Su MICROMEGA Luca Cangianti recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 26. febbraio 2016 03:42

Il Sole dell'Avvenire, attraverso il fascismo e la Resistenza

di Luca Cangianti (da Micromega, 24 febbraio 2016)

È uscito "Nella notte ci guidano le stelle", il terzo e ultimo volume del Sole dell'Avvenire (Mondadori Strade Blu), l'imponente trilogia inaugurata da Valerio Evangelisti con la pubblicazione del primo volume nel 2013 ("Vivere lavorando o morire combattendo”), al quale è seguito nel 2014 il secondo ("Chi ha del ferro ha del pane"). La saga narra le vicende di alcune famiglie romagnole e costituisce un unico romanzo, anche se ogni singolo volume può esser letto autonomamente. La narrazione parte con l'Italia post-risorgimentale e arriva fino al secondo dopoguerra.

I protagonisti del nuovo volume sono tre e a ognuno di essi è dedicata una parte specifica del libro. Spartaco, "Tito", Verardi è un ex legionario fiumano, un fascista della prima ora. È un villain drammaticamente scisso: ama i genitori che sono socialisti, ma ne è respinto; è progressivamente deluso dal fascismo - che da strumento della "rivoluzione" dei produttori contro il "parassitismo" si evolve in braccio armato dei grandi proprietari terrieri - ma non riesce a separarsene; odia i socialisti e la "plebaglia rossa interessata solo ai problemi alimentari", ma ha una segreta ammirazione per Lenin. Grazie alla psicologia profonda e oscura di questo personaggio riviviamo contropelo la tragedia degli anni venti, con un partito socialista prima forza parlamentare, ma completamente imbelle di fronte alla distruzione delle istituzioni proletarie (camere del lavoro, leghe di resistenza, cooperative, case del popolo). I dirigenti socialisti assistono ai pestaggi e agli omicidi che umiliano operai e contadini ridando forza ai ceti benestanti, ma sostengono la tesi dell'ondata che passa, del "coraggio della viltà". Il Psi si divide in mille fazioni pensando di poter esser difeso dal liberale Giolitti e dalle forze dell'ordine, mentre queste coprono i fascisti o partecipano attivamente alle azioni squadristiche. Tito quasi non crede ai propri occhi e riferendosi ai suoi nemici commenta: "Questi sono matti". La verità è che, dopo anni passati in attesa del sole dell'avvenire, i socialisti sembrano temere più la rivoluzione che il fascismo. 

Anche Destino Minguzzi è figlio di socialisti romagnoli, ma cresciuto sotto il fascismo negli anni trenta, deve passare per molte prove e peregrinazioni per formarsi una coscienza politica. Alcune pagine molto belle descrivono la Barcellona rivoluzionaria del 1936 che reagisce al colpo di stato franchista: i toreri salutano la folla a pugno chiuso; i posti di lavoro, caffè inclusi, sono socializzati; ovunque si cantano canzoni ribelli e, nonostante le molte difficoltà, la gente per strada ha un volto felice. Qui l'iniziale ingenuità di Destino si scontra con l'emergere dello stalinismo che in ossequio alla ragion di stato sovietica si oppone alla rivoluzione sociale per non inimicarsi Francia e Inghilterra. Chi non è d'accordo con questa condotta, come gli anarcosindacalisti e specialmente i comunisti eretici del Poum, è definito quinta colonna del nazismo e, dopo il maggio 1937, perseguitato dal governo autonomo catalano, ormai sotto l'influenza di Mosca.

Al personaggio di Soviettina, "Tina", Merighi è dedicata la parte del libro che si svolge in Emilia Romagna dalla seconda guerra mondiale fino agli anni cinquanta. Tina è una ragazza che dà ordine agli eventi partendo dalle esperienze vissute in prima persona. Attraverso il suo sguardo assistiamo alle incredibili, ma storicamente accertate, imprese della banda di Sirio Corbari, un supereroe partigiano, un vendicatore dei torti che agisce insieme all'affascinante e coraggiosa Iris Versari. Corbari era abilissimo nei travestimenti, "Compariva in abiti da viandante, da venditrice di uova, da sacerdote, da milite della GNR, da vecchietta con un panierino di formaggi"; aveva il gusto della beffa e la spavalderia sanguigna dei romagnoli. Per questo era temuto dai fascisti e infastidiva certi dirigenti del Pci che non apprezzavano il suo comunismo fatto di zone liberate, espropri, redistribuzioni, socializzazioni immediate e feste danzanti.

"Nella notte ci guidano le stelle" si legge tutto di un fiato grazie a un uso sapiente dei dialoghi, dei riferimenti alla stampa e alle canzoni del tempo. È un romanzo storico ricchissimo, non propone teorie, ma ci aiuta a capire perché il sole dell'avvenire non sia sorto, senza toglierci il desiderio di vederlo un giorno spuntare all'orizzonte.

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Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce IL SOLE DELL'AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE

by Eymerich 8. febbraio 2016 04:12

Da Il Becco, gennaio 2013

Nel corso della storia ci sono sempre stati oppressi e oppressori. Nella categoria di questi ultimi troviamo la maggiore miseria umana.

Il fascismo ha saputo esprimere il peggio di alcune persone, senza però inventare niente. Il terzo volume del Sole dell’Avvenire di Valerio Evangelisti conclude un’epopea popolare in cui ogni semplificazione viene annientata. Le classi dominanti scrivono troppo spesso le interpretazioni del passato, mentre Nella notte ci guidano le stelle prosegue la narrazione di gesta proletarie, esemplari quanto semplici (sulla carta). L’espressione di un coraggio che nasce da forme diverse di amore e dignità.

Non è facile muoversi in decenni di oscura repressione, con una dittatura priva di riferimenti ideologici, tutti ridotti alla sola sete di potere, alimentata da compiacenti proprietari terrieri e industriali, spaventati dal possibile sorgere di una nuova epoca.

È il volume più difficile della trilogia, che ci parla di un tempo sufficientemente familiare alla nostra memoria per poterci mettere a disagio.

Attorno al periodo storico affrontato in questo libro va avanti da tempo un inutile dibattito: le rivolte durante il ventennio fascista furono di matrice sociale o avevano anche valenza politica? Come se ognuno di noi fosse in grado di separare con facilità e lucidità le diverse motivazioni che ci spingono nelle nostre scelte.

La fine del Sole dell’Avvenire conclude una parabola del socialismo impossibile da rintracciare dal secondo dopoguerra, per come siamo abituati a guardarci indietro. Diamo per scontato il passato, sterilizzandone ogni possibile utilità. Dimentichiamo chi ha ascoltato le "grida oscene" della barbarie e non riusciamo a commuoverci per quell’impeto con cui ci si opponeva alla peggiore oscurità, cantando “morte alla morte, morte al dolor!”.

Con la solita attenzione ai dettagli e lucidità storica Valerio Evangelisti è impietoso rispetto alle divisioni della galassia antifascista, comunista, anarchica e socialista. Attraversa le diverse forme di risposte all’ascesa di Mussolini, indaga le motivazioni che portarono alcuni socialisti ad indossare la camicia nera, passa per i circoli di esuli a Parigi e con impressionante coraggio si immerge nella quasi incomprensibile lacerazione che divise la Spagna, durante l’ascesa di Franco.

L’imponenza della trilogia del Sole dell’Avvenire merita studi, analisi e convegni, che infine potrebbero rivelarsi di dubbia utilità se non vivessero questi romanzi come preziosi spunti, per volgere lo sguardo alle proprie spalle con il giusto atteggiamento. Nel rugby si usa l’espressione “andare avanti guardando indietro”. La possibilità di lottare per le proprie idee è un privilegio consegnatoci dal “quarto stato” che marciò contro la determinazione della borghesia tra la fine del XIX secolo e il XX.

La lotta di classe è sopravvissuta a due guerre mondiali, per poi impantanarsi in un lungo arco di tempo, a cui però Evangelisti non è interessato come autore letterario.

“Non voglio toccare temi che riguardino la mia stessa biografia (sono nato nel 1952). Non sarei sereno e distaccato il necessario dalla materia” (intervista a SetteSere).

Forse è impossibile ritrovare un’epica autentica durante la propria contemporaneità, per chiunque ed in qualsiasi tempo. Anche perché sono pochissime le persone  in grado di ricercare la verità senza rassegnarsi al cinismo, come invece riesce a fare Valerio Evangelisti.

Evitare mitologie di propaganda e accettare la bellezza per i limiti che ha, ritrovandola nei gesti delle prostitute ravennati, nel coraggio di chi rimane vittima sotto qualsiasi regime (prima, durante e dopo il fascismo).

La trilogia si chiude nel modo meno rassicurante, anche se non è l’autore a deciderlo, ma il nostro presente.

Libri come questo sono rari ed esigono di essere utilizzati nel migliore dei modi.



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