Il più bel giorno della sua vita

di Giovanni dall'Orto

 

1) Coordinate zero

"Queste invece sono le nostre destinazioni più famose e, come forse saprete, tanto più una meta è stata frequentata e tanto meno costa il viaggio", proseguì cortese il commesso. A mezz'aria fra lui e i clienti apparve la proiezione virtuale delle date e dei luoghi, con i relativi prezzi.
"A una coppia di sposi novelli come voi consiglierei la meta 729: è una coppia di pastori anatolici, verso il 630 a.C. e sono di un abbandono totale: un'esperienza davvero insolita". Sulla lista virtuale la meta 729 si illuminò maggiormente; il prezzo ("assolutamente ragionevole") lampeggiava in evidenza.
"Altrimenti", continuò il commesso virtuale ai due sposi attenti e silenziosi, "se preferite qualcosa di totalmente nuovo, la meta 8212 è stata attivata solo da otto settimane: è un mercante fiammingo con il suo schiavo, nel 1720; l'unico inconveniente è che c'è una certa dose di violenza, per cui la meta non è proprio ideale per una coppia di sposini freschi freschi". La meta 8212 lampeggiava a mezz'aria: il prezzo era stavolta decisamente spropositato.
"No, ha ragione", interloquì l'uomo a destra, "una cosa del tipo della 729 è più adatta". Il suo sposo annuì, senza parlare: era un bell'uomo i cui tratti decisamente occidentali contrastavano gradevolmente con la pelle assai nera del viso, nel quale splendeva incastonato il bianco degli occhi e del sorriso.
L'uomo a sinistra si rivolse allora al marito: "Antoine, per me è sufficiente per decidere. Ci deconnettiamo?". Antoine annuì e ordinò: "Deconnessione". L'ufficio turistico virtuale scomparve attorno ai due uomini, che si ritrovarono sulle poltroncine di collegamento del soggiorno di casa loro.
"Allora?", chiese Antoine.
"Mah, la 212 mi tenta molto, ma anche la 382 e la..." Jaime sbirciò le annotazioni sul taccuino che teneva sulle gambe, e i suoi occhi scintillarono sul viso nero, "la 987, la 1048 e ovviamente la 729, che attira anche me".
"Ti dirò che anche la 447 mi attira molto", rispose Antoine.
"Sei schifosamente prevedibile: non sai resistere quando c'è di mezzo un negro, eh?", scherzò Jaime fingendo di schiaffeggiarlo. I due scoppiarono a ridere ed Antoine si buttò a corpo morto su Jaime, facendo ribaltare la seggiolina anatomica e finendo a terra avvinghiato al marito.
Aumentando le risate Antoine aggredì con i baci Jaime, che ridendo a sua volta si difese e respinse con le mani il volto di Antoine che cercava il suo. "Hai proprio ragione!", proclamò Antoine simulando un'irresistibile lussuria; "Se vedo un negro non so resistere! Soprattutto se quel negro sei tu"!
Un bacio interruppe il suo discorso e le sue risate.

2. Coordinate zero + 23 giorni

"Allora, vada per la 729", comunicò Jaime.
L'impiegata seduta di fronte a loro non era stavolta una persona virtuale simulata dal computer, bensì la scannerizzazione di una persona reale in collegamento in tempo reale da qualche parte del mondo: per legge le persone virtuali non potevano firmare contratti. Ovviamente i vestiti e l'acconciatura potevano essere creati dal computer, ma affinché il contratto fosse valido il volto, le mani, le impronte digitali e della retina dovevano essere riprese dal vero. Un tratteggio luminoso giallo oro aureolava perciò il confine delle parti reali e segnalava dove finiva la simulazione del computer e dove iniziava la ripresa reale. Anche le immagini di Jaime e Antoine erano aureolate: Antoine anch'egli di luminoso giallo, Jaime di viola.
"Ok per la 729", annuì Antoine. "Vorrà dire che alla 447 andremo la prossima volta"..
"A me gli uomini piacciono bianchi", ribatté Jaime con un tono falsamente sdegnato.
"Invece io li preferisco neri, e nell'Anatolia del 630 il massimo che io possa sperare è di trovarmeli un po' abbronzati", lo rimbeccò Antoine.
"Se facevano i pastori saranno di sicuro di un bel colore tostato. E comunque tanto hai già me ed è già più di quel che ti meriti".
"Ci scusi, sa?", rispose Antoine coinvolgendo nello scherzo l'impiegata. "Vuole sempre aver ragione lui"...
La donna rise, indulgente, di fronte a quei familiari giochi da sposi novelli. "Di sicuro nessuno discute per avere torto!", commentò complice e possibilista, ridendo ancora.
Poi, tornando professionale al lavoro, come aveva fatto decine d'altre volte di fronte agli scherzi delle coppie di sposini, aggiunse: "Allora, dov'eravamo rimasti... Se va bene la 729, se lo desiderate potete già firmare per il trasferimento di credito... a meno che abbiate altre domande da farmi".
"No, direi che va tutto bene", commentò Antoine.
"Ok", confermò Jaime.
"Allora appoggiate per cortesia la mano sullo scanner e poi firmate qui e qui, per favore", disse l'impiegata appoggiando l'immagine virtuale di un foglio sopra lo scanner, accanto alla penna ottica.
I due sposini appoggiarono le mani sullo scanner, firmarono il foglio virtuale con le penne ottiche e infine digitarono il codice di conferma; immediatamente la stampante impresse la loro copia del contratto appena firmato su un foglio di carta elettronica.
"Bene, signor Cottin-Mondujano e signor Mondujano-Cottin, io resto a vostra disposizione per qualsiasi cosa di cui possiate avere bisogno", si accomiatò la donna.
"La Transchronicon vi augura un buon viaggio ed un'esperienza di vostro gradimento. Posso deconnettermi?". I due uomini si fissarono per una frazione di secondo e annuirono assieme.
"Grazie e buon viaggio. Deconessione", disse la donna, e l'ufficio virtuale sparì.
Antoine si sporse verso lo scanner e lo spense, commentando: "Bene, alla fine è fatta".

3. Coordinate zero + 28 giorni

Antoine aveva scelto per l'immagine privata dell'istruttore virtuale della sezione "relazioni uguali" della Transchronicon, certo come provocazione per Jaime, un negro di alta statura. Jaime aveva risposto alla provocazione dando al suo istruttore i tratti della madre di Antoine, prima dell'ultimo trattamento ringiovanente. Sbirciando nelle rispettive realtà virtuali, in attesa dell'inizio della lezione, i due erano scoppiati a ridere e si erano scambiati, come ragazzini, scappellotti e finti rimproveri.
Infine il computer avvisò che la lezione stava per iniziare. Il soggiorno svanì all'improvviso, e i novelli sposi si ritrovarono nello Stoà dell'Atene classica, assieme ad altre coppie di aspiranti viaggiatori.
"Benvenuto a tutti", disse l'istruttore virtuale alle persone collegate nella teleconferenza.
"Come già sapete, prima di affrontare il vostro viaggio nel tempo è importante che ne conosciate i princìpi elementari. Questo per evitare delusioni, false attese, e soprattutto per rendere più piacevole il viaggio stesso.
Innanzi tutto è necessario sapere che il viaggio nel tempo è un viaggio virtuale"... un brusìo si levò, come ogni volta, a queste parole... "un viaggio virtuale, ma in tempo reale: una volta iniziato non è possibile interromperlo prima della scadenza prefissata. Questo perché verrete "depositati" alla data prescelta, e poi il collegamento si sposterà immediatamente nel futuro per "raccogliervi" quando sarà passato il tempo che avrete scelto.
Mantenere il contatto con voi per tutto il tempo che resterete nel passato sarebbe straordinariamente ed inutilmente costoso: con questa tecnica sono invece sufficienti due semplici contatti sequenziali di durata infinitesimale, che vi consentiranno di "tornare" una frazione di secondo dopo essere partiti, anche se foste stati via per un giorno intero.
Questa tecnica ha permesso alla Transchronicon di offrire tariffe assolutamente concorrenziali, rendendo per la prima volta possibile il viaggio nel tempo anche ai privati".
"Come forse già sapete", continuò l'istruttore virtuale, "il viaggio nel tempo non è fisico. In pratica nessun vero e proprio oggetto fisico può tornare indietro nel tempo. Il consumo di energia cresce per ogni cronone (che come immagino saprete è l'unità di misura dei viaggi nel tempo) moltiplicato esponenzialmente per la massa: se vi interessa, l'equazione esatta può essere memorizzata dal vostro computer premendo il tasto funzione 18.
Il motivo per cui nessuno ha mai inviato un proiettile ad assassinare il proprio nonno, o Hitler, o Gesù Cristo, è che per tenere in aria un proiettile per qualche secondo ed accelerarlo avrebbe dovuto attaccare il collegamento energetico... direttamente ad una stella!
Gli alti consumi di energia del viaggio del tempo sono causati dallo spostamento di nano-macchine con componenti dello spessore di tre atomi per la frazione di un cronone: immaginiamo lo spostamento per qualche secondo di un oggetto non miniaturizzato, o addirittura di un essere umano! Teoricamente fattibile, ma in pratica impossibile.
Ecco perché noi possiamo solo penetrare nel passato più o meno come spettatori in una proiezione di realtà virtuale, con la differenza che questa volta la realtà virtuale corrisponde alla realtà reale.
Ma allora, vi state certo chiedendo, perché mai dovremmo spendere i nostri soldi per qualcosa che non si differenzia dalla realtà virtuale che si ottiene normalmente da qualsiasi storia virtuale, con i migliori attori ed il miglior software?
La risposta è semplice: perché in questo caso voi sperimenterete non simulazioni, bensì vicende reali vissute dalla vostra meta! Tutto è assolutamente vero, assolutamente accaduto! Se avete scelto di ascoltare un concerto di musica classica, per esempio rock del XX secolo, voi sentirete con le vostre orecchie gli esecutori originali, e non interpreti di oggi vestiti all'antica da un programma di realtà virtuale! Non solo: anche la percezione che ne avrete sarà quella di un ascoltatore del XX secolo: baderete alle cose a cui baderà lui, noterete i dettagli che notava lui, insomma scoprirete un'infinità di aspetti insoliti e inattesi!".
Qui l'istruttore virtuale fece una pausa ad effetto e si guardò attorno, scrutando sorridente gli studenti.
Antoine approfittò della pausa per togliere fulmineamente l'audio e commentare: "Quello sguardo di fuoco rende il mio istruttore pazzamente eccitante, trovo".
"Fa' solo attenzione al modo in cui ti sta guardando tua madre in questo momento e vedrai che ti si ammoscerà immediatamente", ribatté soave Jaime, sporgendo la mano per riconnettere l'audio.
Fin qui è tutto chiaro?", chiese l'insegnante virtuale guardando attorno a sé il gruppo di allievi, abbigliati da antichi greci dal software (molto kitsch) della Transchronicon.
Tutti annuirono: in realtà le cose dette erano in gran parte già note a molti di coloro che avevano deciso di intraprendere un viaggio nel tempo.
L'insegnante virtuale, comunque, insistette: "Nessuna domanda?", e poiché nessuno reagì riprese la lezione: "Bene, allora proseguiamo", e ricominciò a camminare accanto agli affreschi dello Stoà. Le immagini virtuali degli allievi si incolonnarono, scivolando sul terreno senza muovere le gambe, per seguirlo nel soleggiato paesaggio antico, tra il frinìo dei grilli e delle cicale.
"Come ho appena detto, il viaggio nel tempo non avviene fisicamente. Come forse già saprete, le nostre apparecchiature si limiteranno a prendere la vostra impronta mentale ed il minimo della vostra memoria necessaria per avere un "io" in grado di percepire; duplicheranno il tutto e l'invieranno a ritroso nel tempo fino alla "meta" prescelta.
La "meta", ovviamente, è il cervello di un essere umano, e lasciatemi aggiungere che alla Transchronicon utilizziamo oltre mezzo milione di micro-sondaggi temporali per individuare le coordinate spazio-temporali di una "meta" assolutamente unica per i nostri clienti... Ovviamente ciò spiega anche l'alto costo delle nuove "mete", non ancora ammortizzate: la Transchronicon sceglie solo il meglio. Con la Transchronicon non correte mai il rischio di trovarvi nella mente di una "meta" che fa cose banali e prive di interesse, come passare una giornata a tessere la lana o a pregare gli dèi...
Le esperienze eccitanti della vostra meta voi le percepirete attraverso i suoi occhi, le sue orecchie, la sua lingua, il suo naso... e naturalmente il suo sesso". Come al solito i clienti risero a questa battuta.
"Le nostre apparecchiature provvederanno a scegliere un'area cerebrale della meta, la predisporranno come una memoria di buffer per memorizzare ogni secondo della vicenda in un formato adatto alla lettura da parte della vostra impronta mentale. Allo scadere del tempo prescelto, la memoria-tampone viene copiata e poi cancellata completamente dalla memoria della meta, in modo da non lasciare conseguenze nella meta e nella sua memoria.
Incidentalmente, l'energia consumata per trasportare avanti e indietro nel tempo il nano-scanner per questa operazione assorbe da sola il 98% del costo del viaggio nel tempo.
In futuro potremo fare di più: i cronologi discutono della possibilità di duplicare la memoria di una meta, per poi cancellare dal suo cervello tutti i dati non essenziali all'esperienza che ci interessa per lasciare più spazio per i viaggiatori, e infine reinserire i dati alla fine della visita...
Il procedimento sarebbe oltremodo costoso, perché richiederebbe la modifica d'un numero incredibile di sinapsi e quindi la permanenza nel passato delle nostre apparecchiature, si è calcolato, per addirittura sedici secondi e mezzo. Tuttavia il costo non sarebbe un problema il giorno in cui in cui riuscissimo a scoprire finalmente le coordinate spazio-temporali di Gesù, Maometto, Ballerio, Ibrahim, o anche solo di qualcuno che assistette alle loro imprese.
Comunque sia, per ora tutto questo è solo fantascienza. Torniamo coi piedi per terra nel presente: qualcuno ha domande da fare?".
Un uomo alto e magro alzò la mano. "La meta si accorge della nostra presenza?"
"No, ma se per quello neppure lei sarà in grado di percepire i pensieri della sua meta", rispose l'istruttore virtuale. "Ciò che faremo noi sarà creare un canale attraverso cui le sensazioni della sua meta arrivino anche alla memoria di buffer compatibile con la sua impronta neuronica. Gli esseri umani non virtuali usano solo un'infima parte del loro cervello, in ogni istante della loro vita, e la Transchronicon usa solo quella parte di cervello che la meta non utilizza in quell'istante.
"Se scegliessero te come meta ci sarebbe un sacco di spazio libero, allora", celiò Antoine staccando all'improvviso la connessione e facendo riapparire il soggiorno per entrambi.
"Invece nel tuo caso non ci sarebbero proprio, le sinapsi da utilizzare", parò il colpo Jaime, sporgendosi impaziente per ristabilire il contatto.
Riapparve istantaneamente Atene e lo Stoà, ma a mezz'aria si librava ora una scritta luminosa rossa: "L'UTENTE 20624893187 HA PROBLEMI DI CONNESSIONE?". Jaime si sentì arrossire e attraversò con il dito la casella luminosa del "No", rivolgendosi ad Antoine: "Ma lo vedi cosa combini, cretino? La vuoi smettere di giocare?". Essendo nuovamente innestata la teleconferenza, la frase fu udita da alcune coppie vicine, che si voltarono a guardare. Il corpo reale di Jaime arrossì nuovamente. Accanto a lui Antoine protestò a mezza voce: "Ma non sta dicendo nulla di nuovo!".
L'insegnante virtuale si rivolse a Jaime e chiese: "Qualche problema?". Antoine, sentendosi in colpa, si affrettò a far segno di no con la testa. "No, grazie, è tutto a posto".
Per fortuna Antoine fu salvato dall'imbarazzo da un cronoturista giapponese, un po' incongruo nel suo vestito greco del IV secolo a.C., che in quel momento alzò la mano. Viso e mani del giapponese erano reali, ed ai confini dell'area scannerizzata fiammeggiavano elegantissimi frattali di varie e sobrie tonalità del glicine, grigio, viola e bianco, che rivelavano immediatamente lo stile del programmatore "Monsieur Butterfly".
"Se ho capito bene, quello che ci offre la sua società è in pratica solo un ricordo: noi ci addormenteremo, e ci sveglieremo pochi secondi dopo con un ricordo che voi ci avrete impiantato, tutto qui".
"La ringrazio di avermi fatto questa domanda, che è molto importante", rispose l'insegnante virtuale. Senza aggiungere che era in effetti talmente importante che se nessun altro l'avesse fatta, se la sarebbe fatta da sé.
"Se le cose andassero così, l'esperienza del viaggio nel tempo non avrebbe senso: basterebbe una memoria virtuale preconfezionata da adattare agli schemi mentali di ogni cliente per poi impiantarla nella sua memoria. Ciò, oltre tutto, avrebbe il vantaggio di costare una frazione di quanto costa un viaggio nel tempo.
In effetti alcune ditte concorrenti stanno sperimentando la vendita di memorie prelevate da un cronoturista che a sua volta l'abbia prelevata dal passato. Come però lei saprà di certo, i dati trascodificati più di una volta da un cervello umano all'altro perdono almeno il 40% di informazioni ad ogni passaggio, perché finora s'è rivelato impossibile separare i dati dovuti alla percezione del secondo cervello ricevente da quelli dovuti all'esperienza del primo cervello trasmittente.
Non consiglierei perciò a nessuno, salvo ovviamente ad un mio concorrente," (e qui qualcuno rise) "di farsi impiantare una di queste memorie virtuali; perciò noi della Transchronicon rifiutiamo di venderne.
Il nostro metodo è allora presto detto. I dati prelevati dal passato secondo il suo modulo percettivo (che come lei sa è l'unico che può funzionare con i percorsi sinaptici del suo cervello) le verranno impiantati in tempo reale: cioè un secondo soggettivo per ogni secondo oggettivo. Nel corso dell'operazione lei sarà tenuto in uno stato di dormiveglia, appena al di sotto della soglia del sonno, in modo da permetterle di percepire e memorizzare quanto sta "vivendo" e "vedendo".
Poiché i dati le verranno impiantati artificialmente, avrà il vantaggio di non subire la perdita di informazioni che avviene nel normale processo di memorizzazione nel cervello delle persone non virtuali.
Lei conserverà il ricordo di quell'esperienza, nitido come quando l'ha vissuto, per tutto il resto della sua vita. La nostra ditta le offre un procedimento semi-ipnotico che le permetterà, se vorrà, per un prezzo ridicolo di rivivere quante volte vorrà in tempo reale tutta quanta l'esperienza, dal primo cronogramma all'ultimo: una volta installato, infatti, si tratta solo di stimolare la memoria a restituire i cronogrammi nella sequenza e al ritmo corretto.
Insomma, lei sperimenterà realmente le sensazioni della sua meta per tutto il tempo che lei ha prenotato".
Un breve silenzio imbarazzato fece seguito alla spiegazione, ma un'altra mano alzata attirò subito l'attenzione di tutti i presenti: "Come fate ad accelerare nel tempo?"
L'insegnante virtuale fece una pausa: "Ho usato quella frase per semplificare. In realtà utilizziamo un universo parallelo nel quale il tempo scorre a velocità diversa che nel nostro. Le equazioni relative al procedimento appariranno sulla sua lavagna virtuale premendo il tasto-funzione 28 della sua tastiera. I saggi fondamentali sugli universi paralleli possono essere scaricati dalla sua stampante premendo il tasto-funzione 3. Inoltre...".
"Deconnessione! Cazzo, è tutta roba che sappiamo già", sbottò Jaime: Antoine ne udì la voce reale accanto a sé, ma gli altri videro solo che la sua immagine spariva di botto dalla lezione virtuale.
Un istante dopo spariva anche l'Atene virtuale e Antoine riappariva nel soggiorno della casa: "Lo so, ma non dovremmo ascoltare lo stesso? Loro ci tengono".
Jaime si alzò in piedi: "Senti, abbiamo firmato sul fatto che ci assumiamo ogni responsabilità per ogni eventuale straniamento eccetera: che altro vogliono? E' da due anni che sogniamo questo momento e che ci informiamo sul funzionamento della cosa. Non possono ripeterci solo cose che sanno anche i bambini. Vieni di là, invece, che mi è venuta voglia di una cosa".
Antoine accennò a una protesta: "Ma dai, non è il momento... dai, fermati, Jaime, smettila...". Ma già Jaime aveva preso la mano di Antoine, lo aveva fatto alzare in piedi tirandolo verso la porta della stanza; da parte sua Antoine, a parte le proteste, non opponeva nessuna resistenza... infine scosse la testa, si mise a ridere e ridendo seguì Jaime oltre la soglia.
Dalle finestre Deimos e Phobos spandevano nella notte la loro luce per tutta la stanza.

4. Coordinate zero + 30 giorni.

I due erano davvero scatenati. Jaime non poteva vedere bene se stesso, salvo quando lo sguardo della sua meta si spostava, distrattamente, sul proprio corpo, che vedeva maturo, assai abbronzato (Antoine avrebbe apprezzato!), muscoloso, baluginante di peli tendenti al biondo e segnato da una lunga cicatrice chiara sulla coscia sinistra. Il suo partner poi era semplicemente fantastico. Una ventina d'anni, capelli lunghi, nerissimi, che ondeggiavano in boccoli lucenti ogni volta che spostava il capo.
Il viso non aveva perduto del tutto la dolcezza di tratti dell'adolescenza, ma vi fioriva sul labbro superiore, sotto il mento e sulle mascelle una barbettina sottile e rada ma nerissima, che gli conferiva l'indispensabile nota di virilità.
Il corpo era da favola: armonioso, molto abbronzato, secco, nervoso, con muscoli come gomene. Piedi e mani erano callosi e perciò le carezze raspavano la pelle per la loro ruvidezza, ma in fondo ciò aggiungeva solo quel tocco esotico in più.
Contrariamente a quanto aveva temuto, il suo partner non era affatto sporco, né puzzolente, anzi si doveva essere lavato da poco. Nella caverna che era rifugio e abitazione dei due amanti aleggiava sì un odore di stalla, ma lieve. Forse perché, pensò Jaime vedendo le bestie sul fondo, la sua meta non lo percepiva nemmeno più... per fortuna.
Il corpo del giovane mischiava gli odori del fieno, del fumo di legna e dei suoi animali, ma il sapore che la lingua della meta sentiva toccandone la pelle liscia sapeva appena di sudore, giustificato dalla sera estiva che tradiva il calore nel tremolio dell'aria del pezzo di cielo, ritagliato dall'entrata, azzurro e rosa contro le pareti nere di fuliggine.
Jaime sentiva di amare quel ragazzo: davvero. Gli occhi della meta si spostavano ad ammirarlo, a guardare il suo corpo, il suo petto, il suo viso, la sua bocca, i peluzzi che spuntavano luccicando attorno ai capezzoli scurissimi.
Il ciuffo di peli del pube, che a punta di lancia si spingevano all'ombelico, più neri ancora sulla stridente chiazza bianca attorno ai fianchi, dove mancava l'abbronzatura.
Il sesso, già bagnato di piacere, che scivolava delicatamente nella mano della sua meta.
Le spalle che erano un guizzare continuo di muscoli che si gonfiavano e svanivano come un branco di gazzelle in fuga...
Jaime lo amava. Non solo perché sapeva che di là, in quello stesso istante, nell'altro corpo c'era Antoine. Lo amava perché la sua meta gli trasmetteva l'amore che provava: Jaime vedeva nei gesti della sua meta la devozione, il rispetto, l'adorazione che si prova per la persona amata. Riconosceva gli indugi del suo sguardo, le pause, i momenti in cui il corpo della meta, che lui sentiva come suo, si rilassava totalmente nell'abbandono di chi non ha altro da chiedere alla vita se non di fermare per sempre il tempo a quell'istante... cosa che, in parte, si era realizzata per Jaime e per gli altri cronoturisti.
La sua meta ed il suo partner scambiavano parole in una lingua sconosciuta ma gradevolmente piena di vocali. A volte sussurravano, a volte ridevano, a volte interrompevano il discorso con un bacio.
La lingua che il ragazzo insinuava fra i denti della sua meta aveva un sapore strano, che non conosceva, ma conservava un vago sentore di origano. Ogni tanto portava una goccia di saliva dolce. La sua punta morbida e calda dava colpetti delicati alla lingua della sua meta, poi saettava veloce e si muoveva attorno alla lingua scorrendo sui denti e guizzando all'indietro. Jaime sentiva l'effetto del gioco della lingua nell'aumento di eccitazione della sua meta: sentiva la forza irresistibile che lo obbligava ad irrigidire i muscoli della schiena e del ventre, sentiva le onde alterne di piacere che la mano del giovane scatenava nel sesso, sentiva il bisogno di allargare e stringere le gambe per assecondarle...
Amava quel ragazzo. Lo amava perché riconosceva nei suoi gesti i gesti suoi propri e di Antoine, i gesti intimi, le carezze, i tocchi segreti e speciali che conoscono solo i veri amanti. Riconosceva il gesto di allargare le braccia e attirare a sé l'altro, proteggendolo, blandendolo, carezzandolo. Riconosceva gli spasimi, l'impazienza, le calme improvvise, il lento inesorabile crescere della voglia, il bisogno di darsi di più, di spingersi più a fondo, di perdersi completamente, dimenticarsi di chi fosse, dimenticarsi di possedere una volontà.
Tutto ciò non era suo: tutto ciò veniva dalla sua meta... ma più passavano i minuti e più la differenza fra se stesso e la meta diventava impercettibile. Lui era sempre stato quell'uomo: senza saperlo ne aveva condiviso, nella sua vita di tremila anni dopo, i gesti, le attenzioni, le pause e le impazienze... Migliaia di anni lo separavano da lui, ormai polvere fra le polveri dell'Anatolia, ma i gesti, quei gesti, quegli sguardi, quel desiderio, soprattutto quel desiderio, lo univano a lui in un'unica entità. Jaime provò la morsa del dispiacere di non poter comunicare col suo ospite, non poterlo chiamare "fratellino", "bambino mio", "amore mio"...
Antoine avvicinò la testa con la solennità di un rituale e leccò con la punta della lingua, a piccoli tocchi esitanti, le labbra di Jaime. Jaime scoccò la lingua nella bocca di Antoine, baciandolo con forza, e chiuse ed aprì gli occhi e vide gli occhi di Antoine che lo fissavano, lo cercavano, lo vedevano.
Jaime vide il sorriso complice disegnarsi sulle sue labbra. Sentì pure che l'erezione stava per esplodere e con un gesto rapido bloccò la mano di Antoine, serrando in una morsa il suo polso.
Antoine rise, si sottrasse a lui e s'alzò in piedi, facendo due passi indietro e torreggiando nel suo splendore, adorabile, desiderabile, con i riccioli ed il sesso oscillanti ad ogni piccolo movimento.
Alzò un sopracciglio. Sorrise.
Era un invito. Jaime si alzò in piedi.
Antoine fece un passo verso di lui e aprì le braccia.

5. Coordinate zero + 21 anni e 258 giorni

"Signor Cottin-Mondujano, le ho già detto che la questione è chiusa. La legge proibisce espressamente i viaggi temporali con mete vissute meno di centoventi anni fa.
Possibile che davvero non si renda conto di cosa succederebbe se non fosse così? Chiunque potrebbe usare come meta una persona "vissuta" giusto un secondo prima, e sapere quindi istantaneamente quello che sta facendo una concorrente in affari, un avversario politico, magari un poliziotto che indaga su di lui.
Nessuna ditta di viaggi temporali, per nessuna ragione, nemmeno ottima come la sua, è disposta ad infrangere la legge. Se si sapesse in giro che la cosa è stata fatta anche solo una volta, di sicuro la gente esigerebbe nuove leggi per rendere ancora più difficile il viaggio nel tempo. Le pare il caso?".
Finito di parlare il funzionario, attorno al cui viso si muoveva una linea tratteggiata blu cobalto, si lasciò andare contro lo schienale della poltrona del suo ufficio virtuale.
"Ma io non sto chiedendo di usare altre persone come meta!", ribatté Antoine disperato. "Io voglio entrare in me stesso, in me stesso di vent'anni fa! Voglio solo possedere una memoria precisa, nitida, cronogramma per cronogramma, di mio marito. Voglio poter rivivere il giorno in cui ci conoscemmo, il più bel giorno della mia vita. Non infrango la privacy di nessuno, non creo problemi a nessuno: perché non volete aiutarmi?".
"Perché, come le ho già detto e ripetuto, lei creerebbe un precedente che altri potrebbero poi invocare, e..."
"E anche se altri volessero rivivere esperienze usando se stessi come mete, che male ci sarebbe? La privacy sarebbe comunque salva! La mia vita è mia, la mia vita mi appartiene!".
"Signor Cottin-Mondujano, io la capisco ed ho simpatia per il suo problema, ma semplicemente mi è impossibile risolverglielo. Cerchi di farsene una ragione. Suo marito è morto, né io né lei possiamo farci nulla. Accetti il destino, chieda aiuto ad un centro di salute mentale. Vedrà che un po' alla volta anche lei si abituerà, si rassegnerà all'idea.
Provi magari a richiamarmi, quando starà un po' meglio: potremmo studiare assieme qualcosa che l'aiuterà a riprendersi, ne sono sicuro. Nel frattempo, mi concede di disconnettermi?"
"Faccia pure", ribatté Antoine alzandosi in piedi. "Tanto a me nulla interessa più se non posso mai più rivedere Jaime. Finestra".
"Oh mio dio!", esclamò il funzionario sbarrando gli occhi quando l'immagine di Antoine sparì. "Imbecille, pazzo, bastardo di un uguale!", sputò la sua immagine virtuale mentre la mano si muoveva nell'aria componendo il codice di emergenza.

6. Coordinate zero + 23 anni e 138 giorni

"Buongiorno presidente", disse l'uomo porgendo la mano alla donna elegante di fronte a lui.
"Buongiorno verificatore Mauri", rispose la donna con affabilità. "Ci siamo già tutti?".
"Aspettavamo lei per iniziare", ribatté cortese l'uomo.
"Io mi scuso per il ritardo, ma spero che lei immagini che la necessità d'essere presente fisicamente all'incontro mi ha creato enormi problemi con le teleconferenze per le quali avevo già dato la mia parola. Sono riuscita a sbrigarne due o tre mentre ero in treno, ma non mi è stato"....
"Per carità", osservò ridendo l'uomo, "non c'è bisogno che si scusi, presidente. La grana ha preso di sorpresa tutti quanti noi".
"La ringrazio Mauri, lei è sempre così gentile, davvero", sorrise la donna, mentre con un unico gesto si sedeva, apriva la cartelletta dei documenti e orientava il sedile girevole verso i convenuti.
Una breve pausa segnalò ai presenti che la presidente della Transchronicon stava raccogliendo le idee. "Grazie a tutte e a tutti per essere venute e venuti con così poco preavviso ad un incontro a presenza fisica. So che la cosa sconvolge la vostra programmazione e quindi non perderò tempo con i convenevoli e partirò senz'altri indugi dal problema.
Questa mattina, alle nove (ora locale), è stata comunicata alla nostra sede centrale la sentenza del tribunale di Base Gandhi. Questo signor... Cottin-Mondujano, sì, che ci aveva fatto causa, ha ottenuto il permesso di effettuare un viaggio temporale avente come meta se stesso... venticinque anni, quattro mesi e sedici giorni fa".
Il brusìo che si levò fra i presenti sommerse le parole finali della presidente Paarvo. Sui visi di due o tre consiglieri, che evidentemente non avevano seguito il caso, si leggeva un genuino stupore.
"Sappiamo tutti e tutte cosa significhi questa sentenza e quali rischi corriamo se la "Legge dei centoventi anni" viene infranta. Nelle mani di qualche concorrente troppo stupido o troppo avido la sentenza può diventare un precedente tale da portare a conseguenze catastrofiche, forse alla proibizione assoluta dei viaggi nel tempo.
Per nostra fortuna Cottin-Mondujano ha vinto la causa con limitazioni abbastanza rassicuranti: può usare solo ed esclusivamente se stesso come meta e lo può fare esclusivamente per ragioni terapeutiche".
"Ragioni terapeutiche per un viaggio nel tempo?", borbottò un anziano consigliere.
"Sì", confermò Paarvo. "Cottin-Mondujano è un uguale ed ha perso il marito nell'incidente di decompressione della Base Polare. Non è mai riuscito ad accettare questa perdita. Ha tentato tre volte il suicidio, una volta anche gettandosi da una finestra: molto teatrale.
Lui chiede di rivivere il giorno in cui conobbe il suo fu marito, a suo dire "il più bel giorno della sua vita", perché lamenta che mentre ricorda nitidamente ogni dettaglio dei viaggi temporali fatti con la nostra azienda (e tra l'altro c'è il fatto che è stato un nostro cliente affezionato per quasi vent'anni, il che forse spiega perché ora si sia accanito contro di noi)... dicevo, mentre ricorda tutto di questi viaggi, "persino le singole note dei concerti barocchi che ha ascoltato grazie a noi" (sto citando la sua delirante denuncia), non ha che un ricordo sfuocato di quello che oggi gli appare il momento più importante della sua esistenza".
"E lo è?", chiese una voce femminile dalla saletta.
Paarvo fece spallucce. "Ovviamente no. Perfino lo psicologo che ha fatto la perizia a lui favorevole ha scritto che soffre... un attimo solo per favore... "di una fissazione paranoide, che gli impedisce di percepire la sua vita dopo la morte di Jaime Mondujano-Cottin se non come una specie di realtà virtuale". Paarvo si interruppe per il brusìo che si levò a queste parole.
"No, non stanno riciclando la vecchia storia della sindrome da sdoppiamento da realtà virtuale eccetera eccetera", e qui fece nell'aria un gesto della mano come per scacciare qualcosa di sgradevole. "Se fosse così, fra l'altro, sarebbe tutto più semplice, perché come sapete nei nostri contratti i clienti si assumono ogni responsabilità per eventuali effetti di straniamento successivi al viaggio temporale.
E' un problema nuovo, che pone nuovamente problemi vecchi".
"Quali problemi, scusate?", interloquì una giovane.
"I soliti", rispose Paarvo. "Creare un precedente. Mettiamo che spunti fuori un pazzo che pretende di essere Gesù Cristo e che "per motivi terapeutici" ci facesse causa per costringerci ad usare Gesù come meta".
"Be', per fortuna almeno questo è impossible, per ora", ridacchiò la giovane consigliera. Il silenzio di tomba che scese dopo la sua frase la spaventò immediatamente. "Che cosa ho detto?", protestò.
"Mauri... ma davvero non sa niente?", chiese allarmata la presidente Paarvo al consigliere seduto accanto a lei.
"Presidente, il corso di formazione prevedeva che ne venisse informata un mese e mezzo fa, ma come lei sa tutti i corsi sono sospesi in attesa della sentenza, e non potevamo fare a meno di lei: è la responsabile di tutta l'Area 7. E non potevo immaginare che l'argomento avrebbe avuto rilevanza per la riunione di oggi".
"Capisco", annuì Paarvo, ma la perplessità le si leggeva ancora sul viso.
"Ma cos'è che dovrei sapere"?, osò chiedere la giovane consigliera incriminata.
Paarvo aprì la bocca, ma non parlò, cercando le parole... Poi come presa da un dubbio chiese a fior di labbra: "Lei è cristiana o comunque teodula, per caso?".
Fu Mauri a cavare Paarvo dall'imbarazzo: "Ovviamente no, altrimenti non sarebbe qui. Mi permette, presidente?".
Visibilmente grata, Paarvo assentì con un piccolo gesto degli occhi e del mento.
"Ecco, consigliera Sese, l'uso di Gesù Cristo come meta è possibile. Fu anzi... una delle prime mete focalizzate dalla Transchronicon, settant'anni fa. Nell'impresa furono investiti oltre settanta miliardi di microcontatti: e ai costi di allora, non ai costi di oggi".
La giovane scuoteva leggermente la testa, mentre gli altri consiglieri distoglievano gli occhi da lei.
"Ma se... ma allora perché mentire per settant'anni? Perché non offrire questo prodotto? Che logica ha...?"
"E' uno scambio. Avrà forse studiato che i viaggi temporali, quando nacquero, subirono una violentissima ostilità dei gruppi religiosi e politici, che cercarono di metterli totalmente fuori legge.
Per la Transchronicon fu una questione di sopravvivenza esaminare molto attentamente la vita dei fondatori delle religioni e dei gruppi politici ostili, proponendo un baratto: noi non diciamo nulla sul loro conto, e voi non dite nulla sul nostro".
"Ma perché?", chiese ancora più costernata Sese, che ancora non capiva.
Materna ma decisa la presidente Paarvo intervenì. "Consigliera, non si preoccupi: molti reagiscono come lei, quando lo sanno. E in effetti la cosa è indubbiamente sconvolgente. Ma come: l'opportunità commerciale del millennio sciupata per colpa di un pugno di pazzi?
Bene, ricordi che i pazzi sono per l'appunto pazzi, e che non si sa mai quello che possono combinare in nome della loro santa e fanatica pazzia: attentati agli impianti, assassinii, rapimenti... Si sa come sono fatti.
Cosa abbiamo fatto allora? Abbiamo preso alcuni capi cristiani e li abbiamo portati ad assistere... che so, alla scena in cui i fratelli di Gesù (Simon Pietro, Giacomo... e quegli altri là che ora mi sfuggono) impedirono alla moglie del caro estinto, come si chiamava... Maria Maddalena, sì, di favorire la successione di suo fratello Lazzaro alla guida della piccola comunità cristiana. "Sei una puttana di strada", fu la frase più cortese che usarono.
Li abbiamo poi portati anche all'arresto dell'Orto degli Ulivi, dove un gruppo di terroristi armati fino ai denti asserragliato nel Cenacolo gridava "Morte ai keftiu", mentre i "keftiu" sfondavano la porta e trascinavano nella polvere un Messia che si dibatteva insultava e minacciava la punizione dell'Eterno.
Quanto a Maometto...". Vedendola ormai persa nella digressione, Mauri fece un cenno discreto per richiamare al tema dell'incontro la Paarvo, che con un riflesso condizionato mosse le dita nella sequenza che faceva apparire a mezz'aria l'orologio. Solo quando davanti a sé non s'illuminò nessun orologio si ricordò di non essere in realtà virtuale ed alzò il braccio per guardare l'ora.
"Consigliera, lei mi perdonerà se non possiamo affrontare la questione adesso. Credo che Mauri si preoccuperà subito dopo la riunione di farle sapere tutto ciò che avrebbe dovuto sapere". Mauri annuì, premuroso.
"Il punto che lei deve sapere qui ed ora è questo: noi con questa gente abbiamo fatto un patto. Niente contestazioni del viaggio nel tempo, ed anche niente notizie e niente uso di fondatori di religioni e movimenti politici come mete. Inoltre, niente viaggi per i centoventi ultimi anni: la "legge dei centoventi anni" l'abbiamo proposta noi, per calmare le apprensioni della gente.
La polizia, di tanto in tanto, ci chiede di infrangere la legge, e noi per i soli casi di omicidio facciamo volentieri il favore... purché non diventi un vizio. Tanto i dati appresi con un viaggio temporale sono assimilati, dal punto di vista giuridico, a quelli della realtà virtuale, e non hanno quindi valore di prova.
Il problema che ci assilla oggi è dunque la rottura di questo equilibrio". E qui la Paarvo distolse lo sguardo dalla giovane per rivolgerlo al resto dell'udienza.
"Bene, consigliere e consiglieri, è necessario che voi decidiate sul da farsi. La scelta è se ricorrere in appello contro questo Cottin-Mondujano per salvaguardare questo equilibrio... o se accettare la sfida, che potrebbe aprire un nuovo, interessante mercato".
"Sarebbe a dire?", chiese una consigliera.
"Be', poco fa qualcuno si è sorpreso di sentir parlare di uso terapeutico del viaggio nel tempo. Ebbene: perché no? Questo Cottin-Mondujano di sicuro non è unico nel suo genere. I viaggi con meta così vicina e con coordinate spaziotemporali già note, come nel nostro caso, costano infinitamente meno degli altri, ma potrebbero invece essere fatti pagare molto di più per via del loro valore terapeutico".
"Non funzionerà: Cottin-Mondujano è un uguale, e gli uguali sono fatti a modo loro", obiettò il consigliere alto e magro, con appuntato il distintivo della zona 8.
"Cioè?", chiese Paarvo.
"Mah, si sa bene. La loro ossessione per la coppia monogamica, il loro attaccamento morboso e maniacale ad uno stile di vita che li rende diversi da tutti gli altri. Loro si definiscono "gli uguali", però fanno di tutto per essere diversi dagli altri, per ghettizzarsi".
"Se prosegue così mi aspetto di sentirle dire che sono una minaccia alla normale famiglia poligamica", commentò Paarvo.
"Non mi prenda per un bigotto. Solo, si sa che gli uguali sono fatti così. Con la scusa di volere "legami forti" per reggere la pressione dovuta al fatto di essere una piccola minoranza, vogliono a tutti i costi distinguersi, essere diversi, con i bei risultati che vediamo in questo signor Cottin-Mondujano. Se anche lui avesse avuto più coniugi, come le persone normali, oggi non sarebbe nella disastrosa situazione psicologica in cui si trova, per il suo attaccamento monomaniacale ad uno stile di vita che si rivela una volta di più morboso e patologico".
"Consigliere Yakamura", intervenne a questo punto Mauri, "le mie madri erano entrambe uguali, e non ho mai trovato nulla di insano nella loro relazione".
"Non ne faccia una questione personale, la prego, verificatore Mauri, e non se la prenda. Io dicevo solo che per colpa delle patologie mentali di questo signore oggi ci troviamo a dover prendere una decisione pericolosa per il nosto futuro, tutto qui. E' un dato di fatto".
"Sì", intervenne Paarvo, "siamo di fronte ad una sfida, ma perché non accettarla? In fondo il fatto di poter rivivere le esperienze che noi stessi abbiamo già fatto non infrange i princìpi per i quali abbiamo pensato la "Legge dei centoventi anni". Cottin-Mondujano su un punto ha ragione: non infrangiamo la privacy di nessuno usando come meta noi stessi. Non è nulla di diverso da quello che facciamo quando passiamo in rassegna nella nostra mente i ricordi...
Io credo che qui ci sia un nuovo, interessante mercato. Vorrei ora sentire le opinioni di tutte e tutti prima di arrivare a una decisione.
Mauri, se vuole iniziare lei...".

7. Coordinate zero + 23 anni e 162 giorni.

La musica era un elemento che non ricordava. Canto minimalista cinese della fine del XXI secolo: all'epoca andava molto di moda in tutti gli ambienti uguali. Uno strazio. E gli odori: strani ma familiari: profumi fuori moda, cibi mai più assaggiati... E la gente: persone ora morte, persone che non aveva più visto da allora, amici che non ricordava di aver già conosciuto così tanto tempo prima.
Tutto era come lo aveva ricordato, ma diverso, privo della sfuocata perfezione di cui lo aveva ammantato il ricordo. Come la macchia un po' schifosa di liquido all'angolo che tutti scavalcavano come se non esistesse: quella non la ricordava, per esempio. "La percezione è selettiva", no?
Momento per momento Antoine aveva seguito il se stesso di allora andare alla festa, parlare distrattamente con alcuni amici, fare un po' di questo e un po' di quello... finché la porta si era aperta ed era apparso Jaime. Il tuffo al cuore che aveva provato vedendolo era esattamente quello che ricordava, almeno quello. Non che fosse quella la prima volta che lo vedeva (lo aveva già intravisto mentre usciva dalla festa della settimana prima) ma in fondo era tornato a quella festa proprio con la speranza di incontrare lui... ed ora lui era arrivato.
Antoine notò con sorpresa come si fosse ristretto all'improvviso il suo campo visivo. Ecco perché ricordava così poco di quella festa: gli occhi della sua meta vedevano il resto, ma percepivano tutto in funzione dei movimenti e dei gesti di Jaime. Se era assieme ad altre persone notava solo come Jaime svettasse, snello, elegante, aggraziato in ogni gesto. Se Jaime passava ad un'altra stanza notava solo l'assenza, e il corpo sentiva l'urgenza di seguirlo. Se Jaime lo guardava notava solo quegli occhi d'avorio incastonati nel nero che lo studiavano. Se Jaime...
Jaime, Jaime, Jaime. Era venuto per la festa, per ricordare come era stato, ed invece vedeva solo Jaime, non avrebbe ricordato altro che Jaime!
E allora? Ecco com'era stato: così. Col cuore che gli batteva forte, con la tensione che correva per la schiena, con la paura e la voglia, l'angoscia di fare il primo passo, la paura di essere respinto...
Antoine restò per un attimo sconcertato. "Paura e voglia"? Ma allora si stavano risvegliando i suoi ricordi autentici! I viaggi nel tempo non avevano mai permesso l'accesso alle emozioni o ai pensieri della meta, ma evidentemente in questo caso la memoria nuova andava a risvegliare potenti ricordi ormai sopiti!
Antoine fu preso da una gioia improvvisa: questo tipo di viaggio funzionava al di là di ogni speranza! Al ritorno avrebbe conservato anche i ricordi delle emozioni provate quella volta, e l'idea che avrebbe inaspettatamente riportato con sé, per sempre, quelle emozioni così delicate e potenti lo colmò all'istante di speranza e felicità.
La sensazione di déja vu lo colpì come un colpo alla nuca. Ricordò all'istante di avere provato già quella gioia improvvisa, soverchiante, inspiegabile, anche quando aveva incontrato Jaime. E ricordava anche di aver sperimentato la sensazione fortissima di déja vu e di aver pensato "com'è buffa la mente umana"... come se avesse già vissuto un'altra volta questo incontro, e come se avesse da sempre saputo che la serata sarebbe finita bene, che lui e quello splendido uomo sarebbero diventati amanti, anzi mariti, per sempre, per la vita.
Adesso ricordò quanto quel coraggio lo avesse fortificato. Il ricordo risvegliato era così forte che gli sembrava di viverlo in quel momento. La sua meta, cioè il se stesso di prima, forte di quel nuovo coraggio si mosse, si fermò di fronte a Jaime e disse: "Ciao, mi chiamo Antoine. Ci siamo già incontrati?". Antoine si sorprese della propria sfacciataggine: non era mai stato un tipo audace: di solito erano gli altri ad avvicinarlo.
Jaime lo studiò per un attimo, però sorrise in modo cortese. "Non credo", disse Jaime. "Però possiamo sempre rimediare". E sorrise con quel sorriso meraviglioso che Antoine ricordava così bene... e che anche alla sua meta era parso di ricordare così bene.
"Sei sicuro? Io ho come la sensazione di averti già conosciuto... come se avessimo vissuto già insieme... come in un'altra vita".
"Forse in un'altra vita sì", rise Jaime, divertito dall'audacia dell'avance. "In questa però no. E' solo da un mese che sono in questa base e devo partire domani sera. Anzi, stavo per uscire per andarmene".
La frase colpì Antoine come una nuova mazzata. Sì, ricordava che Jaime gli aveva confessato che quando lui gli aveva rivolto la parola era sul punto di andarsene: si stava annoiando. Se Antoine, preso da quell'improvvisa sensazione di fiducia nel successo, non avesse fatto, contro il suo solito, il primo passo, non lo avrebbe mai conosciuto... lo avrebbe perso per sempre. Jaime stava infatti preparandosi in quei giorni a trasferirsi su Ganimede ("Peccato: era un nome così adatto per un uguale", aveva scherzato dopo aver rinunciato all'idea).
"Così io ti avrei perso per sempre", commentò spaventato Antoine.
Jaime allargò gli occhi e scoppiò a ridere: "Per essere una persona che mi conosce da circa venti secondi ne hai di voglia di sbilanciarti!".
"Erano anni che aspettavo di rivivere questo momento", si scusò Antoine preoccupato di aver fatto un passo falso.
"Rivivere? Ma davvero pensi che ci siamo già conosciuti in un'altra vita?".
Antoine si sentì paralizzare dalla paura. Cosa stava succedendo? Di nuovo la sensazione di déja vu. Ma cosa stava dicendo?
Imbarazzato, Antoine fece spallucce, come per scusarsi di quel che aveva detto. "In un'altra vita... è un modo di dire... è come una sensazione. Ma sai.. è che di solito sono timido e... questa volta non so cosa mi ha preso. E' come se avessi sentito che un destino mi spingeva verso di te, che io ti conoscevo da decenni".
Jaime si fece serio, pur senza svestirsi del sorriso. "Senti, non sarai uno di quei tipi che hanno bisogno di blaterare di amore eterno e destini cosmici per scopare una notte col primo sconosciuto che passa?".
"Io? Io nella mia vita ho avuto solo tre uomini. In relazione monogamica", puntualizzò Antoine, col tono impermalito di un bambino accusato ingiustamente.
"Ma lo sai che sei un tipo strano?", commentò Jaime. "Però sembri una persona sincera". Qui fece una pausa, la pausa che Antoine ricordava ancora, che gli era persa lunga una vita, l'attimo che era servito per la decisione: quella pausa.
Jaime lo guardò. "Mi accompagni fuori?", chiese dopo la pausa. Appoggiò appena appena la punta delle dita sulla spalla e lo baciò.

7. Coordinate zero + 23 anni e 163 giorni

"Dottoressa, non ritorna", disse l'assistente.
"Cioè?", chiese stupita la vigilatrice.
"Cioè, il cliente ha finito di vivere in tempo reale il periodo di memoria del passato impiantata nel suo cervello, l'effetto del narcotico è cessato, però non si sveglia... è come se fosse in coma".
"Oh no. Rete: connessione! Chiamata per Mauri! Dammi un flacone di stimolante. Accendi lo scanner neurale e va' subito a chiamare Singh e gli altri. Presto!".
"Mauri in connessione virtuale".
"Passi".
L'immagine di Mauri, seduto su una poltrona con un libro in mano, si materializzò al lato del lettino del cliente.
"Buongiorno dottoressa. Ci sono novità?".
"Sì, e non buone. Sembra che il paziente non riesca a reinnescare il processo della coscienza di sé dell'io".
"Cosa è successo?".
"Forse non erano sincronizzati bene i momenti di prelievo e di versamento della memoria antica...".
"Non è solo questo, vero? Lo sa bene che non sono io responsabile dei programmatori e delle programmatrici".
"No, in effetti non credo che il motivo sia quello... purtroppo. L'ho chiamata, Mauri, perché i casi di "mancato reinnesco", nella letteratura dei viaggi del tempo, sono in media due ogni decennio, e in tutti i casi studiati si è sempre trattato di parziale compatibilità di schemi neurali fra meta e cronoturista".
"Pertanto, dottoressa?"
"Pertanto la memoria del cliente si espande inaspettatamente al di fuori dei limiti prefissati dalla sonda: è necessario perciò cancellare l'innesto, tornare indietro, delimitare la nuova area diversa da quella prevista, e ricopiare nuovamente il tutto. Ha sempre funzionato, salvo in un caso in cui ci fu una quasi-fusione e si dovettero ricopiare pezzi della memoria della meta assieme alla memoria di buffer.
Insomma, dovrebbe funzionare anche in questo caso... spero".
"Lo faccia, allora".
"Lo farò... ma questa non potrebbe essere un'occasione insperata per seppellire tutto il problema? Basta far sapere in giro che a tornare indietro nel proprio passato si entra in risonanza con se stessi, impedendo il ritorno: i nuovi dati non riescono più a combaciare con quelli preesistenti e l'"io" ne è destrutturato. In fondo è la verità".
"La ringrazio per il suggerimento, dottoressa, ma non è il caso. E' stato deciso di fare un esperimento: arriviamo fino in fondo".
"Io spero che lei sappia quel che fa. Il nostro lavoro e forse il destino dei viaggi nel tempo dipende dal capriccio di questo cliente. Le parlo come ricercatrice: ricordi che i viaggi nel tempo non servono solo a fini ricreativi: hanno permesso il recupero di intere antiche biblioteche perdute, hanno rivoluzionato qualsiasi disciplina avesse a che fare con la storia, negli usi segreti governativi hanno reso quasi impossibili le guerre: non hanno neppure iniziato a dimostrare le loro potenzialità!".
"Dottoressa, per favore... Mi dia retta. Abbiamo già considerato questi aspetti. Se qualcosa andasse male, non sono sicuro che la polizia non chiederebbe alla Transchronicon il "favore" di usare me o lei come mete, tanto per controllare. Vada avanti. Il rischio è calcolato".
La donna sospirò e mosse la mano in segno di saluto. "Va bene, farò come chiede. Io mi disconnetto, allora: a risentirci. Deconnessione". Mauri svanì.
"Al lavoro, allora", commentò la donna girandosi verso la piccola folla di assistenti che si era riunita nel frattempo.

8. Coordinate zero + 23 anni e 163,5 giorni

Ragazzi, questa sì che era un'esperienza coi fiocchi, ben al di là di quelle precedenti.
La serata con Jaime era stata indescrivibile: la memoria di tutte le sue emozioni di allora si era risvegliata, fin nei dettagli più incredibilmente minuti, ed era stato come se lui stesse rivivendo realmente in carne ed ossa quell'esperienza, quasi se ne fosse nuovamente protagonista.
Forse era per la vividezza di quelle emozioni che emergeva di continuo la bizzarra sensazione di déja vu che, adesso ricordava, aveva sperimentato anche allora, per poi dimenticarsene, ovviamente.
Avevano parlato tutta la sera, ed Antoine aveva riscoperto le cento minuzie che s'erano detti per conoscersi, scoprendo di avere mille interessi in comune, mentre la simpatia reciproca aumentava. Erano tutte cose di cui s'era dimenticato, e che ora aveva recuperato, anche in questo caso cariche di tutte le emozioni di allora... Davvero da non credersi.
Adesso era notte e la sua meta, l'Antoine che un tempo era stato, dormiva: aveva un appuntamento con Jaime per l'indomani, giorno di festa, e Antoine sapeva già che domani avrebbe fatto l'amore con lui, per la prima volta. Gli sarebbe piaciuto arrivare fino ad allora, ma lo psicologo del tribunale gli aveva proibito la prima notte d'amore, temendo fosse controproducente.
Era strano trovarsi nella mente di una meta che dormiva: i viaggi commercializzati di solito si interrompevano sempre, al cronone esatto, nel momento in cui terminava l'esperienza interessante. Qui evidentemente la Transchronicon aveva dovuto andare un po' a braccio... Pazienza: non doveva mancare molto alla fine di quel viaggio così incredibile.
Persino il ricordo dei sogni gli giungeva ora a ondate soffocanti: pazzi, e forti come non li aveva vissuti mai. Non era sgradevole... però era strano. Aveva creduto che l'esperienza sarebbe stata diversa. Davvero si stupiva della sua durata. Ricordava di aver concordato dodici ore di viaggio soggettivo: solo la prima notte di incontro, come concesso dal tribunale. Gli pareva che fosse passato più di quel tempo. E' incredibile come sia vero che l'esperienza soggettiva del tempo e il tempo oggettivo non coincidano mai.
Per qualche secondo Antoine perse totalmente il contatto con i le sensazioni della sua meta, ebbe la coscienza di essere solo, poi la meta ritornò. Strano: era la terza volta che succedeva... e non gli era mai successo nei viaggi passati.

"Allora?".
"Non si è innescato nemmeno stavolta".
"Ricopia tutto e rimanda indietro daccapo".
"Ma cosa sta succedendo? E lui si renderà conto del fatto che il tempo è scaduto?".
"E chi ti dice che abbia voglia di lasciarlo scadere? Non ti ricordi perché è tornato indietro nel tempo?".
"Vuol dire che quanto accade è intenzionale?".
"E che ne so? E' la prima volta che un cretino ci chiede di fare un giochetto del genere. Forse sì, forse no: non sappiamo nulla di casi di risonanza totale. Forza Singh, di nuovo: sposti avanti di un'altra ora la sonda".
"Fatto".
"Partenza".
"Non si è innescato".
"Singh, mezz'ora avanti. Non ci freghi, bastardo, dovessimo restare qui tutta la notte! Partenza".
"Non si è innescato".
"Va bene, così evidentemente non funziona. Qualcuno ha suggerimenti?".

9. Coordinate zero + 23 anni e 164 giorni

La meta aprì e richiuse gli occhi nel dormiveglia. Antoine si accorse che era giorno.
C'era qualcosa che non andava. Per quanto potesse essere soggettiva la percezione del tempo, erano passate almeno otto ore da quando la meta era andata a letto... infatti Antoine aveva sempre dormito otto ore per notte, per tutta la vita. Per quanto poco la festa e la serata fossero durate, ormai dodici ore dovevano essere passate.
Come se non bastasse, quegli strani mancamenti continuavano a ripetersi. Anzi, se possibile diventavano più frequenti. Cosa stava succedendo? Antoine si sentì invadere dall'angoscia.
La meta si svegliò di colpo e sbarrò gli occhi. "Che succede?", pensò. "Perché sono così angosciato?".
Antoine si sentì invadere dal terrore. Aveva sentito chiaramente i pensieri della meta! Ecco cos'era successo... mio Dio... era entrato in risonanza col cervello della meta! La memoria di buffer si era aperta la strada verso le sinapsi del cervello che lo ospitava, aveva annodato fili, reti, passaggi, strade...
I messaggi che percorevano il cervello della sua meta avevano riconosciuto un'impronta mentale familiare, ed erano riusciti a ripercorrere strade per loro compatibili, anzi già note, a trasportare dati immagazzinati nel loro standard solito... e certo: era la stessa persona!
"No! E se adesso sente i miei pensieri?", si chiese Antoine. Cosa gli sarebbe successo se più di vent'anni prima avesse sentito una voce nella testa, che gli parlava? Si sarebbe considerato pazzo? Di sicuro sì. L'angoscia crebbe... e la meta si chiese perché. "Ma cosa cazzo ho bevuto ieri sera per essere in questo stato?", si chiese.
...Antoine si rese conto del fatto che la sua meta non aveva udito i suoi pensieri. E poi all'improvviso capì cosa era successo.
Era salvo. Era riuscito a tornare indietro. Stava utilizzando il suo cervello reale per rielaborare e vivere a modo suo la memoria prelevata dal passato. Quella poca memoria futura (l'essenziale per dare un senso all'esperienza vissuta), che era stata innestata nel pugno di neuroni della memoria di buffer predisposta nel cervello della sua meta, non era notoriamente sufficiente a configurare una "personalità" che pensasse per conto suo. A quanto pareva per le emozioni era sufficiente (magari dilagando ed utilizzando neuroni e pezzi di memoria "rubati" alla sua meta: in fondo combaciavano perfettamente), ma per elaborare pensieri no. Poteva "rubare" quelli della meta, ma produrne e inviarne, no. Tutto si stava svolgendo nel suo cervello, a casa, al ritorno.
Antoine si sentì sollevato. E si ricordò che quel mattino aveva avuto un appuntamento con Jaime. E la speranza di poter vivere anche quell'esperienza lo colmò di gioia improvvisa.
La meta provò quella gioia e allora Jaime gli tornò alla mente. Di scatto si alzò per andare a prepararsi.
Di botto Antoine si trovò di nuovo solo: al buio, nel silenzio, come sospeso nel nulla. Si accorse di non provare sensazioni di nessun tipo, come se non avesse più sensi per percepire il mondo... come se il contatto con la sua meta fosse staccato. Prima di avere il tempo per provare paura, però, di colpo si ritrovò davanti allo specchio del bagno della meta... lo specchio del suo bagno nella casa da scapolo, mentre guardava un se stesso molto più giovane.
Capì che avevano cercato di riportarlo indietro. Stanno copiando la memoria, poi la cancellano, la riportano indietro, poi la ricopiano un po' più avanti e così via. Non riescono ad innescare il contatto... però alla fine ci riusciranno.
Brave ragazze e bravi ragazzi, non mi lasciate qui, portatemi via prima che la memoria di buffer si estenda fino ad assumere una personalità propria, prima che io, cioè lui, cominci a sentire voci nella testa, diventi pazzo e perda perciò la mia... la sua chance con Jaime. Prima di perdere quel poco che m'è rimasto: se Jaime non mi vorrà io non avrò nemmeno più il ricordo. Nemmeno più quello...
Antoine si chiese se ci sarebbero riusciti prima o dopo dell'incontro fatale. Il contatto poteva interrompersi in qualsiasi istante, ormai. Lui poteva solo limitarsi a sperare che alla Transchronicon non fossero così maledettamente efficienti come al loro solito.

"Mauri, e se lasciassimo perdere?"
"Dottoressa, se lei desidera essere la prima vigilatrice della storia a non aver riportato indietro il suo cliente, faccia pure, se crede".
"Per carità", rispose la donna spaventata. "Non parlo sul serio: è la stanchezza che mi fa straparlare. Cos'altro possiamo provare?".
"Potremmo mappare le ore susseguenti, ad esempio un cronogramma ogni venti secondi, per vedere se si configurano momenti più favorevoli, ad esempio se il cliente si addormenta", suggerì un'assistente.
"Una memoria di buffer non dorme", osservò secca la vigilatrice.
"No, Anna, dalle retta", intervenne Singh. "Forse ha ragione. Se per qualsiasi motivo l'area del cervello dove è impiantata la memoria di buffer riduce l'attività, se riusciamo in qualche modo a circoscriverla, dovrebbe essere più facile ritagliarla in modo "chirurgico", senza portare indietro parti in più, ritrovando gli "attacchi" giusti all'"io" del cliente".
"Una cosa del genere ha un costo", obbiettò la dottoressa voltandosi verso l'immagine virtuale di Mauri nella stanza.
"Dottoressa", rispose Mauri, "faccia anche questa prova.
E se non dovesse funzionare neppure questa la autorizzo, come caso estremo, a scannerizzare tutta la memoria del paziente nell'attimo precedente la partenza e a reinserirla dopo avere cancellato la memoria presente. In questo modo cancelleremo il viaggio, ma almeno si risveglierà: ci avrà rimesso solo un po' di ore di tempo oggettivo, ma nemmeno un istante di tempo soggettivo".
"Mauri, la avviso che il costo...", provò ad obbiettare la donna.
"Dottoressa, può dimenticarsi, solo per questa volta, di essere azionista della Transchronicon, e fare di nuovo per un po' la ricercatrice? Le parrà di tornare giovane". Mauri sorrideva mentre parlava, in modo da attenuare il rimprovero. "Poco fa era lei a ricordarmi l'importanza della ricerca. Ecco, consideri quello che stiamo facendo un esperimento. I costi di spedizione verso un passato così ridicolmente recente sono solo una frazione di quelli necessari per un esperimento su una meta di migliaia di anni fa.
Prima o poi avremmo dovuto tentarlo. Abbiamo l'occasione per un esperimento cruciale su un volontario che non solo non abbiamo dovuto convincere ad offrirsi, ma che addirittura ci ha in pratica obbligati a farlo e ci ha firmato tutte le assunzioni di responsabilità firmabili. Meglio di così...".

Non lo avevano ancora recuperato. Bastava così poco, ormai: lasciatemi ancora un poco di tempo, mi accontento di mezz'ora! Gli era parso che ormai la sonda si facesse attendere da un po'. Sperò che ciò significasse che avevano deciso di lasciargli completare quell'esperienza: loro sapevano che ci teneva. Forse era un risarcimento per la loro inefficienza? Antoine sperò che fosse così.
Jaime era ora di fronte a lui, e stava slacciando la tuta termica, un gancio alla volta. La sua meta, seduta sul letto, lo guardava.
Antoine vide Jaime sorridere e, senza staccare le mani dai ganci, chinarsi per baciarlo sulla bocca. La sua meta... se stesso... fu travolto da un'ondata di gioia, di emozione, di gratitudine... di amore. La coscienza di sé di Antoine ne fu sommersa: Antoine allargò le braccia per abbracciare Jaime e poi togliergli le mani dai ganci.
Antoine iniziò a sganciare la tuta, mentre Jaime sorrideva, gli carezzava i capelli e poi si chinava nuovamente a baciarlo, sulla fronte.
Tutto come quella volta, quella prima volta. Tutto come adesso.


Jaime era in piedi, nudo. Antoine era seduto sul bordo del letto e lo ammirava. La luce rosea che filtrava dalla finestra disegnava i muscoli del suo corpo "in negativo", grazie a riflessi, luccichii e sfumature chiare, mentre sul biancore del corpo di Antoine usava maggiormente ombre e sfumature scure.
Antoine lo ammirava, e lui si lasciava ammirare, col sorriso di chi chiede: "Allora, ti piaccio?".
"Sei bellissimo", mormorò Antoine.
A queste parole Jaime si accosciò sui calcagni. "Anche tu mi piaci tantissimo", gli rispose. "Sei una persona stupenda. E sei anche sensibile, dolce, tenero... Baciami".
Antoine allargò il braccio, attirò Jaime verso di sé... e gli fece perdere intenzionalmente l'equilibrio, in modo che gli cadesse addosso. Jaime non oppose resistenza e si lasciò cadere, con infinita grazia.
Quando Antoine lo ebbe sul suo grembo si chinò su di lui e lo baciò, ridendo. "Non chiedermi come lo so, ma dentro di me sento che staremo insieme fino a che morte non ci separi, come si suol dire fra uguali".
"Lo sento anch'io", rispose serio Jaime. "Forse anch'io l'ho già vissuto in una vita precedente...".

Il primo segnale fu un'altra voce. In una lingua che Antoine non capiva.
Era una specie di mormorio lontano. Forse qualcuno che parlava dall'altro lato della parete? Ma no, la voce era sempre la stessa, quale che fosse la posizione dei due corpi allacciati rispetto alla parete. Poiché la sua meta non dava segno di essersene accorta Antoine pensò che vi fosse abituata, anche se lui personalmente non ricordava nulla del genere, quando abitava in quella casa. Ma c'è da dire che in quel momento aveva avuto altro da fare che badare ai vicini, quindi non c'era da stupirsi che non se ne fosse accorto.
Poi arrivò una seconda voce, anch'essa in una lingua che non capiva. Le due voci non parlavano assieme: ognuna andava per conto suo, come se stesse commentando qualcosa.
Il volume delle due voci saliva lentamente ma costantemente.
Il secondo segnale fu una sensazione. Che non veniva da Antoine né dalla sua meta. Era una sensazione quasi materna, di tenera protezione. Di ammirazione per la bellezza. Di solidarietà. Di desiderio erotico. Di amore per il partner anch'egli presente.
Antoine si chiese se fosse lui, ora, ad avere iniziato a sentire voci. Non fece in tempo a chiederselo che irruppe un'altra sensazione. Totalmente diversa. Di morbosa curiosità e divertimento. La sensazione di qualcuno che osservasse due cani montarsi per la strada.
Antoine capì. Cronoviaggiatori. Magari provenienti da oltre la barriera legale dei centoventi anni, ma proprio per questo ancora più alieni.
Distolse l'attenzione da se stesso e Jaime e dal loro amore, e dallo sfondo balzarono altre voci ancora, a cui fin lì non aveva prestato attenzione.
Una era in cinese mandarino, lingua che si era fatto installare in memoria a scuola e che quindi capiva, ma la pronuncia era strana, distorta. Stava rammentando una poesia che parlava di due snelli levrieri in corsa, uguali in audacia, uguali in bellezza, o qualcosa del genere.
Le altre erano più o meno comprensibili, ma ognuna aveva la sua storia, la sua esperienza, il suo sentimento. Due o tre erano davvero simpatiche, altrettante assolutamente odiose... le rimanenti, né buone né cattive: esseri umani come Antoine e Jaime.
Antoine provò a isolarsi da quelle voci, a concentrarsi sull'atto che lui stesso stava compiendo con Jaime.
Invano: il brusio, il cicaleccio non faceva che crescere. Si rese conto con orrore del fatto che la sua memoria di buffer stava ormai dilagando per le memorie temporanee dei cronoviaggiatori futuri. Avrebbero faticato non poco per tirarli fuori di lì, si consolò: "parziale compatibilità", avrebbero detto. Si sarebbero portati via la copia di un pezzo della sua memoria. "Stronzi!", pensò, sperando che fosse questo il pezzo che avrebbero pescato.
Poi, all'improvviso, una presenza si impose fra le altre. Grondava un odio puro, un disprezzo assoluto. Non c'era in lei neppure la morbosità che permettesse di trovare divertente ciò che stava vivendo. Era odio. Disgusto. Gelo assoluto dei sentimenti. Invidia. Furore omicida. Desiderio di distruggere Antoine e Jaime. Proposito di farlo, prima o poi, con l'aiuto delle Forze Supreme.
Antoine si sentì male. Sapeva che gli uguali non erano simpatici a tutti, ma non aveva mai saputo che qualcuno potesse arrivare a quel livello. Odio, odio, odio. Dell'amore di Jaime per Antoine, di Antoine per Jaime, non riusciva a percepire più nulla. I pensieri della presenza ignota bruciavano, coprivano di sterco ogni cosa. Era l'incapacità di amare allo stato puro.
Antoine voleva fuggire, si vergognava della razza umana, odiava coloro che erano capaci di tanto. Volevano distruggere la sola cosa bella che avesse, che gli era rimasta! Volevano farlo sentire sporco per il suo amore!
Cercò di escludere da sé tutti quei pensieri ostili, di combatterli, di chiudersi in se stesso per raccogliere le forze per reagire.

"Eccolo qua!".
"Dove?".
"Qua! Guardi qua! L'attività è ridotta praticamente alla sola area di buffer! Si può fare!".
"Forza: una sonda su quelle coordinate! Subito".
"Coordinate impostate".
"Partenza".
"Eccolo! C'è! Stavolta c'è!".
Tutti si misero a gridare di gioia. L'immagine virtuale di Mauri batté le mani e sorrise.
La dottoressa spalancò gli occhi e fece una smorfia di gioia. "Fategli una flebo. Chiamatemi quando si sveglia. Per quanto ne ha?".
"Quindici ore".
"Eh, buonanotte a lui, allora", scherzò la dottoressa avviandosi verso la porta ed alzando la mano per salutare i presenti.
Mauri alzò anch'egli la mano, chinò la testa in segno di saluto e svanì.

10. Coordinate zero + 23 anni e 166 giorni

"Mi è piaciuto quello che ha fatto, sa? E' stato un vero atto d'amore. In ricordo di un amore. Per farlo ha rischiato di non tornare mai più nella realtà attuale. I miei colleghi e le mie colleghe pensano che sia stata una pazzia, ma io volevo dirglielo e dirle che... non sono il solo, in questa Base".
"Grazie, lei è gentile", rispose perplesso Antoine. "Pensi poi che sono addirittura "guarito". Ho scoperto che era necessario che io tornassi laggiù perché se non lo avessi fatto non avrei mai trovato il coraggio di fare il primo passo con Jaime. Evidentemente me ne ricordavo a livello inconscio, ed era per questo che non riuscivo a rinunciare all'idea di farlo.
E così ora ho fatto quel che dovevo fare. E' come se avessi chiuso un ciclo. Lo dovevo fare... l'ho fatto... E adesso? Cosa mi resta da fare? Nulla. Mi resta solo il ricordo, esattamente come prima: più nitido di prima, ma solo un ricordo.
Non ne valeva la pena", concluse Antoine con amarezza.
"Ascolti", rispose Singh, "potrei dirle che il suo caso per noi ricercatori è stato importantissimo, perché lei ha dimostrato infine l'esistenza del principio di retroazione nella causalità temporale. Ma a lei questo non importerà nulla.
Le dico allora solo che il suo viaggio le è servito perché l'ha liberata da un'ossessione... che non è mai una cosa giusta. Un amore serve a dare la voglia di vivere, non a cercare la morte. Io sono sicuro che Jaime non l'avrebbe approvato. Se oggi lei ha capito questa cosa, ha fatto il più bel dono alla memoria di Jaime, e a se stesso. E il suo viaggio non è stato vano".
Antoine rimase in silenzio per qualche istante.
"Lei è davvero gentile con me. Perché lo fa? Ho dato solo guai alla sua azienda".
"Lo faccio per due motivi. Primo perché nella vita non c'è solo il lavoro, e secondo perché vorrei che lei capisse che non è l'unico nella vita ad avere subito la perdita di un marito amato".
I due uomini si fissarono gli occhi per qualche istante.
"Come si chiama lei"?, chiese infine Antoine.
"Sono il dottor Ranjit Singh. Ma chiamami Ranjit, se vuoi".
"Io sono il bonificatore Antoine Cottin... Mondujano... come sai".
"Lo so". Singh estrasse dal taschino un biglietto e lo mise in mano di Antoine. "Se vorrai", disse, e si avviò verso la porta. La aprì, si voltò a salutare e sorrise ad Antoine. Nel sorridere il biancore dei denti scintillò come un gioiello contro il suo volto nero.
Antoine notò quello scintillio che aveva già visto...
Che dipendeva solo dalla sua volontà rivedere.

11. Coordinate zero + 23 anni e 171 giorni

"Vuol dire che l'abbiamo scampata solo perché era... geloso? Perché non sopportava che altri condividessero la sua esperienza sessuale con suo marito? Cioè, davvero ci siamo salvati solo per quello?".
"Consigliere Yakamura, se vuole ricominciare con la sua manfrina razzista sulla monogamia degli uguali, l'avviso che potrebbe offendere qualcuno", minacciò Paarvo alterata.
"Presidente Paarvo", rise Yakamura sdrammatizzando, "può giurare che mai più in vita mia farò commenti sull'incapacità degli uguali di vivere una normale relazione poligamica. Mai più!".
"Già, dopo lo scampato pericolo Yakamura fonderà la Società per la Promozione del Vizio", celiò una consigliera.
Tutti scoppiarono a ridere. Anche Mauri e Paarvo non riuscirono a trattenersi, e si unirono alla liberatoria risata generale.