30.11.03

"SEPULTURA" SU GIGAMESH


Sul n. 35 della rivista spagnola Gigamesh è apparso il racconto di Valerio Evangelisti Sepultura. La traduzione è di Javier Ullan, le illustrazioni sono di Emilio Gallego.
Gigamesh è una pubblicazione di narrativa fantastica edita dalla libreria omonima di Barcellona.
Sepultura, racconto compreso nell'antologia Metallo urlante, aveva avuto una prima traduzione sul quotidiano Le Monde. E' imminente la versione inglese (opera di Alan D. Altieri), nell'ambito di un'antologia statunitense di prossima uscita curata da James Morrow per conto della SFWA (Science Fiction Writers of America).




26.11.03

Recensione di ANTRACITE di Mauro Trotta (il manifesto, 25 novembre 2003)

LA LOTTA DI CLASSE DI UN PISTOLERO SOLITARIO
Le battaglie dei minatori americani nell'Ottocento nell'ultimo romanzo di Valerio Evangelisti



MAURO TROTTA

Il personaggio «principe» degli scritti di Valerio Evangelisti è, senza dubbio, Nicolas Eymerich. Ma un'altra figura si staglia, ormai, accanto all'inquisitore generale del regno di Aragona, protagonista di quasi tutti i romanzi dello scrittore italiano. Si tratta di Pantera, meticcio mezzo messicano e mezzo afro-cubano, pistolero e stregone o, meglio, palero, cioè seguace della «regla del palo mayombe». Pantera fa la sua prima apparizione in Metallo urlante, che inaugura l'omonimo ciclo, iniziato, comunque, sotto l'egida dell'inquisitore domenicano, il quale, con le sue vicende, apre e chiude il libro. Il pistolero assurge a protagonista nel secondo volume, Black Flag, caratterizzato dalla classica struttura a più livelli temporali - in questo caso il periodo della guerra di secessione americana, il 1989 e il XXX secolo - di tutti i romanzi dedicati a Eymerich. Si libera, infine, anche di questo residuo formale di stampo «eymerichiano» nel recente Antracite (Mondadori, pp. 370, € 15) ambientato nel distretto minerario della Pennsylvania, dieci anni dopo la fine della guerra civile americana.

Del resto il personaggio del palero messicano è quanto di più distante sia possibile immaginare dall'inquisitore domenicano. Se quest'ultimo è uomo di legge, inflessibile servitore di una regola ferrea, dilaniato da contraddizioni sempre represse, l'altro è un cinico pistolero, violento ed anarchico che, però, sotto la scorza di duro nasconde l'istinto, quasi animalesco, di riuscire a schierarsi dalla parte dei poveri e degli oppressi. Ispirato, per esplicita ammissione dell'autore, allo «straniero senza nome» interpretato da Clint Eastwood nei primi film di Sergio Leone - di entrambi si ignorano quasi completamente biografia e finalità - Pantera sembra essere debitore anche a quel filone del western all'italiana più influenzato dal `68, che comprende film come Quien sabe? di Damiano Damiani o Vamos a matar compañeros di Sergio Corbucci. Né alla costruzione del personaggio deve essere stata estranea una figura come quella Django, che si trascinava dietro una bara così come il messicano porta con sé il suo Nganga, un paiolo contenente un cervello umano, indispensabile per poter compiere i riti magici.

L'intero ciclo di Metallo urlante è incentratro sul tema del progressivo sostituirsi del metallo alla carne, sia da un punto di vista letterale sia alludendo al progressivo deteriorarsi dei rapporti umani sempre più fondati sul dominio e sulla violenza. Nel caso di Antracite, che si svolge all'epoca delle dure lotte di minatori ed operai contro il nuovo capitalismo industriale, si assiste al procedere inarrestabile della ferrovia, del treno che con il suo fischio lacerante «è il metallo che urla. Celebra in anticipo il suo trionfo». Ma c'è anche il carbone che copre l'intero paesaggio colorandolo di grigio e penetra, come polvere, all'interno del corpo delle persone, divorandolo. E, ancora, il carbonchio, l'antrace, terribile male che colpisce uomini e animali.

E poi ci sono le lotte contro il nuovo potere emergente, condotte da gruppi diversi e, a volte, in contrasto fra loro: dai membri dell'Internazionale, ai seguaci di Lassalle, dai Knights of Labour ai Molly Maguires, il gruppo terroristico operante tra i minatori irlandesi che assolda Pantera dando avvio alla vicenda. Dall'altra parte della barricata compaiono milizie private, esercito e guardia nazionale, Pinkerton con i suoi agenti, affaristi emergenti, politici corrotti in grado di vincere le elezioni soltanto grazie a una truffa. Insomma i vincitori, che si avviano a portare a termine la trasformazione, per ora, degli Stati Uniti. Accumunati dallo stesso Pantera a topi famelici: «Il paese sarà loro per chissà quanto tempo. Hanno capito che, se c'è un problema, basta sparargli addosso, e poi dimenticare che sia mai esistito. È il mestiere dei topi, rosicchiare libri e memorie. Risparmiano solo la carta moneta, che di memoria non ne ha».

Tra sparatorie, scioperi, attentati, cospirazioni, doppi e tripli giochi, topi e magia, la vicenda si dipana in modo avvincente e coinvolgente. L'innegabile maestria della scrittura di Valerio Evangelisti si esprime anche, da un lato nel gusto del particolare e dell'ambientazione storica, dall'altro nelle neanche troppo velate allusioni alla situazione attuale. E mai come in Antracite trova palese conferma l'interpretazione di Wu Ming 1, secondo il quale l'intero ciclo non è altro che «la gigantesca allegoria del metallo autocosciente (e urlante), che è poi il capitalismo, e la sua interiorizzazione da parte degli umani [... ] una indagine sulla disumanizzazione, la commistione tra carne e metallo, la pulsione di morte che porta il capitale a porsi come nemico assoluto di tutto ciò che è vivente».

Alla luce di quest'ultimo romanzo è, forse, possibile definire meglio il lavoro letterario di Evangelisti. Si è imposto come autore di fantascienza, vincendo il premio Urania, ma la sua science fiction è sempre stata piuttosto particolare. Si potrebbe collegarla al filone dei viaggi nel tempo, nel senso, però, che è l'autore stesso il viaggiatore, il quale si reca, nel passato o nel futuro, alla ricerca di quelle faglie temporali, quei momenti di crisi e trasformazione per raccontarli, per conservarne la memoria e mantenere aperti quegli spazi di speranza che sempre si dischiudono quando si è consapevoli che: «Se la causa è giusta, le battaglie perdute sono le più belle».

22.11.03

ANTRACITE su La Stampa-TTL

Su La Stampa-TTL del 22 novembre è apparsa una breve recensione di Antracite, a firma di Sergio Pent:

"Antracite (Mondadori, pp. 368, € 15) è la nuova puntata delle imprese fanta-western di Pantera, il pistolero-stregone messicano creato dal genio di Valerio Evangelisti. L'America percorsa dal taciturno eroe vendicatore è un pianeta in espansione, tra residui di frontiera e luci del progresso all'orizzonte. Pantera affronta i nemici come un fantasma sbucato dalla fantasia del demonio, ma in questi paesaggi quasi alieni dipinti da Evangelisti prevale - come sempre - il confronto tra il Bene e il Male, in un gioco al massacro che, dalle sette terroristiche all'Uomo dei Topi, attraversa volando il nostro più remoto immaginario, in una lotta diabolica che potrebbe cambiare le sorti del futuro."




Liberazione: intervista a Valerio Evangelisti su ANTRACITE


Martedì 18 novembre è apparsa su Liberazione una lunga intervista di Tonino Bucci a Valerio Evangelisti, a proposito di Antracite. Eccone il testo integrale:


Pistolero spietato e rapido, taciturno, scontroso, Pantera è un mezzo messicano dal colore di pelle scuro. Oltre a sparare sa praticare rituali magici ed evocare spiriti ancestrali, e proprio per questo il protagonista dell'ultimo romanzo di Valerio Evangelisti, Antracite (Mondadori, pp. 370, euro 15,00) viene assoldato come killer in una complicata battaglia campale che sconvolge l'America intorno all'anno 1876. In apparenza, tutto sembra facile, deve soltanto mettere il suo revolver al servizio di una setta terroristica che si batte per i diritti dei minatori irlandesi. Ma scoprirà ben presto che è in atto uno scontro tra due diverse Americhe.

L'ambientazione del romanzo ricorda molto da vicino il genere classico del western. Ma lei ne fa un uso inconsueto, uno strumento di critica sociale dell'America di fine '800. E' così?

Mi sono ispirato, in parte, a un filone rivoluzionario nel western all'italiana che aveva contenuti storici, politici e sociali molto avanzati. Mi riferisco a film come "Quien sabe? " e "Requiescant". E' un modo per riscoprire le radici dell'America attuale rivalutando una storia dimenticata dagli stessi americani, una storia che aveva a che fare con l'antagonismo sociale. Dall'altra parte, il romanzo è ambientato nell'epoca in cui l'attuale conservatorismo americano gettò le proprie radici. A metà degli anni Settanta del XIX secolo si combattè negli Usa un conflitto decisivo. Esistevano, se non una sinistra forte, perlomeno delle correnti populiste ed egualitarie. Un colpo decisivo fu loro inferto dalle elezioni truccate del 1876 quando attraverso un conteggio fasullo dei voti fu proclamato un presidente ultraconservatore legato ai grossi monopoli delle ferrovie, delle miniere, della metallurgia. E' evidente il parallelo con situazioni recenti. Il sospetto è che in determinati momenti storici decisivi la democrazia americana rinunci a essere una democrazia. La violenza che si vede nei film western è realmente esistita, ma si ignora che è stata diretta principalmente contro le prime associazioni operaie. Quel che non si racconta è che questa violenza era asservita al capitale e agli interessi forti.

Cosa nascondono gli stereotipi del western?

Ad esempio, che uno sciopero generale dei cow boys del Texas nel 1886 fu guidato dai socialisti. Il problema è che la storia è stata poi scritta dai vincitori...

E' l'epoca, anche, in cui si forma una massa di proletari salariati. Nascono le prime organizzazioni, ma gli orientamenti politici sono ancora influenzati dalle diverse nazionalità di origine dei lavoratori. Quali erano i limiti di quel movimento operaio?

A quell'epoca Marx spostò, non a caso, la sede della Prima Internazionale dall'Europa negli Stati Uniti. Mostrava interesse per una classe operaia estremamente vasta, aggressiva, quasi vergine da certi punti di vista. Però c'erano dei limiti. E' vero che arrivarono dall'Europa tutte le idee socialiste. Nel 1872 si svolse a New York la più grande manifestazione nel mondo in ricordo della Comune di Parigi. Ma è anche vero che una simile composizione etnica avrebbe richiesto organizzazioni adeguate a ricomporle. I socialisti di allora fecero del loro meglio per ricomporre un mosaico così variegato, ma si era sempre a un passo dalla disgregazione della classe operaia. Dal primissimo partito socialista, il Workingsmen Party, si formò ad esempio uno spezzone che in seguito si sarebbe concentrato nella lotta contro i lavoratori cinesi, visti come concorrenti sul posto di lavoro. Ma quel movimento fu anche stroncato dalla violenza. L'episodio della comune di Saint Louis, uno dei tanti casi di rivolta del 1887, fu oggetto di una repressione ferocissima nella quale era legittimato il ricorso all'omicidio da parte delle forze dell'ordine. Accadde anche in Europa, ma non con questa violenza selvaggia. La violenza del Far West era organizzata da un apparato statale che escludeva l'idea e la pratica dell'opposizione. Chi si metteva al di fuori della "filosofia americana" andava soppresso, a partire da buona parte dei lavoratori. Quando si critica il governo Bush si viene spesso accusati di antiamericanismo. Cosa vuol dire? L'America e la sua storia non coincidono con gli Stati Uniti, è una storia che non può essere confusa con i gruppi al potere. Il potere, questi gruppi l'hanno mantenuto spesso con la violenza piuttosto che con il consenso.

In questa storia ci sono stati periodi in cui la democrazia ha funzionato a intermittenza?

L'hanno interrotta quando faceva comoda. E' stato così con le repressioni selvagge degli anni Venti quando si mitragliavano minatori e braccianti, uomini donne e bambini, è stato così più tardi con il maccartismo e via di seguito. La democrazia americana va presa con le molle, si è formata in una storia di violenza. Questo va detto.

L'America di oggi quanto conserva, nella propria memoria, questa storia rimossa?

Zero virgola zero. Questo non vuol dire che l'America sia politicamente pacificata sotto la sua bandiera. Ci sono correnti all'interno dei democratici, come Jesse Jackson, che possono definirsi socialiste. Certo, questa America non ha spazio di fronte alla manipolazione dei media, come avveniva già a quei tempi.

Il legame tra informazione, potere politico e magistratura è così stretto da non lasciare via d'uscita?

All'epoca di Reagan venne sostituita, ad esempio, gran parte dei membri della Corte Suprema, orientandola in senso ultraconservatore. Se andiamo al di sotto delle apparenze, ci accorgeremmo che il tasso di democrazia degli Usa è molto basso. Lo stesso sistema elettorale - consolidato proprio nel corso dell'800 - favorisce il governo delle élite. Quel sistema è servito a contrastare un movimento populista con forti connotazioni operaie che minacciava di cambiare completamente lo sviluppo del paese, avviandolo in una direzione diversa. Nel mio romanzo si vedono minatori e banditi combattere dalla stessa parte. Gli ex ribelli sudisti come Jesse James - che si erano battuti sotto bandiera reazionaria in favore dello schiavismo - diventano rapinatori di treni, banditi alla Robin Hood che si ispirano a un modello populista di America: rubano ai ricchi senza torcere un capello agli operai.

In questo sfondo storico si muove il protagonista del romanzo, Pantera. Personaggio spietato, individualista, capace però alla fine di scegliere. E' così?

Il personaggio di Pantera richiama, da un lato, il Clint Eastwood di "Per qualche dollaro in più", mezzo bandito e mezzo eroe, scorbutico e individualista, molto americano. Dall'altro, Pantera è portatore di una cultura estranea, è uno stregone che agisce con la magia, è legato a un universo che non appartiene agli Stati Uniti d'America. Viene da una località ai confini con il Messico, è mezzo negro e pratica rituali incomprensibili. Eppure, nonostante il suo sguardo freddo, finisce per essere il migliore del mucchio. Diventa, suo malgrado e controvoglia, una sorta di messia per derelitti, disgraziati e prostitute. Lui - pur abituato alla violenza - non appartiene a quella società violentissima. Non accetta d'esser richiamato alle ragioni del progresso e della storia, perché - come dice a un certo punto - «le fasi storiche le decide il tamburo del mio revolver».





14.11.03


NUOVI PARERI SU ANTRACITE


Nel sito I Miserabili continuano a succedersi i commenti ad Antracite. Tra gli ultimi vanno segnalati quelli de I Quindici, il collettivo di consulenza editoriale creato da Wu Ming, e di Alessandro Arcuri, già apparso in forma di recensione sul quotidiano Avvenire.
Anche su King Lear, la bella e-zine letteraria animata da Giuseppe Iannozzi, è apparso un intero dossier dedicato ad Antracite. Contiene un intervento di Vittorio Catani, un'ampia intervista di Iannozzi a Evangelisti, e altro ancora.
La statistica delle vendite in libreria di Arianna, senz'altro la più ampia esistente in Italia, dava ad Antracite, per la settimana dal 27 ottobre al 2 novembre, il 15° posto tra i romanzi italiani più venduti, e alla riedizione di Metallo urlante il 24°.
(Dal 13 al 19 ottobre Antracite aveva l'8° posto, dal 20 al 26 il 17°).


Valerio Evangelisti "tortura" Chuck Palahniuk su TUTTO MUSICA


Sul numero di novembre di Tutto Musica è riportata l'intervista che Valerio Evangelisti ha fatto a Chuck Palahniuk, uno dei suoi scrittori preferiti, in occasione di un recente incontro a Bologna.
L'articolo è corredato da un raccontino umoristico in cui Eymerich sottopone a interrogatorio la strega Mona, una delle protagoniste del romanzo di Palahniuk Ninna nanna (Mondadori Strade Blu), con esiti paradossali (e una bruciante sconfitta per l'inquisitore!).
Il racconto di Evangelisti è corredato da un'illustrazione di Francesco Mattioli, l'autore del fumetto La furia di Eymerich.
Nella fotografia qui accanto, tratta da Tutto Musica, un momento dell'intervista.

UTOPIAE 2003: Angry Red Planet


E' appena uscita in Francia l'antologia Utopiae 2003: Onze auteurs du monde entier, a cura di Bruno Della Chiesa, edizioni L'Atalante. In essa è compreso il racconto di Valerio Evangelisti Angry Red Planet, tradotto in francese da Eric Vial.
Il racconto si intitolava originariamente Marte distruggerà la terra, dal titolo italiano del film Angry Red Planet. E' stato pubblicato, come Guerre stellari preventive, da il manifesto del 17 agosto 2003.
Il racconto tratta di una "guerra umanitaria" scatenata dagli Stati Uniti contro i marziani, detentori di "armi di distruzione di massa". Ma esistono dubbi sull'esistenza di tali armi, e dei marziani stessi...
Qualsiasi riferimento all'attualità è chiaramente casuale.
Gli altri autori presenti nell'antologia sono Joao Barreiros, Chang Hsi-kuo, Michael Ende, Carlos Gardini, Sylvie Miller, Michael Moorcock, François Rouiller, Lavie Tidhar, Gabriel Trujillo Munoz, Nick Wood.

Nuova edizione Oscar de IL MISTERO DELL'INQUISITORE EYMERICH

.
Giunto alla sua quinta edizione tascabile, Il mistero dell'inquisitore Eymerich cambia collocazione: passa infatti, in nuovo formato, dagli Oscar Bestsellers alla Piccola Biblioteca Oscar.
Negli Oscar è annunciata, per il 2004, la ristampa dei primi tre romanzi, ormai introvabili, che hanno dato avvio al ciclo dell'inquisitore





2.11.03

PARERI SU VALERIO EVANGELISTI E SU ANTRACITE


Dopo l'uscita di Antracite, Giuseppe Genna ha raccolto nel sito letterario che gestisce, I Miserabili, una serie di pareri critici e di interventi sul romanzo e sulla narrativa del suo autore, espressi da personalità del mondo culturale: scrittori (nientemeno che Antonio Moresco e Wu Ming 1, oltre al brillante esordiente Mario Desiati), gestori di e-zines, editors, intellettuali di varia estrazione.
Ecco, nell'ordine, i link agli interventi fin qui apparsi, che appena possibile saranno raccolti in una pagina apposita di questo sito:


Giuseppe Genna
Ivano Bariani
Antonio Moresco
Giuseppe Iannozzi (si tratta di un'intervista rilasciata in occasione dell'uscita di Black Flag)
Nino G. D'Attis
Emanuele Giordano
Wu Ming 1
Jacopo De Michelis
Mario Desiati
L'intervento di Wu Ming 1 figurerà presto in apertura della sezione Il ciclo del metallo urlante, poiché si tratta di un'introduzione particolarmente penetrante all'intera serie. Del resto, non è di oggi la sintonia tra Valerio Evangelisti e il collettivo Wu Ming circa il narrare, il suo senso e i suoi presupposti.


This page is powered by Blogger. Isn't yours?


FastCounter by bCentral