SCIENCE FICTION STUDIES si occupa della fantascienza italiana e di Valerio Evangelisti

by Eymerich 7. dicembre 2015 03:49

Il numero 126 (novembre 2015) del prestigioso quadrimestrale accademico statunitense Science Fiction Studies è dedicato alla fantascienza italiana, con saggli a cura di Umberto Rossi, Arielle Saiber e Salvatore Proietti.Contiene un articolo di Valerio Evangelisti (Science Fiction: A Narrative in Line with the Times, già apparso su Le Monde Diplomatique edizione francese, tradotto e aggiornato da Salvatore Proietti) e alcuni studi che lo riguardano. In particolare quello di Luca Somigli (docente all'università di Toronto, che a Evangelisti ha dedicato uno studio biografico-letterario): My Name is Pantera; On Valerio Evangelisti's "Slipstream" Western Fiction. Ma tutto il fascicolo è estremamente interessante, anche quando non parla di Evangelisti, e dimostra come il disprezzo che la "letteratura alta" italiana ancora riserva alla narrativa fantascientifica sia prova di un triste provincialismo.

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Un saggio accademico, di Alberto Sebastiani, sulla "fan fiction" di Eymerich

by Eymerich 6. dicembre 2015 04:41

Valerio Evangelisti non si è mai opposto all'uso del suo personaggio più noto, Nicolas Eymerich (che sta per tornare in un romanzo intitolato provvisoriamente Eymerich risorge, undicesimo del ciclo), da parte di altri autori. Sono così apparse decine di romanzi, racconti, antologie (come quella dell'illustrazione) su Eymerich. L'entità del fenomeno ha indotto un docente dell'Università di Bologna, il prof. Alberto Sebastiani, a dedicargli un saggio sulla rivista on line di critica letteraria Between. Il testo è scaricabile in pdf da questo sito: http://ojs.unica.it/index.php/between/article/view/1582/1737.

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In libreria dal 26 gennaio IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 3. novembre 2015 19:10

Dal 26 gennaio sarà in libreria il romanzo di Valerio Evangelisti che conclude la trilogia de Il Sole dell'Avvenire (in realtà un'opera unica): Nella notte ci guidano le stelle, Mondadori Strade blu. Il romanzo può essere letto autonomamente.

Ecco la presentazione, tratta dalle bandelle di copertina:

In questo terzo e ultimo volume de Il Sole dell’Avvenire, Valerio Evangelisti continua a seguire le vicende di alcune famiglie romagnole, attraverso i grandi cambiamenti politico-economici che investono la regione e l’Italia intera. L’arco temporale copre il periodo che va dagli anni Venti alle soglie degli anni Cinquanta. Il fascismo è l’elemento nuovo che dissolve la compattezza dei nuclei familiari. Spartaco (“Tito”) Verardi diviene squadrista e architetto della distruzione delle conquiste del movimento operaio. Destino Minguzzi è assorbito, quasi suo malgrado, dal mondo dei clandestini e degli esuli antifascisti, e dalle sue lacerazioni a volte drammatiche. Soviettina (“Tina”) Merighi si trova a partecipare alla guerra di liberazione nella più anticonformista e “romagnola” delle formazioni partigiane. Nessuno di costoro “fa la storia”, ma tutti, a loro modo, vi partecipano. Non senza chiedersi, alla nascita di una nuova Italia, se essa corrisponda davvero ai loro auspici. Si chiude su questo interrogativo una grande saga popolare, unica nel panorama letterario italiano.

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Esce in Francia "Rex Tremendae Maiestatis", col titolo L'EVANGILE SELON EYMERICH

by Eymerich 1. novembre 2015 03:55

La casa editrice francese La Volte pubblica l’intero ciclo di Eymerich, che ora completa con il decimo volume: Rex Tremendae Maiestatis, ribattezzato L’Évangile selon Eymerich. La traduzione è di Jacques Barbéri, noto scrittore di fantascienza transalpino. Sono così una ventina i romanzi di Valerio Evangelisti pubblicati in Francia, presso vari editori. Ecco la quarta di copertina di quest’ultimo romanzo:

Barcellona, 1372. Benché sia stanco, e cominci a sentire il peso degli anni, il grande inquisitore del regno d’Aragona si lancia in quella che intuisce essere la sua ultima avventura. Indagherà sulla morte di Ramón de Tarraga, in cui non crede, e seguirà le sue piste in Sardegna, in Sicilia, a Napoli. Durante il suo itinerario, si confronterà con strani dischi luminosi che appaiono in cielo, orribili feti smembrati e fantasmi la cui fisionomia non gli è ignota... Qual è l’origine comune di tutti questi fenomeni? La pratica dell’arte alchemica? Il Liber Aneguemis, un libro il cui possesso è peccato mortale?

La storia si svolge ancora una volta su tre piani temporali – il presente dell’inquisitore, tra Palermo e il castello di Mussomeli, dove i baroni siciliani sono stati convocati da Giovanni Chiaromonte per discutere di temi delicati per il futuro dell’isola – il passato che narra l’infanzia di Nicolas a Gerona, e il suo primo approccio all’Inquisizione sotto l’ala del suo mentore, Dalmau Moner – il futuro, in compagnia di Lilith, che combatte nemici sulla Luna.

Questi differenti piani di narrazione sembrano, come in tutti gli altri volumi, totalmente distinti, e tuttavia Eymerich ne decodifica poco a poco le connessioni, svelando le fila di un intrigo particolarmente machiavellico.

Questa perfezione narrativa è rafforzata dalla suddivisione del racconto in cinque parti, corrispondenti alle cinque fasi del processo alchemico e ai colori loro associati: nigredo (nero), albedo (bianco), citrinitas (giallo), rubedo (rosso) e quintessenza (senza colore ma simboleggiata dall’oro). Puzzle che non rivela la sua vera apparenza che una volta concluso, quest’opera si colloca perfettamente alla fine del ciclo, e permette di apprezzare la struttura dell’assieme in una nuova luce, che va dall’infanzia di Eymerich al termine della sua vita.

Un tour de force, e probabilmente una delle migliori avventure del ciclo.

La serie “Nicolas Eymerich”, dalla risonanza enorme in Italia, scritta da un gigante della fantascienza, si conclude con la pubblicazione di questo decimo romanzo.

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In libreria IL GALLO ROSSO, un saggio di Valerio Evangelisti

by Eymerich 16. marzo 2015 11:49

La casa editrice Odoya riporta in libreria Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1990-1980 (pp. 210, € 15,00). Ecco un brano dell'introduzione al volume, in cui Valerio Evangelisti spiega il senso di questa ristampa:

Il presente testo riproduce, con leggere correzioni, quello delle prime due parti di un volume pubblicato nel 1982 presso Marsilio editori: Il galletto rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1980. Manca una terza parte, firmata da Salvatore Sechi. Nata come introduzione, riguardava l’appropriarsi, da parte del PCI del secondo dopoguerra, delle forme d’azione che avevano caratterizzato il socialismo riformista dei primi del ‘900. Toccava dunque una tematica assai differente da quella da me trattata, tutta incentrata sul proletariato precario emiliano-romagnolo, sui suoi comportamenti e sulla centralità nello scontro sociale che conquistò, in alcuni momenti della sua vicenda novecentesca.

Perché riesumare questo libro, più di trent’anni dopo? Il primo motivo si collega al mio percorso personale. Ho esordito come aspirante storico accademico, ma poi sono divenuto romanziere. Il secondo volume dell’ultima opera narrativa in cui sono impegnato, Il Sole dell’Avvenire, si intitola Chi ha del ferro ha del pane. Tratta delle lotte contadine e bracciantili emiliano-romagnole nel primo ventennio del secolo scorso. Viste dal basso, senza dare troppo credito alle proiezioni politiche.

Per chi sospetti che io mi inventi qualcosa, il presente libro è la risposta. Alla base delle vicende che racconto nel romanzo c’è un lavoro di ricerca non banale, abbastanza insolito in un narratore. Spero (ma forse mi illudo) che ciò mi sia riconosciuto, al di là dei giudizi estetici.

Il secondo motivo è facilmente intuibile. Il precariato si è dilatato, nell’ultimo decennio, in misura impressionante. Ancora si dilaterà, presumo, visto che manca la volontà politica di riassorbirlo, e che chi dichiara di averla si sforza, al di là delle affermazioni pubbliche, di estenderlo ai lavoratori ancora tutelati. Magari chiamandolo “flessibilità”, con uno spudorato cambiamento del nome che lascia intatta la sostanza.

E’ chiaro che il precariato odierno ha poco in comune con quello del passato remoto. E’ frutto del trionfo di forze e ideologie conservatrici decise a superare le crisi economiche tramite l’assoggettamento totale delle classi subalterne (con la riduzione del costo del lavoro, la contrazione di quel salario indiretto che sono i servizi pubblici, il depotenziamento delle organizzazioni operaie, la fine della contrattazione collettiva), e dello sgretolamento anche morale di chi dovrebbe opporsi al progetto. L’ideologia neoliberista permea ognuna delle parti politiche in competizione, e molto spesso è proprio la “sinistra” a dirigere il piano di precarizzazione globale.

Malgrado la diversità del quadro, credo utile riproporre, al lettore dei giorni nostri, due momenti storici in cui il proletariato precario italiano seppe emergere a soggetto importante, se non centrale, dell’antagonismo di classe. Quella degli anni 1880-1920 fu una lunga, paziente costruzione che portò a modifiche importanti nei rapporti di forza. Affidata a forme di organizzazione territoriale (non solo le leghe di resistenza, ma anche le cooperative “pure” e socialisteggianti, le case del popolo, i comuni “rossi”, gli uffici sindacali di collocamento) che avevano l’occupazione dei lavoratori saltuari e la nobilitazione della loro quotidianità, attraverso l’emancipazione culturale e la crescita politica, quale scopo precipuo.

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La Trilogia dei Pirati in volume unico

by Eymerich 8. marzo 2015 10:44

Sono usciti negli Oscar Bestsellers, in un unico volume, i romanzi TortugaVeracruzCartagena, gli ultimi della Tortuga (Mondadori, 950 pp. € 15,00) dedicati alle avventure dei pirati De Grammont e Lorencillo, realmente esistiti. Tortugaè stato tradotto in varie lingue, di recente in greco. Nel raccomandare la lettura dello scritto di Franco Pezzini Dagli Appennini ai Caraibi (su L'Indice), riportiamo il testo della quarta di copertina della trilogia:

Da Stevenson a Salgari, i grandi della letteratura sono sempre stati attratti dal tema dei pirati, diventato sinonimo stesso di avventura, esplorazione, coraggio. Anche Valerio Evangelisti, il celebre creatore dell'inquisitore Eymerich, non è sfuggito al loro fascino e ha scritto i tre romanzi qui raccolti, ricchi di emozionanti vicende e basati su una rigorosa ricostruzione storica. TortugaVeracruz e Cartagena, ambientati negli ultimi decenni del Seicento, raccontano i gloriosi atti conclusivi dell'epopea dei filibustieri di stanza nei Caraibi, tra abbordaggi, rapimenti, episodi di ferocia e di abnegazione, passioni amorose divoranti, cameratismo e rivalità su vascelli sovraccarichi in cui il sangue si mescola al sudore. Ma, all'alba del XVIII secolo, il tempo dei pirati sembra giunto al termine. Ormai superati dalla Storia, i Fratelli della Costa che hanno terrorizzato i Caraibi per cinquant'anni non spariranno, ma saranno chiamati a un differente destino...

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Su IL MANIFESTO Mauro Trotta recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE 2: CHI HA DEL FERRO HA DEL PANE

by Eymerich 7. gennaio 2015 04:00

LO SCIAME CHE METTEVA IN FUGA I POTENTI DELLA TERRA
di Mauro Trotta (da il manifesto, 17 gennaio 2015)

 

Una frase di Louis-Auguste Blan­qui fa da sot­to­ti­tolo al secondo volume di Il sole dell’avvenire (Mon­da­dori, pp. 536, euro 18), la saga di Vale­rio Evan­ge­li­sti dedi­cata alle pro­fonde tra­sfor­ma­zioni che hanno attra­ver­sato l’Italia e non solo a par­tire dalla seconda metà dell’Ottocento. La frase in que­stione è «Chi ha del ferro ha del pane». E, se da un lato sem­bra rife­rirsi alla dimen­sione più stret­ta­mente poli­tica dei con­flitti di classe e sociali, richia­mando que­stioni quale la neces­sità di orga­niz­zarsi e l’utilizzo della vio­lenza rivo­lu­zio­na­ria, dall’altro, per l’uso che ne è stato fatto molti anni dopo che il rivo­lu­zio­na­rio fran­cese l’aveva pro­nun­ciata, ha acqui­stato, suo mal­grado, un carat­tere quanto meno ambi­guo. Le parole di Blan­qui, infatti, cam­peg­gia­vano sulla testata del «Popolo d’Italia», il gior­nale fon­dato da Benito Mus­so­lini, dap­prima per dif­fon­dere le idee inter­ven­ti­ste e dive­nuto poi, dal 1922, l’organo del par­tito nazio­nale fascista.

E il periodo sto­rico in cui sono ambien­tate le vicende nar­rate nel libro sem­bra carat­te­riz­zato pro­prio dal cre­scere, radi­carsi delle lotte di brac­cianti, con­ta­dini e pro­le­tari e dall’emergere poi della minac­cia fasci­sta. Tutto si svolge nei primi vent’anni del Nove­cento. Sono gli anni della Set­ti­mana rossa, della Prima guerra mon­diale, della Rivo­lu­zione russa, del Bien­nio rosso. Ma sono al con­tempo anche gli anni del nazio­na­li­smo e della nascita delle squa­dracce fasci­ste. E sono inol­tre anche gli anni in cui il par­tito socia­li­sta rag­giunse a livello elet­to­rale i suoi più ampi suc­cessi, ma, nello stesso tempo, mostrò quanto fosse diviso al suo interno tra rifor­mi­sti, sin­da­ca­li­sti rivo­lu­zio­nari, intran­si­genti, inte­gra­li­sti. Insomma, come dice Evan­ge­li­sti: «una geo­gra­fia com­plessa, che la base degli iscritti non afferrò bene». Una base che invece «badava al con­creto: le lotte, il sala­rio, l’orario di lavoro» e che inven­tava e met­teva in opera nuove forme di lotta come il sabo­tag­gio e riu­sciva a creare reti di rela­zioni e di soli­da­rietà che non limi­ta­vano al solo livello locale i momenti di ribellione.

Tra passato e presente

Il tutto nar­rato, come nel volume pre­ce­dente, dal punto di vista delle classi basse, brac­cianti, ope­rai agri­coli, pro­le­tari. La nar­ra­zione segue le vicende dei figli e dei nipoti dei pro­ta­go­ni­sti del pre­ce­dente volume. Ritro­viamo ancora una volta, dun­que, gli espo­nenti delle fami­glie Men­guzzi e Verardi. E attra­verso di loro diventa pos­si­bile seguire, prin­ci­pal­mente dal ter­ri­to­rio emiliano-romagnolo, il sus­se­guirsi degli avve­ni­menti che hanno carat­te­riz­zato quel periodo sto­rico. Ed è una let­tura viva e appas­sio­nante gra­zie soprat­tutto alla mae­stria della scrit­tura di Vale­rio Evan­ge­li­sti e alla sua per­fetta padro­nanza delle tec­ni­che romanzesche.

Ancora una volta, insomma, le idee dell’autore sulla let­te­ra­tura di genere e su quella main­stream – e sui loro rap­porti – espresse in tante pagine di rifles­sione let­te­ra­ria, tro­vano una per­fetta appli­ca­zione in un romanzo appas­sio­nante e ricco di suspence come i migliori noir o la fan­ta­scienza più inno­va­tiva e, allo stesso tempo, gli argo­menti trat­tati e il modo in cui sono affron­tati spinge i let­tore ad inter­ro­garsi, a riflet­tere su tema­ti­che che non sem­brano asso­lu­ta­mente con­fi­nate al periodo sto­rico trat­tato. Già per­ché pro­blemi come la disoc­cu­pa­zione, la pre­ca­rietà, l’attacco a diritti che pare­vano acqui­siti gra­zie a lotte anche dure non sono sol­tanto eventi di un pas­sato lon­tano, ma si ripro­pon­gono con tutta la loro viru­lenza nel nostro pre­sente che pro­prio per que­sto non può essere un pre­sente senza storia.

Non solo, anche le inde­ci­sioni, i ten­ten­na­menti, le divi­sioni del par­tito che rap­pre­sen­tava gli inte­ressi dei lavo­ra­tori sem­brano par­larci diret­ta­mente. Ed appa­iono ancora più dram­ma­ti­che a con­fronto con i livelli di azione e di con­sa­pe­vo­lezza rag­giunti da ope­rai e con­ta­dini che erano capaci, con i cosid­detti «cicloni», di calare in sciami «in bici­cletta sui poderi esi­gendo imme­diati aumenti di sala­rio. Non erano sin­da­ca­li­sti rivo­lu­zio­nari e nem­meno anar­chici o socia­li­sti di qual­che scuola più o meno estrema. Somi­glia­vano a un feno­meno natu­rale». E uno dei per­so­naggi, Can­zio, all’inizio del libro, quasi pre­sa­gendo quello che acca­drà in seguito, afferma: «Noi stiamo buoni e quelli ci ammaz­zano. Se non rice­vono una sana lezione fanno quello che vogliono. Non avete notato che da quando Bre­sci ha spa­rato al re, di stragi non ce ne sono più state? Quando hanno paura loro, abbiamo meno paura noi».

Libro impor­tante, spesso duro e dram­ma­tico, Chi ha del ferro ha del pane rifugge, come nello stile dell’autore, da qua­lun­que pate­ti­smo e anzi appare spesso attra­ver­sato da vena­ture comi­che, nelle situa­zioni, nei per­so­naggi, nelle rea­zioni agli eventi. Evan­ge­li­sti, inol­tre, rie­sce a ren­dere dav­vero tutta la com­ples­sità dei fatti mostrando anche le con­trad­di­zioni, i cam­bia­menti, le ambi­guità che deter­mi­nano i com­por­ta­menti dei vari per­so­naggi cau­sando muta­menti pro­fondi nell’animo, nell’ideologia, nelle azioni, nello schie­ra­mento poli­tico di vari personaggi.

Il libro è asso­lu­ta­mente con­chiuso e può essere letto da solo senza biso­gno di cono­scere il pre­ce­dente. Anche que­sta volta, inol­tre, è sud­di­viso in tre parti, ognuna dedi­cata a un per­so­nag­gio. Que­sta volta si tratta di Eleu­te­ria, Aure­lio e Narda. Due donne e un uomo, come si vede, e, occorre sot­to­li­nearlo, sono pro­prio le donne a svol­gere un ruolo cen­trale nello svi­luppo della sto­ria. Tanto che sarà pro­prio quella a prima vista più fra­gile, Narda, a rive­lare nei fatti un carat­tere eroico.

Nodi irrisolti

Tra i tanti per­so­naggi dav­vero molto riu­sciti, occorre almeno sot­to­li­neare la figura di Cin­cin, comico, pica­re­sco, in grado di caver­sela in qua­lun­que situa­zione, altrui­sta, deter­mi­nato, affi­da­bile, insomma dalle mille sfac­cet­ta­ture. Così come, augu­ran­dosi che ci sia e arrivi pre­sto la terza parte della saga, sem­bra addi­rit­tura dove­roso – dato che paiono con­den­sare man­zo­nia­na­mente il «sugo di tutta la sto­ria» – ripor­tare le ultime parole della nota finale di Vale­rio Evan­ge­li­sti: «Parlo di con­ta­dini e di brac­cianti, di povera gente che ha dato alla Roma­gna e all’Emilia la pro­pria impronta. Senza curarsi troppo di chi, a livello poli­tico, pre­ten­deva di averne la guida. L’unico lin­guag­gio per me ade­guato era quello bru­sco, essen­ziale, a volte sar­ca­stico o umo­ri­stico delle cam­pa­gne. Quanto è risul­tato da que­sta colos­sale tra­sfor­ma­zione dal basso è sod­di­sfa­cente, oggi? Non sono pro­blemi miei. Io scrivo romanzi».

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