Ai primi di dicembre in libreria IL SOLE DELL'AVVENIRE

by Eymerich 25. ottobre 2013 13:12

Esce ai primi di dicembre il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti,Il Sole dell'Avvenire (Mondadori Strade Blu, 530 pp., € 20,00). Ecco il testo del risvolto di copertina:

Valerio Evangelisti, distaccandosi dai temi narrativi che lo hanno reso noto come scrittore, racconta in questo romanzo di ampio respiro le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall’epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900. Sono storie minute, in cui si intrecciano momenti ora drammatici ora briosi. Assieme disegnano un quadro ben più grande, esteso a tutta l’Emilia Romagna e all’Italia. La trasformazione agricola di una regione, la bonifica di territori malsani, l’affermarsi del movimento cooperativo e di quello socialista, con le sue varie anime spesso conflittuali, la lenta e sanguinosa conquista della democrazia.
Ciò è visto con gli occhi di protagonisti solo in parte consapevoli dello scenario grandioso in cui si muovono. Attilio, l’ex garibaldino che sperimenta tutte le forme e le miserie del precariato; Rosa, vittima predestinata ma non docile dello sfruttamento e dell’arroganza di chi comanda; Canzio, il ribelle per indole, refrattario all’ideologia e attratto dall’azione.
Assieme a costoro una folla colorita di personaggi turbolenti e litigiosi, spesso realmente esistiti; trascinati in vicende politiche e umane che li porteranno dalle pianure e dai colli di Romagna alle paludi dell’Agro romano, fino ai campi di battaglia in Grecia. Umili costruttori di un Sole dell’Avvenire che non sorgerà mai, quanto meno nelle forme che speravano.
Nel comporre forse il più ambizioso dei suoi romanzi, inizio di una trilogia estesa per un settantennio, Evangelisti si è tenuto lontano dalle opere, letterarie e cinematografiche, che hanno trattato lo stesso tema. Nessuna retorica, nessun miserabilismo, nessuna esaltazione della civiltà rurale. Solo la cronaca, secca e a volte spiazzante, di piccola gente partecipe di un’impresa immensa. Un’epopea, sì, ma narrata rifiutando gli stereotipi dell’epica a sfondo sociale.

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Valerio Evangelisti International

by Eymerich 24. ottobre 2013 13:11

 

 

L'editore francese Rivages ha appena pubblicato l'edizione
tascabile di Tortuga, che di edizioni in Francia ne conta al momento tre.

 

 

 

 

 

 

 

La casa editrice, anch'essa francese, La Volte ha fatto uscireCherudek, dopo Mater Terribilis. La Volte sta pubblicando l'intero ciclo di Eymerich (10 volumi), inclusi i titoli ancora inediti in Francia.

 

 

 

 

 

 

Infine l'editore ungherese Matropolis Media ha pubblicato Nicolas Eymerich, inquisitore. L'Ungheria era il solo paese dell'Est europeo in cui Evangelisti non fosse stato ancora tradotto.

 

 

 

 

 

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In libreria STORIA DEL PARTITO SOCIALISTA RIVOLUZIONARIO, 1881-1893

by Eymerich 22. ottobre 2013 13:36

Le edizioni Odoya mandano in libreria il volume Storia del Partito socialista rivoluzionario, 1881-1893, di Valerio Evangelisti ed Emanuela Zucchini. Il libro, pubblicato in origine nel 1981, funge da premessa e da guida al prossimo romanzo di Valerio Evangelisti Il Sole dell'Avvenire. Uscirà presso Mondadori Strade Blu ai primi di dicembre. Ecco il testo del risvolto di copertina:

Già dimenticato pochi anni dopo il suo scioglimento, il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, diventato poi il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, resta un importante oggetto di studio per la comprensione delle idee socialiste sviluppatesi in Italia. Sebbene l’importanza che tale indagine assume risieda non tanto nel segno di un contributo, quanto in quello di un mancato contributo del neonato partito alla successiva storia del movimento operaio.
Dotato di strutture organizzative quasi impalpabili, composto da una miriade di circoli autonomi, caratterizzato da un forte legame con il territorio e le sue problematiche, il psr si pone come tentativo di conciliazione tra anarchismo e socialismo “legalitario”.
Il Partito Socialista Rivoluzionario riesce non solo a sopravvivere per dodici anni, ma a raccogliere migliaia di aderenti e simpatizzanti tra i lavoratori sia della Romagna che del resto d’Italia, veicolando le idee socialiste in un momento fondamentale per la creazione dello Stato italiano. La sua evoluzione è profondamente intrecciata a quella del proletariato agricolo delle campagne emiliano-romagnole, e il suo declino coincide con le naturali e irreversibili modificazioni alle quali il soggetto sociale di riferimento è esposto.
Valerio Evangelisti ed Emanuela Zucchini hanno per primi ricostruito integralmente la vicenda del Partito Socialista Rivoluzionario, narrandone successi, crisi e scissioni nel contesto di un inedito universo di personaggi rissosi e pittoreschi. Il volume intende ripercorrere un’esperienza eclettica nella storia del movimento operaio, affrontata da un punto di vista eterodosso. Con stile scorrevole ma con approccio scientifico rigoroso.

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Su IL SOLE 24 ORE Filippo La Porta recensisce DAY HOSPITAL

by Eymerich 27. giugno 2013 13:04

MALATTIA COME ESPERIENZA LAICA
di Filippo La Porta (da Il Sole 24 Ore del 2 giugno 2013) 

Valerio Evangelisti, il nostro migliore autore di fantascienza, ha scritto un diario della sua malattia – Day Hospital, Giunti – che somiglia a un esercizio spirituale dell’antichità. Almeno nel senso, ricordato da Pierre Hadot, che l'uomo antico, benché angosciato come l'uomo moderno, ci appare molto più sano: non si compiace nell'angoscia, ha fiducia in se stesso e vive interamente nel presente. Così Evangelisti nella premessa: «Non credo che l'esperienza del cancro vada nascosta... Personalmente l'ho vissuta con una certa serenità. Per via di un certo modo di affrontare la vita, ed eventualmente la morte». E più in là si definisce neoplatonico, con la fede nell'anima mundi.Nel suo caso la tradizione plotiniana, e poi stoico-epicurea, è come strappata a filologi e studiosi: piuttosto viene "eseguita" dentro l'esistenza stessa.
Per la mentalità borghese la malattia è solo una "fregatura" (qualcosa di accidentale, di esterno, che nulla ha a che fare con la condizione umana). Ora, certamente nessuna malattia rappresenta un evento augurabile ma in questo modo ci si preclude la possibilità di farne esperienza. Anche perché la cultura attuale della pubblicità può essere spiazzante e trasgressiva ma espelle da sé il tragico dell'esistenza, il suo fondo buio: malattia, invecchiamento, morte, sofferenza (a meno che queste cose non vengano spettacolarizzate). Day Hospital è il diario di una malattia come esperienza e come strumento di una possibile rivelazione. Si comincia con la diagnosi, nel maggio 2009, di un linfoma non Hodgkin, un cancro del sistema linfatico. Dì lì il libro si snoda come resoconto meticoloso di esami, visite mediche, terapie, protocolli seguiti (e loro conseguenze), cicli di massaggi - punteggiato da riflessioni in corsivo – fino al settembre 2011, quando Evangelisti è dimesso dal Day Hospital dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna con la sconfitta della malattia, ma con una neuropatologia derivante da un farmaco legato alla chemio, che dà torpore agli arti. L'autore ha un atteggiamento totalmente laico né intende presentarsi come guru spirituale: «non ho consigli da dare... penso che lo stato d'animo migliore sia quello dello stoico. Essere pronti a morire e, nello stesso tempo, a cercare di evitarlo». Eppure il suo libro, scarno, privo dei vezzi letterari dell'autofiction, è un esempio di forte spiritualità, e cioè una meditazione sulla propria morte che tenta continuamente di assumerla in una prospettiva più ampia dell'io e del corpo individuale. Così immagina le particelle del suo corpo che si spargeranno nel cosmo andando a formare esseri senzienti, creature vegetali ed entità minerali: «assisteranno, separate, alla fine del Tutto, o vivranno forme sconosciute...un'avventura inedita, forse la più bella».
All'inizio la malattia - la traumatica consapevolezza della precarietà, la improvvisa contrazione del tempo - riduce all'essenziale il mondo esterno, e serve a capire meglio le persone che ci stanno intorno: alcuni reagiscono con imbarazzo, chiedono ossessivamente e forse ipocritamente cosa possono fare per te (l'autore risponde beffardo: «inviarmi un assegno in segno di solidarietà»), altri svaniscono nel nulla considerandoti quasi infettivo. Se poi volete avere una percezione del fascismo quotidiano, pervasivo della nostra società, leggete la pagina in cui una dottoressa, approfittando del potere che le dà il proprio ruolo, infierisce con "malgarbo" su un paziente stremato e claudicante. Poi Evangelisti ci aggiorna sui rapporti tra lui e l'inquisitore Eymerich. Sapendosi affetto dal tumore si affretta a scrivere l'ultimo capitolo della celebre saga e decide di farlo morire, per non rischiare di lasciare il ciclo incompleto.
Nessun finale trionfalistico: «ho avuto salva la vita, ma non la qualità della vita». Né sono prevedibili gli effetti dei farmaci adoperati nella terapia, molti dei quali sperimentali perché «della genesi del cancro nessuno ha una teoria precisa». La malattia in questo libro viene rappresentata con realismo. Eppure non si rinuncia mai a "usarla", per modificare se stessi, per apprendere una verità preziosa sull'esistenza, per capire ciò che resta di noi e che merita di durare, per sentire di più il nostro legame con l'anima del mondo e il ritmo imperscrutabile di tutte le cose. Anche perché il linfoma può danneggiare tutto tranne la facoltà umana - unica virtù autocurativa - di inventare storie e mondi paralleli, di creare personaggi che ci sopravvivono, di viaggiare con la fantasia ovunque ci pare.

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Su IL GIORNALE Massimiliano Parente commenta DAY HOSPITAL

by Eymerich 30. maggio 2013 03:52

IL VERO AUTORE? ALLONTANA LA MORTE RACCONTANDOLA.

Il maestro del “fantastico” italiano descrive la cosa più reale (e dolorosa). E ci consegna un grande libro.
di Massimiliano Parente (da Il Giornale, 27 maggio 2013)

Non è facile scrivere sulla propria pelle e fare del proprio corpo un diario quando si è colpiti da una malattia mortale, tantomeno per uno scrittore.
Altrettanto difficile mantenere lo stile, come riuscì a fare Hervé Guibert, il grande scrittore francese che descrisse in una manciata di libri bellissimi lo sfacelo fisico dell'Aids di cui sarebbe morto a soli 38 anni. Il contraltare italiano, negli stessi anni, fu l'ultimo libro di Dario Bellezza, umanamente tenero, letterariamente inutile. La più spavalda Oriana Fallaci: era capace di intervistare se stessa e parlare del suo tumore come un nemico, con cui alla fine aveva quasi fatto amicizia. Tra i recenti diari di morte il più commovente e tragico è Mortalità di Christopher Hitchens, dove purtroppo il cancro ha vinto sulla narrazione lasciando l'opera incompiuta e compiuta al tempo stesso: il libro si chiude per lutto, più realistico di così si muore per finta.
Viceversa, sul fronte di chi ce l'ha fatta, in questi giorni esce Day Hospital di Valerio Evangelisti (Giunti). Autore di fantascienza tra i più notevoli e conosciuti fuori dall'Italia (il suo Metallo urlante è considerato da Michel Houellebecq uno dei romanzi di fantascienza fondamentali), il 7 marzo 2010 scopre di avere un linfoma, un micidiale tumore al sistema linfatico. Da lì ha inizio un day hospital interminabile, la chemioterapia, le TAC, le risonanze magnetiche, la prevista perdita dei capelli, l'imprevista perdita parziale della mobilità. Come la metamorfosi di Guibert («Sono uno scarafaggio rigirato che si dimena sulla schiena») e il brutto risveglio di Hitchens in albergo con un dolore paralizzante al torace («Una deportazione ferma e gentile oltre il desolato confine della terra della malattia»), per Evangelisti comincia una metamorfosi kafkiana. In poco tempo la realtà diventa quasi irreale e le terapie chemioterapiche hanno un'onomastica fantascientifica come il protocollo R-CHOP 2, suona come un elicottero americano o un titolo di Vonnegut.
Se questo è un uomo, nel lager della malattia, e la natura in quanto campo di concentramento di massa è peggio del nazismo. Dovendo poi fronteggiare, dopo l'ospedale, invalidità impreviste e progressive, quando le azioni più semplici diventano imprese: scendere le scale, attraversare una strada, la vasca da bagno che si trasforma in un labirinto scivoloso da cui è impossibile uscire.
È per questo che diari del genere sono interessanti: al contrario della salute, la malattia mette in scena la tragicità fisica della condizione umana, assomiglia al risvegliarsi nei panni di Gregor Samsa, allo strisciare sul pavimento di Molloy. Con un elemento terapeutico e forse apotropaico: l'autore allontana la morte scrivendone, il lettore leggendola. E comunque sia la morte stimola la nostra attenzione più della vita, per ragioni evolutive, lo sanno bene i neurobiologi, e pure i giornali.
Nella disperazione si presentano soluzioni geniali: i medici gli dicono di bere almeno due litri al giorno, e Valerio beve due litri di birra. Gli dicono di smettere di fumare e lui col cavolo, se deve morire tanto vale morire fumando, non fa una piega. Né mancano alcuni vantaggi dell'essere malato, a cominciare dalle prove di affetto. Tuttavia «diverso è il caso quando l'interlocutore, che magari non sentivi da anni, o addirittura da decenni, chiede insistentemente di incontrarti. Dai, vediamoci. i vengo a trovare. Usciamo a bere qualcosa. Il sospetto è che la domanda di un contatto personale nasconda fini di esame antropologico, per non dire entomologico». Altri, viceversa, spariscono completamente, o ti danno per morto, e sembra che a scappare, secondo la statistica evangelistica, siano più le donne degli uomini, belle stronze.
In ogni caso Evangelisti non cede un millimetro all'autovittimismo e non è seguace di «religioni organizzate», dichiarazione per me molto sospetta, infatti poi si professa neoplatonico, seguace di Plotino e credente dell'anima mundi, hai detto niente. In sostanza pensa che i suoi atomi, una volta morto, si disperdano nell'universo, portando con loro «una memoria», boh. Non ho mai capito neppure a cinque anni quali consolazioni siano quelle così campate in aria, cioè tutte, ma forse Valerio semplicemente nella disperazione sarà incappato in qualche omeopata. Oppure avrà visto troppe puntate di Fringe. Oppure avrà incontrato uno di questi nuovi pseudofisici spiritualisti che ti rifilano la speranza in formato quantistico, l'anima atomica. Alla fine creda in cosa vuole, e conta solo sia guarito e possa scrivere ancora romanzi. Di Day Hospital basta questo, da leggere.

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DAY HOSPITAL: la recensione di MARCO BELPOLITI su LA STAMPA - TTL

by Eymerich 2. maggio 2013 12:40

IL CORAGGIO DI EVANGELISTI CONTRO LA SCORTESIA DEL MALE (da TTL del 27 aprile 2013)

Una carta da gioco, l'asso, stampigliata a rilievo sulla copertina plastificata, dentro un cuore vero: asso di cuori; meglio, il disegno scientifico di un cuore, replicato nell'aletta, con tanto di legenda: ventricolo, arteria, ecc. Day Hospital, questo il titolo, è la cronaca di una malattia e della sua cura. L'autore, Valerio Evangelisti, celebre scrittore, padre di Nicolas Eymerich, protagonista di un fortunato ciclo narrativo, nel corso del 2010 è stato colpito da un linfoma e costretto a sottoporsi a sedute di chemioterapia che hanno sconvolto la sua vita quotidiana. Un diario, ma anche una riflessione, un racconto e insieme un manuale  d'uso: Evangelisti raccoglie giorno per giorno i dettagli della sua malattia e degli esiti progressivi. Guarito dal linfoma, deve affrontare le conseguenze delle cure, in particolare sull'equilibrio e la motilità. Nel frattempo Evangelisti  mette in cantiere e compone tre libri, mentre  si manifestano gli effetti devastanti della chemio. Ma perché quel cuore in copertina? Forse perché è l'organo pulsante del nostro corpo, la pompa fondamentale? Perché ci vuole cuore per affrontare un male simile, e raccontarlo sulla pagina? Perché è il cuore l'organo che si ferma nel corpo di Vittorio Curtoni, scrittore di fantascienza, scopritore dell'autore, nel 2011? O forse il cuore è collegato all'Inquisitore protagonista di vari romanzi, fumetti, videogiochi?

Rosso è il colore di questo asso-cuore, come il nome e cognome dell'autore (in blu scuro il titolo). Una copertina molto bella che cattura subito l'attenzione sui banchi delle librerie e in vetrina. Evangelisti fa avanzare il suo diario attraverso un doppio movimento: parti di cronaca personale in tondo e riflessioni in corsivo. Espone gli esiti delle cure, racconta il suo ricovero per le chemio in ospedale - Day Hospital -, poi riferisce delle ricerche in Internet sulla prognosi del male; e ancora ricorda la malattia del padre e la morte della madre.

Sotto accusa è, se così si può dire, in un libro che non accusa ma riferisce, la medicina e i suoi custodi, i medici. Esperienze comuni a molte persone di ricoveri provvisori, diagnosi intermittenti, piccole e grande scortesie. Non c'è ansia, o angoscia, nelle pagine di Evangelisti, ma solo una autoscopia continua, attenta, maniacale. Il dettaglio è il vero protagonista del racconto che esce nella collana italiana il cui logo spicca in basso sulla destra della copertina.

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Su AFFARI ITALIANI intervista a Evangelisti su DAY HOSPITAL

by Eymerich 26. aprile 2013 14:15

Il 24 aprile è uscito presso l’editore Giunti il libro di Valerio Evangelisti Day Hospital. Riportiamo l’intervista all’autore che, per l’occasione, ha realizzato il giornalista Antonio Prudenzano, per il quotidiano on line Affari Italiani.

Valerio Evangelisti, classe '52, tra i più apprezzati scrittori italiani di fantascienza, fantasy e horror (ricordiamo, tra gli altri, il ciclo di romanzi dell'inquisitore Nicolas Eymerich e la trilogia di Nostradamus), ha deciso di raccontare in un breve romanzo autobiografico ("Day Hospital", Giunti, nella collana Italiana, diretta da Benedetta Centovalli) l'improvvisa scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B aggressivo che ha sconvolto la sua vita negli ultimi anni. Affaritaliani.it ha parlato di "Day Hospital" con  lo scrittore bolognese, che ora ha "domato" la malattia.

Evangelisti, non manca l'auto-ironia in questa sorta di diario del calvario (cominciato nel maggio 2009) di esami e sedute di chemioterapia che ha affrontato: la malattia ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti della scrittura, e della letteratura?

"No, non è cambiato nulla. Però direi che il fatto di scrivere mi è stato di molto conforto nei momenti peggiori. Potevo evadere dalla mia condizione".

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati molti testi autobiografici - spesso diventati dei bestseller - in cui gli autori raccontano storie di dolore e rinascita. Anche il suo "Day hospital" si inserisce in questa tendenza? Quando ha deciso che quest'insieme di corrispondenze scambiate con lettori e amici sarebbe diventato un libro da pubblicare?

"Tutto nacque quando il Corriere della Sera mi chiese un racconto da allegare al giornale. Non ne avevo sottomano, così decisi di parlare di me stesso. Misi però subito in chiaro le mie intenzioni. Non volevo trattare di sofferenze o rinascite, ma solo narrare una storia nella maniera più semplice e stringata possibile. Senza posare a vittima o eroe".

Pensa che la lettura di  "Day hospital" possa aiutare chi, personalmente o indirettamente, sta facendo i conti con una grave malattia?

"Io ci spero. La parte sconosciuta ai più è cosa accade dopo che la malattia è domata (non propriamente sconfitta: serve un tempo molto lungo per essere ragionevolmente certi che non si riaffaccerà). Sul 'dopo' anche i migliori medici sono reticenti. Io ne parlo senza fronzoli. A qualcuno potrebbe servire".

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