Catena di San Libero n.100
12 novembre 2001

di Riccardo Orioles

________________________________________
Beccaria. Solo un italiano su tre, secondo un sondaggio dell'Istituto
Cirm relativo al gradimento dei mezzi d'investigazione utilizzabili
nelle circostanze attuali, si dichiara favorevole all'uso della
tortura. Questo dato, complessivamente inferiore a quello riscontrato
nella stessa audience durante il medioevo, conferma le tradizioni
umanitarie del nostro Paese. Negli Stati Uniti, viceversa, il ricorso
alla tortura sembra riscontrare un sostanziale gradimento da parte del
pubblico e se ne fa portavoce il piu' autorevole settimanale di
sinistra, il popolare Newsweek.
Lo stesso settimanale aveva peraltro ipotizzato l'uso della nuova
tecnologia gia' quattro anni fa, nell'ipotesi (allora accademica) di
recrudescenze terroristiche tali da richiedere risposte innovative. La
cultura liberal di cui Newsweek e' espressione lo induce tuttavia a
prediligere forme di tortura psico-chimiche rispetto a quelle
meccanico-fisiche, giudicate obsolete.
________________________________________
Aspetto con curiosita' di sentire le parole "patria" e "bandiera"
pronunciate da Dell'Utri.
________________________________________
Make war, not love. Roma. Vescovi in allarme per l'aumento di matrimoni
"misti" fra cattolici e musulmani. In preparazione un manualetto-guida
rapida, da distribuire alle diocesi, sui pericoli dei matrimoni di
questo tipo. E che diamine, adesso ci mettiamo pure ad amarci fra
musulmani e cristiani? Un po' di ritegno, perbacco, anzi perdio.
________________________________________
Guerra, terrorismo, ecc. Quarantaquattro morti sulle strade italiane (e
oltre mille feriti) sulle strade italiane durante l'ultimo ponte.
________________________________________
Patrioti 1. Uno che mentre i colleghi cantano Fratelli d'Italia resta
la' come un crucco a bocca chiusa, e fa il ministro. L'altro che
ascolta Stars&Stripes sul'attenti e con la mano sul cuore, ma quando
parte l'inno italiano scende dal palco perche' ha altro da fare, e fa
il capo dei ministri. E io pago.
________________________________________
Patrioti 2. Il vicesindaco di Milano che ha proposto di distribuire si'
un tricolore a ogni cittadino, pero' sponsorizzato da qualche ditta per
coprire le spese, perche' mica i sghei si trovano per la strada, neh.
(Mediolanum? Moratti? Pasta Barilla?)
________________________________________
Patrioti 3. L'Istituto studi ricerche informazioni Difesa, diretto dal
generale Pedone, propone di arruolare extracomunitari per coprire i
vuoti delle forze armate italiane. L'esercito professionale che sta
sostituendo quello popolare ha infatti difficolta' a riempire i suoi
ranghi per mancanza di volontari. Anche il generale Poli, ex capo di
Stato Maggiore, non ha dubbi: "Almeno diecimila extracomunitari. Ne ho
gia' parlato al ministro Martino".
Gli italiani, insomma, davanti al bar Rosati a gridare entusiasti
"Guerra! Guerra!". E i marocchini e i rumeni (e i sardi, i calabresi, i
siciliani...) al fronte a fare la guerra vera.
________________________________________
Cortei. Beh, non infieriamo. Sono contento che i pacifisti fossero
tanti, e i berluschisti cosi' pochi. Pero' la cosa di cui sono piu'
contento e' di aver visto che i compagni avevano quasi tutti - con
davvero poche eccezioni - delle belle facce da compagni, allegre, non
inacidite, di chi ha belle cose da fare e non solo cose vecchie da
demolire. Facce cosi' non hanno nessun bisogno di passamontagna. Questa
e' la strada, ragazzi.
La scena piu' bella: quando sono arrivati i due o tre coglionazzi che a
tutti i costi volevano bruciare bandiere, e allora dal corteo sono
usciti tre o quattro curdi coi baffi e gli hanno spiegato che quello
non era il posto per giocare alla guerra e che se ne andassero a
giocare da qualche altra parte. E poi i miei amici giovani, a cui ormai
e' affidato molto piu' Riccardo di quanto Riccardo sia rimasto dentro
me stesso, con quelle facce, con quei cartelli e per quella strada.
________________________________________
Giornalismo. Mi manca Montanelli, e questa proprio non ci voleva. Non
che non dicesse cazzate: ma le diceva in buona fede. Stanno venendo a
mancare, in generale, i giornalisti, proprio in tempo di guerra. Come
si dice propaganda in modernese? Marketing? Advertsing?
People-imbrogling? Boh. Certo, se la studiano bene, e ormai ci sono
tutti gli esemplari schierati, dal rozzo tipo Goebbels al postmoderno
tipo Young&Rubican.
Al tipo Goebbels appartiene ad esempio l'odioso Feltri: chi e'
contrario alla guerra "scappa", "e' un vigliacco", "sta col nemico".
Questa e' roba abbastanza conosciuta, si chiama - tecnicamente -
propaganda e naturalmente il suo obiettivo, quando sbatte sessanta foto
di "nemici" in prima, e' che qualcuno gliene faccia fuori almeno un
paio a revolverate.
L'esemplare postmoderno - nel senso che qualcosa mastica, di tecniche
della comunicazione da '36 in poi - e' Bruno Vespa, che e' in grado di
improvvisarsi un obiettivo tattico immediato (Islam, pacifisti, Di
Pietro - quello che in quel momento e' l'obiettito tattico del Palazzo)
e bombardarlo alla meglio, senza tante complicazioni. Nel caso
dell'Islam, per esempio, piglia il primo sfaccendato che trova per la
strada, lo nomina Rappresentante Generale dell'Islam per l'Italia, e
gli ordina di dire tutte le cazzate che puo', di sputare per terra, di
ingiuriare crocefissi - di fare il matto, insomma. Poi naturalmente i
cattolici piu' bestie s'incazzano, poi i laici danno addosso ai
cattolici integralisti, poi... Non male. L'unico limite di questa
tecnica e' che e' troppo occasionale, nel senso che dovendo andar
dietro - settimana per settimana - ai mutevoli bisogni di chi serve gli
manca il tempo di costruirsi una sua strategia complessiva, magari meno
appariscente ma nel complesso piu' utile ai fini del servizio (inteso
nel senso di colf, non di servizio giornalistico).
Questa strategia invece, incisiva ma di basso profilo ma rassicurante,
sta cominciando a svilupparla bene il Corriere, che s'e' finalmente
liberato di Albertini (non il sindaco: ma il lettore del Corriere
d'oggigiorno ignora completamente chi fu Albertini; e', cioe',
completamente corrierizzato).
Il Corriere, dunque, tiene costantemente un medio profilo, alternandosi
sapientemente fra Merlo e Panebianco, rassicurando il lettore,
trasmettendogli continuamente un senso di perbenismo senza tempo e
dunque senza rischi. Questo gli da' la possibilita', quando occorre (ma
con estrema parsimonia, per non inflazionare) di condurre delle
campagne politiche miratissime, non solo nel campo della politica e
della cultura.
La settimana scorsa, per esempio, l'obiettivo del Corriere era di fare
scoppiare dei sanguinosi disordini a Roma, di portare in dote al
governo un'altra Genova (mi fate la cortesia di immaginare quale
sarebbe il clima *oggi* se fossero morti un paio di dimostranti sabato?
Pensate un po').
Siccome il Corriere e' una struttura seria, mica una roba alla Feltri,
ha fatto interventi piccoli e mirati: il principale, dare risalto alle
deliranti "interviste" (sulla cui autenticita' io ho molti dubbi) di
celerini che dichiaravano di voler far strage di manifestanti, di
volergli dare "quel che non gli abbiamo dato a Genova" e roba del
genere. Bello: si alza la tensione, si anfetamina polizia e
dimostranti, poi arriva un numero sufficiente di blacbloc, poi si
lasciano i reparti senza ordini, poi...
Stavolta tutto questo non e' successo. Un po' perche' il governo non se
l'e' sentita di giocare col fuoco. Un po' perche' il clima fra polizia
e carabinieri era - stavolta - civile. E molto - io sospetto - perche'
stavolta i capi dei pacifisti sono stati molto piu' seri e organizzati
dell'altra volta (stavolta, fra l'altro, giocavano in casa perche' i
centri sociali piu' seri organizzativamente stanno a Roma) e avevano
preso le loro misure. Non ne sono sicuro: ma un paio di volte, nel
corteo, ho avuto l'impressione che degli aspiranti (e d'incerta
origine) provocatori venissero allontanati con molta discrezione ma con
una certa fermezza.
A parte, questo: e' nata una sinistra. Non e' quella che pensano
Bertinotti o Casarini, e neanche quella che penserei io. Ma e' una
sinistra, una sinistra vera: entro il 2005 diventera' maggioranza.
Lasciate crescere il bimbo (e sgridatelo forte quando combina cazzate)
e vedrete se non ho ragione.
________________________________________
Madrid. Manifestazione di cinquecento pecore, con relativi pastori,
alla centralissima Puerta del Sol davanti alle massime autorita'
spagnole. I pastori ("zaurdos"), giunti nella capitale dopo giorni di
marcia a piedi dai piu' lontani confini del Paese, protestavano contro
la mancanza, a loro dire, di leggi che tutelino dalla concorrenza
straniera gli ovini dell'Estremadura. Alla manifestazione ha
presenziato S.M. la Regina.
________________________________________
New York. Silvio Berlusconi e' stato eletto, dopo un'accanita campagna
condotta a suon di televisioni, sindaco della citta'. Nella versione
locale, si chiama Michael Blomberg ed e' il titolare dell'omonima
catena di televisioni; non essendoci una P2 a New York, tuttavia, non
ha potuto iscriversi tempestivamente alla loggia e si ritiene che
questo potrebbe danneggiarlo in futuro.
________________________________________
Londra. Abolita l'ereditarieta' alla Camera dei Lord: chi vuol fare
strada in Inghilterra, se la deve fare da solo. In Italia invece essere
figlio di qualcuno e' la cosa piu' importante. Rai, politica,
industria, case della liberta', editoria... Prova un po' a fare il
conto di chi c'e' dentro solo perche' figlio/figlia/parente di
qualcuno. Una volta c'era la tassa sull'eredita' (in America c'e'
ancora) che doveva servire a rendere la strada un po' meno liscia ai
figli di papa': D'Alema l'ha diminuita, e Berlusconi l'ha abolita.
________________________________________
Tokio. Fragorose sghignazzate del buon vecchio Zorzi (quello
incriminato per le bombe di piazza Fontana) alla notizia che l'Italia
ora manda in giro soldati "per combattere il terrorismo". Gia' s'era
divertito moltissimo, qualche tempo fa, quando aveva saputo che il
giudice Meroni aveva chiesto al governo italiano di ottenere la sua
estradizione dal Giappone dove s'e' rifugiato. Quando poi gli hanno
detto, l'altro giorno, che Maroni e' finito sotto disciplinare perche'
aveva criticato le lungaggini del governo, il buon vecchio Z., che
trent'anni fa ammazzo' qualche decina d'italiani per difendere
l'Occidente, s'e' messo a rotolare per terra dalle risate e c'e' voluto
il valium per calmarlo.
________________________________________
Fuoritema. (Oh, leggetevi il Rap di Alberto Arbasino. Niente di
simile dai tempi di Pasolini. Non ne cito neanche un verso perche'
non so quale scegliere e *ve li dovete leggere tutti*. Ma ritiro tutte
le cattiverie che ho scritto su Arbasino. Anche quando sbrodola due
articoli al giorno, e in piu' pure una lettera allo Specchio dei tempi?
Uhm... E vabbene: anche).
________________________________________
Cronaca. Salerno. Rilasciata, dopo le opportune indagini, la piccola
Rubijana Bajramovic, di otto anni. I suoi genitori sono zingari e lei
assomiglia a una bambina salernitana scomparsa alcuni anni fa. Poiche'
e' noto che gli zingari rubano i bambini, gli investigatori hanno
immediatamente pensato che la bambina scomparsa potesse essere lei.
Polizia nel campo-nomadi e Rubijana portata a forza in un "centro di
accoglienza". Per fortuna, da qualche parte - dove il medioevo e' gia'
terminato - hanno inventato l'esame del Dna e qualcuno ha avuto l'idea
di farlo fare a Rubijana. Non era lei. L'hanno ricaricata su una
macchina e l'hanno riportata al campo.
________________________________________
Cronaca. Roma. Pensionato settantaduenne dirotta il bus 554 con un
coltello tirato fuori dalla busta della spesa. "Portatemi a casa - ha
ordinato - sto a Torpignattara". "Sono disperato - si e' poi
giustificato l'anziano - Ho la moglie malata e settecentocinquanta
milalire di pensione".
________________________________________
Cronaca. Agrigento. Danneggiata una gradinata dei Templi da una
misteriosa esplosione inneggiante "ai fratelli afgani" e "al dio
Allah". La polizia ritiene tuttavia che questo attentato abbia poco di
talebano e molto di mafioso, in relazione alla demolizione delle case e
ville abusive che l'onesto prefetto locale sta cercando di portare
avanti nonostante l'opposizione di politici e prelati del luogo (e non
solo del luogo). Mandateci le truppe dell'Onu, a difendere i Templi di
Agrigento dagli agrigentini: l'altra volta l'avevamo detto per scherzo,
ma ora lo diciamo per davvero.
(Non essendosi fatti vivi i talebani, in loro rappresentanza ad
Agrigento s'e' paracadutato Sgarbi, che naturalmente ha difeso le ville
abusive, ha insultato gli archeologi e la sovrintendente alla cultura,
ecc. ecc. Forse era meglio se venivano direttamente i talebani).
________________________________________
Cronaca. Una donna di quarantanove anni affetta da tumore al pancreas,
bisognosa di medicine specifiche per la chemioterapia, ha dovuto
ricorrere al tribunale per ottenere dalla Asl la fornitura gratuita dei
farmaci salva-vita.
________________________________________
Cronaca. Como. Bloccato alla frontiera con la Svizzera un Tir tedesco:
nella bolla di carico c'era scritto "Laden". Alla fine, con l'aiuto di
un interprete, il camionista e' riuscito a spiegare che Laden in
tedesco vuol dire semplicemente "carico".
________________________________________
Cronaca. Ribera (Agrigento). "Smettetela di perseguitare gli emigranti
- ha tuonato la domenica don Emanuele Casola, a meta' della messa - Se
negate la casa ai tunisini, per esempio, come potete dire di essere
cristiani? E io dovrei dare la comunione a dei cristiani cosi'? State
freschi!".
________________________________________
Cronaca. Roma. Due studenti, di padre arabo e madre svedese, cercano
una casa a Roma. Uno ha l'aria proprio araba e si chiama Walle. L'altro
e' biondo. Il biondo, dopo qualche giorno, trova una stanza. Walle -
aspirante fotografo, studente all'istituto di design - non ci riesce.
"La signora voleva 750mila lire per la stanza, al telefono. Ma poi,
quando mi ha visto, ha cambiato idea. Le ho portato il permesso di
soggiorno. Ma lei voleva un certificato dei carabinieri con su scritto
che non sono un terrorista. Ma mica li fanno, 'sti certificati".
________________________________________
Pacifisti. "Lunedi' 28 ottobre, nell'aula magna dell'Ipsia Archimede,
si terra' un incontro finalizzato ad illustrare il progetto PeaceLink
il cui tema e': L'informatica e la telematica per una cultura della
pace e della solidarieta'"... E' un titolo di giornale di esattamente
dieci anni fa. Dieci anni fa di questi tempi le prime ventidue scuole
dell'Italia meridionale ricevevano la prima password per inserirsi su
una rudimentale rete - l'internet era di la' da venire, si navigava su
una faccenda che si chiamava Fidonet e che era, grosso modo, una specie
di newsgroup dei nostri giorni - messa in piedi da uno scout, un
professore e un operaio: lo scout era livornese (uno dei rari livornesi
non uso a bestemmiare: potenza del pacifismo) e si chiamava Marino
Marinelli; il prof era un ragazzo di Taranto, Alessandro Marescotti,
tanto giovane da essere spesso scambiato coi suoi studenti; e
l'operaio, Giovanni Pugliese, era - nel tempo libero, vale a dire di
notte - uno dei SysOp di Fidonet italiana. La prima base fu a Taranto,
a casa di Marescotti (per la precisione, in cucina) e il primo
mainframe dedicato fu un 286 molto raffazzonato, con 256kB di Ram. I
tre, anzi i quattro contando il 286, si misero al lavoro con
l'ottimismo dei sanfranceschi o dei matti per evangelizzare -
telematicamente - la sinistra italiana e in particolare la sua
componente pacifista.
Si presentarono subito due problemi: 1) i pacifisti, nella sinistra
italiana, non erano esattamente un'organizzazione di massa, qualcuno
aveva sentito parlare di Don Milani e Capitini e il resto finiva li';
2) i pochi pacifisti che c'erano non erano particolarmente
simpatizzanti delle "nuove tecnologie" e alcuni di loro citavano
puntigliosamente la refrattarieta' di Gandhi, non che ai computer, alle
macchine a vapore. Gli unici a capirci qualcosa, e a rendersi conto
subito di quanto "pericolosa" potesse essere la nuova organizzazione,
furono... i servizi di sicurezza italiani, che subito si allertarono
per tener d'occhio i (presunti) tecno-sovversivi. Alla seconda
riunione, oltre ai soliti professori e studenti, c'erano gia' due o tre
"facce nuove", dei tipi taciturni e sospettosi, intente a prendere
appunti con aria molto molto investigativa.
Beh, non e' che ci fosse granche' da investigare. A parte la diffusione
di articoli di "evangelizzazione telematica" (in collaborazione col
giornale dell'antimafia, "I Siciliani"), l'attivita' di PeaceLink
consisteva nella promozione di dibattiti pacifisti in rete.
Nel '92, il primo colpo grosso: il sostegno alle carovane di pace a
Sarajevo organizzate da don Tonino Bello e don Albino Bizzotto. I
nostri, organizzandosi in rete, riuscirono persino a prenotare un aereo
di soccorso fa far decollare in caso di emergenze nel corso della
missione.
Il sostegno a don Bello e don Bizzotto, e all'attivita' umanitaria nei
Balcani, si protrasse per tutto il '93. Nel '94, eccoti i primi guai
per i sovversivi: un blitz della Guardia di Finanza sequestra "il
computer centrale" (vale a dire, l'unico) di PeaceLink, alla ricerca di
"una centrale illegale di smistamento di software".
La centrale tuttavia non fu trovata, anche perche' non esisteva. Al
processo Giovanni Pugliese e gli altri furono assolti con formula
piena: tutta la faccenda pero' aveva fatto toccare con mano il clima di
diffidenza e di ostilita' in cui veniva accolta un'iniziativa cosi'
nuova. Nel frattempo la rete pacifista, passata da Fidonet
all'internet, si era diffusa, e dal '95 in poi era in grado di
organizzare iniziative sempre piu' larghe.
Dopo la campagna per i bambini affetti da malattie rare (solidarieta',
mappa dei luoghi di cura, ricerca di medicine, ecc.) fu messo in piedi
il Progetto Africa, curato da Enrico Mercandalli: installazione
gratuitamente di computer per un'agenzia di giornalisti africani
(Africanews) e apertura di un centro di comunicazione telematica per
una comunita' di bambini di strada a Nairobi (Koinonia).
A partire da quel momento PeaceLink divento' una faccenda molto
"africana", grazie anche a un missionario comboniano, padre Kizito, che
credeva nel buon Dio e nell'internet e che, con l'aiuto dei nostri,
riusci' a far lavorare i due insieme (con ottimi risultati per i
bambini di Nairobi).
Uno dopo l'altro da allora cominciarono ad uscire i libri di PeaceLink:
"Telematica per la pace", "Oltre Internet", "Apri una finestra sul
mondo", "Italian crackdown" e altri ancora. Si avviarono esperienze
editoriali in cui diventava elemento trainante un giovane scout di nome
Carlo Gubitosa, oggi giornalista e segretario di PeaceLink. I registi
Squizzato e Brunatto cominciarono a interessarsi a tutte queste storie
per conto della Rai. I proventi televisivi di PeaceLink vennero subito
versati a padre Kizito e ai bambini piu' poveri di Nairobi, come pure i
diritti d'aurore dei libri.
Durante la guerra del Kossovo ci fu una vera e propria esplosione degli
accessi a PeaceLink, anche perche' era l'unico sito italiano a mettere
direttamente e regolarmente in rete le mail degli esseri umani che la
guerra se la vivevano sulla propria pelle, la' nei Balcani;
indimenticabili le testimonianze da dentro le citta' bombardate).
Nacque cosi' il libro "Cronache da sotto le bombe": e' una cosa che
bisognerebbe leggere, se si vuol sapere che cos'e' una guerra moderna,
in citta' moderne, sotto aerei moderni e fra fanatici moderni.
Lo scandalo dell'uranio impoverito fu sviluppato in buona pare su
PeaceLink, che riusci' a pubblicare le mappe dettagliate (e
riservatissime) dei Balcani dov'erano caduti i proiettili radioattivi
della Nato.
Per "festeggiare" degnamente i dieci anni, PeaceLink non ha trovato di
meglio che farne un'altra delle sue: una dimostrazione nonviolenta per
la pace proprio dentro una base nucleare, a Faslane in Scozia.
Francesco Iannuzzelli, il caporione, e' stato immediatamente arrestato.
Quando l'hanno rilasciato (non aveva commesso alcun reato) ha
comunicato via e-mail: "Alle 7 di mattina ci siamo legati le braccia
dentro dei tubi di plastica, formando cosi' delle catene umane ben
difficili da sciogliere, e ci siamo sdraiati per terra davanti agli
ingressi della base, bloccandone l'accesso ai dipendenti che vi si
recano al lavoro la mattina. Per la polizia e' stato particolarmente
laborioso rompere le catene umane e ha dovuto far ricorso a seghetti
elettrici, pinze e forbici per tagliare i tubi e rompere le corde e le
catene. Come conseguenza della manifestazione, le attivita' della base
sono rimaste bloccate per circa cinque ore". Gli arrestati di
PeaceLink, in quest'occasione, sono stati centosettantuno, per lo piu'
donne; fra loro tre membri del parlamento (due scozzesi e
un'irlandese), due pastori della chiesa scozzese e numerosi anziani.
Non c'e' stata violenza, ne' da una parte ne' dall'altra. Al clima
molto pacifico e di reciproca fiducia ha sicuramente contribuito il
proverbiale carattere amichevole degli scozzesi, sia dalla parte dei
manifestanti che da quella dei poliziotti, e soprattutto la presenza di
una vasta fascia della popolazione, anziani, famiglie, bambini, preti,
deputati e compagnia, tutti quanti attivi in questa forma di
disobbedienza civile e pronti anche a farsi arrestare. Secondo un
recente sondaggio, il cinquantuno per cento della popolazione scozzese
appoggia le proteste contro le basi militari".
Ecco: la disobbedienza civile nonviolenta che parla al cuore della
gente catturandone la simpatia e' la "politica" di PeaceLink, che
appartiene in questo senso alla grande famiglia delle GreenPeace, delle
Amnesty International, ecc. Inutile dire che i partiti politici, con
queste faccende, non ci hanno proprio niente a che fare.
Bene, sono passati dieci anni e oggi PeaceLink e' una struttura da
ottantamila accessi (un milione di pagine scaricate!), vale a dire una
delle piu' solide realta' sul web italiano. Tanto per fare un paragone
(visto che si parla di pace...) i tre siti ufficiali delle forze armate
italiane, messi insieme, non raggiungono neanche la meta' di queste
cifre. Nonostante questo successo, diciamo cosi', di mercato, le
videate di PeaceLink mantengono tuttavia un'aria di affabilita' e di
(francescana?) letizia che ci piacerebbe ritrovare sui megaportali piu'
blasonati.
Alcune decine di giovani professionisti e militanti, con questa storia,
hanno dimostrato che e' possibile essere insieme "utopisti" e -
giornalisticamente - professionali. Un'utopia molto realistica, alla
fine dei conti: tecnologie e buon cuore, se li metti assieme, arrivano
dove non non arriveranno mai ne' i miliardari ne' i violenti.

Bookmark: http://www.peacelink.it
________________________________________
Ricerca. Hanno superato quota tremila le firme al'appello rivolto a
governo, Parlamento e Ciampi dall'Associazione dei dottori di ricerca
italiani. I ricercatori lamentano il basso livello degli investimenti
stanziati per la ricerca scientifica e tecnologica in Italia e lanciano
l'allarme per le conseguenze che questa situazione puo' avere per
l'avvenire del Paese. L'Italia destina alla ricerca l'un per cento del
proprio prodotto interno lordo, contro il due-due e mezzo per cento di
Germania, Francia e Inghilterra. La distanza con gli altri paesi
europei e' ancora maggiore nel campo della ricerca di base (meta' di
quella francese), senza benefici di mercato immediati ma fondamentale a
medio-lungo termine; in quest'ultimo settore, il contributo da parte
dei privati equivale in Italia allo zero virgola zero uno (meglio
scriverlo in lettere, senno' sembrerebbe un errore di stampa) del
totale complessivo.
________________________________________
Francesco Aldo wrote:

<Ciao Riccardo, ho letto il tuo articolo su clarence e l'ho trovato
interessante e critico. Ma purtroppo i tempi SONO critici.... Hai
provato a viaggiare negli ultimi due mesi in metro a Milano ? Fatti un
giro, vedrai che la guerra noi la stiamo gia' combattendo.
Qualche giorno fa qualche buontempone ha fatto girare delle e-mail in
cui c'era scritto che era meglio quel giorno non prendere la metro
poiche' si sussurrava di un attentato. 80% di passeggeri in meno! e
tutto perche' un individuo chiamato Bin Laden promette il paradiso a
chi uccide e terrorizza gli infedeli (io e te, si anche tu, che non
vuoi la guerra...). Come facciamo a risolvere il problema del
terrorismo sotto l'egida dell'onu, quando essa stessa non viene
riconosciuta ed accettata, per principio, dai paesi che proteggono il
terrorismo?
Ti sarei grato se mi facessi sapere quale altra ricetta alternativa
potremmo proporre per riappropriarci di quanto i terroristi ci hanno
tolto. Saluti e spero tu mi risponda presto. Apri gli occhi, finche'
sei in tempo...>
* * *
Caro Francesco, non ho ricette alternative per riappropriarci di quanto
ci tolgono loro. Cerco di ragionarci su, ma non sono un guru. Vorrei
pero' che non ci togliessimo noi stessi quello che siamo, che ci fa
vivere e ci fa essere - fra l'altro - occidentali: la liberta',
l'ironia, la voglia di vivere bene e anche la tolleranza verso tutti
gli altri esseri umani. Io per esempio in metro' di solito non ci vado
(sono un po' claustrofobico) ma in questo periodo l'uso piu' del solito
"per non dare sazio" (come si dice in siciliano) a chi mi vorrebbe fare
vivere spaventato. Cosi', cercando di essere piu' forte io stesso, mi
viene anche piu' facile essere piu' comprensivo e amichevole
(l'intolleranza di solito nasce dalla paura) verso le altre persone,
comprese quelle "strane". Non ti dico di "aprire gli occhi" a tua
volta, perche' questo fra noi occidentali non si usa: e' una frase da
fanatici, e chissa' come si traduce in talebano.
________________________________________
(Beh, siamo al numero cento della Catena. Il primo e' uscito
nell'ottobre del 99 e arrivava a centocinquanta persone. Oggi potremmo
fare gia' un buon corteo. Alti e bassi. Qualche pelo grigio in piu'
nella barba - a voi, spero non sia venuta troppo lunga leggendomi.
Grazie a tutti)
________________________________________
Lorenzo<barbiana@libero.it> wrote:
<Non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguitero' a
insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioe' che
se un ufficiale dara' loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di
legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura. Spero che in tutto
il mondo i miei colleghi preti e maestri d'ogni religione e d'ogni
scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale trovera'
ugualmente il meschino che obbedisce e cosi' non riusciremo a salvare
l'umanita'. Non e' un motivo per non fare fino in fondo il nostro
dovere di maestri. Se non potremo salvare l'umanita' ci salveremo
almeno l'anima.>



________________________________________
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente
per liberarsene, basta scrivere a ricc@libero.it -- Fa' girare.
"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)
________________________________________

 






Riccardo Orioles

ricc@libero.it

E' stato caporedattore della rivista "I Siciliani", diretta
da Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia catanese di Nitto Santapaola nel 1984.
Ha fondato, insieme con altri intellettuali, politici e giornalisti, il
settimanale "Avvenimenti", di cui è stato a lungo caporedattore.
Corrispondente di varie testate italiane ed estere, attualmente collabora
con Il Nuovo e con Clarence. Scrive e diffonde in rete l'e-zine, "La catena
di San Libero".