di Nicoletta Vallorani
3 gennaio
Sono usciti dal Congo.
In pieno giorno, con la luce del sole dentro gli occhi piccoli come spilli
fatati, stelle cadute nella faccia nero petrolio. I tagliatori di teste che
Kurtz non è riuscito a tenere con sé. Anche perché Kurtz
è morto, cioè, e non li comanda più. Allora come si può
pretendere che restino dentro le pagine scritte?
Lei non lo sa.
Io li ho chiusi nel cassetto piccolo della scrivania, quello blu, e tengo
ben nascosta la chiave. Il libro non l'ho più aperto: hanno trovato
la strada per uscire una volta e possono farlo ancora, anche gli altri, e
allora che faccio? Sto zitta zitta, una bocca cucita nella mia faccia sbilenca,
che non somiglia per niente a quella Biancaneve ma forse di più alla
strega, la strega cattiva, Babayaga, anche se dentro l'anima sono un petalo
di rosa bianca e profumata. Ma nessuno lo sa, perché non so dirlo,
e nemmeno lei lo capisce.
Posso pensare. I libri lo comprendono e restano lì, fermi nella biblioteca
del mio papà che c'era e non c'è più perché lei
lo ha fatto scappare e che cosa ha combinato per farlo scappare io non lo
so ma deve essere stato qualcosa di veramente brutto se lui se n'è
andato che era buono e gentile e non gli importava se io ho imparato tardi
a camminare e a parlare non ho imparato mai.
Lei non lo sa.
Io la odio.
E i pigmei sono chiusi nel cassetto. Una notte deciderò cosa farne,
quando comanderò come comandava Kurtz.
4 gennaio
Io sono la strega e Biancaneve, Cappuccetto rosso che si mangia la nonna dopo
averla cucinata sul fuoco, Gretel, il fagiolo magico e la Bestia che non è
riuscita a far innamorare nessuno e perciò coi suoi denti da tigre
malese sbrana i bambini buoni e belli e biondi e normali. E le bambine, pure.
Quelle che sanno parlare e vanno a scuola e non mi somigliano per niente.
Perché io sono ritardata. E lei, che lo sa, mi tiene lontana da tutti
perché si vergogna, anche se dice di no.
Il lupo mi teme da quando ho fatto a pezzi il suo profilo di carta. Ho smesso
di sognarlo quando l'ho visto saltare fuori dal mucchio di coriandoli colorati
che prima era il mio libro delle favole. Stamattina presto. Si è guardato
intorno, cercando di rimettersi assieme. Adesso è lì, anche
lui fuori dalla sua storia, tutto a brandelli in un angolo della stanza, sotto
lo scaffale grande. Cola sangue sul pavimento di legno e guaisce piano perché
senza denti non si può mangiare nessuna bambina cattiva.
Io non sono cattiva. Sono mongoloide, e nessuno sa quello che penso.
Perché penso, anche se lei non lo capisce. E le faccio ribrezzo.
6 gennaio
Dentro un giorno e una notte, ho pensato e ripensato a quello che dovevo fare
di Kurtz. Lui appartiene alla giungla del Congo e non sa proprio cosa comportarsi
in una stanza piena di libri con dentro le loro storie chiuse e tutti i personaggi
che saltellano e piangono e ridono e parlano e non sanno che farsene di un
grosso inglese con la testa pelata che dice, morendo, che orrore che orrore.
Il cuore buio della giungla sente la sua mancanza, ma io non so come rimandarlo
dentro il suo libro, che lo ha spinto fuori a forza con mani di scimmiette
dispettose. Lui è scivolato su una buccia di banana ed è rimasto
lì, ebete, sul pavimento della biblioteca dove dormo e mangio e gioco
e parlo con i miei amici e nemici usciti dalle storie che amo.
Adesso si arrovella e piange. Baghera lo guarda da dentro il libro di Kipling,
ma non esce, lei no, perché è furba e silenziosa come la notte
tropicale.
Lei è arrivata proprio mentre Baghera si puliva il pelo del fianco
con la lingua rugosa. Ha aperto al porta senza bussare e mi ha ha guardato,
ha guardato Lavinia-la-ritardata seduta sul pavimento con tutti i suoi libri
intorno, ammucchiati come i sacchi di sabbia su una trincea e negli occhi
aveva la stessa paura, lo stesso ribrezzo di quando sono nata. Io, con i miei
occhi cinesi e la lingua a punta e pensieri da grande tutti chiusi nella mente,
una cassaforte di cui nessuno conosce la combinazione.
Ho pensato di aprirle la testa e rubarle il cervello, che tanto non le serve
neanche un po'. Me lo volevo mangiare, e insieme a quello anche il cuore.
Le mie mani non mi obbediscono e così ho sentito solo un rivolo di
saliva scivolarmi dall'angolo della bocca. Lei ha detto: -Lavinia.- E poi
basta. Se n'è andata, sbattendo la porta dalla paura, e non ha visto
il lupo in piccoli pezzi né Kurtz seduto a piangere dietro la sedia
girevole. I pigmei si sono agitati come soldatini meccanici dentro il cassetto,
ma io non ho aperto e sono rimasta ferma ferma a pensare.
Faceva buio quando ho chiamato Mr Hyde.
7 gennaio
Abbiamo fatto progetti tutta la notte. Ha pensieri pelosi, Mr Hyde, e una
specie di coscienza integra, intera, una mela mai morsicata da Adamo eppure
marcita lo stesso. Il peccato è dentro le cose; il morso di un uomo
non c'entra proprio niente, perché comunque sia la punizione sarebbe
arrivata lo stesso. Non si ha colpa e non si ha coraggio. Si ha solo un destino
di fortuna e sfortuna, e quello che viene dopo è tutto legato, tutto
scritto e stabilito. Come nelle storie dei libri. Hyde sarebbe stato cattivo
anche se non fosse stato brutto, anche senza il filtro e senza il peccato
di Jekyll.
Non ha fatto storie a tornarsene dentro stamattina. Le piume della mia coperta
gli hanno fatto solletico sotto il mento quando si è steso per dormire
un po', mentre lentamente tornava ad essere il molto buono e rispettabile
dottor Jekyll. Ma a me il dottor Jekyll non serve, e il libro se l'è
ripreso indietro senza problemi.
Ho capito che posso farmi obbedire, se voglio. Io voglio comandare sui libri
perché mi diano il potere sulle persone. Perché ho dodici anni
e sono ritardata, e mi sono stufata che la gente mi guardi così.
Sono grande, divento grande, e lei più degli altri lo ignora.
9 gennaio
Ho scoperto che posso guardare dentro Il signore delle mosche e vedere i bambini
sull'isola, tutti nudi, che inseguono il loro totem testa di morto. Non leggere
le parole, cioè, ma infilare la testa dentro nel mondo del libro, e
vedere tutto che accade come se io fossi dio o la luna nel cielo. I bambini
non se ne accorgono e continuano a giocare la loro storia, fuori dal tempo,
e quando arrivano alla fine ricominciano da capo e niente succede mai davvero
per la prima volta e per l'unica. E' tutto così, come sempre e per
sempre. Nessuno muore e nessuno vince, perché tanto, alla fine della
storia, si ricomincia tutto da capo.
Ho provato a fare lo stesso con un altro libro ma ho trovato una porta chiusa
e un panorama piatto di carta. Ci sono storie che non vivono, che non si muovono.
Sono ferme, finte, inesistenti. Storie ritardate più ritardate di me.
10 gennaio
Io sono la padrona, e divento brava.
Ogni giorno più brava a comandare i miei libri. Posso entrare in almeno
cinque storie, adesso, e guardare quello che succede senza che nessuno si
accorga di me. Ho visto morire Stolz e Nicholas Nickleby commuoversi. Mi sono
commossa anch'io, un po', ma Stolz è stupido e non comanda niente.
E' proprio un mongoloide inventato da qualcuno che non capiva i pensieri dentro
la testa di quelli come noi. I nostri occhi cinesi non sono vuoti e dentro
la testa ci muoviamo meglio, molto meglio, che nella realtà.
12 gennaio
Certi libri hanno i denti.
Ligeia mi ha morso un dito così forte che ha continuato a sanguinare
per tutta la mattina. Ho dovuto nasconderlo quando lei è entrata, e
non ci sono riuscita a farlo abbastanza in fretta così lei ha visto
il sangue e ha urlato e dopo è arrivata la Tata quella scema e mi ha
fasciato il dito.
Adesso sto meglio, anche se la rabbia mi impedisce di continuare i miei esperimenti.
Certi libri hanno i denti.
14 Gennaio
Ve l'ho detto?
Kurtz è ancora nell'angolo e piange. Mi fa pena, dopo tutto questo
tempo. D'altra parte, non oso aprire Cuore di Tenebra. Non ancora. I tagliatori
di teste fremono nel cassetto ma non sono abbastanza intelligeni o abbastanza
piccoli da trovare una strada per uscire.
Il lupo è svanito, invece.
Si è dissolto nell'aria un mattino presto, lasciando solo pezzi di
carta mangiucchiati sotto lo scaffale. La Tata scema ha aspirato gli avanzi
senza sapere e senza capire.
Sono così stupide le persone normali.
15 gennaio
Potrei usare tutta questa gente per me. Il mio esercito privato.
Kurtz ha smesso di piangere. E' seduto a gambe incrociate e di tanto in tanto
mi guarda. Oscilla avanti e indietro e ripete: The horror the horror. Poi
ci ripensa, e dice: che orrore che orrore.
Il suo libro è con testo a fronte.
Lui è un personaggio bilingue.
17 gennaio
L'ho capito quando, con l'orecchio appoggiato contro la copertina del libro,
ho sentito crollare la casa degli Usher. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto
che ci fosse lei là sotto. La donna che si vergogna di me e mi tiene
nascosta in questa biblioteca.
Credo che sia arrivato il momento, quasi. I miei libri lo dicono tutti, in
un modo o nell'altro.
Berrò l'Amontillado di Poe e preparerò la vendetta.
18 gennaio.
Urlavo di giorno perché avevo paura. Le mie urla avevano un suono rauco
e sgradevole, i versi di un pappagallo parlante che si sente solo nella grande
gabbia dove abita. Lei tentò di calmarmi, qualche volta, all'inizio,
per due o tre minuti.
Poi arrivò una mattina e mi mise un cerotto sulla bocca.
Le mie labbra cucite.
Lei non era mia madre. Io pensavo che non poteva esserlo. Altrimenti, io credo,
mi avrebbe amato.
Se non è mia madre, perché deve vivere?
20 Gennaio
Ho un piccolo esercito che mi obbedisce. I pigmei sono spaventati perché
ho mostrato loro il libro al quale appartengono e ho minacciato di non farli
più tornare là dentro. Così hanno giurato di obbedirmi.
O meglio, di obbedire a Kurtz, che ha ritrovato il suo piccolo esercito e
insieme a quello la dignità dell'avorio che dentro la storia potrebbe
continuare a cercare.
Poi c'è Baghera.
La Bestia, che nessuno ama nè amerà, perché Bella è
scappata quando ho aperto le porte della storia e ha giurato che non tornerà
mai tra le braccia del suo amante repellente e peloso. Lo aveva sposato per
soldi ma i soldi non sono tutto. Così la Bestia è triste e furente
e rabbiosa e ringhiante come me.
Quando sono sicura che non verrà nessuno, li raccolgo tutti intorno
a me, in cerchio, e racconto loro la mia storia.
22 gennaio.
Sono sicura che provino odio abbastanza.
Li comando tutti.
Lei non sa e non vede. Le ho fatto un sorriso sbilenco, stamattina, e lei
è scappata via.
23 gennaio
Potrei innamorarmi di Kurtz se fosse una persona. I suoi pigmei lo adorano.
24 gennaio.
Questa notte sono entrata nella giungla. Ho sentito il fango sotto i piedi,
e le radici sporgenti degli alberi. Ho camminato davvero sulle rive del fiume
Congo e ho guardato le stelle e ho urlato quanto mi pareva tanto lei non poteva
venire a mettermi un cerotto. Nuvole di frecce mi hanno sfiorato quando stavo
per risalire sul battello.
Poi, appiccicosa di sudore e di caldo, sono tornata fuori, sul pavimento della
mia biblioteca.
Kurtz mi ha guardato con invidia e con rispetto. E i pigmei hanno ripreso
a saltellare nel cassetto, dove li ho richiusi per sicurezza.
Li tirerò fuori al momento giusto.
25 Gennaio.
I denti d'avorio di Ligeia sono sul piano della scrivania e Kurtz li guarda
con libidine, ma io non permetterò che lui li prenda. MI servono.
Mi serve un fantasma coi denti.
30 gennaio
Ho impiegato giorni e giorni per spiegare loro il mio piano. Credo che adesso
sia tutto pronto, ma io sono stanca.
Ho bisogno di raccogliere le forze.
Ho dato ordini alla mia milizia di carta e poi mi sono acciambellata sul pavimento.
Il mio corpo è ancora più strano del solito, gonfio e dolorante,
e non mi sento per niente come dovrei.
1 febbraio
E' venuta la Tata e mi ha guardata con sospetto. Ha detto qualcosa che io
non ho capito mentre me ne stavo arrotolata sul pavimento come il gatto del
Cheshire. Verrà sangue tra le gambe, ha sussurrato dentro il mio orecchio.
Voleva dire qualcosa?
2 febbraio
Gonfia come un palloncino di plastica sul punto di esplodere. E rossa.
Dove sono i miei soldati? Schiererò i libri coi denti, come è
giusto che accada per una battaglia.
Ho deciso il giorno.
3 febbraio
Meglio far finta che sia tutto normale. Jekyll mi guarda peloso dalla copertina
del libro, una finestra aperta sul mio mondo. Credo che non lo chiamerò
fino a dopodomani.
Ho difficoltà a tenere a bada la strega: non vede l'ora di entrare
in azione. E devo dire che non posso darle torto.
Lei entra, mi guarda e non capisce nulla.
Come al solito.
5 febbraio
E' per domani.
Mi sento il petto gonfio. Credo che sia per l'emozione.
6 febbraio
Tutti pronti. Senza un segnale, senza neanche una prova di sorriso sulla mia
faccia asimmetrica è cominciata la festa, con un giorno di anticipo
sul mio compleanno.
Avrò 15 anni domani.
Mia madre non avrà nulla e smetterà di entrare a spiarmi. E'
in piccoli pezzi sul pavimento, e Baghera si beve quello che resta del sangue.
In poco tempo sarà tutto pulito.
E adesso?
7 febbraio
Non sapevo che sarebbe successo oggi. Non sapevo che sarebbe successo. Il
petto non è più gonfio e mi sento bagnata tra le gambe.
Capisco cosa vuol dire. Io sono, oggi, per la prima volta, una donna. Una
donna mongoloide.
Ho guardato i miei amici. Ho guardato le ossa spolpate di quella donna. Ho
sentito le grida furiose dei pigmei nel cassetto.
Li ho liberati.
Perché restare?
Me ne vado anch'io. Dentro il cuore di tenebra di un libro coi denti.












Nicoletta Vallorani
Nota nel campo della fantascienza (vedi il suo recente Dream Box, Urania Mondadori), è anche apprezzata autrice di romanzi noir, tra cui La fidanzata di Zorro (Marcos y Marcos).