di Luca Masali
Un argomento affascinante, quello della zoologia fantastica e delle nuove
forme di vita. Ricordo in proposito un libro introvabile ma semplicemente
favoloso, "Animali dopo l'Uomo", un libro illustrato per ragazzi
ma assolutamente colto e dottissimo sul piano evolutivo: immagina che una
catastrofe ecologica abbia azzerato e forme viventi attuali, salvando solo
alcuni phyla, tra cui i topi che, evoluti in carnivori dominanti, hanno
dato vita a forme che hanno occupato la nicchia dei grandi carnivori, dagli
Orsi Polari ai felini africani. Splendidamente suggestivi i "Cetorni":
i cetacei, incapaci di adattarsi al crash del plancton, sono stati soppiantati
da pinguini evolutesi in forme molto simili alle balene. Angoscianti i pipistrelli
atteri che hanno occupato la nicchia dei predatori notturni, favolosi i disegni
e le ipotesi evolutive.
Se possibile ancora più bello il famosissimo testo di Steiner su "i
rinogradi", un curioso gruppo di mammiferi scoperto in un minuscolo arcipelago
del Pacifico durante l'ultima guerra mondiale, che camminano sul naso...
Bella da morire, la monografia, redatta con stile rigorosamente accademico,
corredata da una ricca e del tutto inverosimile bibliografia e arricchita
da numerose tavole iconografiche, è stata recentemente pubblicata anche
in lingua italiana, per merito della casa editrice Muzzio. (E'ovvio che né
le isole Hi-Iay né i Rinogradi né tantomeno il professor Stumpke
sono mai esistiti). Eccone un'assaggio:
Chi cercasse in un moderno atlante geografico l'arcipelago delle Hi-Iay,
perderebbe il suo tempo: sconosciuti sino al 1941, questi modesti isolotti
del Pacifico meridionale sprofondarono in mare intorno alla metà degli
anni '50 a causa di uno degli esperimenti atomici che, in quegli anni, erano
piuttosto frequenti nell'area del Pacifico. In realtà, l'ordigno nucleare
venne fatto esplodere a centinaia di chilometri di distanza, ma le tensioni
tettoniche derivanti dall'onda d'urto si trasmisero in modo del tutto inaspettato
all'instabile assetto geologico dell'arcipelago, decretandone la scomparsa.
L'evento non ebbe all'epoca la risonanza che avrebbe meritato: la stampa internazionale
fu abilmente tenuta all'oscuro dei fatti, e solo una ristretta cerchia di
zoologi ne venne più tardi a conoscenza. Perché proprio gli
zoologi? Perché le Hi-Iay erano popolate da una fauna decisamente straordinaria,
e la loro scomparsa determinò la cancellazione dalla faccia della Terra
di uno dei più sorprendenti gruppi di animali mai scoperti. Accanto
alle specie più tipiche e comuni dell'area pacifica, le diciassette
isole dell'arcipelago ospitavano difatti un raro endemismo: si trattava dei
Rinogradi (Rhinograda), un ordine di Mammiferi fino ad allora sconosciuto
alla scienza. Le poche notizie che abbiamo su questo gruppo zoologico ci provengono
dallo studioso tedesco Harald Stumpke, che scomparve tragicamente nel corso
del cataclisma, ed i cui appunti furono riordinati e pubblicati nel 1957 da
Gerolf Steiner, professore di zoologia all'Università di Heidelberg.
L'origine dei Rinogradi, anche se per forza di cose non bene chiarita (l'eventuale
materiale fossile andò perduto con lo sprofondamento delle isole),
è sicuramente assai antica. Si pensa difatti che le Hi-Iay avessero
raggiunto la completa autonomia dalle altre terre emerse nel tardo Cretaceo:
il loro totale isolamento geografico, l'assenza di forme di vita competitrici
e la mancanza di predatori agguerriti permisero lo sviluppo di una linea evolutiva
che forse, in diverse condizioni, non avrebbe avuto sbocchi significativi.
I Rinogradi erano Mammiferi di piccole dimensioni, variabili in linea di massima
da quelle di un ratto a quelle di un toporagno; esistevano tuttavia delle
forme ancor più minuscole (le più piccole mai riscontrate nei
Vertebrati) che pochi zoologi avrebbero riconosciuto come appartenenti ai
Mammiferi, se non fosse stato per alcune inconfondibili particolarità
anatomiche. Quasi tutti i componenti dell'ordine erano ricoperti da un pelame
particolarmente soffice e caratterizzati da colorazioni piuttosto vivaci,
decisamente insolite per un mammifero. La caratteristica più singolare
dei Rinogradi era comunque l'abnorme sviluppo del nasario, una struttura che
può essere grossolanamente assimilata al naso ma che nella realtà
aveva un'origine più complessa ed ancor più complesse funzioni:
in buona parte delle specie, il nasario aveva difatti funzione locomotoria
(in questo coadiuvato da una sofisticata muscolatura); in altre, ad esempio
nelle forme sessili, era invece un semplice organo di adesione e di sostegno.
Liberati da compiti locomotori, gli arti avevano assunto, nel corso dell'evoluzione
del gruppo, conformazioni e strutture assai diverse, correlate alla nicchia
ecologica di ciascuna specie: nei Rinogradi scavatori (ad esempio nel genere
Rhinotalpa) erano molto ridotti anche se provvisti di robusti unghioni, mentre
erano particolarmente sviluppati e atti a ghermire nelle specie predatrici.
Alcune di queste ultime avevano anche sviluppato apparati veleniferi. La cosa
non è del tutto insolita nei Mammiferi: il maschio dell'Ornitorinco,
come è noto, possiede nel calcagno uno sperone collegato ad una ghiandola
del veleno, ed anche alcuni Insettivori, come i comuni toporagni, secernono
un debole veleno dalle ghiandole salivari. E tra Insettivori e Rinogradi esistevano,
secondo Stumpke, notevoli affinità, che gli avevano fatto ipotizzare
una filogenesi comune, almeno sino al tardo Terziario. Singolare, nei Rinogradi,
era piuttosto la collocazione dell'apparato velenifero: la più studiata
tra le specie predatrici, il Tyrannonasus imperator, sopraffaceva le sue vittime
d'elezione (altri Rinogradi del genere Nasobema) grazie ad un aculeo velenifero
posto all'estremità della coda.









Luca Masali