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Copyright Gigliola Chisté 

UN UNIVERSO ACCELERATO

(Articolo apparso su Liberazione, 2000)


Internet e la fantascienza sembrerebbero il connubio ideale. In apparenza lo sono. Quando il Web era ancora agli inizi, la fantascienza, attraverso la corrente letteraria (ma non solo letteraria) del cyberpunk, descriveva in dettaglio tutte le sue potenzialità, le sue promesse e le sue minacce. Gli forniva anzi buona parte del vocabolario atto a descriverlo, a partire dall'uso quasi ossessivo del prefisso cyber.
Questo rapporto, naturale e stretto, si è perpetuato fino ai giorni nostri. Oggi, come ieri e più di ieri, Internet conta una miriade di siti dedicati alla fantascienza letteraria e cinematografica, alle serie di telefilm, alle manifestazioni e ai premi, ad archivi e riviste. Un repertorio della fantascienza in rete occuperebbe certo un grosso volume, più grosso, credo, di qualsiasi altro consacrato alle risorse del Web.
Lascio quindi ad altri volonterosi l'incarico di specificare indirizzi e siti. Giusto per dovere patriottico segnalo alcuni prodotti italiani di notevole qualità, come le e-zines Delos, Corriere della fantascienza e Intercom, facilmente rintracciabili con i motori di ricerca. Con l'avvertenza che, almeno nei primi due casi, non sfuggono alla grande maledizione di Internet. Su cui voglio spendere due parole, perché ha un riferimento molto forte alla questione dei nessi tra rete e comunismo.
Su Internet si viaggia veloci. E' un po' la regola dei computer, ma è molto di più quella del sistema di comunicazione che sui computer si è modellato. Un messaggio di posta elettronica, se è davvero tale, non somiglia per nulla alle lettere che si scrivevano un tempo, a mano oppure a macchina. Di norma è molto più stringato, e viene scritto in fretta per essere letto in fretta. Spesso l'estensore è addirittura consapevole che, se il testo è lungo, non verrà letto per intero; di conseguenza, si sforza di dare risalto, in poche frasi, ai contenuti che vuole che l'interlocutore recepisca, lasciando il resto di contorno. Addirittura, ricorre alle sigle (IMHO, ROFL, ecc.) per esprimere interi concetti, e manifesta il proprio stato d'animo ricorrendo alle famose "faccine": sintetiche stilizzazioni di sorrisi, moti di perplessità e scoppi di stizza.
L'utente medio di Internet ha fretta, per svariati motivi: la bolletta telefonica si gonfia, ha una valanga di messaggi a cui rispondere (un tempo si riceveva a dir molto una lettera alla settimana, oggi possono essere decine, o anche centinaia, ogni giorno), deve esplorare nuovi siti, ha da scrivere un articolo per Liberazione, vuole scaricare il crack dell'ultimo programma apparso in versione dimostrativa, teme imminente l'ennesimo blocco di Windows. E così via.
E' una fretta connaturata, che sta già facendo vittime illustri. Una è l'inglese, divenuto sì lingua universale, ma al prezzo di trasformarsi in una pappa amorfa, tanto semplice quanto lontana da ogni risonanza letteraria: una neolingua degna di Orwell. Un'altra è il mondo dell'editoria, che tenta di riacchiappare il mondo sfuggente della comunicazione in rete coltivando progetti patetici sul libro elettronico: come se la rapidità di lettura nata col Web non avesse condannato in partenza ogni tentativo di rallentare il ritmo del suo scatenato metabolismo. Del resto, chi mai leggerebbe Dante o Tolstoj sul proprio televisore, sia pure ridotto a dimensioni tascabili?
Internet è fatta per i testi concisi, facili da scorrere e ricchi di riferimenti ipertestuali. E' la sua natura. Basti vedere una sua proiezione esterna, vale a dire le enciclopedie su CD. Non somigliano affatto alle enciclopedie vere: ogni tema, anche il più complesso, vi è riassunto in poche righe, che dicono poco o nulla. Più abbondanza di filmati e di figure. E sto parlando dei CD, vale a dire di un supporto sottratto alla frenesia della rete. In quest'ultima i tempi sono molto più veloci.
Dove voglio arrivare? Semplicemente a dire che anche la fantascienza in rete si adegua alla regola della fretta. Su centinaia, o forse migliaia di siti di science fiction, sono un pugno quelli dedicati alla riflessione sull'argomento trattato. Prevalgono invece, e largamente, i repertori informativi, gli editoriali acritici, i commenti privi di profondità. Nella maggior parte dei casi, non è la fantascienza provocatoria, ambigua, perturbante, radicale a emergere. Siti descrittivi aderiscono a una materia fatta non di contenuti, ma di immagini atte a provocare un (moderato) stupore. Immagini costituite soprattutto da oggetti: astronavi fantasiose, alieni zoomorfi, paesaggi planetari bizzarri, meraviglie tecnologiche complicate.
Emerge raramente, nel Web, la fantascienza metaforica e allusiva al presente tipica dei decenni corsi (saltando lo squallore degli anni Ottanta). Le eccezioni si trovano, in Italia e nel mondo. Ma l'impressione generale è che - se il medium è il messaggio - la velocità del mezzo inciti all'assenza di approfondimento. Se ci si sofferma, si stampa e si legge con cura, i temi si trovano; ma se l'imperativo è "navigare" (con l'impeto di un motoscafo), non si troverà un bel nulla, salvo una serie di scene suggestive.
Personalmente sono convinto della validità e dell'insostituibilità di Internet: ci sguazzo da quando è nata. Però sono anche persuaso che si tratti di uno strumento da adeguare alle proprie esigenze, impedendo che accada il contratto, e cioè che siano le esigenze ad adeguarsi allo strumento
Attualmente il Web vive una fase di transizione. E' uscito dalla vita di frontiera dei primi anni, quando tutto era lecito e utenti comuni, hackers, pornografi e pazzoidi convivevano in una gioviale fratellanza. Si sono affacciati gruppi economici e di potere, alleati tra loro, mossi dall'interesse di piegare lo strumento ai propri fini (i primi trasferendovi le transazioni borsistiche e il commercio, i secondi ponendo paletti alla libertà di fruizione).
Nella visione degli uni e degli altri, Internet, dopo essere stata tanto a lungo demonizzata, è destinata a divenire una sorta di tv interattiva, e perciò più coinvolgente di quella ordinaria. Non è un caso se i supplementi de La Repubblica dedicati alla Borsa dedicano al Web la maggior parte delle loro pagine; se giornalisti che prima demonizzavano la rete, ora vi scoprono un nuovo Eldorado; se una pletora di provvedimenti governativi rende complicatissima, per il singolo, la registrazione di un dominio in Italia; se preti lunatici e poliziotti zelanti passano la giornata attaccati allo schermo di un pc, alla ricerca di trasgressioni da colpire (magari, se mancano, creandole essi stessi).
Il fine di tutti costoro è una nuova televisione molto più onnivora di quella tradizionale. In questo senso, la velocità della comunicazione va loro benissimo. Già i telegiornali rifuggono da ogni approfondimento, e propongono ridde di immagini senza profondità, tanto evanescenti quanto innocue. Un domani, Internet potrebbe fornire il modello di una tv ideale, in cui lucenti astronavi alla Star Trek e conflitti etnici o sociali, quadri di miseria, rivolte e proteste si fonderebbero senza soluzione di continuità. Fino a fornire una gigantesca melassa in cui l'informazione è fin troppa, la comunicazione è blanda e la riflessione è nulla.
Per fortuna, il sistema contiene i propri anticorpi. Internet genera di continuo comunità trasversali, senza limitazioni di frontiere. Agglomera passioni e ne consente lo scambio. E' uno straordinario strumento di agglutinazione. Lo si è visto in tante circostanze, da Seattle a Nizza. Se la riflessione viaggia ancora su altri binari, il segnale convenuto, l'inarcarsi complice di un sopracciglio, il gesto di riconoscimento, persino l'aggregarsi e l'organizzarsi vi trovano un veicolo ideale.
E la fantascienza? Be', lo aveva previsto. La bibliografia occuperebbe troppo spazio. Limitatevi a credermi.