27.3.08

Daniele Barbieri, su IL MANIFESTO, recensisce CONTROINSURREZIONI

di Daniele Barbieri (da Il manifesto, 7 marzo 2008)

Carne e sangue. L’intoccabile Risorgimento nostro va spogliato di retorica e bugie. Ci provano – e ci riescono - Valerio Evangelisti e Antonio Moresco. Letterariamente una strana coppia: il primo un giocoliere della narrativa popolare anzi pulp, amato da chi divora i romanzi e abbastanza ignorato dall’accademia; il secondo uno scrittore più dotto ma defilato dalle scuderie. Hanno un sentire comune: il Risorgimento fu «una rivoluzione tradita» perciò raccontano «di che lacrime grondi e di che sangue» (a proposito di alta retorica e scuola mummificata beccatevi Foscolo).
«Solo la narrativa può restituire, in parte, il sapore di ciò che accade. Gli odori, i colori: una verità che lo storico, vincolato a criteri quantitativi e a valutazioni asettiche, non può permettersi» annota Evangelisti nella sua prefazione. Gli fa eco Moresco nella introduzione per anticipare che ci proporrà Carlo Pisacane, Giacomo Leopardi e Giuseppe Verdi ma anche «due attori porno e un acceleratore sotterraneo di particelle… il tutto in un movimento che lega indissolubilmente, insurrezionalmente, il passato, il presente e il futuro: il futuro che deve ancora succedere e quello che è già successo».
Dunque Controinsurrezioni, da Oscar Mondadori: 124 pagine per 8,40 euro (o euri, come suggeriva Luigi Pintor). La prima metà è quella di Evangelisti. Si apre su un prete liberato – ma c’è il trucco – e sul garibaldino Giovanni Lanzoni sotto le cannonate dei francesi per salvare il Vaticano, «bei figli di troia quelli…vengono da una repubblica però stanno con i papalini». Sono «gli ultimi giorni del giugno 1849, oltre a Roma si bombarda Venezia, ambedue le repubbliche stanno morendo». C’è Garibaldi e c’è un «negro gigantesco e scultoreo… che Garibaldi si è portato appresso dal Sudamerica» (per carità non ditelo a Bossi), vengono inventati i chiodi a tre punte, ci sono le puttane che si ribellano e i gesuiti di nuovo tipo «con marsina e cravatta». E i ricordi del Carnevale romano dove il papato, fino al 1847, consentiva e forse incoraggiava una festa dove «fare ruzzolare l’ebreo più vecchio dentro un barile irto di chiodi». Ma c’è persino una scorreggia che non dimenticherete facilmente, altrettanto significativa di quella al centro del film L’ultimo re di Scozia. Come finì la Repubblica romana forse lo ricordate; in ogni caso Evangelisti dopo ferocia e idealismo, corpi squarciati e strani amori ci consegna «silenzio e brodini», sino alla prossima insurrezione.
La seconda metà del libro, a firma Moresco, è invece una classica sceneggiatura. Si apre sul foyer di un teatro «gremito per la prima di un’opera lirica» con ragazzi che si nascondono dietro il sipario per passare subito a Leopardi su una carrozza. L’azione si sposta su un Carnevale dell’Ottocento dove si danno appuntamento due maschere per incontrare un ragazzo che vuole entrare nei «Buoni Cugini» della Carboneria. Poi «stacco fulmineo» e, per pochi istanti, ecco «due genitali (femminile e maschile) al lavoro in un set porno». Fra orchestrali e linciaggi, tra Leopardi e Paolina che parlano della «guerra di topi e rane» irrompe l’eroico sognatore, il «rivoluzionario integrale», Carlo Pisacane. E anche qui molti ricordano come finì la vicenda storica. Che però Moresco mescola con il sangue di san Gennaro, «l’Italia come un set porno tutto pieno di morti» e – rubando il mestiere ad Evangelisti? - «un gigantesco acceleratore di particelle». Un bellissimo finale di inquadrature che si sovrappongono anche su diversi livelli temporali e mentre «sullo schermo cominciano già a scorrere i titoli di coda» una nuova rivelazione, quasi un omaggio a Dick e alla migliore fantascienza.
Un libro piacevolissimo, un sano antidoto (preventivo) alle eventuali rievocazioni in questo 2008 «anniversario delle barricate di Milano» e - volendo - alle sconfessioni e crocifissioni previste per i 40 anni dal ’68. Si sa che la storia la scrivono i vincitori. Ma a farcene odiare la versione scolastica e quella ufficiale ecco storici perlopiù gonfi di retorica, ragionieri reticenti, analfabeti delle umane passioni e inginocchiati ai Vip. Evangelisti e Moresco sono proprio all’opposto: ribelli e sconfitti, non pentiti, scrivono come meglio non si può. Si intendono alla perfezione «come quei vecchi pistoleri dei western di Sam Peckinpah con i mutandoni di lana, le ossa che scricchiolano e i reumatismi» ma pronti all’ultima sfida, «in pochi contro tanti». Un solo limite. Qui si salvano Pisacane e le «generose sapienti puttane» come è giusto sia ma … anche Garibaldi. No, questo andava evitato in un Paese dove una delle poche certezze nazionali resta quella che di Garibaldi «parlar male non si può». Unico piccolo neo di un libro anti-retorico ma soprattutto avvincente dal primo rigo all’ultima inquadratura.

26.3.08

Notizie varie

Anzitutto, come si vedrà, il sito è in ristrutturazione. Molte foto mancano.

In Polonia, presso la casa editrice Znak di Cracovia, è uscito il romanzo di Valerio Evangelisti Cherudek. Si tratta di una lussuosa edizione di 560 pagine. E' il quarto romanzo di Evangelisti che la Znak traduce (la traduttrice è Joanna Wajs).

Il romanzo di Evangelisti Magus, reclamato da molti, uscirà nella Piccola Bibioteca Oscar Mondadori in aprile, in una nuova edizione. Altri romanzi di Evangelisti sono nel frattempo stati ristampati nella PBO. Per alcuni si tratta della decima o dodicesima ristampa.
In maggio uscirà invece Il collare spezzato in edizione tascabile. E' prevista in ottobre la versione francese del romanzo, presso la casa editrice Metailié. Quella messicana precederà di poco la Fiera del Libro di Guadalajara (Messico, novembre 2008), a cui Evangelisti è invitato.


Nelle settimane scorse Evangelisti è stato a Sansepolcro, in Toscana (14-16 marzo), dove ha parlato agli studenti della scuola media e, il giorno dopo, ha tenuto una conferenza pubblica sul Messico, in concomitanza con la mostra di foto messicane di Cartier-Bresson.
Il 19-20 marzo Evangelisti è andato invece a Trieste, dove ha presentato un concerto al Tetris Club degli Aghast Insane comprendente un brano scritto da lui, Terrible Mother (vedi qui), e ha sostenuto un incontro di oltre tre ore presso il circolo anarchico Germinal.

Le prossime apparizioni pubbliche di Evangelisti saranno il 5 aprile al centro sociale ex-Emerson di Firenze (nuovo concerto degli Aghast Insane e presentazione di un libro a sostegno del CSOA Crash di Bologna), il 12-13 aprile all'Isola d'Elba, il 2 maggio a Torino presso il CSOA Askatasuna, il 9-12 maggio a St Malo (Francia) per il festival Etonnants Voyageurs, il 17-18 maggio a Este (PD) per una manifestazione dedicata ai giochi di ruolo, il 22-25 maggio a Bastia (Corsica) per il festival Artemare, il 24-29 giugno a Frontignan (Francia) per il festival internazionale del Noir.

Come si può notare dal calendario, Evangelisti non è in grado di accettare ulteriori inviti.

9.3.08

Daniele Barbieri, su L'UNIONE SARDA, recensisce CONTROINSURREZIONI

RISORGIMENTO A QUATTRO MANI. LA NOTTE DEI PATRIOTI VIVENTI
di Daniele Barbieri (da L'Unione Sarda, 4 marzo 2008)

Il talentuoso padre di Nicolas Eymerich riabbraccia il suo antico amore (mai del tutto tradito) di storico? Lo farebbe pensare la copertina di Controinsurrezioni, appena uscito negli Oscar Mondadori (128 pagine, 8,40 euri) dove, sopra un inquietante “tamburino” scheletrito – è un quadro del 1802 di Vincenzo Bonomini - la copertina titola su «Il Risorgimento: una rivoluzione tradita». Ma se così fosse Antonio Moresco, il co-autore, dovrebbe essere un altro storico.

Invece no. Moresco è un romanziere che si muove in un territorio più tradizionale di Evangelisti, pubblicando libri importanti (Gli esordi e Canti del caos per esempio) seppur ben lontani dal successo di vendite dell’inquisitore Eymerich. Ed è Moresco che avendo una sorta di breve sceneggiatura sul Risorgimento propone a Evangelisti in un incontro – tutto sommato casuale – di fare un libro insieme; in sostanza gli chiede un racconto da affiancare al suo. La risposta è un sì convinto. E il risultato è ora sotto gli occhi di chi ama leggere.

Capita spesso che libri “confezionati a tavolino” o miscellanee di più autori risultino artificiosi, freddi. Qui è accaduto il contrario: i due testi si integrano perfettamente pur appartenendo a registri stilistici assai diversi.

Il racconto di Evangelisti ci precipita nel 1849, alle ultime ore della Repubblica Romana. Sullo sfondo il trio Mazzini, Saffi e Armellini ma in primo piano Garibaldi che era lì, «come è stato dappertutto» annota Evangelisti nella prefazione. In primissimo piano invece troviamo sconosciuti insorti e rivoluzionari itineranti: idealisti come il garibaldino Giovanni Lanzoni o mascalzoni come Callimaco Zambianchi che ci disgusta sin dalle prime righe, con un magistrale colpo di scena. Era senza divise la Repubblica romana o forse ne aveva troppe, «oltre trenta diverse». Gente arrivata dalle varie regioni di quella che ancora non si chiamava Italia ma anche Babette von Interlaken, una sorprendente puttana che si presenta così: «io vengo da barricate serie, in Germania, per una cosa chiamata comunismo. Tu nemmeno sai cosa voglia dire, ma molesta una sola delle mie sorelle e ti troverai una pallottola nel cranio». Non è l’unica puttana in armi a difendere la Repubblica: c’è la struggente Sara, un’ebrea disposta a tutto pur di non tornare alle infamie del ghetto papalino. C’è persino Aguyar, un gigantesco «negro» che si è unito a Garibaldi in Sudamerica e che cadrà, combattendo da eroe. C’è il popolino di Trastevere, con le sue virtù e le sue bassezze, come ci sono «signorini di buona famiglia» e opportunisti pronti a diventare i nuovi gesuiti «con marsina e cravatta». Chi ha buona memoria scolastica ricorderà come finì nel 1849. D’altronde, contro quella sorta di “armata Brancaleone” («quattromila circa, quasi tutti appiedati»,) c’era una potente coalizione di austriaci, spagnoli, napoletani e persino francesi. Come poteva finire?

Evangelisti è all’altezza della sua fama; un paio di personaggi indimenticabili, una storia viva di «carne e sangue» come sempre ma con l’amarezza dei sempre sconfitti e mai arresi. Sorprendenti invece, soprattutto per chi non conosce Moresco, il ritmo, i contenuti e i colpi di scena della sceneggiatura che incontriamo nella seconda metà del libro. Siamo nel 1848 con Giuseppe Verdi e con il «rivoluzionario integrale» Carlo Pisacane che dovrebbe imbarcarsi su «un piroscafo per Cagliari» e invece decide di “dirottare” su Ponza e inconsapevolmente marcia verso la disfatta finale, a Sapri. Ma la regia salta dal 1800 a oggi con non poche provocazioni (alcune geniali): il lucidissimo pessimismo di Giacomo Leopardi e il suo racconto della guerra fra topi e rane; l’Italia d’oggi inquadrata «come un set porno tutto pieno di morti»; le cinque giornate di Milano; un «gigantesco acceleratore di particelle»; il piccolo amore fra il giovane patriota e la modista Orsina; il volto di Cavallo Pazzo assassinato; i riti dei «Buoni cugini» cioè della Carboneria;i pestaggi a Genova 2001; i lazzaroni che a Napoli danno la caccia ai giacobini; per tornare sul palcoscenico da cui eravamo partiti (neanche a dirlo l’opera è il «/Nabucco/») e catapultarci in un finale visivo così controcorrente che potrebbe essere stato inventato da una delle tre “divine” Ku del cinema, ovvero Kurosawa, Kubrick e Kusturica.

Strepitoso. Avvincente, pagina dopo pagina. Molto di più non si deve aggiungere (sulla due trame della tela) perché si svelerebbero alcuni colpi “di teatro” che gli autori giustamente centellinano, ora sparigliando le carte e ora calando un sette bello.

Oltre la piacevolissima lettura c’è il senso di questa operazione. Se in copertina il Risorgimento ha la maiuscola d’obbligo, poi la prefazione di Evangelisti e quella di Moresco ne contestano la sacralità: «quando si mette la maiuscola si dà avvio a un processo di imbalsamazione». Quel mitico Risorgimento, polemizza Evangelisti, «è onnipresente eppure non esiste; non ci dà stimoli né riflessioni». Allarga ancora il discorso Moresco, ricordandoci che il passato si lega sempre al presente e al futuro, anzi ai molti futuri perché c’è «quello che deve ancora succedere e quello che è già successo». Ed è ancora Moresco a esplicitare il debito di questa doppia scrittura alla grande letteratura popolare (Dick, Sturgeon, Woolrich, Hammett, Chandler… ) mentre Evangelisti preferisce ironizzare sul mito dell’unità patria: c’erano le «due italie» post-risorgimentali, «adesso ne abbiamo quattro o cinque» mentre il Risorgimento resta «un santino» o, se preferite, un bellicoso cadavere come quel tamburino-zombie dell’azzeccata copertina. Se gli storici e i politici d’oggi non sanno o non vogliono fare seriamente i conti con «l’atto fondativo del Paese in cui viviamo»… forse – con queste parole Evangelisti chiude la sua prefazione - «gli scrittori potrebbero rianimare il Risorgimento e farlo uscire dal sacello, simile alla ghiacciaia di un frigorifero, in cui è rinchiuso». Potrebbero. Loro due ci sono riusciti.

7.3.08

E' uscito in Messico EL COLLAR DE FUEGO

Grijalbo Mexico ha appena pubblicato El collar de fuego, traduzione del romanzo di Valerio Evangelisti Il collare di fuoco. Si prepara a pubblicare il secondo volume della saga messicana, El collar roto (Il collare spezzato).
Ambedue le opere sono tradotte egregiamente da Teresa Ramírez Vadillo.
El collar de fuego esce in un'edizione di grande formato, molto lussuosa. Reca, in quarta di copertina e nella fascetta, un giudizio di Paco Ignacio Taibo II:
"Nel peggiore dei casi, Valerio Evangelisti è uno scrittore sorprendente. Nel migliore dei casi, è geniale. El collar de fuego è un romanzo storico affascinante."
Un estratto dalla quarta di copertina:
"El collar de fuego è un romanzo immenso e sorprendente, in cui la prosa trepidante si fonde con l'erudizione storica. Valerio Evangelisti ha scritto un libro che non si può smettere di leggere, nel quale l'immaginazione del lettore avanza a bocca aperta mentre apprende e assimila il passato della sua patria. E' la storia del secolo XIX messicano come mai era stata narrata; il suo filo conduttore sono le relazioni contraddittorie - odio e amore - tra Messico e Stati Uniti: la complessa formazione di un'identità nazionale e l'impossibile unificazione culturale."
Tutte le recensioni uscite in Messico finora sono di tenore analogo.
Valerio Evamgelisti è stato invitato ufficialmente a partecipare, nel novembre di quest'anno, al Festival Internazionale del Libro di Guadalajara, il più importante dell'America Latina.
Sua soddisfazione accessoria è stata che El collar de fuego, romanzo scritto pensando al pubblico messicano, sia stato acquisito dalla biblioteca dell'Universidad del Mar di Puerto Escondido, città in cui risiede periodicamente, con un diploma di ringraziamento.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?


FastCounter by bCentral