Su PULP LIBRI Gianluca Mercadante recensisce EYMERICH RISORGE

by Eymerich 10. agosto 2017 04:07

IL RITORNO DEL MAGISTER

di Gianluca Mercadante (da Pulp Libri on line, 2 agosto 2017)

“Conan Doyle voleva liberarsi di Sherlock Holmes perché lo detestava. Io non provo alcun disagio verso il “mio” Nicolas Eymerich. Ho sentito la necessità di chiudere il ciclo di romanzi che lo riguardava perché mi è sembrato il momento giusto per farlo. (…) Non vedo dunque futuri possibili, per Eymerich, se non multimediali.”
Confesso, Magister, che con simili premesse l’uscita di un romanzo intitolato “Eymerich risorge” mi ha non poco preoccupato. L’estratto che apre questa immodesta recensione proviene appunto da un passato che vi voleva morto e sepolto, Magister. Con gloria, d’accordo, in maniera epica, ci mancherebbe altro, ma quando il sottoscritto e il vostro papà letterario, messer Valerio Evangelisti, si erano confrontati sull’argomento per un’intervista uscita sul numero 89 di “Pulp” (Gennaio-Febbraio 2011), il verdetto era stato emesso: sulle gesta dell’Inquisitore Generale del Regno d’Aragona calava il sipario, nulla lasciava allora intendere che le luci si sarebbero riaccese. Col passare del tempo, poi, voci di corridoio, mezze dichiarazioni iniziano pian piano a circolare, soprattutto in rete, esaltando non poco gli entusiasmi dei moltissimi seguaci su cui il personaggio s’è imposto. Ebbene, Magister, tutte le preoccupazioni che questa nuova uscita hanno preso d’assalto non di meno la mia memoria di lettore, e la mia coscienza critica, sono vivaddio cadute una pagina dopo l’altra, fino alla fine di un’avventura che, innanzitutto, diverte ed appassiona nella misura in cui ci si aspetta, e si pretende, che avvenga.
Non temete dunque, oh discepoli, d’imbattervi in operazioni ruffiane e di cassetta, in resurrezioni tirate per i capelli – sebbene, a dire il vero, una resurrezione c’è, perfino duplice, ma raccontarla in questo ambito significherebbe privare chi legge del gusto e del piacere di arrivarci. Insomma: il destino tracciato in Rex Tremendae Maiestatis rimane quello deciso, questo nuovo capitolo inizia nell’arco di tempo che intercorre tra la fine della storia precedente e il momento, già scritto, della morte del personaggio. Che, evidentemente, e nonostante la camminata che con l’avanzare degli anni s’è fatta via via incespicante, di star fermo non è proprio capace.
Corre l’Anno Domini 1374 e incaricato da papa Gregorio XI, precettato presso il ricovero dove credeva di restare in meditazione e studio dall’eterno compagno di ventura padre Corona, Nicolas Eymerich deve mettersi sulle tracce di un controverso figuro, un consigliere del re d’Aragona, un essere che parrebbe in grado di cambiare corpo a piacimento e di lasciare lungo la sua scia incendi e disperazione. L’indagine porterà Eymerich e un suo ristretto gruppo di collaboratori dalla Provenza alle Alpi piemontesi, mentre in piani temporali apparentemente esterni alla vicenda principale uno scienziato, Marcus Frullifer, resosi autore di ricerche e scoperte estremamente particolari nel campo della fisica, viene sequestrato e condotto in un osservatorio astronomico gestito dai Gesuiti, in un mondo in guerra dove potere e religione si sono fusi e vengono tenuti in pugno da due diversi papati. Un “Vangelo della Luna”, di tanto in tanto, appare tra le pagine e racconta arcane verità che danno idea d’essere imparentate sia con le fini intuizioni di Eymerich, sia con le scoperte di Frullifer. Ma cosa diamine c’entrano complicati specchi lunari in grado di concentrare e dirigere attraverso lo spazio-tempo le essenze vitali di esseri umani conservate all’interno del dna? Cosa diamine c’entrano scoperte scientifiche strabilianti e vangeli provenienti da un futuro possibile con quanto accade nel Medioevo? Di quali strumenti potrebbe mai disporre Nicolas Eymerich per venire a capo dei misteri cui assiste?
In un’indagine mozzafiato che richiama in causa la chiesa valdese e le eresie dell’epoca, Eymerich risorge è un romanzo che attraverso la Storia con la “esse” maiuscola rilegge il presente, che si trova ovunque: dalla lotta fra classi sociali, alla disparità fra la Chiesa difesa da Eymerich – ovvero quella dei papi, dei lussi, dei privilegi, dei dazi richiesti al popolo in cambio di indulgenze – e quella più povera e vicina ai valori di San Giovanni Battista, che il pensiero valdese vorrebbe predominante. Tutto questo si rispecchia nel futuro descritto intorno alla parallela vicenda di Marcus Frullifer, ma ci ricorda al contempo, e costantemente, che tutto sommato anche nel nostro mondo odierno ci sono due papi, forse perfino tre se ci vogliamo aggiungere il Califfato, e che una possibilità per uscirne vivi, almeno una, forse c’è. Perché risorgere si può soltanto nei libri. Per ora.

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