ONE BIG UNION negli Oscar. Una recensione di GIUSEPPE CIARALLO

“Cartagena” uscirà il 20 novembre. Esce invece adesso, in libreria, l’edizione nella Piccola Biblioteca Oscar di “One Big Union” (pp. 450, € 10,50).

Riportiamo una recensione del romanzo a firma di Giuseppe Ciarallo, apparsa nel n. 28 della rivista letteraria PaginaUno:

Narrare del passato per parlare del presente. E’ ciò che fa magistralmente Valerio Evangelisti nel suo ultimo romanzo One Big Union. L’autore racconta della nascita, dell’ascesa e del brusco declino di quell’utopistica esperienza che fu il sindacalismo rivoluzionario dell’IWW (Industrial Workers of the World), il sindacato che per primo tentò di dare una rappresentanza a quelle classi e a quei  lavoratori fino ad allora privi di diritti, negli Stati Uniti del primo novecento. Il particolare punto di vista attraverso il quale la storia si snoda è quello di Robert Coates, di mestiere spia e infiltrato tra i lavoratori in lotta, per conto delle agenzie investigative (pagate dagli industriali e dai grandi proprietari) che di volta in volta lo assoldano, tra le quali la arcinota Pinkerton e la Burns, che in seguito costituirà il nucleo fondante dell’allora nascente FBI.

Può apparire paradossale e strano, ma nonostante il mestiere odioso per antonomasia, quello della spia, e le azioni abominevoli che commette (uccidere indiscriminatamente, spaccare teste, provocare scontri, falsificare documenti), il protagonista non viene mai percepito dal lettore come il “cattivo” della storia, l’antieroe, perché a suo modo Coates è una figura perfettamente speculare ai sindacalisti rivoluzionari che combatte e che detesta: come, e in antitesi a loro ha un idealismo forte che gli fa da bussola e che lo rende, come i suoi nemici, inevitabilmente destinato alla sconfitta. Coates è un uomo solo, incapace di provare affetti o che comunque li ha subordinati al proprio lavoro, vissuto quasi come una missione tesa a salvaguardare i soliti tre capisaldi di ogni società borghese: la Patria, la Religione, la Famiglia. Naturalmente alla fine del suo percorso verrà spremuto e gettato via come un rifiuto, né più né meno dei tanti operai che egli ha concorso a mantenere nello sfruttamento e nella subalternità, con la sua ignobile professione.

Nel libro c’è la conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la storia degli uomini tende a ripetersi sempre uguale a qualsiasi latitudine, e soprattutto che il capitalismo, anche quello delle origini, per sua stessa natura non ha mai avuto alcunché di illuminato e che è sempre stato orientato, anzi, a quello che oggi definiamo liberismo sfrenato e senza regole.

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