Su THRILLER MAGAZINE Marilù Oliva recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 23. dicembre 2010 23:11

di Marilù Oliva

 

Romanzo di chiusura della saga nata quando nel 1994 Valerio Evangelisti pubblicò, sempre per Mondadori, Nicolas Eymerich, inquisitore (col quale ottenne il Premio Urania), Rex tremendae maiestatis ripropone uno dei personaggi più riusciti della letteratura contemporanea, l’inquisitore generale del regno d’Aragona nonché magister di filosofia e teologia Nicolas Eymerich. Acuto servitore-padrone del Sant’Uffizio, implacabile, duro, certissimo della sua scienza, spietato e dotto, l’inquisitore si muove tra il 1372, anno della narrazione, e la sua condizione di bambino, che molto deve al maestro Dalmau Moner.
Presente e passato si intersecano, a grandi distanze, a un futuro proiettato nel quarto millennio: e allora sarà Lilith a portarsi dietro il suo segreto di morte, dopo un difficile allunaggio. Diverse età, diversi spazi: dal nostro satellite a Barcellona a una Sicilia, dove agirà Eymerich, infestata da smisurate creature antropofaghe e contesa da fazioni baronali. Si avverte una spina nel fianco di questo uomo non più giovane, una spina che riguarda il suo rapporto con la fisicità e la dimensione terrena legata al corpo: qualche acciacco, qualche tradimento del corpo, la stanchezza, la denuncia della transitorietà e del tempo che passa.
Oltre la magia dell’inventio, l’autore ricuce con maestria e precisione da erudito una storia oggi trascurata, con i suoi affreschi epocali e le sue gallerie di personaggi, come Pietro IV il Cerimonioso. Sarà lui a rivelare le anomalie nei cieli e nelle terre trinacrie: «Da tempo, nel cielo di Sicilia, i contadini scorgevano oggetti singolari, di forma discoidale. Ogni tanto apparivano luminosi, mentre in altri momenti avevano l’aspetto di manufatti metallici. Velocissimi e con orbite anomale. [...] Improvvisamente sono emersi, da dietro una collina, dei giganti di una statura doppia rispetto alla norma. [...] Pare che i titani emanassero luce. Si dimenavano e urlavano come ossessi».
Ingabbiare l’opera in un genere fantastorico sarebbe riduttivo: il romanzo − in parte storico, ma intrecciato a elementi fantasy e fantascientifici − si sottrae alle etichette o ne comprende diverse. I luoghi sono ricostruiti con acribia, basti pensare alla città di Palermo, con le sue piazze spaziose stridenti rispetto ai tortuosi vicoli, città ventosa e profumata, città poliglotta: quasi cinquantamila abitanti coi loro idiomi che vanno dal volgare siciliano, al volgare toscano, al genovese, all’arabo, al catalano e al greco
L’ignoto, il diabolico, l’alchemico e il misterioso concorrono verso la stessa conclusione, che il lettore non può prevedere. Una cosa è certa. Quando Evangelisti ha dichiarato, a proposito di questo romanzo conclusivo, che «ciò che è complicato è trovare una fine degna di Eymerich», forse ancora non sapeva che sarebbe riuscito nel suo intento. Oggi possiamo dire a gran voce che sì, se voleva un finale stupefacente e degno del grandissimo inquisitore, lo scrittore ha centrato il bersaglio.

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Emanuele Manco recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS su FANTASY MAGAZINE

by Eymerich 20. dicembre 2010 23:30

di Emanuele Manco, da Fantasy Magazine

 

E' molto difficile iniziare la recensione di un volume di questa importanza.

Il decimo e ultimo capitolo delle avventure di Nicolas Eymerich, un personaggio la cui vita editoriale è cominciata nel 1994, con il romanzo Nicolas Eymerich, Inquisitore, scritto da Valerio Evangelisti, come tutti i libri del Ciclo dell'Inquisitore Eymerich.

E' già l'idea che sia chiuso un ciclo che fa tremare i polsi. Come scorporare il giudizio sul romanzo da quello sull'intero corpus narrativo di dieci volumi più vari racconti? Difficile farlo, considerato come quest'ultimo tassello s'incastra nella intera produzione narrativa di Evangelisti, e non parlo solo del ciclo dell'Inquisitore.

Comincio con il parlarvi di questo romanzo.

E' il 1372, la vicenda comincia a Barcellona, dove Eymerich si trova a constatare la morte per suicidio, in carcere, del suo più diabolico avversario, Ramón de Tárrega. Eymerich però non è convinto sin da subito della tesi del suicidio. Seguirà pertanto le tracce del suo nemico verso la Sicilia, passando brevemente prima per la Sardegna, per poi affrontarlo definitivamente a Napoli.

La vicenda si svolge su tre diversi piani temporali: il "presente" del 1372, con gran parte della vicenda ambientata in Sicilia, tra Palermo e il Castello di Mussomeli; il "passato" che mostra sprazzi dell'infanzia di Nicolas Eymerich a Gerona; il "futuro", dove Evangelisti riprende le vicende di Lilith, protagonista di Black Flag, che arriva al confronto finale con le sue nemesi sulla Luna. 

Tutti i piani della vicenda sembrano distinti, in realtà la narrazione è concettualmente trasversale a tutti e tre. Come nei vari romanzi del ciclo, se le vicende sembrano in apparenza slegate, in realtà è leggendole incastrate l'una nell'altra che il lettore comincia a sedimentare i concetti e perviene piano piano alla consapevolezza del quadro narrativo.

La struttura del romanzo è divisa in cinque parti, che sono le fasi del processo alchemico: nigredo, albedo, citrinitas, rubedo, quinta essentia.

A ciascuna delle prime quattro è associato il colore assunto dalla materia trattata dall'alchimista: nero, bianco, giallo, rosso. Ogni colore corrisponde anche a uno stato di consapevolezza dell'operatore, fino alla trasformazione finale, la "quinta essenza" (che non ha colore, ma è simboleggiata dall'oro). 

Questa classificazione è riassunta anche nel volume Aurora Consurgens (di cui si parla in Mater Terribilis).

Come un alchimista, o filosofo come in realtà si chiamavano tra di loro, sia il lettore che Eymerich passeranno attraverso questi stati, ed è nello stadio finale che l'inquisitore non solo svelerà il supremo inganno del suo nemico, ma anche il suo ruolo nel quadro complessivo voluto dal narratore, non solo in relazione al romanzo, ma all'intera cosmogonia evangelistiana.

Anche in questo volume c'è un libro al centro della vicenda, non uno pseudobiblium, ma un testo realmente esistente. Il volume si chiama Liber Aneguemis,  conosciuto anche come Liber VaccaeLiber Institutionum Activarum o Libro degli esperimenti; il volume è la traduzione latina di un perduto apocrifo del IX secolo, il Kitab 'n-nawamis, presunta traduzione dal greco di un'opera di Platone.

E' per Eymerich un libro il cui solo possesso è peccato mortale, alla pari del Picatrix (volume che ha dato titolo a un romanzo del ciclo), del quale il Liber Vaccae è considerato il lato “oscuro”. Secondo il curatore della versione italiana, ancora in catalogo, l'Aneguemis è in realtà un testo di alchimia pratica(1). 

Inventati sono gli usi del volume e le relative conseguenze fantastiche. Il romanzo presenta anche personaggi realmente esistiti nella migliore tradizione del romanzo storico. E' questa una costante dell'intera opera di Evangelisti, ancora più spiccata in una serie, quella di Eymerich, che si può definire come un genere a sè stante, un misto di romanzo storico e fantastico, con elementi fantascientifici e horror. Romanzi nei quali l'intreccio dei vari piani temporali, passato, presente e futuro, illumina sul passato dell'umanità, grazie anche all'esperienza di storico dell'autore, ma racconta anche di una cupa storia futura, riflesso distorto dei mali del presente e della sensibilità di Evangelisti alle vicende dell'attualità.

Il mistero sul quale Eymerich indaga, lo sbarco da misteriosi dischi luminosi che calano dal cielo, di antiche e potenti creature, i Lestrigoni, s'intreccia con la descrizione del quadro politico della Sicilia del tempo, al centro della lotta per il dominio tra le baronie locali, in particolare i Chiaromonte e i Ventimiglia, aventi per i riferimento rispettivamente i Latini e i Catalani. Ed è anche nella descrizione di questo antico conflitto per il potere, che emerge con forza la visione sul presente dell'isola, nella quale le Baronie sono state sostituire da mafia e malgoverno, e ora come allora le uniche vere vittime sono coloro che tali lotte per il potere le subiscono impotenti.

Delicate e terribili, indimenticabili, le pagine dedicate all'Eymerich bambino. All'illusione dell'innocenza della fanciullezza non ho mai creduto neanche io. Già opere come I ragazzi della via Paal o Il Signore delle Mosche sono illuminanti in tal senso. Queste pagine non sono da meno.

Le parti ambientate nel futuro sono lucide. Puro distillato di fantascienza classica, che tradisce l'attenzione dello scrittore verso l'assoluto rigore della storia, prima che verso la lettera. Nella sua freddezza e piattezza letteraria, questo approccio alla fantascienza, che sembra derivare direttamente da autori come Isaac Asimov  o Robert Heinilein e molto meno da scrittori destrutturanti come P.K. Dick, risulta inquietante. Fa scattare interruttori automatici nel cervello di chi legge, che è investito dai concetti senza il filtro della “bella scrittura” a mediare. 

Altro elemento che non è possibile trascurare, dato che ne ha parlato liberamente l'autore durante le presentazioni del volume, è come la vita del personaggio si sia intersecata con quella dello scrittore. Quando Eymerich lamenta problemi a camminare, nausee, stordimenti, è in realtà lo stesso Evangelisti che riversa nel suo personaggio le sofferenze del privato.

Il volume è stato infatti scritto dall'autore durante un periodo nel quale subiva le conseguenze delle cure dal cancro, malattia che gli era stata diagnosticata qualche mese prima che cominciasse la stesura del romanzo e dalla quale è ora guarito.

Evangelisti ha anche confessato di avere scritto un capitolo dietro l'altro, senza rileggere, andando avanti giorno per giorno, proprio per trarre dalla scrittura un sollievo dal difficile momento. Nonostante ciò, il romanzo doveva in realtà essere ben impresso, anche a livello subliminale, nella mente dell'autore, perché ha tutt'altro che una struttura frammentata. Quelli che sembrano al momento singoli episodi, singoli momenti auto-consistenti, durante la lettura cominciano a incastrarsi in un disegno generale che si rivela in tutta la sua interezza solo al momento in cui s'incastra l'ultimo.

A quel punto però, la costruzione non rimane uguale a come la vediamo, tutti i tasselli, tutto il quadro generale si ricompongono in una nuova forma, lasciandoci basiti e increduli per non aver capito prima quello che all'improvviso diventa ovvio. Avevamo tutto davanti sin dall'inizio, ma eravamo peggio che ciechi: guardavamo il dito invece di guardare la Luna. 

E il finale rivela non solo le qualità della solida costruzione narrativa, ma anche le qualità visionarie e letterarie di uno scrittore al quale troppe volte, e con troppa superficialità, è stata rimproverata quella piattezza dello stile di cui parlavo prima (e che invece può anche essere un elemento di pregio).

Nel finale emergono tutte le capacità letterarie e di eleganza linguistica di Evangelisti, che i più attenti sanno essere forse più evidenti nei suoi saggi, ma che in realtà i lettori già conoscono come immersi in tutta la sua produzione letteraria. L'attraversamento finale di Eymerich tra le dimensioni è una pagina raffinata, tra le migliori della letteratura di sempre, che paragonerei per potenza evocativa alla descrizione della fine del mondo ne La Coscienza di Zeno di Italo Svevo.

E' solo un mezzo rammarico quello che quindi alla fine abbiamo nel leggere l'ultimo romanzo del Ciclo dell'Inquisitore. Se da un lato siamo tristi perché dobbiamo dire addio a un compagno di bei momenti di lettura, d'altro lato sappiamo che Evangelisti ha preferito chiudere in bellezza, senza diluire o stemperare i concetti in altri romanzi, fotocopie dei precedenti.

Guardando dal lato del bicchiere mezzo pieno, questo decimo romanzo consentirà di rileggere gli altri nove con occhi nuovi, proprio in virtù di quel meccanismo d'incastri che se era valido guardando ai capitoli di questo romanzo, è perfettamente trasferibile per analogia a tutto il ciclo.

Non potevamo avere un finale migliore. 

(1) Liber Aneguemis — A cura di Paolo Scopelliti — Mimesis Editore — ISBN: 9788884832450

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Su VANITY FAIR, Giuseppe Genna recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 9. dicembre 2010 22:35

L'OGM E IL SUO INQUISITORE


di Giuseppe Genna (da Vanity Fair del 15 dicembre 2010) 

 

Georges Simenon pubblicò più di 100.000 pagine, Emilio Salgari superò i 200 titoli, Philip Dick scrisse 10.000 pagine inedite. Valerio Evangelisti, che si può definire un perfetto OGM letterario composto dai tre scrittori citati, chiude ora un fondamentale ciclo narrativo di dieci romanzi, ambientato (con fantascientifici salti di tempo) nell’Europa del Trecento e dedicato alla figura del grande inquisitore Nicolas Eymerich. Ogni romanzo della saga è a se stante, ma tutti convergono in qualche modo in questo Rex tremendae maiestatis (Mondadori Strade Blu, € 18,50), che si fa divorare anche e soprattutto da chi non conosce il latino. Si tratta della summa dell’avventura, l’apice del dungeons & dragon che in poco più di quindici anni ha regalato alla narrativa italiana il Magister (così è soprannominato dai suoi ammiratori questo autore di culto).
Il Ciclo di Eymerich ruota intorno alla figura storica di uno dei più noti avversari dell’eresia cristiana. Domenicano, inquisitore del regno di Aragona, Eymerich abbandona i panni storici di teologo, per diventare grazie a Evangelisti “il più importante personaggio letterario italiano di questi anni”, secondo la definizione di Goffredo Fofi. Scettico, razionalista, scabro fino all’antipatia, Eymerich affronta demoni e attraversa stati allucinatori, si sposta nel tempo fino a un futuro apocalittico, sempre contrastato da forze buie e strabilianti, dalla Grande Madre all’immateriale spirito del suo più acerrimo nemico, l’alchimista Ramón de Tárrega.
Commistionando fantascienza e romanzo di avventura, narrazione storica e thriller, lettura politica e spy story, Valerio Evangelisti ha distrutto tutti i cosiddetti generi letterari, per lasciarne in piedi uno solamente: la narrazione pura, quella che da bambini rapisce e incanta, tanto che non si vede l’ora di riaprire quello scrigno cartaceo che, tra qualche anno, cartaceo non sarà più. Facendo esplodere bolle spaziotemporali, il mago Evangelisti (autore tra l’altro proprio di Magus, una trilogia che ha per protagonista Nostradamus) ci conduce in una sorta di Lost letterario all’ennesima potenza, in cui il destino è un gioco stupefacente, una lotta tra umani e potenze infere o superne. A Valerio Evangelisti è assai nota la materia storica in cui si muove Eymerich, questo sdegnoso e iracondo e misogino prete che sembra uscito da un film di Sergio Leone. Soltanto lugubri baronati universitari impedirono infatti a Evangelisti di ottenere all’università di Bologna una cattedra in storia. Sposatosi giovane, questo talento che in Francia è letteralmente un idolo optò per un posto fisso, presso l’Erario (che gli italiani temono almeno quanto gli incubi di Eymerich). Visionario ed erudito, Evangelisti partecipò nel 1994 al mondadoriano Premio Urania, il Nobel italiano per la fantascienza – e lo vinse. Da quell’anno Evangelisti è diventato scrittore di professione a dir poco fluviale, pubblicando ventuno romanzi, dal fantasy più sfrenato ad avventure piratesche, western, noir. Fino all’ambigua soluzione semifinale di questo capolavoro definitivo, che è Rex tremendae maiestatis – l’avventura delle avventure di Nicolas Eymerich, inquisitore ed eroe dei lettori italiani.

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In libreria a novembre REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 29. settembre 2010 22:51

Sarà in libreria a novembre, in data ancora da definire, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti Rex Tremendae Maiestatis, edito da Mondadori Strade blu. E' la decima e ultima avventura dell'inquisitore Eymerich. Ecco il testo del risvolto di copertina:

L’ultima avventura dell’inquisitore generale d’Aragona, il capitolo finale di un ciclo popolarissimo non solo in Italia.

Nel 1372 il nemico mortale di Nicolas Eymerich, Ramón de Tárrega, viene trovato impiccato nel convento di Barcellona in cui era stato detenuto per anni. Ma il suo cadavere scompare e Ramón – ebreo convertito, domenicano, negromante – viene poco dopo avvistato in Sicilia. Isola in cui si succedono fenomeni misteriosi. Da strani dischi luminosi apparsi in cielo scendono creature gigantesche, ferocissime, che si nutrono di carne umana, forse al servizio di una delle due fazioni baronali (i Latini e i Catalani) che da trent’anni si contendono la Trinacria.

L’intero equilibrio di poteri nel Mediterraneo rischia di essere compromesso. Eymerich deve ricorrere a ogni risorsa della sua intelligenza, e della sua lucida crudeltà, per sventare la minaccia e annientare il nemico.

E’ un Eymerich sulle prime più debole che in passato, timoroso di una morte imminente. Non sa che invece lo aspetta un destino totalmente diverso. Lo stesso che, quando era bambino, gli era stato sottilmente pronosticato dal suo maestro Dalmau Moner e da mille segnali inquietanti.

Ma cosa spiega i dischi luminosi e i giganti cannibali? Le leggende siciliane, oppure il ripugnante manuale di magia, il Liber Vaccae, di cui si serve Ramón? La Cabala giudaica? L’alchimia di Maria l’Ebrea? Forse la soluzione è nell’anno 3000, in cui la giovane schizofrenica Lilith scopre sulla Luna l’arma segreta che ha condotto l’umanità alla follia. E incontra, dove passato e futuro si intrecciano, il più ambiguo dei progenitori.

Il segreto originario riposa però a Napoli, a Castel dell’Ovo. Dove l’uovo, scoprirà Eymerich, è qualcosa di ben diverso da ciò che si credeva. Solo un lungo cammino iniziatico, costellato di prodigi, lo condurrà alla verità, e a un destino che trascende la morte.

Eymerich esce di scena, eppure rimane ben vivo e incombente. Anche sui tempi nostri.

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NOI SAREMO TUTTO in edizione tascabile

by Eymerich 15. luglio 2010 10:41

Dopo alcuni anni di assenza, torna nelle librerie il romanzo di Valerio Evangelisti Noi saremo tutto, pubblicato nella Piccola Biblioteca Oscar Mondadori. Sulla copertina appare uno "strillo" di Wu Ming 1. Riportiamo con l'occasione l'intero articolo di Wu Ming 1 da cui la frase è tratta, apparso su L'Unità il 5 novembre 2004:

Fa digrignare i denti e scartavetra le gengive, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti, Noi saremo tutto. Ti ci avventi sopra, impasto di carne e piombo e frammenti d'ossa, e lo finisci con la bocca piena di sangue.
Noi saremo tutto racconta la vita e la sopravvivenza, l'orgoglio di intere comunità ma anche l'abiezione, il tradimento, la Cartagine distrutta del movimento operaio americano.
Dopo aver spento ogni fuoco di rivolta, gli States brancolano nel buio della loro storia, sotto un cielo di novilunio, in una piana circondata di nulla. Nell'esplorare quelle tenebre è utile fischiettare un ritornello. Per farsi coraggio, ma anche per usarlo a mo' di sonar. Tornano così alle labbra i canti dei wobblies, gli Industrial Workers of the World. Salgono, da pagine ingiallite di libri trovati chissà dove, gli inni del sindacalismo rivoluzionario e le strofe del poeta operaio Joe Hill. Rimbomba, oltre le nebbie del presente, la versione wobbly dell'Internazionale, che culmina nella citazione marxiana: We have been naught, we shall be all. Non eravamo nulla, saremo tutto.
Evangelisti si è spinto nelle lande della damnatio memoriae, seguendo il persistere e periodico riemergere del mito IWW. Da Seattle a San Francisco a New York e di nuovo a Seattle. Dagli anni Venti agli anni Cinquanta fino agli ultimi giorni del secolo. L'epopea dei sindacati statunitensi, le grandi battaglie per il loro controllo ingaggiate su entrambe le coste da alleanze fluide, reversibili, un "tutti contro tutti" fra stalinisti, sindacati gialli, fascisti, gangster e governo federale.
La ricostruzione di quei conflitti assume una consistenza colloidale, si nuota nella poltiglia di vite triturate.
Evangelisti, prima di fare il romanziere, era uno storico del movimento operaio e socialista. Nei "titoli di coda" sciorina la più esoterica delle bibliografie, ma a colpire il lettore "sprovveduto" è soprattutto la non-chalance, l'apparente facilità con cui ricostruisce episodi dimenticati, riportando sul proscenio movimenti sradicati, spazzati via, annichiliti. In Antracite (2003) c'era il grande sciopero dei cow-boys del 1877. Qui c'è Seattle in mano ai soviet (come altro chiamarli?) durante il grande sciopero del '19, e c'è il blocco del porto di San Francisco nel '34, braccio di ferro coi padroni che i comunisti stravinsero (tanto da controllare il porto persino in epoca maccartista) e che cambiò il volto di quella città, ancora oggi la più progressista degli States, coi Verdi al 40%!
Con la medesima disinvoltura, Evangelisti descrive i numerosi, improvvisi cambi di strategia del Partito Comunista di Earl Browder, sezione americana del Komintern: dalla fase estremista della "lotta al socialfascismo" alla politica dei fronti popolari, a cui seguì un mezzo rovesciamento di fronte per via del patto Molotov-Ribbentropp (1939), linea che però, dopo Pearl Harbor e l'invasione tedesca dell'Urss, lasciò il posto a una sorta di "patriottismo americano" interclassista.
Dall'altra parte della barricata c'è gente loschissima, come il giornalista Willard Huntington Wright, meglio noto come S.S. Van Dine, celebre autore di gialli. Evangelisti lo restituisce alla sua figura storica di aristocratico ultra-reazionario, quasi nazistoide.
E che dire dei capi e capetti della mafia newyorkese, dei quali ci vengono offerte esilarate descrizioni? Su tutti resta impresso Willie Moretti, scimunito e sbavante per via della sifilide mal curata.
Anche in Noi saremo tutto c'è il "metallo urlante", come nell'eponima trilogia: grandi ponti d'acciaio ancora in costruzione, mostri sospesi a mezz'aria, cigolanti e fischianti al vento, annunciano una nuova era.
Ma la vera trovata di Evangelisti è stata la scelta del protagonista, Eddie Florio, personaggio laidissimo la cui folle, trentennale avventura si regge su due grandi intuizioni
La prima è la totale assenza di sim-patia. Eddie (spia e voltagabbana, traditore di tutto e di tutti a cominciare dalla propria famiglia) è privo di qualunque fascino, si muove in uno spazio "inaccessibile" al lettore, che trova tutte le vie sbarrate all'immedesimazione.
La seconda è - come direbbe Eddie - il "potere della figa", il "campo di forza" del femminino. Florio assale e cerca di dominare l'altra metà del cielo, ma un'invisibile barriera lo respinge, e più ci prova più viene respinto, finché l'impatto non lo annienta.
E' una tematica già presente nelle precedenti opere di Evangelisti, ma in questo libro trova pieno sviluppo. Il trasformismo di Florio sarebbe perfettamente calibrato, le sue scelte di campo avverrebbero con un tempismo invidiabile, se egli non fosse ossessionato dalla "figa". L'irriducibile alterità di quest'ultima mette in crisi le sue strategie, e proprio lui, carnefice, stupratore, magnaccia e riduttore in schiavitù, si ritrova vittima, stuprato, sfruttato e schiavo del proprio desiderio. "Più cercava libertà, più trovava nuove schiavitù". Più si affida al celodurismo (in una scena imita i gesti del Duce visti nei cinegiornali), più si sente umiliato. Per tutto il libro è perseguitato da "spiriti", proiezioni del suo desiderio, come Amanda, Benedetta, Lucy... L'arrapamento sconfina in una sorta di "possessione", nell'alienazione da un corpo che pare abitato da spettri.
Impegnato com'è ad affrontare questa condizione, Eddie non può comprendere ciò che accade nel Paese. Certo, partecipa alla lotta contro il comunismo, ma lo fa per tornaconto personale, non perché gli importi davvero.
I "rossi", proprio come il femminino, non li capisce, gli sono radicalmente estranei. Ci è cresciuto in mezzo ma non ne afferra l'etica, e continuerà fino all'ultimo a non coglierne la filosofia.
Filosofia che, a conti fatti, si riduce a un solo monito: "Se te ne stai da solo, sei un povero stronzo e basta".
E' in questa doppia natura il segreto del funzionamento di Noi saremo tutto. E' un grande romanzo epico, ed è la storia di un povero stronzo.

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Novità in Portogallo, ristampe in Francia e Italia

by Eymerich 5. luglio 2010 12:01
Questo sito non viene aggiornato fin da gennaio. Ciò è stato dovuto sia alle condizioni di salute di Valerio Evangelisti, uscito solo ora da una lunga malattia, sia, soprattutto, a problemi tecnici. Da questo momento dovremmo essere in grado di proporre aggiornamenti frequenti.

In Portogallo le edizioni ASA hanno appena pubblicato O Corpo e o Sangue do Inquisidor, in un’edizione di grande formato, molto elegante. E’ il terzo romanzo di Evangelisti che esce in quel paese, dopo i due precedenti capitoli del ciclo di Eymerich. Tutte e tre le opere saranno proposte anche in formato e-book.

In Francia, l’editore Rivages ha invece ristampato in edizione tascabile Nous ne sommes rien, soyons tout! (Noi saremo tutto). Ricordiamo che in Francia il romanzo ha ottenuto, nel 2008, il prestigioso Prix 813, attribuito da esperti, critici e scrittori di letteratura noir. Le Monde ha definito il libro “un ritratto impressionante della depressione nella grande tradizione del romanzo nero americano”. Il settimanale Marianne ha scritto che “Hammett ed Elia Kazan non sono lontani”. Le Monde Diplomatique ha dedicato al volume una lunga, entusiastica recensione.

In Italia Noi saremo tutto è appena uscito nella Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, dopo che le edizioni precedenti erano state da tempo esaurite. Anche da noi questo, come altri undici romanzi di Evangelisti, usciranno entro l'anno in formato e-book. Ne daremo notizia.

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