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Internet e la fantascienza sembrerebbero il connubio ideale. In
apparenza lo sono. Quando il Web era ancora agli inizi, la fantascienza,
attraverso la corrente letteraria (ma non solo letteraria) del
cyberpunk, descriveva in dettaglio tutte le sue potenzialità,
le sue promesse e le sue minacce. Gli forniva anzi buona parte
del vocabolario atto a descriverlo, a partire dall'uso quasi ossessivo
del prefisso cyber.
Questo rapporto, naturale e stretto, si è perpetuato fino ai giorni
nostri. Oggi, come ieri e più di ieri, Internet conta una miriade
di siti dedicati alla fantascienza letteraria e cinematografica,
alle serie di telefilm, alle manifestazioni e ai premi, ad archivi
e riviste. Un repertorio della fantascienza in rete occuperebbe
certo un grosso volume, più grosso, credo, di qualsiasi altro
consacrato alle risorse del Web.
Lascio quindi ad altri volonterosi l'incarico di specificare indirizzi
e siti. Giusto per dovere patriottico segnalo alcuni prodotti
italiani di notevole qualità, come le e-zines Delos, Corriere
della fantascienza e Intercom, facilmente rintracciabili
con i motori di ricerca. Con l'avvertenza che, almeno nei primi
due casi, non sfuggono alla grande maledizione di Internet. Su
cui voglio spendere due parole, perché ha un riferimento molto
forte alla questione dei nessi tra rete e comunismo.
Su Internet si viaggia veloci. E' un po' la regola dei computer,
ma è molto di più quella del sistema di comunicazione che sui
computer si è modellato. Un messaggio di posta elettronica, se
è davvero tale, non somiglia per nulla alle lettere che si scrivevano
un tempo, a mano oppure a macchina. Di norma è molto più stringato,
e viene scritto in fretta per essere letto in fretta. Spesso l'estensore
è addirittura consapevole che, se il testo è lungo, non verrà
letto per intero; di conseguenza, si sforza di dare risalto, in
poche frasi, ai contenuti che vuole che l'interlocutore recepisca,
lasciando il resto di contorno. Addirittura, ricorre alle sigle
(IMHO, ROFL, ecc.) per esprimere interi concetti, e manifesta
il proprio stato d'animo ricorrendo alle famose "faccine": sintetiche
stilizzazioni di sorrisi, moti di perplessità e scoppi di stizza.
L'utente medio di Internet ha fretta, per svariati motivi: la
bolletta telefonica si gonfia, ha una valanga di messaggi a cui
rispondere (un tempo si riceveva a dir molto una lettera alla
settimana, oggi possono essere decine, o anche centinaia, ogni
giorno), deve esplorare nuovi siti, ha da scrivere un articolo
per Liberazione, vuole scaricare il crack dell'ultimo programma
apparso in versione dimostrativa, teme imminente l'ennesimo blocco
di Windows. E così via.
E' una fretta connaturata, che sta già facendo vittime illustri.
Una è l'inglese, divenuto sì lingua universale, ma al prezzo di
trasformarsi in una pappa amorfa, tanto semplice quanto lontana
da ogni risonanza letteraria: una neolingua degna di Orwell.
Un'altra è il mondo dell'editoria, che tenta di riacchiappare
il mondo sfuggente della comunicazione in rete coltivando progetti
patetici sul libro elettronico: come se la rapidità di lettura
nata col Web non avesse condannato in partenza ogni tentativo
di rallentare il ritmo del suo scatenato metabolismo. Del resto,
chi mai leggerebbe Dante o Tolstoj sul proprio televisore, sia
pure ridotto a dimensioni tascabili?
Internet è fatta per i testi concisi, facili da scorrere e ricchi
di riferimenti ipertestuali. E' la sua natura. Basti vedere una
sua proiezione esterna, vale a dire le enciclopedie su CD. Non
somigliano affatto alle enciclopedie vere: ogni tema, anche il
più complesso, vi è riassunto in poche righe, che dicono poco
o nulla. Più abbondanza di filmati e di figure. E sto parlando
dei CD, vale a dire di un supporto sottratto alla frenesia della
rete. In quest'ultima i tempi sono molto più veloci.
Dove voglio arrivare? Semplicemente a dire che anche la fantascienza
in rete si adegua alla regola della fretta. Su centinaia, o forse
migliaia di siti di science fiction, sono un pugno quelli
dedicati alla riflessione sull'argomento trattato. Prevalgono
invece, e largamente, i repertori informativi, gli editoriali
acritici, i commenti privi di profondità. Nella maggior parte
dei casi, non è la fantascienza provocatoria, ambigua, perturbante,
radicale a emergere. Siti descrittivi aderiscono a una materia
fatta non di contenuti, ma di immagini atte a provocare un (moderato)
stupore. Immagini costituite soprattutto da oggetti: astronavi
fantasiose, alieni zoomorfi, paesaggi planetari bizzarri, meraviglie
tecnologiche complicate.
Emerge raramente, nel Web, la fantascienza metaforica e allusiva
al presente tipica dei decenni corsi (saltando lo squallore degli
anni Ottanta). Le eccezioni si trovano, in Italia e nel mondo.
Ma l'impressione generale è che - se il medium è il messaggio
- la velocità del mezzo inciti all'assenza di approfondimento.
Se ci si sofferma, si stampa e si legge con cura, i temi si trovano;
ma se l'imperativo è "navigare" (con l'impeto di un motoscafo),
non si troverà un bel nulla, salvo una serie di scene suggestive.
Personalmente sono convinto della validità e dell'insostituibilità
di Internet: ci sguazzo da quando è nata. Però sono anche persuaso
che si tratti di uno strumento da adeguare alle proprie esigenze,
impedendo che accada il contratto, e cioè che siano le esigenze
ad adeguarsi allo strumento
Attualmente il Web vive una fase di transizione. E' uscito dalla
vita di frontiera dei primi anni, quando tutto era lecito e utenti
comuni, hackers, pornografi e pazzoidi convivevano in una gioviale
fratellanza. Si sono affacciati gruppi economici e di potere,
alleati tra loro, mossi dall'interesse di piegare lo strumento
ai propri fini (i primi trasferendovi le transazioni borsistiche
e il commercio, i secondi ponendo paletti alla libertà di fruizione).
Nella visione degli uni e degli altri, Internet, dopo essere stata
tanto a lungo demonizzata, è destinata a divenire una sorta di
tv interattiva, e perciò più coinvolgente di quella ordinaria.
Non è un caso se i supplementi de La Repubblica dedicati
alla Borsa dedicano al Web la maggior parte delle loro pagine;
se giornalisti che prima demonizzavano la rete, ora vi scoprono
un nuovo Eldorado; se una pletora di provvedimenti governativi
rende complicatissima, per il singolo, la registrazione di un
dominio in Italia; se preti lunatici e poliziotti zelanti passano
la giornata attaccati allo schermo di un pc, alla ricerca di trasgressioni
da colpire (magari, se mancano, creandole essi stessi).
Il fine di tutti costoro è una nuova televisione molto più onnivora
di quella tradizionale. In questo senso, la velocità della comunicazione
va loro benissimo. Già i telegiornali rifuggono da ogni approfondimento,
e propongono ridde di immagini senza profondità, tanto evanescenti
quanto innocue. Un domani, Internet potrebbe fornire il modello
di una tv ideale, in cui lucenti astronavi alla Star Trek e conflitti
etnici o sociali, quadri di miseria, rivolte e proteste si fonderebbero
senza soluzione di continuità. Fino a fornire una gigantesca melassa
in cui l'informazione è fin troppa, la comunicazione è blanda
e la riflessione è nulla.
Per fortuna, il sistema contiene i propri anticorpi. Internet
genera di continuo comunità trasversali, senza limitazioni di
frontiere. Agglomera passioni e ne consente lo scambio. E' uno
straordinario strumento di agglutinazione. Lo si è visto in tante
circostanze, da Seattle a Nizza. Se la riflessione viaggia ancora
su altri binari, il segnale convenuto, l'inarcarsi complice di
un sopracciglio, il gesto di riconoscimento, persino l'aggregarsi
e l'organizzarsi vi trovano un veicolo ideale.
E la fantascienza? Be', lo aveva previsto. La bibliografia occuperebbe
troppo spazio. Limitatevi a credermi.
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