22.5.07

Un convegno sull'Inquisizione


Il 4 e 5 maggio Valerio Evangelisti ha partecipato, a Trieste, a un convegno organizzato dal Centro di Ricerca sull'Inquisizione della locale Università degli Studi. Animatore del Centro è il prof. Andrea Del Col, autore del saggio più completo sull'Inquisizione italiana: il mastodontico, ma avvincente, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo (Oscar Mondadori, 2006, pp. 963, € 15,80).
L'evento, benché patrocinato dall'Università di Trieste, non aveva taglio accademico, bensì divulgativo. Il pubblico è stato numerosissimo, in tutte e due le sessioni.
Il cineclub La Cappella Underground, che ogni anno organizza a Trieste un festival del cinema di fantascienza di consolidata tradizione, ha fornito alcune pellicole che intervallavano gli interventi: Galileo di Liliana Cavani, Gostanza da Libbiano di Paolo Benvenuti (presente al convegno, e tra i relatori più seguiti), Giordano Bruno di Giuliano Montaldo, Il processo di Giovanna d'Arco, di Luc Besson.
La relazione di Evangelisti si intitolava L'Inquisizione nell'immginario collettivo.

9.5.07

Evangelisti negli USA


Per la prima volta, un racconto di Valerio Evangelisti è stato tradotto in lingua inglese. Si tratta di Sepultura, ed è compreso nell'antologia The SFWA European Hall of Fame: Sixteen Contemporary Masterpieces of Science Fiction from the Continent, a cura di James e Kathryn Morrow.

La SFWA, che ha pubblicato il volume, è la Science Fiction Writers Association degli Stati Uniti. La traduzione del racconto è di uno scrittore molto noto, Alan D. Altieri, un amico di Evangelisti (come anche i coniugi Morrow),

Finora Evangelisti, pur tradotto in tredici lingue, non aveva mai avuto un suo testo pubblicato negli Usa.

La prima edizione di Sepultura (ora compreso nell'antologia Metallo urlante) apparve sul quotidiano francese Le Monde.


A proposito di Stati Uniti, Evangelisti è anche invitato quale relatore alla Fourth Annual Robert Dombroski Italian Conference che si svolgerà in settembre, presso il Dipartimento di Lingue Classiche e Moderne dell'Università del Connecticut. La conferenza, intitolata al grande italianista Robert Dombroski, è centrata sulla narrativa fantastica nel nostro paese.


Per restare nel continente americano, è imminente l'uscita in Italia, presso l'editore Cadmo, del volume Valerio Evangelisti, di Luca Somigli. Il professor Somigli, con cittadinanza italo-canadese, è un docente di letteratura dell'Università di Toronto, già autore di vari saggi su Evangelisti. Daremo notizia del suo studio non appena apparirà nelle librerie.



1.5.07

Massimo Ortalli, su A - RIVISTA ANARCHICA, recensisce IL COLLARE SPEZZATO


QUE VIVA MEXICO!


di Massimo Ortalli



[da A - Rivista Anarchica, aprile 2007. Nell'illustrazione, Ricardo Flores Magón, uno dei principali protagonisti de Il collare di fuoco e de Il collare spezzato. Nel sito di A -Rivista Anarchica, e nel numero di aprile, si possono trovare altre illustrazioni, documenti e brani dei due romanzi.]


Non è un caso che un recente numero di «A» (il n. 323 del febbraio 2007) fosse dedicato, già dalla copertina, al Messico. E non è un caso che anche oggi, in questa rubrica, si torni a parlare di quel grande paese. E non certo per una questione di moda! In questi ultimi anni, come è noto, è soprattutto nel Messico che sono nati e si sono sviluppati vivaci movimenti di opposizione popolare, in grado, oltre che di mostrare una sorprendente vitalità e una indubbia efficacia nel contrastare i disegni del capitale internazionale e dei poteri locali, anche di proporsi come originali laboratori di creatività sovversiva ed emancipazione sociale. Laboratori che, come è noto, hanno richiamato l’attenzione e la solidarietà della sinistra del mondo intero, almeno di quella che intende mantenersi su un piano extra istituzionale. Insomma, oggi il Messico è sicuramente una fertile fucina di dissidenza diffusa, e quindi conviene tornare a parlarne. Lo spunto, essendo questa una rubrica di libri, non poteva essere che un romanzo, quello con il quale l’autore ha dato seguito al suo precedente Il collare di fuoco. Stiamo parlando di Valerio Evangelisti e di Il collare spezzato (Mondadori, 2006, € 16,00) che narra l’epica saga degli anni tumultuosi della, o meglio, delle rivoluzioni messicane che per un cinquantennio videro i popoli di quel paese impegnati nel drammatico tentativo di sovvertire un mondo insopportabile per costruirne uno più giusto e umano opponendosi ai cacicchi locali e ai padroni nordamericani. Se infatti il collare di fuoco era quello imposto dal capitale statunitense tramite la classe dirigente locale, quello spezzato sta a simboleggiare il risultato del sottrarsi collettivo di un intero paese al giogo degli yankees. Anche se, come sappiamo, questo processo di emancipazione non avrà mai la linearità di intenti e risultati che sarebbe stata l’unica concreta prospettiva per la piena libertà.

Quello descritto da Evangelisti è un grande quadro d’insieme, che parte dagli ultimi decenni dell’800 per approdare ai primi anni trenta del ’900. Un quadro percorso però non come tracciato unitario, perché tale, in effetti, non fu, ma attraverso episodi e narrazioni apparentemente autonome l’una dall’altra, ma destinate a ricongiungersi nel grande fiume complessivo della vicenda rivoluzionaria messicana. Naturale, quindi, il presentarsi di innumerevoli personaggi in scansioni successive nello spazio e nel tempo, bambini o adolescenti che vediamo diventare adulti per occupare il loro posto nella storia del paese, adulti diventare vecchie cariatidi e tragiche caricature del proprio passato. In gran parte sono questi i veri protagonisti storici di quella temperie, ma anche altri, creati dalla fantasia dall’autore, non sono meno vivi e reali. Piccole esistenze quotidiane che aggiungono, con la loro biografia, qualcosa di altrettanto importante alla biografia ufficiale del paese. E infatti attraverso loro e le loro storie pubbliche e private si sviluppa la lunga, decennale storia riformatrice e rivoluzionaria del Messico, caratterizzata da quella miriade di movimenti più o meno democratici, liberali o rivoluzionari che ne accesero le contrade scatenando il continuo succedersi di guerre, capovolgimenti di campo e lotte intestine, tanto fra ex alleati quanto fra nemici. In questa cavalcata, con una scrittura avvincente e a volte addirittura epica, comunque lontana da ogni retorica, Evangelisti riesce non solo a ricostruire con precisione la varietà delle forme che caratterizzarono l’avventura rivoluzionaria messicana, ma anche a fornire utili strumenti per meglio comprendere ciò che ancora oggi agita quel subcontinente caratterizzandone i fenomeni sociali, sia nella radicalità dei comportamenti sia nella fantasia delle “invenzioni” rivoluzionarie. Ecco dunque, narrate attraverso vicissitudini individuali le emozionanti vicende collettive che si sviluppano capitolo dopo capitolo: le rivolte delle masse contadine affamate, le sollevazioni e la feroce repressione degli indios, l’espropriazione degli eijdos comunali da parte di latifondisti senza scrupoli appoggiati dal ceto politico corrotto, le lotte della nascente classe operaia nella capitale, le sommosse antistatunitensi nel nord del paese e la reazione dei grandi capitalisti e del popolaccio yankee, i linciaggi dei razzisti texani ai danni dei greaser messicani, gli avvicendamenti al potere dei vari “rivoluzionari di professione”, le epopee di Pancho Villa e di Emiliano Zapata. E, accanto a tutto questo, l’aspetto per noi più interessante è rappresentato dalla centralità delle figure dei fratelli anarchici Ricardo ed Enrique Flores Magón, per l’importanza che ebbero nell’elaborazione teorica e strategica delle forme di lotta, per l’influenza che esercitarono su tutto il movimento rivoluzionario del Messico. Che si trattasse di combattere il dittatore di turno o l’agrario nordamericano, il latifondista di Chihuaha o i famigerati rangers del Texas, le loro idee non mancarono mai di indirizzare l’azione dei ribelli. E Valerio Evangelisti, ben consapevole di questa verità storica, non manca di ricordarla. I fratelli Magón, come ormai la storiografia contemporanea è portata ad ammettere, dopo anni di parziale e interessato oblio, rappresentarono senza dubbio l’elemento più originale e significativo del composito movimento popolare che agitò la società messicana nell’arco di tempo ripercorso da Evangelisti. Fosse riformatrice o rivoluzionaria, nessuna delle componenti protagoniste di quelle vicende, poté prescindere da quanto i Magón andavano diffondendo attraverso il loro foglio Regeneración: il giornale continuamente chiuso, soppresso, boicottato, ma che solo la morte di Ricardo portò al silenzio. Coscienze critiche regolarmente attaccate da tutti i governi che si succedettero in quegli anni, osteggiate e incarcerate dagli stessi ex compagni di strada e di lotta, che avevano preso la deriva autoritaria da loro lucidamente prevista, fecero della parola d’ordine Tierra y Libertad quella, leggendaria e ormai universale, del popolo messicano, degli operai industriali, degli indios delle selve, dei contadini affamati di terra. Quella parola d’ordine, lanciata la prima volta dai magonisti, divenne infatti la bandiera sotto la quale si combatté la guerra contro il collare di fuoco. Nemici del potere, e nemici irriducibili per il potere, passarono anni e anni nelle carceri del Messico e del Texas, ma anche in quelle celle disumane trovarono la forza per continuare la loro lotta sia contro i poteri costituiti sia contro quelli nascenti. A mio parere il merito maggiore di questo bel libro sta proprio nell’aver saputo cogliere il senso della lotta condotta dai fratelli Magón, della lucidità di quel progetto tatticamente mascherato sotto le mentite spoglie del Partito Liberale Messicano, ma irriducibilmente anarchico (vedi il brano tratto da «L’Agitatore» riportato in appendice), il dramma di aver dovuto assistere al “tradimento”, più o meno opportunista o inconsapevole, di molti dei loro amici e discepoli, di quegli stessi che ne onorarono ufficialmente la morte dopo averne tormentato la vita. È magistrale, ad esempio, il capitolo nel quale una delegazione di questi ex compagni – e tra loro anche il fratello Jesus – si reca a trovarli nell’esilio statunitense per convincerli a venire a più “miti consigli”, sia nella scelta degli alleati, da trovare nella borghesia illuminata, sia nella formulazione di tattiche più moderate e “realiste”. E la sofferta durezza dettata dall’ideologia, con la quale i Magón sono costretti a ripudiare e scacciare queste sirene del riformismo (destinati a una brutta fine controrivoluzionaria) è resa con una chiarezza e una resa espositiva davvero esemplari. Come è altrettanto chiara la descrizione della deriva antipopolare e conservatrice che investirà molti, anche dei migliori fra quanti avevano abbracciato il sogno rivoluzionario. Altrettanto seducente il racconto dell’amara disillusione che coglierà, indistintamente, quanti avevano creduto che le indubbie qualità morali degli uomini che avevano raggiunto il potere combattendo le dittature, potessero impedirne il coinvolgimento nelle inevitabile nefandezze della politique politicienne. Storie collettive di affollate assemblee operaie e contadine, storie individuali di speranze infrante di fronte alla crudezza di nuove repressioni e nuove infamie. È senza dubbio un grande merito, quello di Evangelisti, di aver saputo interpretare e rendere questi processi storici in modo avvincente e appassionante, portando il lettore a comprenderne le contraddizioni, le crudeltà e gli eroismi con una partecipazione che nel procedere della lettura si fa sempre più intensa. Il potere guasta, vuole ricordarci Evangelisti, e il lascito dei fratelli Magón è proprio questo: anche se si parte dalle migliori intenzioni, quando ci si fa sedurre dalle sirene dell’autorità inevitabilmente se ne viene posseduti facendo così violenza definitiva al proprio idealismo, anche quando questo era stato il più puro e sincero. Non credo che sia frutto solamente della mia sensibilità, ma quando nell’ultimo capitolo, a rivoluzione ormai “normalizzata”, si vede che la storia riparte, e che la volontà di lottare per la libertà è ancora viva e presente, le note e le parole di Hijos del pueblo scelte come coinvolgente colonna sonora dell’ultimo episodio di ribellione comunicano un’emozione di cui siamo grati a Valerio Evangelisti.



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