MILITANT recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 15. aprile 2016 03:53

Da Militant, 12 aprile 2016

Questo terzo volume conclude l’imponente trilogia sulle vicende della Romagna tra l’Ottocento e la metà del Novecento (qui e qui le recensioni agli altri due volumi). Un romanzo sui generis nel panorama letterario italiano, una storia collettiva raccontata attraverso l’esperienza di famiglie romagnole che si trovano, loro malgrado, ad attraversare la Storia ufficiale, quella segnata dalle date e dagli avvenimenti simbolici. Il più delle volte, a subire il peso di una Storia che travolge i destini delle popolazioni. Lungi da una rassegnata passività, però, le famiglie contadine raccontate in questa epopea moderna reagiscono e cambiano il corso di questa storia, si infilano negli interstizi del potere, si adattano alle circostanze, le sconvolgono, attuano forme di resistenza esplicita o implicita, insomma formano quella storia di cui sono al tempo stesso protagoniste e vittime, ma mai ignare spettatrici. In questo volume i discendenti di Attilio Verardi e Rosa Minguzzi vivono alcuni dei momenti più tragici della storia nazionale: la lenta ascesa del fascismo come reazione agraria alla forza operaia e contadina del biennio rosso, i lunghi anni del regime e infine la lotta di Liberazione vista qui attraverso particolari vicende romagnole, eterodosse ma al tempo stesso capaci di descrivere la complessità del fenomeno resistenziale. La tesi di fondo è però la stessa in tutti e tre i volumi della trilogia: per le classi subalterne la storia si cambia solo attraverso l’uso consapevole della forza. Non è un caso che il secondo volume abbia, come sottotitolo, l’affermazione: chi ha del ferro ha del pane, che costituisce il vera messaggio di fondo dell’intera trilogia. In quest’ultimo lavoro, la passività con cui la sinistra italiana assiste all’avanzata della reazione agraria e fascista, la fiducia cieca di un certo “socialismo” nelle istituzioni, nelle garanzie di una democrazia liberale vista come dato acquisito, un certo riformismo “contadino”, sono alla radice della sconfitta operaia e contadina degli anni Venti. Il fascismo poteva essere fermato, e solo l’ottuso riformismo pacifista della sinistra dell’epoca impedì di stroncare un fenomeno che aveva le sue determinate ragioni di classe, ma non aveva i caratteri dell’inevitabilità. Poteva – e doveva – essere evitato.

Il romanzo è anche uno spaccato di storia sociale romagnola, come già rilevato negli altri due volumi. Forse in questo capitolo si concede troppo al feedback tra storia ufficiale e storia sociale, laddove negli altri due era presente una concentrazione maggiore sull’esistenza contadina, che rendeva i romanzi veri e propri saggi di geografia sociale della Romagna. I mille paesi contadini di una terra povera ma laboriosa e soprattutto riottosa al potere – Budrio, Molinella, Medicina, Conselice, Lugo, Ravenna, Alfonsine, Argenta, Fusignano – suggestionavano il lettore, lo “istruivano” al significato della vita contadina e alle ragioni della sua naturale avversità al potere costituito, concentrandosi sui meccanismi di resistenza popolare alle vessazioni agrarie. In questo terzo volume forse il congegno retorico diviene eccessivamente meccanico, in alcune sue parti i protagonisti sembrano troppo “coscienti” dello sviluppo di vicende di cui difficilmente possono comprendere la generalità. Ma siamo anche nel secolo della politica, ed è contestualmente vero che una certa “coscienza” si impone nelle vicende della storia di questo secolo, che rappresenta il punto più alto raggiunto dalle classi subalterne nel rovesciamento dei rapporti di forza nella società. Non siamo nell’Ottocento della servitù operaia senza diritti né garanzie, e non siamo ancora nel ritorno all’ordine del XXI secolo: siamo nel cuore di un cambiamento di paradigma sociale e politico, e per la prima volta le masse senza volto assumono un volto e una rappresentanza politica, divengono parte della Storia e non solo vittime predestinate. Questa coscienza che si sviluppa nei personaggi fino ad allora “senza storia” è uno dei dati più illuminanti e positivi della storia del Novecento, il simbolo di un ingresso delle masse nei meccanismi del potere. C’è troppa cattiveria, a volte, nel giudicare i passaggi costitutivi di questa storia, le vicende di un realismo politico visto come cinismo, ma questo è il punto di vista di un autore che non si nasconde e che anzi rivendica una scelta, una posizione. La fine del racconto si chiude con un fremito di speranza. Siamo d’altronde a ridosso della Liberazione, e mai come in quegli anni la speranza di un mondo nuovo riempiva i destini degli sfruttati. Una speranza presto rifluita nella lotta al regime democratico speculare nei suoi rapporti col lavoro a quello fascista. Ma questa è un’altra storia.

Tags:

RAI NEWS 24 intervista Valerio Evangelisti

by Eymerich 3. aprile 2016 03:46


Il 28 marzo 2016 Rai News 24 ha mandato in onda un'intervista a Valerio Evangelisti, replicata nei giorni successivi. L'intervista, visibile qui, è stata realizzata dal giornalista Francesco Gatti il 15 marzo 2016, e riguarda principalmente la progettata ricomparsa di Eymerich in un nuovo romanzo. Benché molto condensata, è stata montata con intelligenza. Le riprese sono state effettuate nello studio dello scrittore, a Bologna.  

Tags:

Su IL MANIFESTO Mauro Trotta recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 21. marzo 2016 03:56

LA LUNGA EPOPEA DI UNA "CLASSE" CHE VOLEVA TUTTO

di Mauro Trotta (da il manifesto, 18 marzo 2016)

A un anno e un mese esatti dall’uscita del precedente romanzo, puntuale, è arrivata in libreria la terza e conclusiva parte della triliogia di Valerio Evangelisti intitolata Il sole dell’avvenire. Ancora una volta, così, in questo Nella notte ci guidano le stelle, verso di una delle più famose canzoni partigiane (Mondadori, pp. 512, euro 22) l’autore riprende le fila del racconto delle vicende che vedono protagonisti gli esponenti delle famiglie allargate dei Verardi e dei Minguzzi, gettando uno sguardo che dalla natìa Romagna si allarga all’intera Italia e all’Europa. 

Gli anni narrati questa volta spaziano dal novembre del 1920 al novembre del 1950 ed è significativo notare come la scena iniziale e la scena finale del libro si svolgano, quasi a sottolineare il carattere conchiuso e conclusivo dell’opera, sulla stessa scena: la tomba di Canzio Verardi. Qui, all’inizio, si riuniscono i parenti per il funerale e sempre qui, alla fine, i superstiti si riuniranno di nuovo per il trentesimo anniversario della sua morte, quasi a suggellare un patto di unità e di speranza per l’avvenire.

Anche questo libro, come i precedenti, ha una struttura tripartita: tre sezioni, ognuna dedicata a un esponente della «tribù» romagnola e a un determinato segmento temporale del periodo storico preso in considerazione. La prima, dedicata a Tito Verardi, vede l’imporsi del fascismo e arriva fino alla marcia su Roma e alla presa del potere da parte di Mussolini. La seconda, con Destino Minguzzi principale protagonista, narra del consolidamento del regime, delle resistenze che sopravvivono, della guerra di Spagna e arriva, attraversando la caduta di Mussolini, la nascita della repubblica di Salò e della Resistenza, fino al marzo del 1944. La terza, dedicata a Soviettina «Tina» Merighi affronta l’imporsi della lotta partigiana e il dopoguerra con le elezioni del 1948 fino, appunto, al novembre del 1950. 

Personalità eccentrica 

La narrazione nelle tre parti, pur mantenendosi in terza persona grazie all’utilizzo del narratore esterno, privilegia il punto di vista del personaggio a cui è intitolata la sezione. Questo non implica una parzialità intesa come il rinunciare a misurarsi con la storia, ma esprime anzi la scelta, ponderata ed efficace, di un punto di vista dal basso che, proprio perché in qualche modo parziale, riesce a restituire in maniera vivida e coinvolgente non soltanto il succedersi ma anche e soprattutto il senso degli accadimenti che compongono la Storia con la «S» maiuscola. Insomma, al di là del valore letterario dell’opera, comunque elevatissimo, l’intera saga di Evangelisti rappresenta appieno un tentativo riuscito di affrontare i grandi eventi storici attraverso il coagularsi, il sovrapporsi, armonizzandosi o confliggendo, di varie piccole storie che, nel succedersi delle loro dinamiche a prima vista periferiche o secondarie, riescono a comporre in maniera ineguagliabile il grande affresco storico. 

Anche i personaggi scelti per prestare il proprio punto di vista alla narrazione rispondono perfettamente e in modo originale a tale proposito. Non si tratta, infatti, di tipici esponenti del gruppo sociale di appartenenza. Appaiono innanzi tutto come persone con una propria personalità – esposta magistralmente dall’autore – pieni di contraddizioni e di dubbi, spesso eccentrici rispetto al «ruolo» che si trovano ad impersonare. Così Tito, lo squadrista fascista, violento, subdolo, infiltrato tra le fila degli oppositori, pronto a tradire tutti in nome del suo ideale, si scopre sempre più confuso rispetto proprio a quell’idea in nome della quale combatte.

Ex-legionario fiumano, dannunziano convinto rimane sorpreso non soltanto dalla reazione praticamente nulla delle strutture organizzate del movimento operaio e contadino, ma dall’evoluzione che sta prendendo il movimento fascista che via via rinuncia all’ideale repubblicano originario, accetta i finanziamenti da quei «signori», agrari e industriali, che dichiarava di voler combattere, arrivando alla conclusione che «il fascismo era cosa fumosa senza lame, randelli e pistole».

Questo non lo rende assolutamente un personaggio positivo ma lo rende una sorta di catalizzatore perfetto per far emergere elementi quali la strategia della violenza adottata dai fascisti, le varie anime del movimento mussoliniano, la collusione di magistratura e forze dell’ordine, le divisioni della sinistra e la sua incapacità a valutare gli eventi in atto, i tentativi di resistenza significativi come quelli attuati dagli Arditi del popolo. Allo stesso modo, le figure di Destino e Tina appaiono non convenzionali. Anche in questo caso, infatti, non si tratta di militanti da sempre convinti e consapevoli, anzi.

Il primo si troverà quasi per caso a combattere in Spagna dalla parte degli anarchici, la seconda diventerà staffetta partigiana quasi soltanto per amore. Eppure, seguendo i loro percorsi e le loro scelte emergeranno in maniera davvero appassionante e vivida tutti gli eventi e le situazioni di quel periodo.

Dagli ambienti e dall’attività della rete clandestina in Italia e dei rifugiati in Francia, alla cupezza e alla corruzione imperante nel regime fascista: «Se a livello nazionale il fascismo aveva un suo profilo politico, piacesse o no, su scala locale vedeva un proliferare di caporioni famelici, interessati solo a riempirsi le tasche, ad accaparrarsi incarichi ben retribuiti e a sistemare amici e parenti». E ancora dalle divisioni e dalle contrapposizioni che vedranno confliggere anarchici e comunisti e socialisti e poi stalinisti e trotzkisti al peso che le scelte politiche possono avere su tutto, anche sull’amore. E poi dall’entusiasmo che si può provare all’interno di un momento rivoluzionario come quello spagnolo o all’interno di una lotta di liberazione alla paura, ai massacri e alle crudeltà di nazisti e fascisti. Fino alle speranze di un cambiamento davvero radicale e all’amaro rendersi conto che, dopo la vittoria, non si è tornati, per braccianti e operai, alle condizioni strappate nel corso del biennio rosso.

La speranza che non muore

Tanti sono gli spunti e le riflessioni che terzo volume de Il sole dell’avvenire suscita, come del resto gli altri della trilogia, rispetto all’attualità. E il problema atavico delle divisioni della sinistra – divisioni che spesso sembrano attraversare più i gruppi dirigenti che la base – è quello che emerge con più forza. Eppure al di là di questo e della dichiarazione dello stesso Evangelisti a conclusione della sua nota finale in cui il magister afferma di non voler scrivere seguiti dell’opera perché: «La cupezza ha un limite e io, malgrado la foto della quarta di copertina, sono di indole allegra», il romanzo si chiude con una forte scena di speranza. 21 novembre 1950, i sopravvissuti si riuniscono davanti alla tomba di Canzio Verardi, parte un canto rivoluzionario, tutti alzano il pugno chiuso, anche la più piccola, Stella, tra le braccia della madre lo fa. Il padre lo nota. «Il sole dell’avvenire non si vede ancora, commentò. Chissà che non sia una stella a guidarlo fuori dalla nebbia. Tutto è rimandato di una generazione. O di due, a essere pessimisti».

Tags:

Valerio Evangelisti presenta al centro sociale VAG 61 di Bologna IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 6. marzo 2016 03:18

Il 28 febbraio 2016 Valerio Evangelisti, introdotto da Giorgio Cremaschi, nome storico del sindacalismo italiano, ha presentato al centro sociale Vag 61 il vol. 3 de Il sole dell'avvenire. La presentazione era intervallata da canzoni citate nel libro, eseguite dal fisarmonicista David Sarnelli e dalla cantante Margherita. Nel video, gli ultimi 12 minuti dell'evento, durato circa due ore.


Tags:

Su IL PRIMO AMORE Antonio Moresco recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 4. marzo 2016 04:17

CE L'HAI FATTA, VALERIO di Antonio Moresco (da Il Primo Amore, 3 marzo 2016)


È finalmente uscito il terzo volume del Sole dell’avvenire di Valerio Evangelisti. Titolo di quest’ultima parte: Nella notte ci guidano le stelle. L’ho letto d’un fiato, anche perché volevo conoscere le vicende dei diversi personaggi che avevo lasciato alla fine della seconda parte. Perché quest’opera monumentale è uscita in tempi rapidi sì, ma pur sempre a una certa distanza un volume dall’altro, e il lettore contemporaneo alla sua stesura è stato inevitabilmente costretto a due coitus interruptus prima di arrivare alla fine della vicenda. Spero che questo romanzo venga presto pubblicato tutto insieme e invidio chi potrà leggerlo così. 
La prima cosa che ho pensato alla fine è stata: “Ce l’hai fatta, Valerio”. 
Non era un’impresa facile mettere mano a una narrazione così vasta e così felicemente inattuale, dove avviene una moltiplicazione di forze tra lo storico e il romanziere, che fa emergere passo dopo passo le nostre radici e tutto il dolore e il sogno in cui affondano. L’enclave di questo libro, la ribollente Romagna dell’Ottocento e del Novecento, diventa qui il microcosmo attraverso cui si può leggere con emozione e partecipazione la storia d’Italia e non solo. 
Quest’ultimo romanzo è diviso in tre parti, che prendono il nome di tre personaggi del libro e di tre “figli”: il primo Tito, il secondo Destino, il terzo Soviettina. La prima parte è tragica, la seconda picaresca, la terza epica. 
Quest’ultimo volume, che narra del fascismo divenuto regime, è ancora più drammatico degli altri, anche se la mano dell’autore è come sempre leggera e riesce a coniugare la tragedia con la spinta narrativa incessante, la commozione con il riso, l’epica con la mancanza di retorica e trombonaggine, il tutto con un passo elementare e costante. Il quadro è cupo e a volte disperato, ma Valerio ci tira su ogni tanto il morale con Cincin. 
Attraversiamo nella prima parte, seguendo la vicenda di Tito, la tragedia di una vita contrassegnata da un’inestricabile schizofrenia, che mostra bene, dall’interno e con la seconda vista del romanziere, la doppia anima del fascismo, nato da una costola del socialismo e divenuto braccio armato di agrari e di industriali e, alla fine, dell’invasore nazista. Nella seconda parte troviamo l’emigrazione antifascista e la guerra di Spagna, con le sue lotte suicide tra comunisti, anarchici e socialisti delle varie fazioni, male endemico, inguaribile e permanente della sinistra. Nella terza viene narrata, tra le tante altre cose, la tragedia dell’8 settembre, la caduta del regime fascista, la Repubblica di Salò, gli eccidi e la pratica della tortura, il lavoro delle staffette e la lotta partigiana, nella sue forme più ideologiche e organizzate e in quelle più fantasiose e guascone, insieme alle vicende personali e amorose, che sono il filo conduttore di tutte le parti di questo libro e degli altri due che l’hanno preceduto. 
Il libro non delude le aspettative, tiene fino alla fine e anzi cresce. E’ frutto di anni di lavoro, portati avanti e a termine con la caparbietà e la ricchezza di mezzi del narratore di razza d’altri tempi. Il fatto che la sua stesura sia stata attraversata anche da una durissima malattia (raccontata con la consueta eleganza da Valerio in Day Hospital) rende questo libro, oltre a tutto il resto, anche una lezione di coraggio e di nobiltà. 
Ripeto qui quello che ho già scritto in una delle due segnalazioni precedenti (
qui e qui): quest’opera è così ben articolata e scandita, i suoi dialoghi sono così efficaci e precisi che potrebbe essere presa così com’è e dare vita a un’impresa cinematografica o televisiva memorabile. 
Nelle ultime righe dei ringraziamenti Valerio scrive: “Questo è veramente l’ultimo volume de Il sole dell’avvenire. Va considerato, nelle sue tre parti, un unico romanzo. Non ci saranno seguiti che arrivino al presente, come alcuni mi chiedono.” Sono d’accordo, la storia deve finire qui, a questo punto drammatico e alto. E poi l’autore conclude, con un guizzo finale: “La cupezza ha un limite e io, malgrado la foto della quarta di copertina, sono di indole allegra.”

Tags:

Su MICROMEGA Luca Cangianti recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 26. febbraio 2016 03:42

Il Sole dell'Avvenire, attraverso il fascismo e la Resistenza

di Luca Cangianti (da Micromega, 24 febbraio 2016)

È uscito "Nella notte ci guidano le stelle", il terzo e ultimo volume del Sole dell'Avvenire (Mondadori Strade Blu), l'imponente trilogia inaugurata da Valerio Evangelisti con la pubblicazione del primo volume nel 2013 ("Vivere lavorando o morire combattendo”), al quale è seguito nel 2014 il secondo ("Chi ha del ferro ha del pane"). La saga narra le vicende di alcune famiglie romagnole e costituisce un unico romanzo, anche se ogni singolo volume può esser letto autonomamente. La narrazione parte con l'Italia post-risorgimentale e arriva fino al secondo dopoguerra.

I protagonisti del nuovo volume sono tre e a ognuno di essi è dedicata una parte specifica del libro. Spartaco, "Tito", Verardi è un ex legionario fiumano, un fascista della prima ora. È un villain drammaticamente scisso: ama i genitori che sono socialisti, ma ne è respinto; è progressivamente deluso dal fascismo - che da strumento della "rivoluzione" dei produttori contro il "parassitismo" si evolve in braccio armato dei grandi proprietari terrieri - ma non riesce a separarsene; odia i socialisti e la "plebaglia rossa interessata solo ai problemi alimentari", ma ha una segreta ammirazione per Lenin. Grazie alla psicologia profonda e oscura di questo personaggio riviviamo contropelo la tragedia degli anni venti, con un partito socialista prima forza parlamentare, ma completamente imbelle di fronte alla distruzione delle istituzioni proletarie (camere del lavoro, leghe di resistenza, cooperative, case del popolo). I dirigenti socialisti assistono ai pestaggi e agli omicidi che umiliano operai e contadini ridando forza ai ceti benestanti, ma sostengono la tesi dell'ondata che passa, del "coraggio della viltà". Il Psi si divide in mille fazioni pensando di poter esser difeso dal liberale Giolitti e dalle forze dell'ordine, mentre queste coprono i fascisti o partecipano attivamente alle azioni squadristiche. Tito quasi non crede ai propri occhi e riferendosi ai suoi nemici commenta: "Questi sono matti". La verità è che, dopo anni passati in attesa del sole dell'avvenire, i socialisti sembrano temere più la rivoluzione che il fascismo. 

Anche Destino Minguzzi è figlio di socialisti romagnoli, ma cresciuto sotto il fascismo negli anni trenta, deve passare per molte prove e peregrinazioni per formarsi una coscienza politica. Alcune pagine molto belle descrivono la Barcellona rivoluzionaria del 1936 che reagisce al colpo di stato franchista: i toreri salutano la folla a pugno chiuso; i posti di lavoro, caffè inclusi, sono socializzati; ovunque si cantano canzoni ribelli e, nonostante le molte difficoltà, la gente per strada ha un volto felice. Qui l'iniziale ingenuità di Destino si scontra con l'emergere dello stalinismo che in ossequio alla ragion di stato sovietica si oppone alla rivoluzione sociale per non inimicarsi Francia e Inghilterra. Chi non è d'accordo con questa condotta, come gli anarcosindacalisti e specialmente i comunisti eretici del Poum, è definito quinta colonna del nazismo e, dopo il maggio 1937, perseguitato dal governo autonomo catalano, ormai sotto l'influenza di Mosca.

Al personaggio di Soviettina, "Tina", Merighi è dedicata la parte del libro che si svolge in Emilia Romagna dalla seconda guerra mondiale fino agli anni cinquanta. Tina è una ragazza che dà ordine agli eventi partendo dalle esperienze vissute in prima persona. Attraverso il suo sguardo assistiamo alle incredibili, ma storicamente accertate, imprese della banda di Sirio Corbari, un supereroe partigiano, un vendicatore dei torti che agisce insieme all'affascinante e coraggiosa Iris Versari. Corbari era abilissimo nei travestimenti, "Compariva in abiti da viandante, da venditrice di uova, da sacerdote, da milite della GNR, da vecchietta con un panierino di formaggi"; aveva il gusto della beffa e la spavalderia sanguigna dei romagnoli. Per questo era temuto dai fascisti e infastidiva certi dirigenti del Pci che non apprezzavano il suo comunismo fatto di zone liberate, espropri, redistribuzioni, socializzazioni immediate e feste danzanti.

"Nella notte ci guidano le stelle" si legge tutto di un fiato grazie a un uso sapiente dei dialoghi, dei riferimenti alla stampa e alle canzoni del tempo. È un romanzo storico ricchissimo, non propone teorie, ma ci aiuta a capire perché il sole dell'avvenire non sia sorto, senza toglierci il desiderio di vederlo un giorno spuntare all'orizzonte.

Tags:

Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 8. febbraio 2016 04:12

Da Il Becco, gennaio 2013