Il Male e la Macchina

di Sergio Rotino

Estratto dal filone animistico presente nella produzione di Stephen King, The Mangler, arriva sugli schermi cinematografici. Presentato in anteprima alla XV edizione del Fantafestival (Roma, 13-22 giugno) la pellicola è l'ultima fatica del regista Tobe Hooper (che aveva già diretto la versione televisiva de Le notti di Salem), famoso per film come TheTexas Chainsaw Massacre. In A volte ritornano (Night Shift) il racconto è stato tradotto con una punta di demenzialità come Il compressore. Per chi non lo conoscesse, basti dire che fa parte di quel versante cui appartengono Christine, la macchina infernale e Brivido: narrazioni e pellicole dove macchinari, utilizzati quotidianamente dagli esseri umani, si trasformano in entità infernali. Anche The Mangler segue un identico canovaccio con una macchina stira-biancheria cui viene attribuita un'anima a tal punto malvagia e mortale che Robert Eglund, il temibile Freddy Krueger, l'ha definita "un personaggio a tutto tondo". In The Mangler Eglund interpreta l'orrido William Gartley, "un semplice segno di punteggiatura", se confrontato con il compressore, nonché proprietario della cupa lavanderia Nastro Blu.
L'azione si svolge nel New England, a Rikers Valley, un idillico paesino alla cui periferia (il Male, si sà, parte sempre da postazioni defilate e incredibili), troviamo la lavanderia Nastro Blu. Contrariamente al racconto il film descrive la lavanderia come un girone dantesco, dove le operaie lavorano sotto il controllo di Gartley e dove, da più di vent'anni, le ragazze vergini spariscono nel giorno del loro sedicesimo compleanno.
Tocco decisivo all'atmosfera del film è la forma del compressore. Disegnato da Tony Hooper, figlio del regista, la macchina è qualcosa di mostruoso, una gigantesca costruzione dotata di cingoli che ricorda un pipistrello. "La parte frontale di 'Mangler' è la bocca mostruosa che divora biancheria e vittime", racconta il tecnico Michael Tucker. C'è qualcosa di grottesco a vedere la pressa che sputa fuori le sue vittime, gettandole nell'area di piegatura: un luogo orrido dove finiscono pezzi di corpo umano maciullati, sì, ma anche ben lavati e stirati.
Se confrontato all'horror adolescenzial-demenziale di Christine, filmato da John Carpenter (di cui vi consiglio l'ultima fatica cinematografica e un libro curato da Giuseppe Gariazzo per la Sorbini editore John Carpenter. La visione oltre l'orrore), The Mangler è un film per stomaci forti. Scott Wheeler (Beetlejuice), uno dei tre maghi degli effetti speciali, che con Todd Masters (Predator) e Scott Coulter (Pet Semetery 2) ha lavorato in questo film, racconta: "Sapendo che Hooper ama effetti speciali molto forti, abbiamo cercato di non badare a spese, evitando comunque quegli eccessi sicuramente non approvati dalla commissione censura (la M.P.A.A.). Si è cercato di rendere meno truculenta l'azione, cercando più che altro di suggerirla". Ne è un esempio la scena in cui il caporeparto Stanner (Demetre Phillips), complice di Gartley, ha il braccio triturato dal compressore. "Poteva essere una sequenza molto cruenta - dice Wheeler - E quando la violenza è intensificata dall'uso di sangue la censura si sconvolge. Abbiamo perciò mostrato la lussazione di un gomito, invece di una rottura e della conseguente lacerazione sanguinante. Sicuri comunque che vedere un gomito uscire all'indietro dal braccio, fa più effetto di fiumi di sangue". Anche lo schiacciamento delle teste non lascia indifferenti. "E' l'effetto più difficile - spiega Wheeler - perché dovevamo rimettere a posto la testa per molte riprese così da rispettare i tempi di lavorazione." Tutto questo funziona anche grazie al trucco di David Miller, già creatore della maschera di Freddy Krueger.
Parlando della grottesca figura di Gartley Barry Koper, che ha applicato il trucco, racconta: "Dovevamo creare un personaggio che portasse i segni evidenti del suo diabolico rapporto con 'Mangler'. Cicatrici che lo rendessero orribile ma, allo stesso tempo, sufficientemente 'umano'. Era importante non farlo troppo mostruoso, per non concentrare su di lui tutta l'attenzione." Eppure Gartley ha avuto la cassa toracica schiacciata, i timpani scossi, un occhio cavato e le gambe maciullate dal compressore. Ragion per cui quello che vediamo è un orrendo settantenne, che trascina il suo corpo grazie a grucce metalliche e ad un paio di gambe in acciao inossidabile e un apparecchio vocale elettronico. Nonostante questo Gartley ha una vanità eccessiva e una teenager come fidanzata. "Sì - dice Englund - è stato maciullato, schiacciato, piegato, ma è sopravvissuto. Questo gli fa credere che quella macchina diabolica sia il dio di tutte le macchine, il dio che armonizza il bene e il male. E il suo modo di ricompensarla è quello di sacrificarle vergini sedicenni, spesso operaie della lavanderia."
Contro Gartley si muove l'ufficiale di polizia Hunton, interpretato da Ted Levine, il maniaco omicida "Buffalo Bill" de Il silenzio degli innocenti. Hunton rappresenta il tipico poliziotto stanco di quello che ha visto e sentito durante gli anni di lavoro. Ferma restando l'importanza del compressore e di Gartley, non bisogna prendere sottogamba Hunton cui spetta il compito di attirare lo spettatore nel film, facendogli veder attraverso i suoi occhi e il suo scetticismo l'orrore che alberga nella lavanderia. Lottando con la sua impotenza, che diviene l'impotenza di chi guarda e subisce l'orrore delle immagini, Hunton accompagna lo spettatore nella dualità tra Bene e Male tanto amata da King. Ma nella pellicola i confini fra i due termini si fanno labili e ambigui, le immagini scivolano dentro un orrore che è diffuso ma invisibile, più mentale che fisico verrebe da dire. "Questo è un film horror diverso - dice Englund - Tobe è riuscito a rappresentare in modo credibile un mondo infernale, gente schiacciata e ragazze in adorazione del demonio. E' come se Hieronymus Bosch avesse incontrato Usher, con un po' di Kafka nel mezzo". Benvenuti in questo viaggio allucinante.