "attacchi"
giusti all'"io" del cliente".
"Una cosa del genere ha un costo", obbiettò la dottoressa
voltandosi verso l'immagine virtuale di Mauri nella stanza.
"Dottoressa", rispose Mauri, "faccia anche questa prova.
E se non dovesse funzionare neppure questa la autorizzo, come caso estremo,
a scannerizzare tutta la memoria del paziente nell'attimo precedente la partenza
e a reinserirla dopo avere cancellato la memoria presente. In questo modo
cancelleremo il viaggio, ma almeno si risveglierà: ci avrà rimesso
solo un po' di ore di tempo oggettivo, ma nemmeno un istante di tempo soggettivo".
"Mauri, la avviso che il costo...", provò ad obbiettare la
donna.
"Dottoressa, può dimenticarsi, solo per questa volta, di essere
azionista della Transchronicon, e fare di nuovo per un po' la ricercatrice?
Le parrà di tornare giovane". Mauri sorrideva mentre parlava,
in modo da attenuare il rimprovero. "Poco fa era lei a ricordarmi l'importanza
della ricerca. Ecco, consideri quello che stiamo facendo un esperimento. I
costi di spedizione verso un passato così ridicolmente recente sono
solo una frazione di quelli necessari per un esperimento su una meta di migliaia
di anni fa.
Prima o poi avremmo dovuto tentarlo. Abbiamo l'occasione per un esperimento
cruciale su un volontario che non solo non abbiamo dovuto convincere ad offrirsi,
ma che addirittura ci ha in pratica obbligati a farlo e ci ha firmato tutte
le assunzioni di responsabilità firmabili. Meglio di così...".
Non lo avevano ancora recuperato. Bastava così poco, ormai: lasciatemi
ancora un poco di tempo, mi accontento di mezz'ora! Gli era parso che ormai
la sonda si facesse attendere da un po'. Sperò che ciò significasse
che avevano deciso di lasciargli completare quell'esperienza: loro sapevano
che ci teneva. Forse era un risarcimento per la loro inefficienza? Antoine
sperò che fosse così.
Jaime era ora di fronte a lui, e stava slacciando la tuta termica, un gancio
alla volta. La sua meta, seduta sul letto, lo guardava.
Antoine vide Jaime sorridere e, senza staccare le mani dai ganci, chinarsi
per baciarlo sulla bocca. La sua meta... se stesso... fu travolto da un'ondata
di gioia, di emozione, di gratitudine... di amore. La coscienza di sé
di Antoine ne fu sommersa: Antoine allargò le braccia per abbracciare
Jaime e poi togliergli le mani dai ganci.
Antoine iniziò a sganciare la tuta, mentre Jaime sorrideva, gli carezzava
i capelli e poi si chinava nuovamente a baciarlo, sulla fronte.
Tutto come quella volta, quella prima volta. Tutto come adesso.
Jaime era in piedi, nudo. Antoine era seduto sul bordo del letto e lo ammirava.
La luce rosea che filtrava dalla finestra disegnava i muscoli del suo corpo
"in negativo", grazie a riflessi, luccichii e sfumature chiare,
mentre sul biancore del corpo di Antoine usava maggiormente ombre e sfumature
scure.
Antoine lo ammirava, e lui si lasciava ammirare, col sorriso di chi chiede:
"Allora, ti piaccio?".
"Sei bellissimo", mormorò Antoine.
A queste parole Jaime si accosciò sui calcagni. "Anche tu mi piaci
tantissimo", gli rispose. "Sei una persona stupenda. E sei anche
sensibile, dolce, tenero... Baciami".
Antoine allargò il braccio, attirò Jaime verso di sé...
e gli fece perdere intenzionalmente l'equilibrio, in modo che gli cadesse
addosso. Jaime non oppose resistenza e si lasciò cadere, con infinita
grazia.
Quando Antoine lo ebbe sul suo grembo si chinò su di lui e lo baciò,
ridendo. "Non chiedermi come lo so, ma dentro di me sento che staremo
insieme fino a che morte non ci separi, come si suol dire fra uguali".
"Lo sento anch'io", rispose serio Jaime. "Forse anch'io l'ho
già vissuto in una vita precedente...".
Il primo segnale fu un'altra voce. In una lingua che Antoine non capiva.
Era una specie di mormorio lontano. Forse qualcuno che parlava dall'altro
lato della parete? Ma no, la voce era sempre la stessa, quale che fosse la
posizione dei due corpi allacciati rispetto alla parete. Poiché la
sua meta non dava segno di essersene accorta Antoine pensò che vi fosse
abituata, anche se lui personalmente non ricordava nulla del genere, quando
abitava in quella casa. Ma c'è da dire che in quel momento aveva avuto
altro da fare che badare ai vicini, quindi non c'era da stupirsi che non se
ne fosse accorto.
Poi arrivò una seconda voce, anch'essa in una lingua che non capiva.
Le due voci non parlavano assieme: ognuna andava per conto suo, come se stesse
commentando qualcosa.
Il volume delle due voci saliva lentamente ma costantemente.
Il secondo segnale fu una sensazione. Che non veniva da Antoine né
dalla sua meta. Era una sensazione quasi materna, di tenera protezione. Di
ammirazione per la bellezza. Di solidarietà. Di desiderio erotico.
Di amore per il partner anch'egli presente.
Antoine si chiese se fosse lui, ora, ad avere iniziato a sentire voci. Non
fece in tempo a chiederselo che irruppe un'altra sensazione. Totalmente diversa.
Di morbosa curiosità e divertimento. La sensazione di qualcuno che
osservasse due cani montarsi per la strada.
Antoine capì. Cronoviaggiatori. Magari provenienti da oltre la barriera
legale dei centoventi anni, ma proprio per questo ancora più alieni.
Distolse l'attenzione da se stesso e Jaime e dal loro amore, e dallo sfondo
balzarono altre voci ancora, a cui fin lì non aveva prestato attenzione.
Una era in cinese mandarino, lingua che si era fatto installare in memoria
a scuola e che quindi capiva, ma la pronuncia era strana, distorta. Stava
rammentando una poesia che parlava di due snelli levrieri in corsa, uguali
in audacia, uguali in bellezza, o qualcosa del genere.
Le altre erano più o meno comprensibili, ma ognuna aveva la sua storia,
la sua esperienza, il suo sentimento. Due o tre erano davvero simpatiche,
altrettante assolutamente odiose... le rimanenti, né buone né
cattive: esseri umani come Antoine e Jaime.
Antoine provò a isolarsi da quelle voci, a concentrarsi sull'atto che
lui stesso stava compiendo con Jaime.
Invano: il brusio, il cicaleccio non faceva che crescere. Si rese conto con
orrore del fatto che la sua memoria di buffer stava ormai dilagando per le
memorie temporanee dei cronoviaggiatori futuri. Avrebbero faticato non poco
per tirarli fuori di lì, si consolò: "parziale compatibilità",
avrebbero detto. Si sarebbero portati via la copia di un pezzo della sua memoria.
"Stronzi!", pensò, sperando che fosse questo il pezzo
che avrebbero pescato.
Poi, all'improvviso, una presenza si impose fra le altre. Grondava un odio
puro, un disprezzo assoluto. Non c'era in lei neppure la morbosità
che permettesse di trovare divertente ciò che stava vivendo. Era odio.
Disgusto. Gelo assoluto dei sentimenti. Invidia. Furore omicida. Desiderio
di distruggere Antoine e Jaime. Proposito di farlo, prima o poi, con l'aiuto
delle Forze Supreme.
Antoine si sentì male. Sapeva che gli uguali non erano simpatici a
tutti, ma non aveva mai saputo che qualcuno potesse arrivare a quel livello.
Odio, odio, odio. Dell'amore di Jaime per Antoine, di Antoine per Jaime, non
riusciva a percepire più nulla. I pensieri della presenza ignota bruciavano,
coprivano di sterco ogni cosa. Era l'incapacità di amare allo stato
puro.
Antoine voleva fuggire, si vergognava della razza umana, odiava coloro che
erano capaci di tanto. Volevano distruggere la sola cosa bella che avesse,
che gli era rimasta! Volevano farlo sentire sporco per il suo amore!
Cercò di escludere da sé tutti quei pensieri ostili, di combatterli,
di chiudersi in se stesso per raccogliere le forze per reagire.
"Eccolo qua!".
"Dove?".
"Qua! Guardi qua! L'attività è ridotta praticamente alla
sola area di buffer! Si può fare!".
"Forza: una sonda su quelle coordinate! Subito".
"Coordinate impostate".
"Partenza".
"Eccolo! C'è! Stavolta c'è!".
Tutti si misero a gridare di gioia. L'immagine virtuale di Mauri batté
le mani e sorrise.
La dottoressa spalancò gli occhi e fece una smorfia di gioia. "Fategli
una flebo. Chiamatemi quando si sveglia. Per quanto ne ha?".
"Quindici ore".
"Eh, buonanotte a lui, allora", scherzò la dottoressa avviandosi
verso la porta ed alzando la mano per salutare i presenti.
Mauri alzò anch'egli la mano, chinò la testa in segno di saluto
e svanì.
10. Coordinate zero + 23 anni e 166 giorni
"Mi è piaciuto quello che ha fatto, sa? E' stato un vero atto
d'amore. In ricordo di un amore. Per farlo ha rischiato di non tornare mai
più nella realtà attuale. I miei colleghi e le mie colleghe
pensano che sia stata una pazzia, ma io volevo dirglielo e dirle che... non
sono il solo, in questa Base".
"Grazie, lei è gentile", rispose perplesso Antoine. "Pensi
poi che sono addirittura "guarito". Ho scoperto che era necessario
che io tornassi laggiù perché se non lo avessi fatto non avrei
mai trovato il coraggio di fare il primo passo con Jaime. Evidentemente me
ne ricordavo a livello inconscio, ed era per questo che non riuscivo a rinunciare
all'idea di farlo.
E così ora ho fatto quel che dovevo fare. E' come se avessi chiuso
un ciclo. Lo dovevo fare... l'ho fatto... E adesso? Cosa mi resta da fare?
Nulla. Mi resta solo il ricordo, esattamente come prima: più nitido
di prima, ma solo un ricordo.
Non ne valeva la pena", concluse Antoine con amarezza.
"Ascolti", rispose Singh, "potrei dirle che il suo caso per
noi ricercatori è stato importantissimo, perché lei ha dimostrato
infine l'esistenza del principio di retroazione nella causalità temporale.
Ma a lei questo non importerà nulla.
Le dico allora solo che il suo viaggio le è servito perché l'ha
liberata da un'ossessione... che non è mai una cosa giusta. Un amore
serve a dare la voglia di vivere, non a cercare la morte. Io sono sicuro che
Jaime non l'avrebbe approvato. Se oggi lei ha capito questa cosa, ha fatto
il più bel dono alla memoria di Jaime, e a se stesso. E il suo viaggio
non è stato vano".
Antoine rimase in silenzio per qualche istante.
"Lei è davvero gentile con me. Perché lo fa? Ho dato solo
guai alla sua azienda".
"Lo faccio per due motivi. Primo perché nella vita non c'è
solo il lavoro, e secondo perché vorrei che lei capisse che non è
l'unico nella vita ad avere subito la perdita di un marito amato".
I due uomini si fissarono gli occhi per qualche istante.
"Come si chiama lei"?, chiese infine Antoine.
"Sono il dottor Ranjit Singh. Ma chiamami Ranjit, se vuoi".
"Io sono il bonificatore Antoine Cottin... Mondujano... come sai".
"Lo so". Singh estrasse dal taschino un biglietto e lo mise in mano
di Antoine. "Se vorrai", disse, e si avviò verso la porta.
La aprì, si voltò a salutare e sorrise ad Antoine. Nel sorridere
il biancore dei denti scintillò come un gioiello contro il suo volto
nero.
Antoine notò quello scintillio che aveva già visto...
Che dipendeva solo dalla sua volontà rivedere.
11. Coordinate zero + 23 anni e 171 giorni
"Vuol dire che l'abbiamo scampata solo perché era... geloso?
Perché non sopportava che altri condividessero la sua esperienza sessuale
con suo marito? Cioè, davvero ci siamo salvati solo per quello?".
"Consigliere Yakamura, se vuole ricominciare con la sua manfrina razzista
sulla monogamia degli uguali, l'avviso che potrebbe offendere qualcuno",
minacciò Paarvo alterata.
"Presidente Paarvo", rise Yakamura sdrammatizzando, "può
giurare che mai più in vita mia farò commenti sull'incapacità
degli uguali di vivere una normale relazione poligamica. Mai più!".
"Già, dopo lo scampato pericolo Yakamura fonderà la Società
per la Promozione del Vizio", celiò una consigliera.
Tutti scoppiarono a ridere. Anche Mauri e Paarvo non riuscirono a trattenersi,
e si unirono alla liberatoria risata generale.














