PULP di gennaio-febbraio 2011 dedica copertina e articolo iniziale a Valerio Evangelisti

by Eymerich 23. gennaio 2011 23:42

Ecco la copertina di Pulp di gennaio-febbraio 2011. All'interno una lunga intervista a Valerio Evangelisti, di Gianluca Mercadante.

Altra intervista a Evangelisti su Metal Hammer di gennaio, a firma Simone Sacco.

  

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Salvatore Cavalieri recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS su KOM-PA.NET

by Eymerich 21. gennaio 2011 22:11

CHE EYMERICH SIA CON VOI
di Totò Cavalieri

[Kom-pa.net è una testata legata al centro sociale palermitano ZetaLab, sgomberato e nuovamente occupato durante il 2010.]

 

Come un'occupazione universitaria mi fece appassionare a un inquisitore 

Nel 1997 partecipai all'occupazione della Facoltà di lettere e filosofia di Palermo. Si protestava contro la riforma dell'università targata Luigi Berlinguer. Quella che avrebbe dato vita alle Sissis, ai crediti formativi, al 3+2... e che di fatto avrebbe cominciato lo smantellamento dell'università pubblica, poi proseguito dalla Moratti e concluso in questi ultimi giorni dalla Gelmini. Era un movimento che protestava contro un governo di centrosinistra da sinistra e, per quanto lungimirante e puntuale, non ebbe il consenso che col senno di poi avrebbe meritato.

A conclusione dei due mesi di occupazione ottenemmo, attraverso una micro-vertenza interna alla facoltà, la creazione di una piccola biblioteca gestita dagli studenti che intitolammo, sull'onda delle suggestioni derivate dalla lettura dei testi di Foucault, Potere e sapere.Biblioteca che, per quanto ne sappia, dovrebbe essere ancora lì. L'allora preside della facoltà, però, impose, per una distorta interpretazione del concetto di partecipazione plurale degli studenti, che i libri della biblioteca venissero scelti attraverso delle liste presentate da tutti i diversi gruppi studenteschi presenti in facoltà, Comunione e liberazione compresa.

Fu così che i giovani ciellini, con intento egemonico e colonizzatore, imposero una lista di libri in cui, tra un libro di storia della Chiesa e uno di dottrina dello Spirito, campeggiava anche un Manuale dell'inquisitore di tale Nicolau Eymerich, inquisitore domenicano vissuto in Catalogna nel XIV secolo. Neanche a dirlo, quella scelta provocò grande scandalo tra noi giovani militanti, tanto foucaultiani quanto oltranzisti, esterrefatti nel vedere sugli scaffali della neonata biblioteca quel manuale della cieca obbedienza alla crudeltà del potere così prossimo, data anche la beffarda vicinanza alfabetica degli autori,  alla Volontà di sapere, nostro vero e proprio testo sacro. Da lì a poco, nella foga di denunciare la povertà culturale degli odiosi ciellini, ci mettemmo a sfogliare, nell'abbondanza di tempi morti che solo una facoltà di lettere e filosofia sa concedere, quel manuale a modo suo paradossalmente maledetto.

Sarebbero passati ancora un paio di anni prima di scoprire quanto contenuto sovversivo quella lettura poteva contenere se soltanto si estremizzava il punto di vista. Avrei infatti scoperto che uno scrittore italiano, tale Valerio Evangelisti, di sicuro non vicino a cielle, aveva iniziato addirittura una saga di romanzi in cui l'inquisitore Nicolas Eymerich, liberamente ispirato al vero personaggio storico, era il protagonista.

Fu per me praticamente impossibile sottrarmi alla lettura e, dopo il primo assaggio, iniziare a seguire la variegata produzione dell'autore: dalla saga sul Metallo all'epico Noi saremo tutto, dagli interventi su Carmillaonline Magus la trilogia su Notradamus. Ma soprattutto, una volta all'anno, quando mi sento un po' giù di corda, mi concedo la lettura di uno dei romanzi della saga dell'inquisitore Eymerich, vera iniezione di determinazione e sana spietatezza.

Eymerich è l'anti-eroe perfetto

ImageE' da poco uscito nelle librerie (dopo 16 anni, 10 romanzi, 4 racconti, 2 fumetti ed un radiodramma), Rex tremendae maiestatis, quello che, a quanto pare, è destinato ad essere il capitolo conclusivo della saga di Eymerich. Salvo ripensamenti o ritorni di fiamma, tra l'altro niente affatto improbabili, si conclude così l'epopea di uno dei personaggi più complessi e più riusciti della letteratura seriale italiana degli ultimi decenni.

Eymerich è un personaggio assoluto: spietato ma non sadico, irreprensibile ed intelligentissimo, campione di coraggio e a tratti anche goffo, con una terribile fobia per gli insetti e una immensa repulsione per il contatto fisico.

Tutto ciò fa di Eymerich l'anti-eroe perfetto. E' l'esatto opposto dell'eroe romantico detentore di tutte le virtù e, ancor di più, del protagonista irrisolto e imprigionato in drammi esistenziali tipico del romanzo borghese. Al tempo stesso, però, Eymerich si colloca a distanza siderale anche dai personaggi letterari semplicemente cattivi, siano essi serial killer, gangster o geni del male di ogni sorta. Tutte le azioni di Eymerich, condanne a morte e torture incluse, non sono, infatti, conseguenza della volontà di perseguire il male, quanto piuttosto dell'assoluta abnegazione al bene supremo, che nella sua logica ferrea corrisponde con l'interpretazione domenicana della dottrina della chiesa cattolica.

Ciò che è peggio è che il lettore non può fare a meno di immedesimarsi con lui: apprezzarne l'intelligenza, condividerne la logica e, infine, sposarne la causa. Tanto che non si può che esultare quando arrivano i capitoli con torture o particolari efferatezze, perché è lì che l'inquisitore dà il meglio di sé. Io stesso, lo confesso, mi sono trovato improvvisamente a pensare “sì, tira quella corda, fagli saltare le braccia, è chiaro che ti vuole prendere per il culo il bastardo!!!

Ed è proprio in questi momenti che la logica, aberrante ed al tempo stessa perfetta dell'inquisitore, emerge in tutta la sua perversione. Eymerich sa bene che la tortura può estorcere qualsiasi tipo di confessione e quindi sa anche che la si deve proporre soltanto quando si è già certi della colpevolezza al fine di perseguire il beneficio, non soltanto della comunità cristiana, ma anche del reo confesso che ha evidentemente necessità di questo tipo di aiuto. Per questo, se certe sofferenze devono essere inflitte, allora lo si deve fare con gioia, perché in questo modo si accontenta il volere del Signore, ma al tempo stesso senza intento sadico, perché sennò vorrebbe dire peccare di superbia nel sostituirsi alle determinazioni dell'altissimo.

Rex Tremendae Maiestatis

ImageBasta leggere la quarta di copertina di quest'ultimo Rex Tremendae Maiestatis per capire di trovarsi di fronte qualcosa di assolutamente fuori dal comune.

Come fanno a stare assieme le lotte baronali della Sicilia del XIV secolo con i giganti cannibali? E le dispute interne alla cristianità con i dischi luminosi? Mettiamoci anche due sottotrame, una ambientata in un lunare capodanno del 3000 ed una in cui vengono raccontati i primi anni di vita di un Nicolas Eymerich tormentato da una madre angosciantemente anaffettiva, e si capirà che c'è davvero di tutto.

Ciò che sorprende maggiormente dei romanzi di Evangelisti è che a fronte di una mole di lavoro evidentemente impressionante ne escono fuori romanzi decisamente pop. Tra le righe, ma in modo assolutamente armonico nell'economia del testo, si colgono una ricostruzione storica minuziosa (dovuta alla formazione e passata professione di Evangelisti), una conoscenza dei testi sacri impressionante e competenze in materia di alchimia e negromanzia che hanno del maniacale. Nonostante questo ci troviamo di fronte a romanzi assolutamente di genere.

Evangelisti a questo proposito ha dato  vita ad una vera e propria battaglia culturale a favore della paraletteratura, a patto che questa serva ad abbattere steccati e non a creare clichè. In una mole notevole di saggi concentrati in tre raccolte (Alla periferia di Alphaville, Sotto gli occhi di tutti - Ritorno ad Alphaville, Distruggere Alphaville), prende le difese della letteratura di genere, dei prodotti delle subculture più sotteranee, fino ad arrivare all'elogio del cinema bruttissimo, per la capacità di questi di raccontare il reale in modo più appropriato e diretto della cosiddetta letteratura alta. Come spiega in Apologia della sottoletteratura: “E poi, chi ha saputo descrivere meglio il proprio tempo e i suoi problemi? Sue o Mérimée? Manchette o Francoise Sagan? Dick o Updike? Ellroy o Leavitt? Lucarelli o Cotroneo? Via, non scherziamo...”

Eymerich è stato qui

ImageIn quest'ultimo episodio padre Nicolas viene inviato in Sicilia da Re Pietro IV d'Aragona,  il Cerimonioso, al fine di indagare su strani fenomeni, ma ancor più per sedare i conflitti decennali e condurre una mediazione conveniente a papa Gregorio XI. Arrivato sull'isola l'inquisitore si troverà di fronte una situazione in cui, al di là dei poteri nominali, il vero potere è esercitato dai baroni: i Ventimiglia, i Chiaramonte (a Palermo), gli Alagona, i Lanza, interessati esclusivamente alla propria piccola fetta di potere ed in continuo conflitto reciproco.

Alla fine padre Eymerich riuscirà a concludere una mediazione, quella del 31 marzo del 1372 a Napoli con la conferma a Giovanna d'Angiò del titolo di regina di Sicilia e a Federico IV d'Aragona  il Semplice quello di re di Trinacria. Il tutto, ovviamente, in seguito al giuramento con cui si assicura obbedienza a papa Gregorio XI e ci si impegna a favorire la rinascita in Sicilia dell'Inquisizione dell'errore eretico.

Arrivando a Palermo Eymerich, per nulla avvezzo a considerazioni estetiche, fu comunque colpito dalla assoluta bellezza della città. Seguendo i corsi del Kemonia e del Paireto rimase impressionato dalla ricchezza di Palermo. Venne certo turbato dalla vicinanza oltraggiosa del quartiere ebraico (incastonato tra Cassaro e Calderai) alla chiesa di San Domenico, antica sede dell'inquisizione, ma tutto il disprezzo lo indirizzò alla goffaggine, la cupidigia e l'arroganza di certi governanti capaci di permettere che cumuli di immondizia sommergessero la città. Già allora, a quanto pare, Palermo non aveva paragoni in Europa, tanto per bellezza quanto per malaffare.

Restò invece assolutamente estasiato dallo splendore e dalla bellezza di Palazzo Chiaramonte (l'attuale palazzo Steri), residenza di Manfredi Chiaramonte e della sua corte, che soltanto alcuni secoli dopo sarebbe diventato sede dell'inquisizione, per arrivare poi ai giorni nostri a divenire sede del rettorato di Palermo e, tanto per tornare al punto da cui eravamo partiti, sempre più spesso teatro delle manifestazioni di protesta dei movimenti universitari.

C'è da sperare allora che quell'antico passaggio di Eymerich dall'odierno rettorato sia di buon auspicio e che l'antica disprezzo nei confronti dei Chiaramonte aleggi ancora per quelle mura e si indirizzi agli ancora più ridicoli potentati attuali.

Del resto, uno come il magister è sempre meglio averlo dalla propria parte.

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REX TREMENDAE MAIESTATIS recensito da MILITANT

by Eymerich 28. dicembre 2010 22:37

del Collettivo Militant di Roma

 

Nicolas Eymerich, l’inquisitore generale d’Aragona, il persecutore impietoso dell’errore eretico, cane di Dio e braccio armato della Chiesa, ritorna dopo un’assenza durata tre anni. La notte del 30 settembre del 1371 a Barcellona, nel monastero di Nostra Signora di Monte Sion, dov’era detenuto prima di suicidarsi, il corpo dell’ebreo convertito Ramòn de Tàrrega, alchimista e negromante, scompare misteriosamente. Al suo posto rimangono solo i resti grotteschi di un uomo dalle fattezze porcine e un libro di magia, il Liber Aneguemis. L’inquisitore ne seguirà le tracce lungo le rotte del Mediterraneo che lo porteranno prima in Sardegna, poi in Sicilia e quindi a Napoli armato solo della sua logica e della sua fede incrollabile. Nel frattempo, subito dopo il capodanno dell’anno 3000, la navetta spaziale Kraeplin III proveniente da Paradice sta riportando sulla Luna l’infermiera Lilith, pronta a fare strage dei membri della stazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Mentale.

Inizia così il nuovo libro della saga di Eymerich. Con il suo nuovo lavoro Evangelisti dà ancora una volta prova di quanto siano effimeri e facilmente violabili i confini di quella che viene definita spesso con malcelato disprezzo letteratura di genere, dimostrandone invece tutte le enormi potenzialità narrative. Rex Tremendae Maiestatis spazia dal romanzo storico a quello fantascientifico e fantasy, fino a farsi in alcuni passaggi saggio antropologico, politico o di storia delle religioni. La capacità dimostrata da Evangelisti di essere estremamente attuale e contemporaneo pur narrando vicende così lontane sia nel tempo che nello spazio ci era nota da tempo, eppure ogni volta non riusciamo a non restarne sorpresi. Tanto per fare un esempio, alcune delle considerazioni sulle baronie che si spartivano la Sicilia nel medioevo potrebbero tranquillamente essere trasposte tal quali a qualche segreteria di partito.

<Quanto sono potenti questi Lanza?> chiese Eymerich. <Molto. Non vi saprei dire con precisione quanto. Hanno terre da qualche parte. Vaste estensioni> <Amici o nemici dei Chiaromonte? Catalani o Latini?> <Non lo so, e penso che non lo sappiano nemmeno loro. In quest’isola passare da un partito all’altro è un evento quotidiano>. E ancora: L’allusione ai suoi ripetuti cambiamenti di partito non turbò Giovanni Chiaromonte. <Noi facciamo solo i nostri affari, e questo può comportare scelte a volte divergenti. Che scopo ha la politica se non il guadagno?. Le libertà comunali che la plebe reclamava, dopo aver scacciato i francesi, ci avrebbero ridotti alla miseria. Ciò sarebbe stato di beneficio, a noi o al popolo che tuteliamo?>

E stessa cosa vale per le riflessioni sui dispositivi di controllo sociale e di massa, sul ruolo dei miti e sulla loro manipolazione oppure su quale importanza assuma oggi la battaglia che si sta combattendo (ma sarebbe più coretto scrivere che ci stanno facendo) nel campo dell’immaginario collettivo. Non si trattava né di un paradiso né di un inferno. Eymerich coglieva immagini fugaci di conflitti ferini, di schiavismi ispirati a a regole astratte di convenienza, di aggressioni tribali. Non sapeva quale epoca stesse osservando: aveva l’impressione di abbracciarle tutte quante. Il mosaico che stava contemplando pareva avesse un unico movente: fare proprie ricchezze comuni e piegare chi ne era espropriato. Magari ucciderlo. Una legge che aveva dominato sulla terra prima ancora che l’uomo assumesse la forma attuale.

Questo capitolo della saga ha però altre peculiarità legate forse al fatto che nell’intento dell’autore dovrebbe essere quello conclusivo. Evangelisti ci racconta dell’infanzia di Eymerich, ne tratteggia in maniera più nitida i risvolti psicologici che ne hanno forgiato il carattere e così facendo risponde a molti degli interrogativi che erano stati sollevati nei libri precedenti. L’inquisitore ha inoltre superato i 50 anni, un’età considerevole per l’epoca in cui vive, e inizia a dover fare i conti con la caducità del proprio corpo e con le debolezze, un tempo da lui aborrite, che in qualche modo ne derivano.

Un ulteriore motivo d’interesse è dato poi dal ritorno della figura femminile che già era stata al centro de Il castello di Eymerich e che ne aveva scalfito la misoginia. Insomma, senza andare oltre con le anticipazioni, secondo noi le ragioni per comprare e soprattutto leggersi questo libro ci sono tutte. Chiudiamo però con una chicca, a pagina 87 del libro Evangelisti fa dire a Eymerich: La Chiesa, epurandosi, si rafforza, attribuendo la citazione al vescovo Ippolito. Sinceramente ce la ricordavamo molto simile ma in bocca ad un altro personaggio; pelato, col pizzetto e sicuramente a noi molto più caro. A voi non ricorda proprio nessuno?

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Su IL MANIFESTO Mauro Trotta recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 26. dicembre 2010 23:11

L'ULTIMA ALCHIMIA DELL'INVESTIGATORE NICOLAS EYMERICH
di Mauro Trotta (da il manifesto, 24 dicembre 2010)

 

Era il 2 ottobre 1994 quando apparve il primo romanzo, intitolato Nicolas Eymerich, inquisitore, di una serie destinata a sconvolgere l'idea stessa di fantascienza. Nessuno all'epoca immaginava che quel numero 1241 di Urania non solo avrebbe rappresentato il vero atto di nascita di una science fiction italiana, ma che a partire da quel momento i confini di quel genere letterario si sarebbero allargati fino quasi a diluirsi, inglobando - o essendo inglobati da - romanzo storico, psicologia del profondo, esoterismo e alchimia, oltre a fattori già utilizzati come critica sociale, politica, attualità. Con Valerio Evangelisti, insomma, e con il suo inquisitore generale d'Aragona, vissuto nel XIV secolo, non soltanto nasceva la fantascienza italiana, ma nasceva già adulta e, forse, si prefigurava il crepuscolo di tutto il genere.

Ora, a distanza di sedici anni, esce in libreria quello che dovrebbe essere il capitolo finale della saga, Rex tremendae maiestatis. Il primo piacere nel leggerlo sta nello scoprire che gli elementi e alcuni personaggi caratterizzanti la serie ci sono tutti. Ancora una volta la vicenda si svolge su piani temporali diversi, l'epoca di Eymerich e un lontanissimo futuro, l'anno 3000. Di nuovo al centro della trama c'è un libro di magia, il Liber Vaccae. Ritorna, ma con una funzione in qualche modo differente rispetto agli episodi precedenti, quello che rappresenta l'unico punto debole, e il più grande terrore dell'inquisitore, la donna, o meglio l'eterno femminino. Compaiono mostri e fenomeni inspiegabili su cui il domenicano dovrà indagare. Nuove teorie scientifiche si intrecciano con antiche concezioni alchemiche. Ci sono, poi, novità davvero «stuzzicanti». Si assiste per la prima volta ad episodi dell'infanzia dell'inquisitore, fatti che ne hanno profondamente influenzato il carattere e la visione del mondo. E, soprattutto, diversamente dai libri precedenti, Eymerich si troverà a intraprendere un percorso che in qualche maniera lo modificherà, conducendolo al suo destino, a essere, ietzscheanamente, quello che è.

Il tutto narrato con la consueta maestria da Valerio Evangelisti. Maestria nella scrittura, agile e tagliente quasi come il protagonista. Maestria nella caratterizzazione dei personaggi. Maestria nella costruzione dell'intreccio e nella gestione della suspence. E così tra riferimenti nemmeno troppo nascosti al nostro presente - la Sicilia dominata dai baroni, avidi e stupidi, con Palermo sepolta dall'immondizia, ad esempio - e richiami ad antiche leggende, come quella di Castel dell'Ovo a Napoli, la storia conduce il lettore attraverso i luoghi forse più densi di fascino e significato del Mediterraneo: Palermo e Napoli, appunto, ma anche la Sardegna e Barcellona. Il tutto arricchito da echi della narrativa di Philip K. Dick, ma pure rinvii alla teoria della curvatura spazio-temporale o agli archetipi junghiani o ancora all'utilizzo dell'elettroshock di massa. Senza trascurare vere e proprie citazioni più «popolari», per esempio del Gesù bambino di Dario Fo o della famosa massima di Sherlock Holmes secondo la quale «scartato l'impossibile, l'improbabile può racchiudere la verità» e che lo stesso Eymerich si incarica di rivoltare nel suo esatto opposto. E forse, il riferimento all'investigatore per antonomasia può autorizzare a sperare che anche Evangelisti, come avvenuto in precedenza ad Arthur Conan Doyle, richiamerà dall'oblio a cui è destinato, il proprio personaggio, riportando ancora una volta sulla pagina scritta l'inquisitore Nicolas Eymerich.

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Su THRILLER MAGAZINE Marilù Oliva recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 23. dicembre 2010 23:11

di Marilù Oliva

 

Romanzo di chiusura della saga nata quando nel 1994 Valerio Evangelisti pubblicò, sempre per Mondadori, Nicolas Eymerich, inquisitore (col quale ottenne il Premio Urania), Rex tremendae maiestatis ripropone uno dei personaggi più riusciti della letteratura contemporanea, l’inquisitore generale del regno d’Aragona nonché magister di filosofia e teologia Nicolas Eymerich. Acuto servitore-padrone del Sant’Uffizio, implacabile, duro, certissimo della sua scienza, spietato e dotto, l’inquisitore si muove tra il 1372, anno della narrazione, e la sua condizione di bambino, che molto deve al maestro Dalmau Moner.
Presente e passato si intersecano, a grandi distanze, a un futuro proiettato nel quarto millennio: e allora sarà Lilith a portarsi dietro il suo segreto di morte, dopo un difficile allunaggio. Diverse età, diversi spazi: dal nostro satellite a Barcellona a una Sicilia, dove agirà Eymerich, infestata da smisurate creature antropofaghe e contesa da fazioni baronali. Si avverte una spina nel fianco di questo uomo non più giovane, una spina che riguarda il suo rapporto con la fisicità e la dimensione terrena legata al corpo: qualche acciacco, qualche tradimento del corpo, la stanchezza, la denuncia della transitorietà e del tempo che passa.
Oltre la magia dell’inventio, l’autore ricuce con maestria e precisione da erudito una storia oggi trascurata, con i suoi affreschi epocali e le sue gallerie di personaggi, come Pietro IV il Cerimonioso. Sarà lui a rivelare le anomalie nei cieli e nelle terre trinacrie: «Da tempo, nel cielo di Sicilia, i contadini scorgevano oggetti singolari, di forma discoidale. Ogni tanto apparivano luminosi, mentre in altri momenti avevano l’aspetto di manufatti metallici. Velocissimi e con orbite anomale. [...] Improvvisamente sono emersi, da dietro una collina, dei giganti di una statura doppia rispetto alla norma. [...] Pare che i titani emanassero luce. Si dimenavano e urlavano come ossessi».
Ingabbiare l’opera in un genere fantastorico sarebbe riduttivo: il romanzo − in parte storico, ma intrecciato a elementi fantasy e fantascientifici − si sottrae alle etichette o ne comprende diverse. I luoghi sono ricostruiti con acribia, basti pensare alla città di Palermo, con le sue piazze spaziose stridenti rispetto ai tortuosi vicoli, città ventosa e profumata, città poliglotta: quasi cinquantamila abitanti coi loro idiomi che vanno dal volgare siciliano, al volgare toscano, al genovese, all’arabo, al catalano e al greco
L’ignoto, il diabolico, l’alchemico e il misterioso concorrono verso la stessa conclusione, che il lettore non può prevedere. Una cosa è certa. Quando Evangelisti ha dichiarato, a proposito di questo romanzo conclusivo, che «ciò che è complicato è trovare una fine degna di Eymerich», forse ancora non sapeva che sarebbe riuscito nel suo intento. Oggi possiamo dire a gran voce che sì, se voleva un finale stupefacente e degno del grandissimo inquisitore, lo scrittore ha centrato il bersaglio.

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Emanuele Manco recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS su FANTASY MAGAZINE

by Eymerich 20. dicembre 2010 23:30

di Emanuele Manco, da Fantasy Magazine

 

E' molto difficile iniziare la recensione di un volume di questa importanza.

Il decimo e ultimo capitolo delle avventure di Nicolas Eymerich, un personaggio la cui vita editoriale è cominciata nel 1994, con il romanzo Nicolas Eymerich, Inquisitore, scritto da Valerio Evangelisti, come tutti i libri del Ciclo dell'Inquisitore Eymerich.

E' già l'idea che sia chiuso un ciclo che fa tremare i polsi. Come scorporare il giudizio sul romanzo da quello sull'intero corpus narrativo di dieci volumi più vari racconti? Difficile farlo, considerato come quest'ultimo tassello s'incastra nella intera produzione narrativa di Evangelisti, e non parlo solo del ciclo dell'Inquisitore.

Comincio con il parlarvi di questo romanzo.

E' il 1372, la vicenda comincia a Barcellona, dove Eymerich si trova a constatare la morte per suicidio, in carcere, del suo più diabolico avversario, Ramón de Tárrega. Eymerich però non è convinto sin da subito della tesi del suicidio. Seguirà pertanto le tracce del suo nemico verso la Sicilia, passando brevemente prima per la Sardegna, per poi affrontarlo definitivamente a Napoli.

La vicenda si svolge su tre diversi piani temporali: il "presente" del 1372, con gran parte della vicenda ambientata in Sicilia, tra Palermo e il Castello di Mussomeli; il "passato" che mostra sprazzi dell'infanzia di Nicolas Eymerich a Gerona; il "futuro", dove Evangelisti riprende le vicende di Lilith, protagonista di Black Flag, che arriva al confronto finale con le sue nemesi sulla Luna. 

Tutti i piani della vicenda sembrano distinti, in realtà la narrazione è concettualmente trasversale a tutti e tre. Come nei vari romanzi del ciclo, se le vicende sembrano in apparenza slegate, in realtà è leggendole incastrate l'una nell'altra che il lettore comincia a sedimentare i concetti e perviene piano piano alla consapevolezza del quadro narrativo.

La struttura del romanzo è divisa in cinque parti, che sono le fasi del processo alchemico: nigredo, albedo, citrinitas, rubedo, quinta essentia.

A ciascuna delle prime quattro è associato il colore assunto dalla materia trattata dall'alchimista: nero, bianco, giallo, rosso. Ogni colore corrisponde anche a uno stato di consapevolezza dell'operatore, fino alla trasformazione finale, la "quinta essenza" (che non ha colore, ma è simboleggiata dall'oro). 

Questa classificazione è riassunta anche nel volume Aurora Consurgens (di cui si parla in Mater Terribilis).

Come un alchimista, o filosofo come in realtà si chiamavano tra di loro, sia il lettore che Eymerich passeranno attraverso questi stati, ed è nello stadio finale che l'inquisitore non solo svelerà il supremo inganno del suo nemico, ma anche il suo ruolo nel quadro complessivo voluto dal narratore, non solo in relazione al romanzo, ma all'intera cosmogonia evangelistiana.

Anche in questo volume c'è un libro al centro della vicenda, non uno pseudobiblium, ma un testo realmente esistente. Il volume si chiama Liber Aneguemis,  conosciuto anche come Liber VaccaeLiber Institutionum Activarum o Libro degli esperimenti; il volume è la traduzione latina di un perduto apocrifo del IX secolo, il Kitab 'n-nawamis, presunta traduzione dal greco di un'opera di Platone.

E' per Eymerich un libro il cui solo possesso è peccato mortale, alla pari del Picatrix (volume che ha dato titolo a un romanzo del ciclo), del quale il Liber Vaccae è considerato il lato “oscuro”. Secondo il curatore della versione italiana, ancora in catalogo, l'Aneguemis è in realtà un testo di alchimia pratica(1). 

Inventati sono gli usi del volume e le relative conseguenze fantastiche. Il romanzo presenta anche personaggi realmente esistiti nella migliore tradizione del romanzo storico. E' questa una costante dell'intera opera di Evangelisti, ancora più spiccata in una serie, quella di Eymerich, che si può definire come un genere a sè stante, un misto di romanzo storico e fantastico, con elementi fantascientifici e horror. Romanzi nei quali l'intreccio dei vari piani temporali, passato, presente e futuro, illumina sul passato dell'umanità, grazie anche all'esperienza di storico dell'autore, ma racconta anche di una cupa storia futura, riflesso distorto dei mali del presente e della sensibilità di Evangelisti alle vicende dell'attualità.

Il mistero sul quale Eymerich indaga, lo sbarco da misteriosi dischi luminosi che calano dal cielo, di antiche e potenti creature, i Lestrigoni, s'intreccia con la descrizione del quadro politico della Sicilia del tempo, al centro della lotta per il dominio tra le baronie locali, in particolare i Chiaromonte e i Ventimiglia, aventi per i riferimento rispettivamente i Latini e i Catalani. Ed è anche nella descrizione di questo antico conflitto per il potere, che emerge con forza la visione sul presente dell'isola, nella quale le Baronie sono state sostituire da mafia e malgoverno, e ora come allora le uniche vere vittime sono coloro che tali lotte per il potere le subiscono impotenti.

Delicate e terribili, indimenticabili, le pagine dedicate all'Eymerich bambino. All'illusione dell'innocenza della fanciullezza non ho mai creduto neanche io. Già opere come I ragazzi della via Paal o Il Signore delle Mosche sono illuminanti in tal senso. Queste pagine non sono da meno.

Le parti ambientate nel futuro sono lucide. Puro distillato di fantascienza classica, che tradisce l'attenzione dello scrittore verso l'assoluto rigore della storia, prima che verso la lettera. Nella sua freddezza e piattezza letteraria, questo approccio alla fantascienza, che sembra derivare direttamente da autori come Isaac Asimov  o Robert Heinilein e molto meno da scrittori destrutturanti come P.K. Dick, risulta inquietante. Fa scattare interruttori automatici nel cervello di chi legge, che è investito dai concetti senza il filtro della “bella scrittura” a mediare. 

Altro elemento che non è possibile trascurare, dato che ne ha parlato liberamente l'autore durante le presentazioni del volume, è come la vita del personaggio si sia intersecata con quella dello scrittore. Quando Eymerich lamenta problemi a camminare, nausee, stordimenti, è in realtà lo stesso Evangelisti che riversa nel suo personaggio le sofferenze del privato.

Il volume è stato infatti scritto dall'autore durante un periodo nel quale subiva le conseguenze delle cure dal cancro, malattia che gli era stata diagnosticata qualche mese prima che cominciasse la stesura del romanzo e dalla quale è ora guarito.

Evangelisti ha anche confessato di avere scritto un capitolo dietro l'altro, senza rileggere, andando avanti giorno per giorno, proprio per trarre dalla scrittura un sollievo dal difficile momento. Nonostante ciò, il romanzo doveva in realtà essere ben impresso, anche a livello subliminale, nella mente dell'autore, perché ha tutt'altro che una struttura frammentata. Quelli che sembrano al momento singoli episodi, singoli momenti auto-consistenti, durante la lettura cominciano a incastrarsi in un disegno generale che si rivela in tutta la sua interezza solo al momento in cui s'incastra l'ultimo.

A quel punto però, la costruzione non rimane uguale a come la vediamo, tutti i tasselli, tutto il quadro generale si ricompongono in una nuova forma, lasciandoci basiti e increduli per non aver capito prima quello che all'improvviso diventa ovvio. Avevamo tutto davanti sin dall'inizio, ma eravamo peggio che ciechi: guardavamo il dito invece di guardare la Luna. 

E il finale rivela non solo le qualità della solida costruzione narrativa, ma anche le qualità visionarie e letterarie di uno scrittore al quale troppe volte, e con troppa superficialità, è stata rimproverata quella piattezza dello stile di cui parlavo prima (e che invece può anche essere un elemento di pregio).

Nel finale emergono tutte le capacità letterarie e di eleganza linguistica di Evangelisti, che i più attenti sanno essere forse più evidenti nei suoi saggi, ma che in realtà i lettori già conoscono come immersi in tutta la sua produzione letteraria. L'attraversamento finale di Eymerich tra le dimensioni è una pagina raffinata, tra le migliori della letteratura di sempre, che paragonerei per potenza evocativa alla descrizione della fine del mondo ne La Coscienza di Zeno di Italo Svevo.

E' solo un mezzo rammarico quello che quindi alla fine abbiamo nel leggere l'ultimo romanzo del Ciclo dell'Inquisitore. Se da un lato siamo tristi perché dobbiamo dire addio a un compagno di bei momenti di lettura, d'altro lato sappiamo che Evangelisti ha preferito chiudere in bellezza, senza diluire o stemperare i concetti in altri romanzi, fotocopie dei precedenti.

Guardando dal lato del bicchiere mezzo pieno, questo decimo romanzo consentirà di rileggere gli altri nove con occhi nuovi, proprio in virtù di quel meccanismo d'incastri che se era valido guardando ai capitoli di questo romanzo, è perfettamente trasferibile per analogia a tutto il ciclo.

Non potevamo avere un finale migliore. 

(1) Liber Aneguemis — A cura di Paolo Scopelliti — Mimesis Editore — ISBN: 9788884832450

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Su VANITY FAIR, Giuseppe Genna recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 9. dicembre 2010 22:35

L'OGM E IL SUO INQUISITORE


di Giuseppe Genna (da Vanity Fair del 15 dicembre 2010) 

 

Georges Simenon pubblicò più di 100.000 pagine, Emilio Salgari superò i 200 titoli, Philip Dick scrisse 10.000 pagine inedite. Valerio Evangelisti, che si può definire un perfetto OGM letterario composto dai tre scrittori citati, chiude ora un fondamentale ciclo narrativo di dieci romanzi, ambientato (con fantascientifici salti di tempo) nell’Europa del Trecento e dedicato alla figura del grande inquisitore Nicolas Eymerich. Ogni romanzo della saga è a se stante, ma tutti convergono in qualche modo in questo Rex tremendae maiestatis (Mondadori Strade Blu, € 18,50), che si fa divorare anche e soprattutto da chi non conosce il latino. Si tratta della summa dell’avventura, l’apice del dungeons & dragon che in poco più di quindici anni ha regalato alla narrativa italiana il Magister (così è soprannominato dai suoi ammiratori questo autore di culto).
Il Ciclo di Eymerich ruota intorno alla figura storica di uno dei più noti avversari dell’eresia cristiana. Domenicano, inquisitore del regno di Aragona, Eymerich abbandona i panni storici di teologo, per diventare grazie a Evangelisti “il più importante personaggio letterario italiano di questi anni”, secondo la definizione di Goffredo Fofi. Scettico, razionalista, scabro fino all’antipatia, Eymerich affronta demoni e attraversa stati allucinatori, si sposta nel tempo fino a un futuro apocalittico, sempre contrastato da forze buie e strabilianti, dalla Grande Madre all’immateriale spirito del suo più acerrimo nemico, l’alchimista Ramón de Tárrega.
Commistionando fantascienza e romanzo di avventura, narrazione storica e thriller, lettura politica e spy story, Valerio Evangelisti ha distrutto tutti i cosiddetti generi letterari, per lasciarne in piedi uno solamente: la narrazione pura, quella che da bambini rapisce e incanta, tanto che non si vede l’ora di riaprire quello scrigno cartaceo che, tra qualche anno, cartaceo non sarà più. Facendo esplodere bolle spaziotemporali, il mago Evangelisti (autore tra l’altro proprio di Magus, una trilogia che ha per protagonista Nostradamus) ci conduce in una sorta di Lost letterario all’ennesima potenza, in cui il destino è un gioco stupefacente, una lotta tra umani e potenze infere o superne. A Valerio Evangelisti è assai nota la materia storica in cui si muove Eymerich, questo sdegnoso e iracondo e misogino prete che sembra uscito da un film di Sergio Leone. Soltanto lugubri baronati universitari impedirono infatti a Evangelisti di ottenere all’università di Bologna una cattedra in storia. Sposatosi giovane, questo talento che in Francia è letteralmente un idolo optò per un posto fisso, presso l’Erario (che gli italiani temono almeno quanto gli incubi di Eymerich). Visionario ed erudito, Evangelisti partecipò nel 1994 al mondadoriano Premio Urania, il Nobel italiano per la fantascienza – e lo vinse. Da quell’anno Evangelisti è diventato scrittore di professione a dir poco fluviale, pubblicando ventuno romanzi, dal fantasy più sfrenato ad avventure piratesche, western, noir. Fino all’ambigua soluzione semifinale di questo capolavoro definitivo, che è Rex tremendae maiestatis – l’avventura delle avventure di Nicolas Eymerich, inquisitore ed eroe dei lettori italiani.

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