PULP di gennaio-febbraio 2011 dedica copertina e articolo iniziale a Valerio Evangelisti

by Eymerich 23. gennaio 2011 23:42

Ecco la copertina di Pulp di gennaio-febbraio 2011. All'interno una lunga intervista a Valerio Evangelisti, di Gianluca Mercadante.

Altra intervista a Evangelisti su Metal Hammer di gennaio, a firma Simone Sacco.

  

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Salvatore Cavalieri recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS su KOM-PA.NET

by Eymerich 21. gennaio 2011 22:11

CHE EYMERICH SIA CON VOI
di Totò Cavalieri

[Kom-pa.net è una testata legata al centro sociale palermitano ZetaLab, sgomberato e nuovamente occupato durante il 2010.]

 

Come un'occupazione universitaria mi fece appassionare a un inquisitore 

Nel 1997 partecipai all'occupazione della Facoltà di lettere e filosofia di Palermo. Si protestava contro la riforma dell'università targata Luigi Berlinguer. Quella che avrebbe dato vita alle Sissis, ai crediti formativi, al 3+2... e che di fatto avrebbe cominciato lo smantellamento dell'università pubblica, poi proseguito dalla Moratti e concluso in questi ultimi giorni dalla Gelmini. Era un movimento che protestava contro un governo di centrosinistra da sinistra e, per quanto lungimirante e puntuale, non ebbe il consenso che col senno di poi avrebbe meritato.

A conclusione dei due mesi di occupazione ottenemmo, attraverso una micro-vertenza interna alla facoltà, la creazione di una piccola biblioteca gestita dagli studenti che intitolammo, sull'onda delle suggestioni derivate dalla lettura dei testi di Foucault, Potere e sapere.Biblioteca che, per quanto ne sappia, dovrebbe essere ancora lì. L'allora preside della facoltà, però, impose, per una distorta interpretazione del concetto di partecipazione plurale degli studenti, che i libri della biblioteca venissero scelti attraverso delle liste presentate da tutti i diversi gruppi studenteschi presenti in facoltà, Comunione e liberazione compresa.

Fu così che i giovani ciellini, con intento egemonico e colonizzatore, imposero una lista di libri in cui, tra un libro di storia della Chiesa e uno di dottrina dello Spirito, campeggiava anche un Manuale dell'inquisitore di tale Nicolau Eymerich, inquisitore domenicano vissuto in Catalogna nel XIV secolo. Neanche a dirlo, quella scelta provocò grande scandalo tra noi giovani militanti, tanto foucaultiani quanto oltranzisti, esterrefatti nel vedere sugli scaffali della neonata biblioteca quel manuale della cieca obbedienza alla crudeltà del potere così prossimo, data anche la beffarda vicinanza alfabetica degli autori,  alla Volontà di sapere, nostro vero e proprio testo sacro. Da lì a poco, nella foga di denunciare la povertà culturale degli odiosi ciellini, ci mettemmo a sfogliare, nell'abbondanza di tempi morti che solo una facoltà di lettere e filosofia sa concedere, quel manuale a modo suo paradossalmente maledetto.

Sarebbero passati ancora un paio di anni prima di scoprire quanto contenuto sovversivo quella lettura poteva contenere se soltanto si estremizzava il punto di vista. Avrei infatti scoperto che uno scrittore italiano, tale Valerio Evangelisti, di sicuro non vicino a cielle, aveva iniziato addirittura una saga di romanzi in cui l'inquisitore Nicolas Eymerich, liberamente ispirato al vero personaggio storico, era il protagonista.

Fu per me praticamente impossibile sottrarmi alla lettura e, dopo il primo assaggio, iniziare a seguire la variegata produzione dell'autore: dalla saga sul Metallo all'epico Noi saremo tutto, dagli interventi su Carmillaonline Magus la trilogia su Notradamus. Ma soprattutto, una volta all'anno, quando mi sento un po' giù di corda, mi concedo la lettura di uno dei romanzi della saga dell'inquisitore Eymerich, vera iniezione di determinazione e sana spietatezza.

Eymerich è l'anti-eroe perfetto

ImageE' da poco uscito nelle librerie (dopo 16 anni, 10 romanzi, 4 racconti, 2 fumetti ed un radiodramma), Rex tremendae maiestatis, quello che, a quanto pare, è destinato ad essere il capitolo conclusivo della saga di Eymerich. Salvo ripensamenti o ritorni di fiamma, tra l'altro niente affatto improbabili, si conclude così l'epopea di uno dei personaggi più complessi e più riusciti della letteratura seriale italiana degli ultimi decenni.

Eymerich è un personaggio assoluto: spietato ma non sadico, irreprensibile ed intelligentissimo, campione di coraggio e a tratti anche goffo, con una terribile fobia per gli insetti e una immensa repulsione per il contatto fisico.

Tutto ciò fa di Eymerich l'anti-eroe perfetto. E' l'esatto opposto dell'eroe romantico detentore di tutte le virtù e, ancor di più, del protagonista irrisolto e imprigionato in drammi esistenziali tipico del romanzo borghese. Al tempo stesso, però, Eymerich si colloca a distanza siderale anche dai personaggi letterari semplicemente cattivi, siano essi serial killer, gangster o geni del male di ogni sorta. Tutte le azioni di Eymerich, condanne a morte e torture incluse, non sono, infatti, conseguenza della volontà di perseguire il male, quanto piuttosto dell'assoluta abnegazione al bene supremo, che nella sua logica ferrea corrisponde con l'interpretazione domenicana della dottrina della chiesa cattolica.

Ciò che è peggio è che il lettore non può fare a meno di immedesimarsi con lui: apprezzarne l'intelligenza, condividerne la logica e, infine, sposarne la causa. Tanto che non si può che esultare quando arrivano i capitoli con torture o particolari efferatezze, perché è lì che l'inquisitore dà il meglio di sé. Io stesso, lo confesso, mi sono trovato improvvisamente a pensare “sì, tira quella corda, fagli saltare le braccia, è chiaro che ti vuole prendere per il culo il bastardo!!!

Ed è proprio in questi momenti che la logica, aberrante ed al tempo stessa perfetta dell'inquisitore, emerge in tutta la sua perversione. Eymerich sa bene che la tortura può estorcere qualsiasi tipo di confessione e quindi sa anche che la si deve proporre soltanto quando si è già certi della colpevolezza al fine di perseguire il beneficio, non soltanto della comunità cristiana, ma anche del reo confesso che ha evidentemente necessità di questo tipo di aiuto. Per questo, se certe sofferenze devono essere inflitte, allora lo si deve fare con gioia, perché in questo modo si accontenta il volere del Signore, ma al tempo stesso senza intento sadico, perché sennò vorrebbe dire peccare di superbia nel sostituirsi alle determinazioni dell'altissimo.

Rex Tremendae Maiestatis

ImageBasta leggere la quarta di copertina di quest'ultimo Rex Tremendae Maiestatis per capire di trovarsi di fronte qualcosa di assolutamente fuori dal comune.

Come fanno a stare assieme le lotte baronali della Sicilia del XIV secolo con i giganti cannibali? E le dispute interne alla cristianità con i dischi luminosi? Mettiamoci anche due sottotrame, una ambientata in un lunare capodanno del 3000 ed una in cui vengono raccontati i primi anni di vita di un Nicolas Eymerich tormentato da una madre angosciantemente anaffettiva, e si capirà che c'è davvero di tutto.

Ciò che sorprende maggiormente dei romanzi di Evangelisti è che a fronte di una mole di lavoro evidentemente impressionante ne escono fuori romanzi decisamente pop. Tra le righe, ma in modo assolutamente armonico nell'economia del testo, si colgono una ricostruzione storica minuziosa (dovuta alla formazione e passata professione di Evangelisti), una conoscenza dei testi sacri impressionante e competenze in materia di alchimia e negromanzia che hanno del maniacale. Nonostante questo ci troviamo di fronte a romanzi assolutamente di genere.

Evangelisti a questo proposito ha dato  vita ad una vera e propria battaglia culturale a favore della paraletteratura, a patto che questa serva ad abbattere steccati e non a creare clichè. In una mole notevole di saggi concentrati in tre raccolte (Alla periferia di Alphaville, Sotto gli occhi di tutti - Ritorno ad Alphaville, Distruggere Alphaville), prende le difese della letteratura di genere, dei prodotti delle subculture più sotteranee, fino ad arrivare all'elogio del cinema bruttissimo, per la capacità di questi di raccontare il reale in modo più appropriato e diretto della cosiddetta letteratura alta. Come spiega in Apologia della sottoletteratura: “E poi, chi ha saputo descrivere meglio il proprio tempo e i suoi problemi? Sue o Mérimée? Manchette o Francoise Sagan? Dick o Updike? Ellroy o Leavitt? Lucarelli o Cotroneo? Via, non scherziamo...”

Eymerich è stato qui

ImageIn quest'ultimo episodio padre Nicolas viene inviato in Sicilia da Re Pietro IV d'Aragona,  il Cerimonioso, al fine di indagare su strani fenomeni, ma ancor più per sedare i conflitti decennali e condurre una mediazione conveniente a papa Gregorio XI. Arrivato sull'isola l'inquisitore si troverà di fronte una situazione in cui, al di là dei poteri nominali, il vero potere è esercitato dai baroni: i Ventimiglia, i Chiaramonte (a Palermo), gli Alagona, i Lanza, interessati esclusivamente alla propria piccola fetta di potere ed in continuo conflitto reciproco.

Alla fine padre Eymerich riuscirà a concludere una mediazione, quella del 31 marzo del 1372 a Napoli con la conferma a Giovanna d'Angiò del titolo di regina di Sicilia e a Federico IV d'Aragona  il Semplice quello di re di Trinacria. Il tutto, ovviamente, in seguito al giuramento con cui si assicura obbedienza a papa Gregorio XI e ci si impegna a favorire la rinascita in Sicilia dell'Inquisizione dell'errore eretico.

Arrivando a Palermo Eymerich, per nulla avvezzo a considerazioni estetiche, fu comunque colpito dalla assoluta bellezza della città. Seguendo i corsi del Kemonia e del Paireto rimase impressionato dalla ricchezza di Palermo. Venne certo turbato dalla vicinanza oltraggiosa del quartiere ebraico (incastonato tra Cassaro e Calderai) alla chiesa di San Domenico, antica sede dell'inquisizione, ma tutto il disprezzo lo indirizzò alla goffaggine, la cupidigia e l'arroganza di certi governanti capaci di permettere che cumuli di immondizia sommergessero la città. Già allora, a quanto pare, Palermo non aveva paragoni in Europa, tanto per bellezza quanto per malaffare.

Restò invece assolutamente estasiato dallo splendore e dalla bellezza di Palazzo Chiaramonte (l'attuale palazzo Steri), residenza di Manfredi Chiaramonte e della sua corte, che soltanto alcuni secoli dopo sarebbe diventato sede dell'inquisizione, per arrivare poi ai giorni nostri a divenire sede del rettorato di Palermo e, tanto per tornare al punto da cui eravamo partiti, sempre più spesso teatro delle manifestazioni di protesta dei movimenti universitari.

C'è da sperare allora che quell'antico passaggio di Eymerich dall'odierno rettorato sia di buon auspicio e che l'antica disprezzo nei confronti dei Chiaramonte aleggi ancora per quelle mura e si indirizzi agli ancora più ridicoli potentati attuali.

Del resto, uno come il magister è sempre meglio averlo dalla propria parte.

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