Su VANITY FAIR, Giuseppe Genna recensisce REX TREMENDAE MAIESTATIS

L’OGM E IL SUO INQUISITORE

di Giuseppe Genna (da Vanity Fair del 15 dicembre 2010) 

 

Georges Simenon pubblicò più di 100.000 pagine, Emilio Salgari superò
i 200 titoli, Philip Dick scrisse 10.000 pagine inedite. Valerio
Evangelisti, che si può definire un perfetto OGM letterario composto dai
tre scrittori citati, chiude ora un fondamentale ciclo narrativo di
dieci romanzi, ambientato (con fantascientifici salti di tempo)
nell’Europa del Trecento e dedicato alla figura del grande inquisitore
Nicolas Eymerich. Ogni romanzo della saga è a se stante, ma tutti
convergono in qualche modo in questo Rex tremendae maiestatis
(Mondadori Strade Blu, € 18,50), che si fa divorare anche e soprattutto
da chi non conosce il latino. Si tratta della summa dell’avventura,
l’apice del dungeons & dragon che in poco più di quindici
anni ha regalato alla narrativa italiana il Magister (così è
soprannominato dai suoi ammiratori questo autore di culto).
Il Ciclo
di Eymerich ruota intorno alla figura storica di uno dei più noti
avversari dell’eresia cristiana. Domenicano, inquisitore del regno di
Aragona, Eymerich abbandona i panni storici di teologo, per diventare
grazie a Evangelisti “il più importante personaggio letterario italiano
di questi anni”, secondo la definizione di Goffredo Fofi. Scettico,
razionalista, scabro fino all’antipatia, Eymerich affronta demoni e
attraversa stati allucinatori, si sposta nel tempo fino a un futuro
apocalittico, sempre contrastato da forze buie e strabilianti, dalla
Grande Madre all’immateriale spirito del suo più acerrimo nemico,
l’alchimista Ramón de Tárrega.
Commistionando fantascienza e romanzo
di avventura, narrazione storica e thriller, lettura politica e spy
story, Valerio Evangelisti ha distrutto tutti i cosiddetti generi
letterari, per lasciarne in piedi uno solamente: la narrazione pura,
quella che da bambini rapisce e incanta, tanto che non si vede l’ora di
riaprire quello scrigno cartaceo che, tra qualche anno, cartaceo non
sarà più. Facendo esplodere bolle spaziotemporali, il mago Evangelisti
(autore tra l’altro proprio di Magus, una trilogia che ha per protagonista Nostradamus) ci conduce in una sorta di Lost letterario
all’ennesima potenza, in cui il destino è un gioco stupefacente, una
lotta tra umani e potenze infere o superne. A Valerio Evangelisti è
assai nota la materia storica in cui si muove Eymerich, questo sdegnoso e
iracondo e misogino prete che sembra uscito da un film di Sergio Leone.
Soltanto lugubri baronati universitari impedirono infatti a Evangelisti
di ottenere all’università di Bologna una cattedra in storia. Sposatosi
giovane, questo talento che in Francia è letteralmente un idolo optò
per un posto fisso, presso l’Erario (che gli italiani temono almeno
quanto gli incubi di Eymerich). Visionario ed erudito, Evangelisti
partecipò nel 1994 al mondadoriano Premio Urania, il Nobel italiano per
la fantascienza – e lo vinse. Da quell’anno Evangelisti è diventato
scrittore di professione a dir poco fluviale, pubblicando ventuno
romanzi, dal fantasy più sfrenato ad avventure piratesche, western,
noir. Fino all’ambigua soluzione semifinale di questo capolavoro
definitivo, che è Rex tremendae maiestatis – l’avventura delle avventure di Nicolas Eymerich, inquisitore ed eroe dei lettori italiani.

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