Catena di San Libero n.72
30 aprile 2001

di Riccardo Orioles


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Stampa. La collega Alice Werblowsky, che e' di fede ebraica e lavora a
Studio Aperto, ha chiesto il trasferimento a causa del disagio provato
dai servizi filofascisti del suo Tg in occasione del 25 aprile. I
redattori del Giorno hanno fatto sciopero contro un titolo
scandalistico a favore della pena di morte, imposto dal padrone del
giornale per vendere piu' copie approfittando dell'indignazione
popolare per un feroce delitto.
E' l'ultimo episodio della resistenza che il giornalismo e' ormai
costretto a impegnare contro il mercato. "Un giornale e' una cosa che
racconta quel che succede, garantita dalla nostra firma di
giornalisti", "Un giornale e' una cosa che serve esclusivamente a far
soldi e accumulare potere": non c'e' compromesso possibile fra questi
due modi di pensare, e sempre pu' giornalisti - ma gia' col bavaglio
fra i denti - cominciano a rendersene conto.
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Italia. La Corte di Cassazione ha annullato l'ergastolo per i boss
mafiosi condannati per l'omicidio Lima. Il motivo e' che non vale piu'
il cosiddetto "teorema Buscetta". Buscetta sosteneva, e Falcone e
Borsellino sostenevano con lui, che Cosa Nostra e' un organismo
unitario, con una direzione al suo vertice e una deliberazione
collettiva di tutti i principali affari. Questa tesi venne aspramente
combattuta, ai tempi in cui Falcone era vivo, dal giudice di Cassazione
Carnevale, in diretta polemica con Falcone, al quale Carnevale non
risparmio' epiteti ingiuriosi. Tutto cio' ebbe a suo tempo la
conseguenza di mettere in liberta' parecchi boss mafiosi, di aumentare
il potere della mafia a tutti i livelli e infine di isolare Falcone e
Borsellino contribuendo in maniera decisiva, quantomeno moralmente,
alla loro morte.
Ci volle l'assassinio dei due eroi dell'antimafia perche' il popolo
finalmente si svegliasse e costringesse lo Stato a scegliere fra
Falcone e Carnevale: in quegli anni furono conseguite le prime e ultime
vittorie nella lotta contro la mafia, dimostrando che il potere mafioso
non e' invincibile e anzi puo' essere facilmente rovesciato quando lo
Stato si decide a fare il suo dovere.
Adesso, a quanto pare, il vento e' cambiato. Carnevale e' tornato in
auge, e Falcone e Borsellino sono ben morti. Di Falcone non si parla
piu'. Borsellino viene impunemente censurato dal primo giornalista
politicante che passa, sia esso un Gad Lerner o um Emilio Fede. E il
lavoro di Falcone e Borsellino, tanto ipocritamente esaltato prima,
viene butatto nel cesso fra le sghignazzate dei mafiosi.
Siedono nella corte di Cassazione (che e' sempre quella, non
dimentichiamo, che sentenzio' che lo stupro di una donna in jeans non
costituisce reato) personaggi come il sunnominato Carnevale, che
Falcone e Borsellino consideravano un oggettivo alleato del potere
mafioso; quell'Aldo Grassi che dovette andarsene da Catania per le sue
collusioni con i "cavalieri dell'apocalisse mafiosa"; quel Claudio
Vitalone a cui i giudici di Perugia attribuirono, per le sue relazioni
con la banda della Magliana, l'infamia degli "schizzi di fango sulla
toga".
Tutti costoro, che oggi giudicano iniquamente in nome di voi e di me,
sono stati ammessi dal Csm non solo ad esercitare la nobilissima
funzione giudiziaria, ma anche ad esercitarla al massimo livello: per
ragioni burocratiche, a quanto pare, non si poteva fare a meno di
ammetterli in Cassazione. Il Csm ha dunque cessato di esercitare la sua
funzione istituzionale di garantire l'autonomia e l'eticita' della
Magistratura, e oggi siamo in Italia orfani di due istituzioni, la
Corte di Cassazione e il Csm.
Borsellino e Falcone sono stati assassinati un'altra volta, e stavolta
non fra le lacrime e l'ira ma fra gli sbadigli annoiati del popolo per
cui hanno dato la vita.
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Italia. La notizia di cui abbiamo detto sopra - una notizia
importantissima, con ogni evidenza, per l'ultimo dei giornalisti del
piu' scalcinato giornaletto locale - non e' stata data ne' dai
telegiornali di Berlusconi ne' dai telegiornali del servizio "pubblico"
Rai. E' stata in altre parole censurata. Mentana, Fede, Liguori,
Tutankamen, Mimum e Rizzo Nervo hanno coscientemente e in mala fede
nascosto ai loro telespettatori una informazione essenziale. Hanno
cioe' rinnegato il loro mestiere di giornalista e la loro dignita' di
persone civili, e si sono resi personalmente corresponsabili
dell'incremento di potere che la mafia - com'e' fin troppo facile
prevedere - guadagnera' con questa vittoria.
Cosa Nostra, da questo secondo assassinio di Falcone, ottiene cio' che
non era riuscita ad ottenere con le stragi: l'abolizione di fatto
dell'ergastolo e l'eliminazione, in buona sostanza, del reato di
associazione mafiosa. Col silenzio dei telegiornali ottiene inoltre la
vittoria d'immagine di chi ha saputo imporre una prova di forza - e'
sempre stato il silenzio, la sua forza - e l'ha vinta.
Ci sara' molto da lottare nei prossimi anni, amici miei. Lasciate che
gli altri chiacchierino, che non costa niente, su questa o quella
cazzata di Celentano. Noi dobbiamo seguire Falcone, che oggi e' solo.
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Italia. Alcune decine di adolescenti albanesi fra gli undici e i
diciassette anni sono stati assediati da una folla di circa
quattrocento persone che ha circondato, per farvi irruzione, l'istituto
religioso dove i ragazzi erano ricoverati. L'assedio e' stato tolto
alla fine solo grazie all'azione dei Carabinieri che sono intervenuti
in forze. Ad originare il pogrom sarebbe stata una lite ai giardinetti,
poi degenerata, fra ragazzi del luogo e albanesi. "Qualcuno deve aver
soffiato sul fuoco" ha detto il sindaco del paese.
Il gravissimo episodio si e' verificato a Salandra, un paesino della
Basilicata. In una zona civile, dunque, non in posti come Verona o
Agrigento. Anche la', tuttavia, si sono trovati sia le condizioni
psicologiche (intolleranza diffusa, rottura col tradizionale "brava
gente") che quelle organizzative (presenza di agitatori di estrema
destra in numero sufficiente per "soffiare sul fuoco") per dare luogo a
un pogrom. La parola non e' italiana: e' nata in Russia, ai tempi (fine
ottocento) della caccia agli ebrei per la strada; e ha avuto fortuna in
America, ai tempi (i nosri anni cinquanta) dei linciaggi dei neri nelle
piazze. Adesso, dopo tanto fatica e propaganda di televisioni, giornali
e forze politiche "moderate" e "liberali", e' entrata nel nostro
vocabolario a gonfie vele.
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Ancora un paio di storie dalla Sicilia: me ne scuso umilmente - io
preferirei scrivere di Tahiti - ma quando arrivano arrivano, e
lasciarle in silenzio (anche noi) non si puo'.
Dunque: storia numero uno. Gli andreottiani presentano alle elezioni un
certo Pippo Ferlito, che a voi giustamente non dice niente ma di cui io
mi ricordo molto bene. Assessore a Catania una ventina d'anni fa, con
un cugino boss mafioso che a un certo punto si fa beccare con
milleduecento chili di droga. L'articolo (per il quotidiano dove
lavoravamo allora) su questi milleduecento chili e questo mafioso non
usci' mai: l'assessore Ferlito si precipito' dai proprietari del
giornale e, in assenza del direttore, costoro fermarono le rotative e
censurarono la notizia. Il direttore Giuseppe Fava, che aveva preso le
nostre difese, fu licenziato - per questo e altri motivi - poco dopo.
Dell'assessore Ferlito, si occupo' anche il generale Carlo Alberto
dalla Chiesa.
Ne abbiamo parlato a giugno, se vi ricordate. E abbiamo parlato anche
dell'avvertimento che in quei giorni costui ritenne opportuno di fare
arrivare al figlio del direttore licenziato, Claudio Fava. "Buongiorno.
Si ricorda di me?". "No". "Io sono Ferlito. Sono qua e sono tornato a
occuparmi di politica".
Tutto questo ha forse qualche significato se si considera che Giuseppe
Fava e' stato ucciso dalla mafia nell'84, che Claudio Fava e' sfuggito
a un agguato mafioso nel '93, e che Ferlito viene candidato oggi, dagli
andreottiani, nella stessa regione e nella stessa citta' in cui sono
successe tutte queste cose.
Seconda storia. Vi ho rotto le scatole a sufficienza con la la storia
di quel centro sociale in cui hanno fatto la scuola di computer, che
ora il comune di destra vuole chiudere, e cosi' via. Vi ho detto anche
che il centro era stato occupato una decina di anni fa e che uno dei
ragazzi, in quell'occasione, venne incarcerato per il "furto" di alcuni
tubolari Innocenti, e che dopo l'arresto si uccise. Giusto? Sono
tornato in quella citta' per riparlare con quei ragazzi.
Alle dieci meno un quarto, mentre stavamo chiacchierando su Linux, uno
di loro, che non vedevo da un bel po' di tempo (l'ultima volta faceva
il grafico per noi ai Siciliani, qualche anno fa) a un certo punto si
alza e fa: "Bene, fra poco sono le dieci. Me ne devo andare". "E dai!
Finiamo di parlare e poi andiamo a farci una birra". "No, scusa, debbo
andare davvero". E se ne va.
"Dev'essere a casa alle dieci - fa, dopo un lungo silenzio, uno degli
altri - senno' magari lo mettono dentro". "Dentro? E perche' mai?".
"Per quella storia dell'occupazione. Sai, quei tubi... Sta ancora
scontando la pena. Ora per fortuna gliela lasciano scontare a casa".
Capito? Dieci anni fa, in una delle citta' piu' criminali d'Italia,
dove i mafiosi fanno i politici e dove i politici fanno i mafiosi, dove
non si sono ancora rubati la cattedrale solo perche' e' ancorata
solidamente a terra, finalmente e' arrivata la giustizia. E' arrivata
dieci anni fa, e ha stroncato esemplarmente un orrendo traffico di tubi
Innocenti - almeno cinque o sei. Dei delinquenti, uno ci ha lasciato la
pelle e l'altro dopo dieci anni sconta ancora.
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Mafia e politica. "Come si sta evolvendo il rapporto fra mafia e
politica? La mafia continua a votare? La potenza economica del crimine
organizzato puo' condizionare la politica?". E' la domanda che i
giornalisti di Antimafia Duemila hanno posto a una sessantina di
magistrati, investigatori, giornalisti e militanti antimafia.
Alcune delle risposte sono molto interessanti, e comunque credo che in
questo momento sia il piu' completo giro d'orizzonte su mafia e
politica, un argomento che gia' ora e' scomodo ma fra un paio di mesi
sara' senz'altro sovversivo. Conviene sbrigarsi a dargli un'occhiata, o
sul numero aprile/maggio del giornale o nel Forum in rete. Sono
disponibili le risposte di: Guido Lo Forte, Alfredo Galasso, Giovanna
Maggiani Chelli, Francesco Vitale, Franca Imbergamo, Elio Veltri,
Biagio Gatto, Beppe Grillo, Maria Giovanna Romeo, Mario Almerighi,
Nicola Tranfaglia, Paolo Giordano, Rita Borsellino, Salvo Vitale,
Teresa Principato, Francesco Forgione, Antonio Ingroia, Vittorio
Borraccetti, Peter Gomez, Vittorio Teresi, Ignazio De Francisci,
Giuseppe Arnone, Salvatore Boemi, Nicola Gratteri, Antonino di Matteo,
Guido Ruotolo, Luca Tescaroli, Ferdinando Imposimato, Antonino
Caponnetto, Michele Gambino, Fausto Bertinotti, Maria Falcone, Marcello
Musso, Nicolo' Marino, Sergio Flamigni, Dario Fo, Antonio Cipriani,
Giulietto Chiesa, Attilio Bolzoni, Giuseppe Lumia, Roberto Pennisi,
Antonio Di Pietro, Enza Rando, Giuseppe Cipriani, Tano Grasso, Marco
Travaglio, Michele Perriera, Tony Baldi, Giovanni Russo Spena, Riccardo
Orioles, Nando dalla Chiesa, Fulvio Grimaldi, Paolo Flores d'Arcais,
Gianni Mina', Nichi Vendola, Luigi Li Gotti, Luigi De Fichy, Enzo
Ciconte, Adriana Musella, Dino Paternostro, Felice Cavallaro, Antonio
Foiadelli, Mario Guarino, Giovi' Giannone, Nicola Traina e Salvatore
Tesauro.

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Trapani. Arrestati sindaco e qualche assessore (giunta di centrodestra)
per corruzione, appalti e gare truccate: normale. Indagini sui contatti
mafiosi: normale. Coinvolte le logge segrete (la solita Iside2 dei
tempi dei Salvo): normale. Il vicesindaco, che non c'entra, promette di
riscattare 'onore della citta': normale. Il vicesindaco, signora La
Torre, vedova del magistrato Ciaccio Montalto... Un momento: che ci fa
la moglie di Ciaccio Montalto in una giunta di centrodestra? a Trapani?
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Telefono Azzurro. "Berlusconi - ha detto Bossi - sul nostro accordo ha
voluto la massima cautela personale. Che nessuno dei due possa tradire
la parola data. Percio' ha voluto che giurassimo sui nostri figli".
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Economist. "Dio stramaledica l'Inghilterra". Le inique sanzioni.
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Economist. Violante: "Che c'entra con le elezioni la questione
morale?". Fra un paio d'anni, invochera' la riconciliazione nazionale
fra il capitano Ultimo e Toto' Riina.
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Campagna elettorale.
"Cornuto!".
"Ma... guardi che veramente la mia signora mi e' fedele".
"Figghibottana!".
"Ma scusi, non per contraddirla... ma mia madre faceva l'impiegata al
catasto...".
"Ricchione! Figghibbottana sfasciata! Sbirro! Communista!".
"Ma insomma guardi che se lei continua chiamo una guardia...".
"Aaah! E ora che fai, minacci pureeee?".
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Foglio di disposizioni. E' stato dimissionato d'autorita' dal
Segretario del Partito il federale di Genova camerata Amoletti.
Motivazione: omettendo di provvedere adeguatamente alla perfetta
efficienza dell'apparecchio elettromarconico di amplificazione,
impediva che le vibranti parole del Capo giungessero alla folla
patriotticamente radunatasi nella Citta' dei Mille. All'ordine del Capo
"Considerati dimissionario" il camerata Amoletti ha virilmente
risposto: "Obbedisco".
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Primo maggio. Alla manifestazione dei sindacati a san Giovanni, fra una
canzone e l'altra, sara' permesso parlare di tutto meno che di politica
e di lavoratori. Per par condicio, ovviamente.
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Cambiamento. L'Italia sta cambiando profondamente, a giudicare dagli
ultimi dati sull'andamento dei reati commessi. Diminuisce sempre di
piu' il numero delle truffe, a aumenta invece quello degli stupri,
specialmente su minori. Meno Toto' e piu' De Sade.
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Segnali. Varata a Monfalcone la nave da crociera Golden Princess: lunga
trecento metri, larga trentasei, cabine di gran lusso, quattromila
passeggeri. Assolutamente inaffondabile, assolutamente sicura.
Titanica.
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Estemporanea. Stretti di borsa e d'anima, i lucchesi.
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Turchia. Sciopero della fame di solidarieta' con i carcerati politici
(ne hanno ammazzato una ventina in pochi mesi). Delle donne che stanno
facendo lo sicopero, almeno tre sono gia' morte.
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Occidente. Bronx. Riamessi in servizio i quattro cops, tutti bianchi,
che un paio d'anni fa uccisero "per errore" (quaranta colpi di magnum)
un ragazzo nero, del tutto innocente, che aveva pero' l'aria molto
sospetta. Le autorita' sono state molto severe con i quattro
poliziotti: galera niente, licenziamento neppure, pero' prima di
tornare per la strada dovranno fare un "corso supplementare" di
addestramento di una settimana.
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Occidente. Gedda. "Se lo possono sognare. E' prematuro" ha risposto il
ministro dell'Interno dell'Arabia Saudita, sceicco Ben Abdelziz, alla
richiesta di alcune donne che chiedevano il permesso di poter guidare
un'automobile e di avere dei documenti d'identita' personali.
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Occidente. Washington. Il politico americano ormai in la' con gli anni,
potente governatore di Stato, possibile - un giorno o l'altro -
imperatore, che en passant confessa d'avere ammazzato non sa quanti
vecchi e bambini, in un villaggetto nel Vietnam, tempo di guerra:
adesso cio' gli rovina la digestione, ed e' pentito. Comunque non gli
tocchera' mai di dover scappare da un ospedale militare dentro una
valigia, come Kappler.
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Occidente. Italia. I seicento curdi di Gallipoli, sbarcati in
condizioni pietose dopo una lunga fuga per mare verso una vita
migliore. Il vescovo di Lecce: "Bella la campagna elettorale.
Bellissimi tutti questi discorsi. Di tutti questi che parlano, pero',
non ce n'e' nessuno che dica qualche cosa anche per loro".
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Aria. E' felicemente riuscita l'impresa di Angelo d'Arrigo, il giovane
deltaplanista che aveva deciso di accompagnare - volando in mezzo a
loro - la migrazione dei falchi dal Sahara a noi. Si sono lasciati
sopra lo Stretto, ormai arrivati, con un sorriso amichevole e un colpo
d'ala.
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Lettere alla Padania. "Montanelli si e' arricchito grazie a Berlusconi,
nonostante l'esito fallimentare dei giornali affidatigli. Ma, con le
affermazioni dei giorni scorsi, sollecitato da intellettuali
prezzolati, Indro si e' nuovamente prestato a teatrini elettorali
faziosi, che gli tolgono il diritto di invecchiare serenamente e con
dignita'" (lettera firmata, Como).
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Lettere alla Padania. "Salendo le scale della metropolitana ho potuto
notare un mucchio di gente accalcata per riuscire ad accaparrarsi una
copia del quotidiano Metro che, come saprete, e' gratuito". Per
curiosita' anch'io ho preso una copia e non ci ho trovato nulla
d'interessante tranne qualche artitolo, scritto da mani pelosamente
buoniste, avente lo scopo di evidenziare la bonta' e la laboriosita'
degli extracomunitari da noi ospitati. Ma chi finanzia questo
progetto?" (lettera firmata, Milano).
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Cronaca. Roma. Trovato il corpo di un senzacasa morto assiderato per
l'ondata di freddo dell'altra notte: ingombrava un angolo della piazza
davanti alla bellissima chiesa di Santa Maria in Trastevere.
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Cronaca. Bergamo. Un operaio saldatore di sessantasei anni, sposato e
padre di quattro figli, e' morto in un cantiere di Klosters (Svizzera),
precipitando da un'impalcatura di trenta metri mentre saldava un tubo
rotto. L'operaio, Pietro Ravasio, lavorava da anni in Svizzera e
tornava a Bergamo solo la domenica. Era il suo ultimo giorno di lavoro
prima di andare in pensione e tornare a Bergamo per sempre.
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Cronaca. Tivoli. Arrestato topo d'auto. Le indagini sono state
facilitate dal fatto che, per una sua superstizione, rubava solo Fiat
Uno e solo blu.
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Cronaca. Ostia. Un povero venditore ambulante bengalese e' stato
rapinato per la strada dei suoi pochi risparmi da due militari italiani
- due avieri - in libera uscita. Dei due furbastri (acchiappati dai
carabinieri poco dopo) uno era palermitano e l'altro torinese. Nord e
sud.
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Persone. Vespignani il pittore, cuore di Roma, dell'umanissima Roma di
Aldo Fabrizi, di Pasolini, di Claudio Villa e di Guttuso. Odiava i
fascisti e i preti; dipinse i vicoli e i ragazzi di strada.
Antifascista come Guttuso ma - piu' fortunato - non perse la sua
plebeitudine fra le cosce d'una contessa romana, ne' l'anima fra le
braccia d'un cardinale.
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Nove appunti sull'informazione al tempo dell'internet

1. Le due rivoluzioni:
- i soldi fanno un sacco di soldi (Aol ecc)
- i ragazzini ricominciano a scrivere lettere d'amore (e-mail, sms)

2. Le "nuove" tecnologie non sono piu' nuove da un pezzo e ormai hanno
individuato un universo estremamente preciso.
Gli internet in realta' sono due:
- il web-tv;
- il web interattivo.
L'interattivita' e' il fatto nuovo e il tasso di interattivita' e'
l'elemento decisivo.

3. Il mondo come comunicazione/rete (l'informazione come caso
particolare). Il mondo di cui si parla e il mondo di cui non si parla.
Il mondo che parla e il mondo che non parla.
Quanto costa realmente l'accesso alla comunicazione? Chi lo decide?
Atomi e bytes: chi e' il "padrone" dei bytes? Fisiologicamente, i bytes
*possono* avere un padrone? Che cosa in realta' "padroneggiano" allora,
in questo campo, i "padroni"?

4. Da tempo le imprese fanno cultura in proprio (pubblicita' =
culture). Ma adesso le imprese fanno *informazione* in proprio. Prima
l'industriale faceva *anche* l'editore. Ora l'industriale dev'essere
*innanzitutto* un editore

5. In questa situazione, che cosa c'entra piu' il giornalista? Anzi,
direttamente: chi e' il giornalista? C'e' ancora una specifica
tecnologia che lo caratterizza? Che cosa lo caratterizza, allora?
(Il medico un tempo faceva i salassi, oggi deve sapere che cos'e' il
Dna. Tecnologie completamente cambiate: che cos'e' rimasto immutato?
L'approccio umanistico al malato. Il medico e' quel professionista che,
nel variare delle tecnologie, fornisce all'utente le garanzie culturali
contenute nel giuramento di Esculapio).
Il giornalista e' semplicemente, nel variare illimitato delle
tecnologie, il detentore del giuramento di Ippocrate.

6. Ieri garantiva che l'informazione fosse "veritiera e corretta". Oggi
garantisce che l'informazione sia anche, nel nuovo quadro tecnologico:
- distinta dalla pubblicita';
- sufficientemente interattiva.
Entrambe queste caratteristiche possono essere oggettivamente
quantizzate.

7. L'interattivita' e' il nuovo *diritto* del lettore nel mondo
dell'informazione attuale. La correttezza pubblicitaria (informazione
distinta alla promozione, e le fonti d'informazione distinte dalle
fonti di promozione) e' il secondo diritto. La privacy il terzo.
Di questi tre diritti le organizzazioni dei giornalisti debbono
rendersi garanti. Ma la funzione di garanzia tocca soprattutto al
*singolo* giornalista e ne e' anzi l'elemento costitutivo. E' la
funzione di garanzia nei confronti del lettore, e non questa o quella
(necessaria) competenza tecnica che distingue chi e' giornalista da chi
non lo e'. Essa distingue, in particolare, il giornalista
dall'operatore dell'informazione per conto delle imprese.

8. Le figure professionali specifiche a cui dare dei nomi. Chi deve
farlo? In questo momento, di fatto, lo stanno facendo le imprese. Se lo
facessimo noi giornalisti sarebbe meglio (ieri: il reporter, il writer,
l'inviato, il deskista... ). Non tanto per un fatto sindacale quanto
per difendere una cultura.

9. L'accesso alla professione - ma *quale* professione? Anche qui: di
fatto, chi decide?
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Survivors. Se fossimo solo in cento, nel villaggio globale (in cento,
ma nelle proporzioni attuali del mondo), saprebbero leggere e scrivere
solo trenta di noi: gli altri settanta sarebbero analfabeti. In tutto
il villaggio, solo venti abitanti dormirebbero in case: tutti gli
altri, in baracche, in capanne - o per terra. Fra queste venti case,
potrebbe anche esserci una chiesa: i cristiani, comunque, sarebbero non
piu' di trenta. Meta' di noi, stasera, avrebbe qualcosa da digerire;
gli altri andrebbero a letto a pancia vuota. Saremmo in trentacinque
fra europei e americani: di questi trentacinque, comunque, una parte
sarebbero sudamericani, terroni, portoricani, negri di Harlem e cosi'
via, per cui le persone perbene in realta' si ritroverebbero in non
piu' d'una ventina e avrebbero il loro da fare per controllare tutti
gli altri (fra cui cinquantasette asiatici e otto africani). Il fatto
e' che i quattrini del villaggio sono quasi tutti in mano a solo sei
persone (tutt'e sei cittadini americani); e questo potrebbe
effettivamente creare qualche problema di ordine pubblico.
E il sesso? Nel villaggio ci sono quarantotto ragazzi e cinquantadue
signore. Undici di loro, tuttavia, sono attratti prevalentemente o
esclusivamente da individui del loro stesso sesso. E anche questo,
probabilmente, potrebbe creare qualche piccolo problema se le autorita'
del villaggio, specialmente quelle religiose, prendessero l'abitudine
di andare ogni notte a controllare i letti degli altri.
Una casa - o capanna, o baracca - del villaggio, una su cento in
media, sarebbe una casa triste, perche' ci sarebbe dentro qualcuno in
procinto di morire di morte naturale, a quarant'anni (se africano) o a
ottantacinque (se nordeuropeo). In un'altra casa, invece, si sta
aspettando un bambino. La maggior parte dei bambini del villaggio
riesce a nascere regolarmente e a superare il primo anno di eta'. Solo
alcuni di loro (non piu' del dieci per cento) sono destinati ad essere
fatti schiavi o prostituiti: la percentuale non e' stata ancora
esattamente determinata dalle autorita' preposte ad essa.
Nel villaggio ci sarebbe un computer, statisticamente, uno solo. Dubito
che verrebbe usato per parlare degli abitanti, come stiamo
deplorevolmente facendo ora. Piu' probabilmente, verrebbe impiegato per
cercare di vendere qualche modello culturale o qualche oggetto ai
venti-venticinque signori in grado, dentro il nostro villaggio, di
comprare qualcosa.
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Roma. Oggi non e' l'anniversario di niente. Percio' e' il giorno buono
per ricordare - a modo suo, sottotono, monsignor Di Liegro.
Purtroppo, alla fine, lo faranno santo. Con la sua brava chiesa
parrocchiale, in qualche angolo dignitoso di Monteverde o di Prati, con
la sua gente perbene col suo vassoio delle paste, la domenica a
mezzogiorno sul sagrato, e colla sua zingara sui gradini - forse, dato
che la chiesa e' la sua, tollerata - e la zingarellina accanto. A San
Giovanni in Laterano, alla sua messa da morto, la zingara non c'era,
non ce l'avrebbero lasciata, cosi' come non hanno lasciato entrare i
barboni. C'era solo qualcuno - non moltissimi - dei governatori
cittadini, e c'era il cardinale piu' cardinalizio di Roma, l'Eminenza
Ruini, tanto saviamente ostile alle utopie di lui vivo quanto
eloquentemente celebrativo, delle utopie medesime, di lui morto.
Niente caudatari in livrea, d'altro canto, per Sua Eminenza; niente
portantine rococo' - ma semplici automobili blu - ad aspettare le
Eccellenze sul sagrato. Il resto, tolto questo, era l'eterna Roma
borrominiana. Roma di don Luigi di Liegro, o di don Filippo Neri.
Un centro d'accoglienza di questi preti, maleducatamente, stava in
piena stazione Termini. Periodicamente, nella zona, usciva un
giornaletto - lo trovavi gratuitamente nelle tabaccherie e nei bar -
finanziato dai grossi albergatori del quartiere, quelli di via Cavour e
di via Nazionale; ma e' fortissima la presenza economica del Vaticano
in quella zona - e lanciava le sue brave campagne contro l'invasione
dei vagabondi: attirati, come le mosche al miele, dai maledetti letti
puliti e pasti caldi di monsignor Filippo Neri. Ohime', il povero
viaggiatore che viene dalle Castiglie o d'Alemagna, per visitar le
Basiliche, e si trova - appena messo piede nell'Urbe - in una corte dei
miracoli siffatta: o perche' non istituirli al Raccordo, se proprio da
fare s'hanno, codesti benemeriti centri d'accoglienza? Perche' proprio
nel centro cittadino, nel cuore di una capitale come Roma, in mezzo
alla vita normale? Di Liegro non si ribellava agli Eminenti
albergatori, non faceva baccano; i santi - in tempo di Controriforma -
e'bene che siano dei santi-del-sorriso, senno' Campo de' Fiori e' li'
che aspetta. Ma lavorava, tesseva, aveva le sue brave aderenze a Corte.
Una rete impalpabile e sofisticata di amicizie importanti, di strategie
diplomatiche, di politiche mazzariniane, di manovre, teneva lontani i
barboni di don Di Liegro dai due gradi sottozero dell'inverno. La
carita' di Cristo, da sola - nella Roma delle Eccellenze e dei Papi -
non sarebbe bastata.
La carita' di Cristo a Roma la trovi forse, ma totalmente inutile, solo
nei Pasolini e nei Caravaggio. La puttana annegata che fa, nel quadro
del pittore romano, da madonna; i ragazzi di vita, i bacchi e i
sangiovannini, i francocitti; altra pieta' non trovi, nelle
controriforme. I poveri, per servirli di questi tempi, bisogna essere
scaltri. Scaltri vuol dire parlare con sua Eminenza o con Rutelli, e'
ma vuol dire anche parlare con i briganti della Campagna romana, con
gli autonomi, addirittura coi comunisti. Avete presente Celio Azzurro,
la cooperativa organizzata dal Centro sociale Corto Circuito per
accogliere i bambini delle varie etnie - bianchi, neri, gialli, marrone
e quant'altro - che popolano la citta' di Roma? E' stata finanziata
dalla Provincia grazie all'intervento di monsignor Di Liegro.
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Riepilogo III

E' strano come a volte possano capitarti
i casi della vita.
Io ero postino a Middletown, Ohio,
e un giorno m'e' arrivata la chiamata
e sono partito.
In Asia, ci sono stato un anno e mezzo
e mi sono preso il grado di sergente
e una scheggia nel braccio.
Poi, quando sono tornato nell'Ohio,
alcuni hanno detto che ero un assassino,
altri invece che avevo servito la patria.
Ma non credo che valga la pena di grandi parole
quando tutto quello che hai fatto
e' stato camminare nella foresta
sparando qualche colpo a un nemico invisibile.

Pero' un ricordo m'e' restato impresso.
E stato quando ho visto in mezzo all'erba
il cadavere dello Charlie che avevamo ammazzato
e mi sono meravigliato
che il nemico fosse cosi' piccolo.
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Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente
per liberarsene, basta scrivere a ricc@libero.it -- Fa' girare.
"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)
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Riccardo Orioles

ricc@libero.it

E' stato caporedattore della rivista "I Siciliani", diretta
da Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia catanese di Nitto Santapaola nel 1984.
Ha fondato, insieme con altri intellettuali, politici e giornalisti, il
settimanale "Avvenimenti", di cui è stato a lungo caporedattore.
Corrispondente di varie testate italiane ed estere, attualmente collabora
con Il Nuovo e con Clarence. Scrive e diffonde in rete l'e-zine, "La catena
di San Libero".