Catena di San Libero n.78
12 giugno 2001

di Riccardo Orioles


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Mani Bucate. Secondo gli ultimi dati ministeriali, la regione Lazio ha
sforato i propri conti nei confronti dello Stato di millecentocinquanta
miliardi (un quarto in piu' dell'anno scorso). Altre regioni dalla
finanza allegra sono la Lombardia (settecento miliardi in rosso), il
Veneto (quattrocentocinquanta miliardi) e naturalmente la Sicilia
(seicentocinquantamiliardi sottratti alle casse nazionali). Federalismo
si', ma i conti alla fine li paga papa'.
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Il ritorno del soldato. Pelliccia Luigi, anni ventiquattro, da Napoli,
ha servito la patria per due anni da volontario in Bosnia e poi,
tornato a Napoli, s'e' iscritto alle liste dei disoccupati per vedere
se finalmente il lavoro, che non aveva trovato da civile, ci sarebbe
stato da reduce. Contava su un bando per quattromila corsisti della
regione, formazione professionale; ma hanno rinviato il concorso. S'e'
cosparso di benzina e s'e' dato fuoco. E' morto dopo due giorni al
centro Grandi Ustioni del Cardarelli.
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Homo computans 1. Sono circa dieci milioni gli accessi all'internet in
Italia. L'anno scorso erano solo sei milioni. L'anno prossimo - si
prevede - saranno quattordici milioni.
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Homo computans 2. Un computer su quattro, secondo lo studio della
societa' inglese Novatech, sarebbe vittima delle attenzioni
indesiderate del proprio utente: manate sulla tastiera, cavi strappati,
insulti e persino - nei casi piu' gravi - pugni sul monitor.
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Galeotto. Secondo un sondaggio, il 57 per cento delle storie d'amore
nascerebbero oggi in ambito sportivo. Lo sport piu' afrodisiaco (37 per
cento) sarebbe la pallavolo, sia nella variante agonistica che in
quella da spiaggia.
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Vacanze. Quaranta morti sulle strade nel primo week-end di giugno.
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Fulmini. Colpa dell'inquinamento, secondo il Centro Geofisico di
Varese, l'abnorme aumento di quantita' e potenza dei fulmini che hanno
fatto recentemente delle vittime in Lombardia.
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Universita'. Firmato un accordo fra la Confindustria e la Conferenza
dei Rettori delle universita' per una maggiore partecipazione di queste
ultime alla competitivita' delle imprese. Fra i firmatari Guido
Barilla, delegato confindustriale per l'"education": nonostante il
contatto coi Magnifici Rettori, ha ancora qualche difficolta' ad
esprimersi in italiano.
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Esercito. Mancano diciannovemila volontari (solo uno su quattro risulta
idoneo) per l'esercito "professionale". Le donne non ci vengono.
Persino fra gli alpini, ormai demotivati bergamaschi e friulani, gran
parte della truppa proviene ormai dal Sud (Il generale: "Alpino! ami tu
la montagnaaa?". "Genera', veramente a nuie ce piacerebbe o' sole e o'
mare...").
Il general Calligaris propone: arruoliamo gli extracomunitari. Dopo
cinque anni ("se si comportano bene") cittadinanza italiana. Del resto
gli antichi romani...
Della storia romana, ai generali, qualcuno dovrebbe insegnare anche
l'ultima puntata.
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Mao. Esecuzione in massa di una ventina di persone, condannate per
reati di varia gravita', a Xiangfan in Cina. E' stato nel frattempo
completamente ripristinato - comunicano le autorita' - l'ordine nella
provincia dello Jangxi, dove il mese scorso un intero villaggio, a
Yunxing, era insorto in massa contro una nuova tassa stabilita dalle
autorita'.
Nel 1998 i contadini di Yunxing - il cui reddito procapite non supera i
trecento dollari l'anno - erano piombati in una miseria ancora piu'
spaventosa a causa delle inondazioni che avevano completamente
distrutto i loro campi di riso. Nonostante cio' i mandarini del
distretto avevano imposto una gabella aggiuntiva, da diciotto a
cinquanta tael l'anno per persona, su tutti i villaggi della zona.
Parte dei denari raccolti sarebbero stati destinati all'arricchimento
privato dei singoli funzionari.
Un giovane contadino della zona, Gu Guosheng, ha cominciato a fare
propaganda fra i suoi compaesani con lo slogan "non paghiamo la tassa
ingiusta". Le autorita' distrettuali hanno prontamente avvertito il
governatore provinciale, aggiungendo che a loro parere il giovane Gu
era probabilmente un agitatore comunista, inviato dal partito
recentemente fondato da un tale Mao Tse-tung. Il governatore ha mandato
una forza considerevole di poliziotti e soldati per arrestare
l'agitatore comunista ma i paesani - avvertiti da qualche complice fra
i soldati - hanno bloccato l'unico ponte che collega il villaggio al
resto del mondo.
Alla fine tuttavia la superiorita' numerica dei soldati (oltre
seicento, con furgoni e mitragliatrici) ha avuto la meglio. Mentre i
contadini si accalcavano gridando "Non sparate sui vostri fratelli" gli
ufficiali hanno dato l'ordine di aprire il fuoco ad altezza d'uomo. Nel
fuggi fuggi generale, le forze dell'ordine hanno potuto liberare il
ponte e occupare militarmente il villaggio. Il giovane Gu Guosheng e'
stato arrestato poco dopo e tradotto in localita' imprecisata.
Le autorita' non hanno voluto dare alcuna informazione circa il numero
dei morti, limitandosi a comunicare di aver fatto uso della forza
"contro una gang criminale locale".
Da allora e' passato un mese. Io credo che il compagno sia gia' morto,
a quest'ora, ma che a Yunxing i volantini abbiano gia' ricominciato a
circolare.
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Cronaca. Como. Anziana signora abbandonata in albergo dai quattro
figli. Alle rimostranze dell'albergatore: "Se la tenga lei!".
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Cronaca (cavalleresca). Padova. Il cavalier Piero De Togni, titolare di
un'azienda farmaceutica locale, stanco di aspettare inutilmente i
rimborsi dovutigli da alcuni ospedali laziali, ha formalmente sfidato a
duello il presidente della Regione Lazio Storace.
L'arma del duello, secondo il padovano, potrebbe essere la doppietta
calibro dodici a pallini. Gli esperti tuttavia obiettano che, essendo
lo sfidato Storace, la scelta dell'arma toccherebbe a lui: pistola
spada sciabola o manganello, a suo piacere.
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Cronaca (finanziaria). Roma. Rinviati a giudizio (estorsione,
associazione a delinquere, usura e altro) quattordici pregiudicati che
pretendevano interessi a un tasso variabile fra il 34 e il 1800 per
cento l'anno. Fra gli imputati un bancario del Credito Italiano che si
occupava di fare le ricerche sulla solvibilita' delle vittime. Se ha il
vigilante e' una banca, se ha il guardaspalle e' un'altra cosa...
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Cronaca. Roma. Agente travestito da prete sventa rapina al cinema
Warner.
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Cronaca. Rutigliano. Professoressa di scuola media accoltellata in
classe da studentessa tredicenne.
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Cronaca. Roma. Inseguito dai carabinieri, uno spacciatore di soldi
falsi si e' liberato della prova del reato gettando mucchi di biglietti
da centomila sulla folla. Solo alcune decine di banconote sono state
recuperate.
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Cronaca. Genova. Va debellato il racket dei lavavetri extracomunitari
che si appostano ai semafori perseguitando i cittadini perbene. La
dichiarazione di guerra e' stata proclamata dal presidente del
consiglio regionale, Plinio di An. A Roma, poche settimane fa, la
questura ha rastrellato alcune centinaia di lavavetri, legali e
illegali.
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Cronaca. Fano. Audace colpo dei soliti ignoti. Dopo essere penetrati
col sistema del "buco" nel caveau di una gioielleria, fuggono col
bottino ma dimenticano il portafoglio nella gioielleria derubata.
Identificati e arrestati nel giro di poche ore.
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Cronaca. Frosinone. Quattro ragazzi fra i quindici e i diciassette
anni, tutti "di buona famiglia", individuati come autori di rapine
violente in casa di anziani. I carabinieri: "In un primo momento
pensavamo a una banda di extracomunitari".
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Cronaca. Bergamo. Il marocchino Toder Huariz, di ventun anni, e' stato
condannato a un anno di reclusione, senza condizionale, per aver rubato
due scatolette di tonno da un supermercato. Vistosi scoperto, l'uomo
aveva scagliato le due scatolette contro la cassa cercando di darsi
alla fuga ma era stato bloccato da un cliente di passaggio, un
senegalese.
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Cronaca. Napoli (Verona?). Si volevano bene, ma i rispettivi quartieri
erano controllati da due boss camorristi rivali. "Questo matrimonio non
s'ha da fare". Lui avevava vent'anni e l'hanno abbattuto a colpi di
pistola mentre si recava all'appuntamento con la fidanzata.
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Attualita'. La passatella. Antico gioco di carte da osteria, proibito
dai vari governi per le risse cui dava luogo. Ciascuno dei giocatori
mette mezza lira per comprare delle bottiglie di vino. Poi si prende un
mazzo di carte e si stabiliscono (di solito, col re e il cavallo di
denari) i vincitori. Di questi, il primo e' il re (o il paron, o il
padrone, secondo le regioni) e il secondo e' il compare. Il compito del
re, a questo punto, e' quello di decidere a chi dare da bere e a chi
no. Il compare e' colui che materialmente mesce ai prescelti il vino.
Il re, tuttavia, ha poteri assoluti sulla disponibilita' del vino
comune; ma deve pubblicamente giustificare ogni sua decisione. "A te no
perche' l'anno scorso, alla fiera di San Giovanni...", "A te no perche'
domenica, tornando dalla chiesa, tua figlia...". Aveva dunque bisogno
di una certa capacita' oratoria ma soprattutto di una notevole abilita'
nel parare le risposte e le coltellate che arrivavano dagli esclusi.
Per fortuna, c'era il compare: a lui toccava istituzionalmente il
compito di smussare gli angoli, di suggerire compromessi ("Evvia, mezzo
bicchiere!") di interpretare pro bono et pace le rancorose
dichiarazioni del suo principale. Il compare, tuttavia, aveva alla sua
volta un potere, il diritto di veto: che usava rarissimamente (essendo
il suo ruolo di mediatore e non di procacciatore di guerre) ma poteva
usare in qualsiasi momento, a suo arbitrio assoluto.
Cosi', il diniego del re - che sollevava il bicchiere, lo passava
davanti al muso del "nemico", lo ritirava indietro, lo posava sul
tavolo, e pronunciava la sentenza "A te no" - in realta' non provocava
la rissa immediata ma piuttosto la prevista maratona d'oratori, aperta
dal "Veramente..." del compare e alimentata con ponderazione e saggezza
da tutti coloro che non avevano ancora bevuto. Il veto del compare,
viceversa, era la morte fredda e immediata di qualsiasi legame
conviviale: i bicchieri calavano, le bottiglie venivano riposte e nel
giro di alcuni minuti tutti trovavano un motivo per alzarsi dal tavolo
e uscirsene - coltello in tasca - nella via.
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Nave dei folli. Secondo uno studio del professor Rosario Sorrentino,
ordinario di neurologia alla Sapienza, c'e' una causa fisica dietro la
"sindrome da panico" che prende sempre piu' piede fra le popolazioni
urbane dei paesi industrializzati. Secondo Sorrentino la sindrome, che
colpisce il due-tre per cento della popolazione, e' direttamente
correlata all'eccesso di anidride carbonica nei centri urbani. Il tasso
di anidride, che si e' mediamente quadruplicato nel giro di dieci anni,
sarebbe dunque responsabile non solo delle classiche patologie
polmonari e/o tumorali ma anche di disturbi di massa piu' propriamente
neurologici.
Per (arbitraria) associazione d'idee, il pensiero va alla teoria di
alcuni storici, di una ventina di anni fa, secondo cui la causa
principale della fine dell'impero romano sarebbe stato l'avvelenamento
da piombo diffuso dalle tubature idriche. La citta', insomma, all'apice
del suo sviluppo puo' diventare una macchina per avvelenare i
cittadini.
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Reduci. Trecentocinquanta reduci delle Falkland hanno fatto causa al
governo inglese per "insufficiente sostegno psicologico".
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Parole. Patria, country, gente, people; monde.
In italiano e in tedesco (terra dei padri, Vaterland) la patria e' una
grande famiglia autoritaria (prende il nome dai padri, non dai ragazzi
o dalle donne) e solenne, un po' intimidente; appartiene ad altri, piu'
"grandi" e piu' legittimati di noi; possiamo darle qualcosa, ma non
essere lei: si guarda dal basso in su.
In inglese, "the country" e' semplicemente un territorio (anzi,
idealmente, una campagna) in cui viviamo insieme: ha un che di
quotidiano e dimesso; possiamo abitarci, andarci a lavorare,
passeggiarci; non e' possibile irrigidirla in monumenti ne' usarla
hegelianamente; la country va e viene come tutti gli altri soggetti del
paesaggio e sfuma nostalgicamente nel tempo. Produce emozioni (dimesse)
solo in quanto contiene occasionali e concreti esseri umani; e anche
fiori, scogliere, colline, cavalli, cani: "quei" fiori, "quelle"
scogliere, "quelle" colline, non abitate da alcun dio ma banalmente
riempite dai ricordi nostri.
Mentre la patria e' abitata da un Popolo (nei giorni solenni: ma in
tutti gli altri dalla gente), la country e' percorsa da un people
minuscolo che vive le sue faccende dimessamente: la stessa parola
rappresenta la gente che spettegola, vive, ama, prende il metro' ogni
giorno e il Popolo cui si fa appello in tempo di rivolta o di guerra.
"We, the people of the united states" e' assolutamente intraducibile in
italiano: esattamente come un americano non capira' mai del tutto come
"alla gente" quest'anno possano piacere i capelli corti e Berlusconi.
(Sul termine italiano - e solo italiano - "gente" ci sarebbe da
chiacchierare, se ne avessimo il tempo: "gens", in lingua originaria,
e' un concetto molto limitato, appena un tantino piu' grande della
famiglia; ed ha avuto fortuna; "populus" - res publica, publicus, ecc.
- invece e' il concetto del collettivo puro, del "tutti insieme", ed e'
stato tranquillamente esiliato nei manifesti murali e nei discorsi dei
professori).
I tedeschi hanno un Volk, che ancora fa paura: e' un Popolo piu' corto,
piu' secco e piu' utilizzabile senza arrotondare la bocca.
E in Francia? In Francia, vale a dire in Europa, se le venticinque o
mille persone piu' vicine a me agiscono o ragionano o parlano in una
determinata maniera, sara' "le monde" o "tout le monde" o almeno un
impersonale e onnicomprensivo "on" a fare, ragionare o pensare in
quella determinata maniera: il postulato e' che queste venticinque o
mille persone - moi compreso - si trovano esattamente al centro
dell'universo civile e dunque non e' razionalmente concepibile, nel
monde, un'azione o un pensiero differente. La citta', in altre parole,
e' il mondo. Ed e' la visione dei greci, sostanzialmente, con l'unica
differenza che anziche' una sola Parigi essi ne vivevano decine, ognuna
- per quanto piccola - in se' completa. "Politica" e' l'arte di vivere
insieme nella citta' ed e', naturalmente, una parola greca.
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Karl Popper. "Nel corso della mia vita mi sono a lungo occupato di
educazione. In particolare ho imparato molto nel rapporto con i
soggetti piu' difficili, che provenivano quasi sempre da case in cui
c'era violenza. Adesso la violenza in casa e' sostituita ed estesa
dalla violenza che appare sullo schermo televisivo. E' attraverso
questo mezzo che essa viene messa davanti ai bambini per ore ogni
giorno".
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M.S. wrote:
<Trovo francamente sbagliato il parallelo che mi sembra di cogliere nei
tuoi scritti tra il fascismo e la destra italiana di oggi. Non e'
corretto confondere una malattia con una altra malattia. Il fascismo,
quello storico, si basava su fondamenti e "valori" (perche' no?, anche
il fascismo ebbe dei valori) che sono assolutamente diversi da questa
destra attuale. Differente il momento storico, diversi gli scopi. Ma
soprattutto, sopra ogni cosa, credo che sia mutato il "sentire" della
gente.
Io credo che l'albertosordiano "gladiatore Piscitello" sia quasi
scomparso dall'animo degli italiani ("quasi": opportunisti lo siamo
ancora, ma sempre di meno), e credo anche che la attuale destra non
abbia un "duxe" da proporre (come la attuale sinistra non ha un
colonnello Santoro da contrapporre). Purtroppo (o per fortuna) quel
sentimento epico-ironico che traspare dal racconto pubblicato sulla
catena 74 e' legato ad un periodo storico preciso che non e' questo. Ti
dico questo perche' io ricevo (volentieri) la tua comunicazione, ma,
alcune volte, mi pare piu' retorica che comunicazione. Continua a
mostrarci il lato nascosto, censurato o apparentemente minore della
notizia. Continua a regalarci i ricordi della tua esperienza. Continua
a fare quello che ti pare insomma; ma rifletti almeno per un secondo se
questo gioco, questo parallelismo che mi pare di avere colto tra
fascismo/attuale destra italiana, abbia un senso. Se invece vuoi
sostenere che ogni forma di antidemocrazia, in qualsiasi maniera si
presenti, e' una dittatura odiosa da abbattere... beh allora sono
d'accordo con te... ma, ripeto, sei sicuro che questo parallelismo sia
la formula giusta?
P.S. ci vieni al noG8 alternativo? ti aspettiamo in riviera...>
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Caro M., il gladiatore Piscitello veramente e' d'una diecina d'anni fa
e gia' allora era la scopiazzatura dell'impiegato Piscitello di
Vitaliano Brancati, degli anni Quaranta. A parte questo, secondo me e'
abbastanza attuale. Io non credo che ci sia una destra al potere in
questo momento in Italia. Credo che sia gia' un'altra cosa, per cui
ancora non abbiamo un nome, che formalmente si presenta come destra
politica ma in realta' e' un riflusso (antropologico) molto piu' antico
e molto piu' profondo.
Purtroppo sono solo un povero giornalista, non uno scrittore: non
riesco a tradurre in parole nitide e adeguate (e men che mai in teorie)
cio' che la pancia mi dice. Non so: secondo me siamo piu' o meno dentro
"Una giornata particolare", quella con Mastroianni e la Loren. Fregene,
il Biffi a Milano, un liceo di provincia, l'uscita dal casino, il
Federale, monsignor arciprete, il giovane giornalista in carriera... se
dovessi dovessi fare un film su questi anni ci metterei questi
personaggi e questi luoghi e girerei in bianco e nero - ma non so
perche'.
C'e' molta piu' noia in giro, mettiamola cosi', e molta piu'
umiliazione individuale di quanto gli altoparlanti non dicano. Ognuno
dentro di se' e' scontento, e nessuno sa veramente perche'. Non
riusciamo piu' a ricordarci - e sempre piu' si sbiadisce - com'era
essere belli. I piu' scontenti sono quelli apparentemente piu' stronzi,
che lottano con se stessi dentro di se' senza neanche avere la
soddisfazione di rendersene conto. Anni Trenta. Di due amici, uno
diventera' Ingrao e l'altro Pavolini. Ma questo fra vent'anni, e dopo
molte cose.
Al G8 non ci vengo, perche' non corro piu' come una volta e il progetto
politico del nuovo governo (al contrario del vecchio, che invece era
molto tollerante) e' quello, ogni volta che vede contestatori di
qualunque genere in piazza, di prenderli a senz'altre chiacchiere a
legnate. E' una linea politico-culturale che capisco e che rispetto, ma
con la quale non posso ormai piu' interloquire per mancanza di fiato.
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Riepilogo VI

Io non sono stato un filosofo,
non credo a tutte quelle storie che dicono.
La vita, e' il capannone rimbombante
il nastro mobile si ferma e riparte
e allora devi stringere i bulloni
e poi ripassa e si ferma e riparte.
La sera, a volte, poche ore in fretta
con la prima che passa - surrogato
meccanico all'amore -, qualche volta
il flipper con gli amici. Brevi istanti.

Soltanto questi istanti. Il tempo passa
passa pesante sulle spalle il tempo
passa la rabbia verde dei vent'anni.
In fondo e' semplice, niente da spiegare
il nastro mobile la chiave i bulloni
e poi i vermi.

(Finche' ho vissuto mi piaceva bere
bevete voi che siete ancora in vita).
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"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)
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Riccardo Orioles

ricc@libero.it

E' stato caporedattore della rivista "I Siciliani", diretta
da Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia catanese di Nitto Santapaola nel 1984.
Ha fondato, insieme con altri intellettuali, politici e giornalisti, il
settimanale "Avvenimenti", di cui è stato a lungo caporedattore.
Corrispondente di varie testate italiane ed estere, attualmente collabora
con Il Nuovo e con Clarence. Scrive e diffonde in rete l'e-zine, "La catena
di San Libero".