Un'intervista a Valerio Evangelisti, e altro

by Eymerich 28. febbraio 2011 23:34



Un'intervista radiofonica a Valerio Evangelisti, su Rex Tremendae Maiestatis ma non solo, è stata fatta dallo scrittore siciliano Massimo Maugeri, per conto di Radio Hinterland. E' ascoltabile quiqui e qui (nell'ultimo caso con scaricamento dell'MP3). Maugeri gestisce il noto lit-blog Letteratitudine.

Il 13 febbraio Luigi Luminati, del Quotidiano Nazionale, ha intervistato Evengelisti sul suo ultimo romanzo. Ecco il testo dell'intervista:

Lo spietato, crudele Eymerich deve morire Dopo sedici anni e dieci romanzi Valerio Evangelisti 'uccide' il suo personaggio Dopo sedici anni e dieci romanzi, Valerio Evangelisti ha deciso che il suo inquisitore, Nicolas Eymerich, doveva morire. Perché?

«Vuole la verità? Non ero sicuro di andare avanti ancora. Ero malato, non sapevo quanto tempo avrei avuto. Siccome le saghe che lasciano il segno sono quelle che hanno una conclusione, in "Rex tremendae maiestatis" (Mondadori Strade blu), ho voluto dare una conclusione alla vicenda. Ho ripreso alcuni temi dei romanzi precedenti e compimento alla storia di Eymerich».

Quanto ha pesato la sua malattia su questo romanzo?

«Molto, in senso positivo. Diciamo che ho usato la mia malattia, un linfoma, a fini creativi. Nella storia attribuisco ad Eymerich molti dei sintomi negativi che stavo vivendo. Alla fine ne siamo usciti sia io che lui».

E' la conferma di una immedesimazione tra autore e personaggio?

«Eymerich, non da oggi, è una parte di me. In "Rex tremendae maiestatis" c'è la descrizione della sua difficile infanzia, il lato femminile. In realtà ho scritto questo romanzo senza sapere dove andavo a parare».

La scrittura le ha dato forza?

«Certamente, soprattutto mi ha permesso di evadere. Io sono sempre stato un grande viaggiatore (Evangelisti in inverno lascia Bologna e vive in Messico, ndr), invece ero costretto in casa. Così ho potuto viaggiare con la scrittura. E questo mi ha aiutato tantissimo a superare i momenti più duri».

Come Salgari?

«Esatto, lui viaggiava tanto con l'immaginazione. Io ho fatto lo stesso. E' stata la medicina più sicura, almeno per l'anima».

Eymerich non tornerà più?

«Diciamo che nel finale ho lasciato uno spiraglio. D'altra parte non ho un atteggiamento alla Conan Doyle, che si era stancato del suo personaggio. Credo che sentiremo parlare di Eymerich ancora, soprattutto come personagio multimediale. Stanno preparando un videogioco su di lui. Sarà il primo con testo anche in latino».

Si parlava anche di un film.

«Hanno acquistato i diritti ma non si è mai fatto. Rimane comunque un personaggio apprezzato, questo libro è alla terza ristampa, il primo è un longsellers da 16 anni. Ho molti lettori giovani, tanti studenti universitari».

Merito della scelta della letteratura fantastica?

«Un genere che ha tanti meriti, che permette di parlare dell'oggi. La fantascienza ha anticipato 40-50 anni fa il mondo che viviamo adesso.»

Controllo sociale e manipolazione dell'immaginario collettivo.

«I romanzi sono ambientati nel passato e nel futuro. Ma parlano dell'oggi. Abbiamo politici che possono mentire tranquillamente, dire bugie evidenti e così influire sull'opinione pubblica, sull'immaginario collettivo».

Ma si può controllare la massa nonostante i molteplici strumenti di comunicazione?

«Quando gli strumenti sono tantissimi è come se non ci fossero. Una volta si sapeva che i lettori dei giornali, pur essendo una minoranza, erano avvertiti di quello che leggevano. Ora tra tv e internet si accavallano le notizie e non si capisce più nulla. E lo dico io che con il computer vivo in simbiosi. L'unico rimedio restano i vecchi classici libri cartacei».

La Sicilia delle baronie del '300 assomiglia a quella di oggi.

«Mi pare di essere stato esplicito, scrivendo che allora c'era gente che cambiava schieramento al di là di ogni idea. E' la Sicilia di oggi. Ma non vale solo lì».

Goffredo Fofi scrisse di Eymerich come "il più importante personaggio letterario" degli ultimi lustri.

«Forse ha cambiato idea, visto che ha criticato la violenza di altri miei romanzi come "Noi saremo tutto" sui gangster. Comunque io insisto e sto scrivendo un lungo romanzo che collegherà "Antracite" a "Noi saremo tutto" sulla nascita del movimento operaio negli Stati Uniti, attraverso le storie degli anarco-libertari».

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Su LA REPUBBLICA XL, Filippo La Porta recensice REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 9. febbraio 2011 22:56

DISCHI VOLANTI PER IL GRAN FINALE DELL'INQUISITORE
di Filippo La Porta (da XL, febbraio 2011)

 

Evangelisti è il più anarchico e visionario narratore pulp dell'Italia contemporanea. Erudito e fumettistico, rimescola cabala e Indiana Jones, teologia e Frankenstein, sovrapponendo i piani temporali.

Qui siamo alla fine del ciclo di Nicolas Eymerich, inquisitore del Regno d'Aragona (XIV secolo), devoto alla ragione, impegnato a battere l'eresia con ogni mezzo (da tempo uno dei pochi personaggi memorabili della nostra narrativa). Apparizioni di dischi volanti lo chiamano a Palermo (invasa dall'immondizia) e poi a Napoli. Incontra mostri animaleschi e bambini senza arti. E scopre che la battaglia finale contro il Maligno si svolgerà dentro di lui. Parallelamente, l'infermiera Lilith deve eliminare gli psichiatri che intendono "guarire" l'umanità con elettroshock collettivi...

Evangelisti ci piace perché attraverso una sfrenata immaginazione, di tipo epico-storico, persegue la sua personale riflessione morale, sul potere, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, che invano cercheremo oggi nella cultura alta.

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Evangelisti intervistato da WIRED TV

by Eymerich 1. febbraio 2011 23:55

L'intervista, alla tv on line legata alla notissima rivista Wired, la trovate qua.

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PULP di gennaio-febbraio 2011 dedica copertina e articolo iniziale a Valerio Evangelisti

by Eymerich 23. gennaio 2011 23:42

Ecco la copertina di Pulp di gennaio-febbraio 2011. All'interno una lunga intervista a Valerio Evangelisti, di Gianluca Mercadante.

Altra intervista a Evangelisti su Metal Hammer di gennaio, a firma Simone Sacco.

  

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Salvatore Cavalieri recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS su KOM-PA.NET

by Eymerich 21. gennaio 2011 22:11

CHE EYMERICH SIA CON VOI
di Totò Cavalieri

[Kom-pa.net è una testata legata al centro sociale palermitano ZetaLab, sgomberato e nuovamente occupato durante il 2010.]

 

Come un'occupazione universitaria mi fece appassionare a un inquisitore 

Nel 1997 partecipai all'occupazione della Facoltà di lettere e filosofia di Palermo. Si protestava contro la riforma dell'università targata Luigi Berlinguer. Quella che avrebbe dato vita alle Sissis, ai crediti formativi, al 3+2... e che di fatto avrebbe cominciato lo smantellamento dell'università pubblica, poi proseguito dalla Moratti e concluso in questi ultimi giorni dalla Gelmini. Era un movimento che protestava contro un governo di centrosinistra da sinistra e, per quanto lungimirante e puntuale, non ebbe il consenso che col senno di poi avrebbe meritato.

A conclusione dei due mesi di occupazione ottenemmo, attraverso una micro-vertenza interna alla facoltà, la creazione di una piccola biblioteca gestita dagli studenti che intitolammo, sull'onda delle suggestioni derivate dalla lettura dei testi di Foucault, Potere e sapere.Biblioteca che, per quanto ne sappia, dovrebbe essere ancora lì. L'allora preside della facoltà, però, impose, per una distorta interpretazione del concetto di partecipazione plurale degli studenti, che i libri della biblioteca venissero scelti attraverso delle liste presentate da tutti i diversi gruppi studenteschi presenti in facoltà, Comunione e liberazione compresa.

Fu così che i giovani ciellini, con intento egemonico e colonizzatore, imposero una lista di libri in cui, tra un libro di storia della Chiesa e uno di dottrina dello Spirito, campeggiava anche un Manuale dell'inquisitore di tale Nicolau Eymerich, inquisitore domenicano vissuto in Catalogna nel XIV secolo. Neanche a dirlo, quella scelta provocò grande scandalo tra noi giovani militanti, tanto foucaultiani quanto oltranzisti, esterrefatti nel vedere sugli scaffali della neonata biblioteca quel manuale della cieca obbedienza alla crudeltà del potere così prossimo, data anche la beffarda vicinanza alfabetica degli autori,  alla Volontà di sapere, nostro vero e proprio testo sacro. Da lì a poco, nella foga di denunciare la povertà culturale degli odiosi ciellini, ci mettemmo a sfogliare, nell'abbondanza di tempi morti che solo una facoltà di lettere e filosofia sa concedere, quel manuale a modo suo paradossalmente maledetto.

Sarebbero passati ancora un paio di anni prima di scoprire quanto contenuto sovversivo quella lettura poteva contenere se soltanto si estremizzava il punto di vista. Avrei infatti scoperto che uno scrittore italiano, tale Valerio Evangelisti, di sicuro non vicino a cielle, aveva iniziato addirittura una saga di romanzi in cui l'inquisitore Nicolas Eymerich, liberamente ispirato al vero personaggio storico, era il protagonista.

Fu per me praticamente impossibile sottrarmi alla lettura e, dopo il primo assaggio, iniziare a seguire la variegata produzione dell'autore: dalla saga sul Metallo all'epico Noi saremo tutto, dagli interventi su Carmillaonline Magus la trilogia su Notradamus. Ma soprattutto, una volta all'anno, quando mi sento un po' giù di corda, mi concedo la lettura di uno dei romanzi della saga dell'inquisitore Eymerich, vera iniezione di determinazione e sana spietatezza.

Eymerich è l'anti-eroe perfetto

ImageE' da poco uscito nelle librerie (dopo 16 anni, 10 romanzi, 4 racconti, 2 fumetti ed un radiodramma), Rex tremendae maiestatis, quello che, a quanto pare, è destinato ad essere il capitolo conclusivo della saga di Eymerich. Salvo ripensamenti o ritorni di fiamma, tra l'altro niente affatto improbabili, si conclude così l'epopea di uno dei personaggi più complessi e più riusciti della letteratura seriale italiana degli ultimi decenni.

Eymerich è un personaggio assoluto: spietato ma non sadico, irreprensibile ed intelligentissimo, campione di coraggio e a tratti anche goffo, con una terribile fobia per gli insetti e una immensa repulsione per il contatto fisico.

Tutto ciò fa di Eymerich l'anti-eroe perfetto. E' l'esatto opposto dell'eroe romantico detentore di tutte le virtù e, ancor di più, del protagonista irrisolto e imprigionato in drammi esistenziali tipico del romanzo borghese. Al tempo stesso, però, Eymerich si colloca a distanza siderale anche dai personaggi letterari semplicemente cattivi, siano essi serial killer, gangster o geni del male di ogni sorta. Tutte le azioni di Eymerich, condanne a morte e torture incluse, non sono, infatti, conseguenza della volontà di perseguire il male, quanto piuttosto dell'assoluta abnegazione al bene supremo, che nella sua logica ferrea corrisponde con l'interpretazione domenicana della dottrina della chiesa cattolica.

Ciò che è peggio è che il lettore non può fare a meno di immedesimarsi con lui: apprezzarne l'intelligenza, condividerne la logica e, infine, sposarne la causa. Tanto che non si può che esultare quando arrivano i capitoli con torture o particolari efferatezze, perché è lì che l'inquisitore dà il meglio di sé. Io stesso, lo confesso, mi sono trovato improvvisamente a pensare “sì, tira quella corda, fagli saltare le braccia, è chiaro che ti vuole prendere per il culo il bastardo!!!

Ed è proprio in questi momenti che la logica, aberrante ed al tempo stessa perfetta dell'inquisitore, emerge in tutta la sua perversione. Eymerich sa bene che la tortura può estorcere qualsiasi tipo di confessione e quindi sa anche che la si deve proporre soltanto quando si è già certi della colpevolezza al fine di perseguire il beneficio, non soltanto della comunità cristiana, ma anche del reo confesso che ha evidentemente necessità di questo tipo di aiuto. Per questo, se certe sofferenze devono essere inflitte, allora lo si deve fare con gioia, perché in questo modo si accontenta il volere del Signore, ma al tempo stesso senza intento sadico, perché sennò vorrebbe dire peccare di superbia nel sostituirsi alle determinazioni dell'altissimo.

Rex Tremendae Maiestatis

ImageBasta leggere la quarta di copertina di quest'ultimo Rex Tremendae Maiestatis per capire di trovarsi di fronte qualcosa di assolutamente fuori dal comune.

Come fanno a stare assieme le lotte baronali della Sicilia del XIV secolo con i giganti cannibali? E le dispute interne alla cristianità con i dischi luminosi? Mettiamoci anche due sottotrame, una ambientata in un lunare capodanno del 3000 ed una in cui vengono raccontati i primi anni di vita di un Nicolas Eymerich tormentato da una madre angosciantemente anaffettiva, e si capirà che c'è davvero di tutto.

Ciò che sorprende maggiormente dei romanzi di Evangelisti è che a fronte di una mole di lavoro evidentemente impressionante ne escono fuori romanzi decisamente pop. Tra le righe, ma in modo assolutamente armonico nell'economia del testo, si colgono una ricostruzione storica minuziosa (dovuta alla formazione e passata professione di Evangelisti), una conoscenza dei testi sacri impressionante e competenze in materia di alchimia e negromanzia che hanno del maniacale. Nonostante questo ci troviamo di fronte a romanzi assolutamente di genere.

Evangelisti a questo proposito ha dato  vita ad una vera e propria battaglia culturale a favore della paraletteratura, a patto che questa serva ad abbattere steccati e non a creare clichè. In una mole notevole di saggi concentrati in tre raccolte (Alla periferia di Alphaville, Sotto gli occhi di tutti - Ritorno ad Alphaville, Distruggere Alphaville), prende le difese della letteratura di genere, dei prodotti delle subculture più sotteranee, fino ad arrivare all'elogio del cinema bruttissimo, per la capacità di questi di raccontare il reale in modo più appropriato e diretto della cosiddetta letteratura alta. Come spiega in Apologia della sottoletteratura: “E poi, chi ha saputo descrivere meglio il proprio tempo e i suoi problemi? Sue o Mérimée? Manchette o Francoise Sagan? Dick o Updike? Ellroy o Leavitt? Lucarelli o Cotroneo? Via, non scherziamo...”

Eymerich è stato qui

ImageIn quest'ultimo episodio padre Nicolas viene inviato in Sicilia da Re Pietro IV d'Aragona,  il Cerimonioso, al fine di indagare su strani fenomeni, ma ancor più per sedare i conflitti decennali e condurre una mediazione conveniente a papa Gregorio XI. Arrivato sull'isola l'inquisitore si troverà di fronte una situazione in cui, al di là dei poteri nominali, il vero potere è esercitato dai baroni: i Ventimiglia, i Chiaramonte (a Palermo), gli Alagona, i Lanza, interessati esclusivamente alla propria piccola fetta di potere ed in continuo conflitto reciproco.

Alla fine padre Eymerich riuscirà a concludere una mediazione, quella del 31 marzo del 1372 a Napoli con la conferma a Giovanna d'Angiò del titolo di regina di Sicilia e a Federico IV d'Aragona  il Semplice quello di re di Trinacria. Il tutto, ovviamente, in seguito al giuramento con cui si assicura obbedienza a papa Gregorio XI e ci si impegna a favorire la rinascita in Sicilia dell'Inquisizione dell'errore eretico.

Arrivando a Palermo Eymerich, per nulla avvezzo a considerazioni estetiche, fu comunque colpito dalla assoluta bellezza della città. Seguendo i corsi del Kemonia e del Paireto rimase impressionato dalla ricchezza di Palermo. Venne certo turbato dalla vicinanza oltraggiosa del quartiere ebraico (incastonato tra Cassaro e Calderai) alla chiesa di San Domenico, antica sede dell'inquisizione, ma tutto il disprezzo lo indirizzò alla goffaggine, la cupidigia e l'arroganza di certi governanti capaci di permettere che cumuli di immondizia sommergessero la città. Già allora, a quanto pare, Palermo non aveva paragoni in Europa, tanto per bellezza quanto per malaffare.

Restò invece assolutamente estasiato dallo splendore e dalla bellezza di Palazzo Chiaramonte (l'attuale palazzo Steri), residenza di Manfredi Chiaramonte e della sua corte, che soltanto alcuni secoli dopo sarebbe diventato sede dell'inquisizione, per arrivare poi ai giorni nostri a divenire sede del rettorato di Palermo e, tanto per tornare al punto da cui eravamo partiti, sempre più spesso teatro delle manifestazioni di protesta dei movimenti universitari.

C'è da sperare allora che quell'antico passaggio di Eymerich dall'odierno rettorato sia di buon auspicio e che l'antica disprezzo nei confronti dei Chiaramonte aleggi ancora per quelle mura e si indirizzi agli ancora più ridicoli potentati attuali.

Del resto, uno come il magister è sempre meglio averlo dalla propria parte.

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REX TREMENDAE MAIESTATIS recensito da MILITANT

by Eymerich 28. dicembre 2010 22:37

del Collettivo Militant di Roma

 

Nicolas Eymerich, l’inquisitore generale d’Aragona, il persecutore impietoso dell’errore eretico, cane di Dio e braccio armato della Chiesa, ritorna dopo un’assenza durata tre anni. La notte del 30 settembre del 1371 a Barcellona, nel monastero di Nostra Signora di Monte Sion, dov’era detenuto prima di suicidarsi, il corpo dell’ebreo convertito Ramòn de Tàrrega, alchimista e negromante, scompare misteriosamente. Al suo posto rimangono solo i resti grotteschi di un uomo dalle fattezze porcine e un libro di magia, il Liber Aneguemis. L’inquisitore ne seguirà le tracce lungo le rotte del Mediterraneo che lo porteranno prima in Sardegna, poi in Sicilia e quindi a Napoli armato solo della sua logica e della sua fede incrollabile. Nel frattempo, subito dopo il capodanno dell’anno 3000, la navetta spaziale Kraeplin III proveniente da Paradice sta riportando sulla Luna l’infermiera Lilith, pronta a fare strage dei membri della stazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Mentale.

Inizia così il nuovo libro della saga di Eymerich. Con il suo nuovo lavoro Evangelisti dà ancora una volta prova di quanto siano effimeri e facilmente violabili i confini di quella che viene definita spesso con malcelato disprezzo letteratura di genere, dimostrandone invece tutte le enormi potenzialità narrative. Rex Tremendae Maiestatis spazia dal romanzo storico a quello fantascientifico e fantasy, fino a farsi in alcuni passaggi saggio antropologico, politico o di storia delle religioni. La capacità dimostrata da Evangelisti di essere estremamente attuale e contemporaneo pur narrando vicende così lontane sia nel tempo che nello spazio ci era nota da tempo, eppure ogni volta non riusciamo a non restarne sorpresi. Tanto per fare un esempio, alcune delle considerazioni sulle baronie che si spartivano la Sicilia nel medioevo potrebbero tranquillamente essere trasposte tal quali a qualche segreteria di partito.

<Quanto sono potenti questi Lanza?> chiese Eymerich. <Molto. Non vi saprei dire con precisione quanto. Hanno terre da qualche parte. Vaste estensioni> <Amici o nemici dei Chiaromonte? Catalani o Latini?> <Non lo so, e penso che non lo sappiano nemmeno loro. In quest’isola passare da un partito all’altro è un evento quotidiano>. E ancora: L’allusione ai suoi ripetuti cambiamenti di partito non turbò Giovanni Chiaromonte. <Noi facciamo solo i nostri affari, e questo può comportare scelte a volte divergenti. Che scopo ha la politica se non il guadagno?. Le libertà comunali che la plebe reclamava, dopo aver scacciato i francesi, ci avrebbero ridotti alla miseria. Ciò sarebbe stato di beneficio, a noi o al popolo che tuteliamo?>

E stessa cosa vale per le riflessioni sui dispositivi di controllo sociale e di massa, sul ruolo dei miti e sulla loro manipolazione oppure su quale importanza assuma oggi la battaglia che si sta combattendo (ma sarebbe più coretto scrivere che ci stanno facendo) nel campo dell’immaginario collettivo. Non si trattava né di un paradiso né di un inferno. Eymerich coglieva immagini fugaci di conflitti ferini, di schiavismi ispirati a a regole astratte di convenienza, di aggressioni tribali. Non sapeva quale epoca stesse osservando: aveva l’impressione di abbracciarle tutte quante. Il mosaico che stava contemplando pareva avesse un unico movente: fare proprie ricchezze comuni e piegare chi ne era espropriato. Magari ucciderlo. Una legge che aveva dominato sulla terra prima ancora che l’uomo assumesse la forma attuale.

Questo capitolo della saga ha però altre peculiarità legate forse al fatto che nell’intento dell’autore dovrebbe essere quello conclusivo. Evangelisti ci racconta dell’infanzia di Eymerich, ne tratteggia in maniera più nitida i risvolti psicologici che ne hanno forgiato il carattere e così facendo risponde a molti degli interrogativi che erano stati sollevati nei libri precedenti. L’inquisitore ha inoltre superato i 50 anni, un’età considerevole per l’epoca in cui vive, e inizia a dover fare i conti con la caducità del proprio corpo e con le debolezze, un tempo da lui aborrite, che in qualche modo ne derivano.

Un ulteriore motivo d’interesse è dato poi dal ritorno della figura femminile che già era stata al centro de Il castello di Eymerich e che ne aveva scalfito la misoginia. Insomma, senza andare oltre con le anticipazioni, secondo noi le ragioni per comprare e soprattutto leggersi questo libro ci sono tutte. Chiudiamo però con una chicca, a pagina 87 del libro Evangelisti fa dire a Eymerich: La Chiesa, epurandosi, si rafforza, attribuendo la citazione al vescovo Ippolito. Sinceramente ce la ricordavamo molto simile ma in bocca ad un altro personaggio; pelato, col pizzetto e sicuramente a noi molto più caro. A voi non ricorda proprio nessuno?

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Su IL MANIFESTO Mauro Trotta recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

by Eymerich 26. dicembre 2010 23:11

L'ULTIMA ALCHIMIA DELL'INVESTIGATORE NICOLAS EYMERICH
di Mauro Trotta (da il manifesto, 24 dicembre 2010)

 

Era il 2 ottobre 1994 quando apparve il primo romanzo, intitolato Nicolas Eymerich, inquisitore, di una serie destinata a sconvolgere l'idea stessa di fantascienza. Nessuno all'epoca immaginava che quel numero 1241 di Urania non solo avrebbe rappresentato il vero atto di nascita di una science fiction italiana, ma che a partire da quel momento i confini di quel genere letterario si sarebbero allargati fino quasi a diluirsi, inglobando - o essendo inglobati da - romanzo storico, psicologia del profondo, esoterismo e alchimia, oltre a fattori già utilizzati come critica sociale, politica, attualità. Con Valerio Evangelisti, insomma, e con il suo inquisitore generale d'Aragona, vissuto nel XIV secolo, non soltanto nasceva la fantascienza italiana, ma nasceva già adulta e, forse, si prefigurava il crepuscolo di tutto il genere.

Ora, a distanza di sedici anni, esce in libreria quello che dovrebbe essere il capitolo finale della saga, Rex tremendae maiestatis. Il primo piacere nel leggerlo sta nello scoprire che gli elementi e alcuni personaggi caratterizzanti la serie ci sono tutti. Ancora una volta la vicenda si svolge su piani temporali diversi, l'epoca di Eymerich e un lontanissimo futuro, l'anno 3000. Di nuovo al centro della trama c'è un libro di magia, il Liber Vaccae. Ritorna, ma con una funzione in qualche modo differente rispetto agli episodi precedenti, quello che rappresenta l'unico punto debole, e il più grande terrore dell'inquisitore, la donna, o meglio l'eterno femminino. Compaiono mostri e fenomeni inspiegabili su cui il domenicano dovrà indagare. Nuove teorie scientifiche si intrecciano con antiche concezioni alchemiche. Ci sono, poi, novità davvero «stuzzicanti». Si assiste per la prima volta ad episodi dell'infanzia dell'inquisitore, fatti che ne hanno profondamente influenzato il carattere e la visione del mondo. E, soprattutto, diversamente dai libri precedenti, Eymerich si troverà a intraprendere un percorso che in qualche maniera lo modificherà, conducendolo al suo destino, a essere, ietzscheanamente, quello che è.

Il tutto narrato con la consueta maestria da Valerio Evangelisti. Maestria nella scrittura, agile e tagliente quasi come il protagonista. Maestria nella caratterizzazione dei personaggi. Maestria nella costruzione dell'intreccio e nella gestione della suspence. E così tra riferimenti nemmeno troppo nascosti al nostro presente - la Sicilia dominata dai baroni, avidi e stupidi, con Palermo sepolta dall'immondizia, ad esempio - e richiami ad antiche leggende, come quella di Castel dell'Ovo a Napoli, la storia conduce il lettore attraverso i luoghi forse più densi di fascino e significato del Mediterraneo: Palermo e Napoli, appunto, ma anche la Sardegna e Barcellona. Il tutto arricchito da echi della narrativa di Philip K. Dick, ma pure rinvii alla teoria della curvatura spazio-temporale o agli archetipi junghiani o ancora all'utilizzo dell'elettroshock di massa. Senza trascurare vere e proprie citazioni più «popolari», per esempio del Gesù bambino di Dario Fo o della famosa massima di Sherlock Holmes secondo la quale «scartato l'impossibile, l'improbabile può racchiudere la verità» e che lo stesso Eymerich si incarica di rivoltare nel suo esatto opposto. E forse, il riferimento all'investigatore per antonomasia può autorizzare a sperare che anche Evangelisti, come avvenuto in precedenza ad Arthur Conan Doyle, richiamerà dall'oblio a cui è destinato, il proprio personaggio, riportando ancora una volta sulla pagina scritta l'inquisitore Nicolas Eymerich.

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