In libreria dal 18 novembre: IL SOLE DELL'AVVENIRE 2: CHI HA DEL FERRO HA DEL PANE

by Eymerich 17. ottobre 2014 23:13

Il 18 novembre sarà in libreria il vol. 2 del romanzo di Valerio Evangelisti Il sole dell'avvenire. Sottotitolo, Chi ha del ferro ha del pane (ed. Mondadori Strade Blu, pp. 550).

Fa seguito a Il sole dell'avvenire. Vivere lavorando o morire combattendo, ma può essere letto in forma autonoma. Ecco il testo del risvolto di copertina:

In questo secondo, autonomo volume de Il Sole dell’Avvenire, Valerio Evangelisti continua a seguire le vicende di alcune famiglie emiliano-romagnole attraverso i grandi cambiamenti che investono la regione, e l’Italia intera, in un arco temporale che va dal 1900 al 1920. Sono anni densi di eventi: dall’affermarsi del movimento operaio, cooperativo e socialista, con le sue varie anime e tendenze, ai grandi scioperi generali promossi dai sindacalisti rivoluzionari; dalle imprese coloniali alla Settimana Rossa del 1914; dalla prima guerra mondiale al “biennio rosso” 1919-1920, fino al primo affacciarsi dello squadrismo fascista.

Se nella parte iniziale  della vicenda si insisteva sulla trasformazione di un territorio, da malsano in prospero e produttivo, in Chi ha del ferro ha del pane l’autore pone l’accento sul mutamento dei rapporti politici e sociali. Indirizzato a governare e risolvere l’enorme problema nato dagli assetti economici: la tragedia della disoccupazione e della precarietà.    

Come nel volume precedente, testimoni e partecipi di un periodo storico così drammatico sono personaggi inseriti in processi di cui intuiscono appena la portata. Eleuteria, ragazza fragile e incapace di ribellarsi alle avversità, fino a una sorprendente evoluzione; Reglio, giovane ribelle involontario, che cerca in ogni modo di sottrarsi al servizio militare e alle compagnie di disciplina, cioè all’autorità dello Stato; la piccola e fragile Narda, che col suo spontaneo eroismo riscatterà l’onore di un ramo familiare che sembrava macchiato dalla vigliaccheria e dal tradimento.

Ciò è narrato attraverso piccoli episodi, ora tragici ora umoristici, che vedono in scena personaggi spesso picareschi, litigiosi o astuti, ingenui o determinati. Impegnati a cercare di sopravvivere in un mondo sempre più difficile, a contatto con le grandi figure del loro tempo. Ma sullo sfondo, o forse in primo piano, è il passaggio epocale dal mondo rurale all’agricoltura di tipo industriale, nonché l’opera paziente di edificazione di una società capace di volgere il progresso a favore dei più umili e sfruttati. Operazione fallita: il Sole dell’Avvenire sarà spento sul nascere. Ma non per sempre.

Un grande romanzo narrato senza traccia di enfasi o di retorica, come è nello stile di Valerio Evangelisti.

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E' uscito il videogame NICOLAS EYMERICH Capitolo II: IL VILLAGGIO

by Eymerich 23. settembre 2014 21:59

E' in distribuzione il secondo capitolo del videogioco scritto da Ivan Venturi e realizzato da Ticon Blu. Come il primo episodio, "La peste", è realizzato in diverse lingue, tra cui il latino, e comprende una versione per non vedenti. Come acquistarlo on line è specificato su www.eymerich.it.

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Valerio Evangelisti presenta IL SOLE DELL'AVVENIRE al centro sociale VAG 61 di Bologna

by Eymerich 13. marzo 2014 13:49

Video della presentazione de "Il Sole dell'Avvenire" al centro sociale Vag 61 di Bologna, il 28 febbraio 2014. Mancano le canzoni socialiste, anarchiche, garibaldine che intervallavano l'intervento.

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Su NAZIONE INDIANA Andrea Sperelli recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE

by Eymerich 28. febbraio 2014 10:25

di Andrea Sperelli,
da Nazione Indiana, 23 febbraio 2014.

Semplificando, ci sono tre elementi principali nell’ultimo libro di Valerio Evangelisti: 1) i movimenti rivoluzionari di fine Ottocento, nati e cresciuti sull’onda lunga della Comune di Parigi e dei moti garibaldini; 2) la repressione dei governi monarchici filoliberisti (anche allora!), la violenza del potere schierato con le classi dominanti: violenza istituzionale, esercitata con leggi che vietano persino l’esibizione di una pochette rossa, o di fischiettare un motivetto “sovversivo”, e quella ottusa dei loro cani da guardia, gli “sbirri” che sparano sui disoccupati che reclamano pane e lavoro; 3) le storie romanzesche di tre personaggi portanti, le loro speranze, la loro miseria, la loro oppressione individuale e sociale.

Con tale premessa qualcuno potrebbe temere una poderosa opera ibrida, un mix didascalico di storia, saggistica e narrativa, quest’ultima posta su un piano accessorio. Di servizio per così dire, pertinenziale alla narrazione oggettiva degli eventi epocali.

Non è così. L’abilità di Evangelisti sta proprio nella fusione dei meta-argomenti nel racconto e nella scrittura. Con la nostra semplificazione potremmo suddividere l’opera in tre pesature: 15% storia/analisi dei movimenti operai, 15% rappresentazione del potere reazionario e bigotto, 70% storie romanzesche. Sono queste che “tirano”, che creano la tensione narrativa, ospitando sullo sfondo piccoli e grandi personaggi storici: Andrea Costa, i socialisti e gli anarchici romagnoli, nomi che vediamo scritti sulle targhette delle strade, Nullo Baldini, Gaetano Zirardini, Filippo Turati, Bakunin. E il racconto è avvincente, appassionante. Forse perché l’ideologia sembra assente, oppure è riscattata dalle vite semplici dei protagonisti, che sono spinti da bisogni primari, o primitivi: procurarsi un lavoro, uno qualsiasi, scarriolante, bracciante, facchino, garzone, pescatore. Il fine è il cibo, il vestiario, un tetto sulla testa. Bisogni che un potere ingordo e avido nega loro, rubando anche le briciole e gli stracci. E vietando non solo di protestare per la loro miseranda condizione, ma di esistere: vietato mendicare, discutere, chiedere il pane. Vietato cantare. Vietato riunirsi per discutere. Pena l’arresto, i pestaggi, la rovina economica, fino alla morte, coi soldati che sparano sulla folla addirittura col cannone, come avvenne a Milano nel 1898, dove ci furono più di ottanta morti e 500 feriti.

In questo scenario si dipanano le storie personali e famigliari dei tre protagonisti: il ravennate Attilio “Tiglio” Verardi, ex garibaldino che ha combattuto a Digione nel 1870, quando il generale era intervenuto coi volontari in camicia rossa in sostegno della Repubblica, contro i prussiani. Tiglio è un romagnolo purosangue, impulsivo, un po’ confusionario (o confuso), generoso. Non è escluso che sia anche un “contaballe”, perché, come ha detto lo stesso Evangelisti, se “il carattere romagnolo esiste”, la romagnolità è anche farla “grossa”, contarla da “sburoni”. Tiglio si arrangia con lavori saltuari, bracciante perlopiù, lavori che talvolta perde perché le opere pubbliche scarseggiano, o i padroni licenziano, oppure combina qualche guaio. E’ fidanzato con Rosa, che proviene da una famiglia di mezzadri, i contadini che vivono isolati nelle case coloniche, lavorando come animali per soddisfare l’esosità dei padroni. Benché sfruttati, derubati, umiliati, difendono il sistema contro i socialisti e i collettivisti, perché la mezzadria rappresenta “l’unione tra capitale e lavoro”. Oltre a Tiglio, Evangelisti crea dei grandi personaggi letterari, come il fratello di Rosa, il terribile “azdor” repubblicano antisocialista, reazionario e al contempo mangiapreti, violento quanto spaventato di fronte al padrone che lo ricatta, lo insulta; cambia persino voce, piega la schiena, perché ha paura; non tanto per sé, ma per la famiglia che deve mantenere. Tiglio e Rosa vanno a vivere in una stamberga a Ravenna, dove nasce il figlioletto Canzio (dal cognome di un generale garibaldino). Tiglio per sbarcare il lunario va a lavorare alla bonifica dell’agro romano, e qui lo perdiamo, perché il racconto ha una virata. Ora tocca a Rosa. E’ lei che riceve il testimone del racconto. E’ una donna timida, sola, spaventata. Per certi versi è irritante, perché torna a casa, nel podere a mezzadria, a vivere la sua condizione di donna che non può neanche mangiare a tavola con gli uomini (le donne mangiavano nel portico, o sulla porta). Continuano i sacrifici, le umiliazioni, la paura, con le incursioni del padrone ladro, sullo sfondo dei moti operai repressi dalla sbirraglia, i militanti arrestati, ricercati.

Come Canzio, che cresce solitario e scontroso occupandosi delle bestie, dormendo nella stalla. Canzio adora il padre, del quale mitizza il passato garibaldino, ma è costretto a seguire la madre, per una sentenza del tribunale. E’ lui ora, ragazzino appena tredicenne, già clandestino perché ha messo fuori combattimento il padrone-vampiro dalle buone maniere, a condurre la terza parte del romanzo. Cerca il padre, che nel frattempo si è ammalato nelle paludi mefitiche, si sposta da Ravenna a Bologna, protetto dalla rete dei socialisti rivoluzionari, lavorando come fattorino negli alberghi, o come tuttofare nella tenuta agricola di un possidente socialista. E’ un personaggio vitale, un ribelle adolescente, che chiude il triangolo formato dall’esuberante ma al contempo confuso Tiglio, e dalla sottomessa, ma tenace, Rosa.

Evangelisti riesce a calare il lettore nella Romagna di quegli anni terribili, anni di sfruttamento, di miseria, di sconfitte, ma anche di lotte senza quartiere, di speranze e di progetti. Non si permette mai filippiche o tirate ideologiche. I linguaggi sono semplici, anche quando si discute di strategia politica, nell’eterno conflitto anarchici-socialisti rivoluzionari. Tra le parole serpeggia l’amore per i personaggi, qua e là una sottile ironia, un’attenzione per i caratteri e i linguaggi romagnoli, che dimostra di conoscere a fondo (ha avuto la madre romagnola). E anche rabbia e indignazione, benché non si abbandoni mai a sfoghi, ma la lasci viaggiare per così dire in incognito, nella cronaca spietata delle violenze e dei saccheggi che sono costretti a subire gli ultimi degli ultimi, da parte di quei volgari ladri di polli che sono i padroni dalle belle braghe bianche e dei loro eserciti di sbirri assassini.

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Su INTERNAZIONALE Goffredo Fofi recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE

by Eymerich 9. febbraio 2014 22:01

DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI
di Goffredo Fofi (da Internazionale, 7-13 febbraio 2014)

Prima di inventare Eymerich e un ricco ciclo di vicende fantastiche, Evangelisti si occupava di storia del movimento operaio e contadino, in particolare emiliano-romagnolo (Odoya ha ristampato i lavori scritti con Emanuela Zucchini), ed è a questo che torna con questo romanzo, primo di una trilogia. Sa di quel che parla e, in una lingua piana e senza fronzoli, lega le vicende di una famiglia a quelle della storia italiana, narrata dal punto di vista degli sfruttati e degli oppressi. Tra il 1875 e il 1898, l’anno di Bava Beccaris e delle sue stragi, le vicende di Attilio Verardi, bracciante ex garibaldino,, socialista dal carattere debole, e di sua moglie Rosa, di famiglia mezzadrile repubblicana, e del figlio Canzio, per secondo nome Spartaco, sono legate a quelle di un movimento nascente – diviso nelle sue correnti ma unito dal rifiuto di uno stato delle cose iniquo e classista – e dai suoi leader che si chiamavano Costa e Cipriani, Saffi e più avanti Turati. Nessuno sfugge alla storia, e per i proletari che lo sanno la vita è vita di sfruttamento e di lotte. Se i personaggi hanno a volte troppa coscienza di ciò che accade, la strada seguita dall’autore è appassionante e oggi, in mezzo a un popolo di coscienza e memoria nulle, la sua scelta di tornare al romanzo storico e sociale appassiona e convince.

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Valerio Evangelisti presenta a Faenza IL SOLE DELL'AVVENIRE

by Eymerich 22. gennaio 2014 22:48

Valerio Evangelisti ha presentato l'11 gennaio 2014, a Faenza presso il circolo ARCI "Prometeo", il suo romanzo Il sole dell'avvenire (ora alla seconda ristampa). Questo è il filmato dell'evento, suddiviso in dieci parti. Terminata una, è possibile passare alla successiva. Molto spazio è occupato dall'accompagnamento musicale, caratteristico della bellissima serata.

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Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE

by Eymerich 31. dicembre 2013 21:58

(Da Il Becco, 6 dicembre 2013.)

Eppure pensavo di essere preparato.

Un romanzo di Valerio Evangelisti ambientato nell’italia post-risorgimentale, tra reduci garibaldini, repubblicani, anarchici e socialisti. Il racconto di braccianti, contadini e protagonisti della quotidianità (anche se compaiono i nomi studiati sui libri di  scuola).
Per nulla preparato, invece.
Ritrovarsi a bagnare l’e reader, appena finito di divorare il romanzo dopo una notte in bianco e una agognata pausa pranzo... ecco perché uno compra anche la versione elettronica, per non bagnare la carta e conservare la preziosa prima edizione. Da quando ho memoria non era mai capitato di commuovermi sul serio per un romanzo... Il soprannome di orso si conquista per meriti manifesti.
Decido quindi di rompere con lo stile abituale dei miei articoli. Voglio solo esortare. Leggetelo, compratelo, regalatelo, fatelo comprare. Devono uscire altri due libri e deve essere nelle librerie di chiunque si dichiara interessato delle cose del mondo. 

Un libro in grado di scuotere profondamente, trascinando senza sosta da un protagonista a un altro. Oltre all'indimenticabile Carl Max l’asino, c’è un’intera epopea in cui perdersi, con continui appunti e evidenziature da fare, che promettono lunghi approfondimenti al termine della prima lettura (per cui c'è l'indispensabile Storia del partito socialista rivoluzionario ripubblicato recentemente da Odoya, dello stesso Evangelisti). 
Non c’è nessun sensazionalismo o ostentazione di sentimentalismi.
A colpire non sono neanche i possibili parallalelismi col presente: l’immigrazione come questione sociale, la guerra tra poveri, il precariato, l’organizzazione dei lavoratori, la Grecia in bancarotta, la speculazione edilizia, l’arroganza del potere economico, l’asservimento di quello politico, ... .
C’è l’orgoglio dei “poveracci”, di quelli che riescono ad andare avanti e che con le loro lotte hanno permesso un secolo di emancipazione e di conquiste dei diritti.
Quel che resta della sinistra italiana è spesso tanto miserabile da portare ad un cinismo privo di speranza anche i più giovani. Tanto da dimenticare che è esistito un tempo in cui i socialisti non erano considerati dei ladri, ma anzi pericolosi rivoluzionari. 
Un’origine che non aveva bisogno del comunismo (come parola), quando un’amalgama di anarchici e marxisti prendeva vita nei cuori (e nei corpi) di quelle che poi sarebbero state chiamate “classi sociali di riferimento”. Perché ci si organizzava per lottare, perché nascevano le cooperative, le camere del lavoro, perché la solidarietà diventava una forma di resistenza... C’è un insieme di sensazioni che non ha senso provare a mettere per scritto. Si canta con i sonetti riportati da Evangelisti, si alza il pugno con le donne che incitano allo sciopero, si beve negli accesi confronti tra anime diverse della prima internazionale (poi della seconda).
Leggere, far leggere, regalare, far comprare Il sole dell’avvenire è un’azione politica, un piccolo gesto rivoluzionario, in un’Italia schiacciata dalla disillusione e dalla rabbia priva di progettualità.
Forse era un pianto di speranza, da troppo tempo assuefatta da interminabili riunioni consumate in quel che è il residuo della sinistra extraparlamentare. Forse è il freddo di una Firenze insolitamente gelida (e di una casa in cui non funziona il riscaldamento). Forse è la storia di socialisti che erano tali perché tra chi non ha niente bisogna aiutarsi. Ma mi piace pensare che sia la presunzione di appartenere a una storia fatta di “povera gente” a cui dobbiamo la “civiltà” che i padroni cercano di distruggere, ancora oggi, con determinazione e ostinazione. Il sole dell'avvenire ha il merito di far riemergere un orgoglio che a sinistra manca da troppo tempo, fatto di rabbia sociale, di dura realtà, di continui ostacoli e limiti. Di cieli da assaltare.

Una storia di compagni, che lascia la voglia di essere all’altezza dello loro dignità. Che sarà frutto di finzione narrativa, ma è capace di trasmettere più di qualsiasi corso di studi, più di qualsiasi manuale rivoluzionario.

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