25.1.10

Su FANTASY MAGAZINE, Alessandra Daniele analizza il ruolo delle donne nei romanzi di Evangelisti

LE DONNE DI EYMERICH
di Alessandra Daniele (da Fantasy Magazine)

Una delle cose che più mi colpì di Picatrix, sesto volume della saga Eymerichiana, fu quanto Miryam fosse capace di riflettere sulla complessità delle proprie (e altrui) motivazioni, mentre Eymerich restava completamente cieco anche alla più evidente delle verità su se stesso. È una costante nei romanzi di Valerio Evangelisti: le donne dei suoi libri in fatto di consapevolezza sono di solito talmente avanti agli uomini da essere quasi su un altro gradino evolutivo.
Infatti i suoi personaggi, pur muovendosi tutti sullo scenario storico in cui si trovano, lo fanno in maniera molto diversa: quelli maschili vi restano come inchiodati, incardinati in modo quasi deterministico, scorrono sui loro binari come pezzi di un ingranaggio. Quelli femminili invece sono capaci di librarsi al di sopra di esso, e vederlo in una prospettiva diversa. Cosa esplicitata in modo addirittura letterale nel Castello di Eymerich: Miryam/Leonor sorvola lo scenario della battaglia di Montiel, salvando così Eymerich dal disastroso crollo (anche psichico) che l’avrebbe travolto. Solo l'incontro col Femminile, fisico e metafisico, consente a Eymerich di sganciarsi per un attimo dal suo binario di morte, e sopravvivere alla catastrofe.
Anche quando sono fisicamente in catene, le donne dei romanzi di Evangelisti sono mentalmente e spiritualmente libere, molto più dei loro ottusi carcerieri, e li guardano quindi da una prospettiva diversa. A volte in modo compassionevole, a volte beffardo, ma sempre maggiormente consapevole. Cosa che spaventa gli uomini, li porta a bollarle come streghe, puttane, dark lady, e a cercare di dominarle spesso con la ferina brutalità che s’accompagna alla cieca ignoranza. Le donne paiono così essere gli unici esseri umani completi, ''interi'', autocoscienti, dotati sia del coraggio di agire, che dell’astuzia di attendere, sia di forza che di sensibilità, mentre i personaggi maschili risultano tutti in qualche modo scissi e/o ''mutilati'' di una parte fondamentale della loro umanità, e perlopiù incapaci di qualsiasi autocoscienza.
I romanzi di Evangelisti hanno in genere almeno tre piani di lettura: narrativo, sociopolitico, e cosmologico, che s’intersecano, e possono essere “risaliti”come gradini d’un percorso di autocoscienza, individuale e collettivo. I personaggi femminili sono la chiave di volta di questa architettura, la pietra filosofale, l'elemento che innesca la trasformazione alchemica.
Le donne sono infatti la cosa che Eymerich teme più di qualsiasi demone, il loro sguardo consapevole potrebbe dissolvere il suo mondo allucinatorio.
Anche il sacrificio finale di Gabriela, protagonista del recente Veracruz, è frutto di questa maggiore consapevolezza. Quasi come l’ultima homo sapiens rimasta in un mondo di esseri de-evoluti allo stadio di homo lupus, Gabriela è l'unica in grado di elaborare una strategia comportamentale che vada al di là del sistema binario saccheggia-distruggi, è l'unica capace di concepire una forma di metafisica più complessa della superstizione, è l'unica capace di provare autentica, altruistica empatia, e in definitiva, l’unica capace di prospettiva. Il suo sacrificio infatti non è semplice estremo altruismo, è un passare il testimone a chi, come sappiamo da Tortuga, potrà raggiungere la libertà. È un gesto lungimirante, di valenza politica. La vittoria di Reina sarà anche la sua.

21.1.10

Mario Iannaccone, su AVVENIRE, recensisce TORTUGA e VERACRUZ

EVANGELISTI, PESSIMISTA SENZA REDENZIONE
di Mario Iannaccone (da Avvenire del 19 gennaio 2010)

Nei romanzi di Valerio Evangelisti – «non anticlericale» ma «diffidente nei confronti» della religione organizzata – le istituzioni della Chiesa appaiono una fra le molte facce del potere.
Nella serie eponima, l’inquisitore Eymerich si trasforma in un’entità mostruosa perché vuole controllare le coscienze con l’Inquisizione.
Diversa la prospettiva di Tortuga che, assieme a Veracruz (Mondadori), forma un ciclo ambientato tra i pirati dei Caraibi. Qui l’ex gesuita Rogério, proiettato dentro il mondo feroce della Filibusta peggiora man mano che si allontana dalla sfera della fede, della coscienza e della misericordia. Forse è una piccola novità per questo scrittore.
Rogério, alla fine della sua iniziazione maligna, è ormai un assassino, preda degli istinti.
L’Autore registra il processo con distacco ma senza simpatia. E non c’è speranza: i pirati (e pare intendere: i finanzieri del turbo capitalismo) sono furbi e amorali, una massa desiderante che brama il bottino e l’ottiene passando di sacco in sacco.
Riconoscono come unica legge il codice dei Fratelli della Costa, diaframma che li protegge dall’anarchia. Nella ciurma c’è un medico libertino che filosofeggia sull’essenza dell’economia liberista, sul piacere e lo spreco. Tutti obbediscono alla logica della predazione – sostiene il medico – ma i pirati dediti al sacco perpetuo mostrano il meccanismo nella sua nudità, senza veli; addirittura, essi anticipano il futuro (che è il nostro). Chi rifiuterà il codice della Filibusta (prosecuzione della nuda lotta di potere fra stati) non avrà posto nel mondo a venire, se non come vittima.
Gli uomini di coscienza, come Rogério, hanno qualche speranza di cavarsela soltanto se disposti a spogliarsi di ogni morale (e fede) e a inebriarsi di quella vita di pura rapina. Perché la natura umana, corrotta, si sente attratta irresistibilmente da questa filosofia dove cristianesimo e pietà non hanno più alcun posto. Contano soltanto l’avventura, l’ubriacatura dei sensi, la ferocia esibita per non soccombere – non dimentichiamo che persino il nobile Sandokan, al bisogno, «suggeva le cervella» dei suoi nemici. Ma questo pessimismo senza redenzione è l’aspetto più prevedibile di questi romanzi.
Più interessante è il linguaggio, l’argot dell’avventura pura e irresponsabile che – pur nella diversità dello stile – richiama Salgari. Le suggestioni linguistiche nei romanzi d’avventura sono importanti quanto la trama, scrive Michele Mari, perché «creare significa nominare». Quando Salgari scrive «arecche dalle foglie grandissime, uncaria gambir e isonandra gutta e giunta wan», le sue parole «diventano puro suono e quel suono non è il detrito dell’avventura ma tutta l’avventura». Questa lezione è ben appresa da Evangelisti. Le sue pagine sono ricche proprio di quell’argot dell’avventura marinaresca: «paglioli delle briglie di bompresso», «paranchi di cima e di straglio», «salmigondis, focone, papatero, chiesuola, impavesata», nomi che schiudono la fantasia all’avventura, assieme ai patronimici, oscuri e sontuosi, dei protagonisti: Andrieszoon, Lorencillo, De Grammont, Exquemeling, Van Hoorn, il «negro» Bamba, l’Olonese. Quale antico lettore di Salgari non ricorda lo spavento che incuteva questo nome… l’Olonese?

12.1.10

Giuseppe Genna commenta VERACRUZ, più segnalazioni varie (Fantasy Magazine, Radio Città del Capo)

Sul suo blog, Giuseppe Genna dedica a Veracruz un articolo che ha lo spessore di un saggio. Ne riproduciamo le prime righe:

"Al momento Valerio Evangelisti ci ha consegnato una “diade”, piuttosto ambigua dal punto di vista narrativo, sulla congrega piratesca dei Fratelli della Costa: Tortuga prima e Veracruz poi. Sono due libri invertiti e inscindibili: prima il sequel e poi il prequel, prima la fine e poi ciò che prelude alla fine. L’ambiguità narrativa è un insieme di allusioni, in cui emergono nuclei di riflessione che possono essere connessi alle dinamiche di azione dei personaggi oppure consistere come apparenti impressioni, eventualmente rilevabili con accurate incursioni testuali. Non sono un critico e non compirò questo lavoro. Intendo soltanto, e brevemente, esprimere alcune considerazioni personali su Veracruz, prescindendo dai suoi rapporti con Tortuga, romanzo che, se letto, a mio avviso conferma le considerazioni che vado qui facendo.
E’ possibile leggere la diade sui pirati di Evangelisti come ennesima conferma (ma davvero: ne ha ancora bisogno, quest’autore così complesso sub specie secreti mentoris?) di certo salgarismo. E’ vero, è indubitabile: un piano della narrazione di Evangelisti (autore che struttura più livelli di lettura e di senzienza) è salgariano. Un salgarismo particolare, però."

Il resto del testo può essere letto qui.

Dal canto proprio, la nota rivista online Fantasy Magazine, diretta da Emanuele Manco, dedica a Veracruz e a Evangelisti sia una recensione che una intervista, entrambe firmate da Cristina Donati. Vi si può accere da questo indirizzo.

Per concludere,il 9 gennaio Evangelisti ha concesso una lunga intervista alla rubrica letteraria Mompracem di Radio Città del Capo di Bologna (network Radio Popolare). Può essere ascoltata qua. Le intervistatrici erano Giulia Gadaleta e Mariana Califano.

Nella foto a sinistra figura Gabriela Vergara, attrice venezuelana che appare in molte telenovelas messicane nel ruolo di dark lady. A lei si è ispirato Evangelisti per creare, in Veracruz, il personaggio di Gabriela Junot-Vergara.

1.1.10

Mauro Trotta, su IL MANIFESTO, recensisce VERACRUZ

IL LIBERO MERCATO DEI FRATELLI DELLA COSTA SBARCA A VERACRUZ
di Mauro Trotta (da Il manifesto del 30 dicembre 2009)

A oltre un anno di distanza dal precedente Tortuga (Il manifesto del 22-1-2008) Valerio Evangelisti si presenta in libreria con un nuovo romanzo che vede protagonisti ancora gli stessi personaggi, i Fratelli della Costa, pirati nominalmente al servizio del re di Francia e in lotta contro gli Spagnoli. Veracruz non è, però, la continuazione del precedente libro, ma un prequel, ambientato un paio d'anni prima e incentrato sul momento di massimo successo di quella che sarà praticamente l'ultima generazione di filibustieri, ovvero la conquista della capitale dei possedimenti della corona spagnola nel Nuovo Mondo: Veracruz, appunto.
Il libro si presenta come un perfetto esponente della letteratura di genere. Innanzi tutto per la scrittura, rapida e tagliente e la sua struttura, coinvolgente, appassionante e ricca di suspense. Ma anche per il suo carattere di prequel, in cui ritornano gli stessi personaggi in una vicenda perfettamente inserita nella continuity delle vicende narrate in Tortuga. Infine, per essere una sorta di «espansione» del racconto da cui tutta la saga - che, secondo quanto dichiara l'autore in una nota finale, si strutturerà in una trilogia - ha preso l'avvio: I fratelli della Costa, pubblicato nell'antologia Anime nere (Mondatori). Procedimento, questo, usato praticamente da sempre da tutti gli autori di letteratura di genere, soprattutto di fantascienza. Una riscrittura ampliata che non solo arricchisce, ma modifica anche profondamente il racconto di partenza.
Evangelisti si conferma, ancora una volta, un vero e proprio maestro nell'usare, padroneggiare e piegare ai propri fini gli stilemi classici di quella che fu definita paraletteratura. Il plot di questo nuovo romanzo ricalca a grandi linee la struttura di quello uscito un anno fa. Ancora una volta, per narrare le vicende viene utilizzato un personaggio, Hubert Macary, che non è uno dei grandi capi della Filibusta, come Michel De Grammont, Lorencillo o Van Hoorn. Ancora una volta il romanzo di genere si confonde con quello storico, con la sua presenza di personaggi reali e inventati e l'approfondita ricerca sugli avvenimenti effettivamente accaduti.
La tesi di fondo, inoltre, è comune ai due romanzi. I pirati, secondo Evangelisti, non sarebbero altro che gli anticipatori del capitalismo più sfrenato, in cui la ricerca del profitto può e deve ricorrere a ogni mezzo, anche e soprattutto violento, e dove non solo ogni cosa, anche i corpi, sono merce - basti pensare agli schiavi o ai prigionieri - ma l'appropriazione di risorse e il commercio deve essere assolutamente svincolato da ogni legge. Pur consapevole di tutto ciò, però, il lettore non può fare a meno di tifare per i pirati mentre segue le loro imprese. L'autore, insomma, dimostra la sua maestria nel definire e trattare personaggi negativi, vilain. E, come spesso accade nei romanzi di Evangelisti, quello che risalta in maniera più potente, l'elemento insondabile che fa saltare ogni meccanismo è il «femminino». Al vertice della loro potenza, i pirati saranno trascinati nell'abisso descritto in Tortuga, non solo per ferre dinamiche storico-politiche, ma soprattutto dall'influenza e dall'azione di due donne, opposte, ma complementari. La sorella di De Grammont, prigioniera per anni dell'Inquisizione, liberata morente, ma ancora piena di pietà nei confronti dei suoi torturatori. E soprattutto Gabriela Junot-Vergara, inconsueta dark lady, affascinante e dai fini insondabili, traditrice, ingannatrice, perversa eppure assolutamente pura, capace di pensieri e azioni assolutamente inaspettati.

18.12.09

Franco Pezzini, su L'INDICE, recensisce TORTUGA

IL MONDO ALLA ROVESCIA
di Franco Pezzini (da L'Indice dei libri del mese, novembre 2009)

Erede di antichi riti stagionali di sovversione, la cui celebrazione controllata garantiva la coesione sociale e magari cosmica, il topos del mondo alla rovescia torna talora a emergere con prepotenza nel linguaggio del romanzo, a richiamare un generale e provocatorio ripensamento dei connotati della realtà. Certo gli esiti possono essere molto diversi, e la cifra del grottesco può mostrare efficace acutezza critica o piuttosto il rifugio un po’ facile nello sberleffo qualunquista, nel brontolio senescente. E d’altra parte il paradosso sembra talora farsi realtà, precipitando nell’incubo di un mondo a gambe all’aria: basti pensare, per chi ravvisi nei valori costituzionali il fondamento della società, a certa corrente normalità di conati xenofobi o alle sussiegose giustificazioni su una volontà popolare ferma in realtà agli istinti più bassi. Di fronte a tutto questo, comprendiamo come l’antico topos possa ancora sferzare: e ai suoi utilizzi migliori è interessante riportare un paio di recenti proposte narrative.
(Segue un commento al romanzo di Corrado Farina L'invasione degli ultragay).
Al mondo alla rovescia richiama però indirettamente anche un secondo testo, apparso qualche mese dopo in libreria, e che conduce a sfondo e genere totalmente differenti. Chiuso ben prima dell’ultima tornata di notizie su attacchi di pirati a yacht o navi commerciali, Tortuga di Valerio Evangelisti (Mondadori, Strade Blu, 2008, pagg. 330 più due non num., euro 16,50)[ora anche nella Piccola Biblioteca Oscar, euro 9,50] coniuga – come sempre nei suoi romanzi – il rigore della ricerca storica e l’inquietudine sul nostro presente. La narrativa sui pirati è ben radicata, si può immaginare, nell’esperienza infantile e adolescenziale del lettore medio adulto: e non solo attraverso i più noti romanzi di Salgari o gli scontri con Uncino del Peter Pan, ma in una vasta produzione di opere minori e pur significative. Chi scrive rammenta per esempio la trilogia ottocentesca sul pirata Olonese del maestro di scuola americano F.A. Stone, edita per ragazzi da Malipiero (1969-71): un’epopea che non aveva nulla del romanticismo di tanta vulgata sui predoni dei mari, ma li presentava pragmaticamente crudeli, ben poco esemplari, fascinosi solo in distanza. Forse oggi, con simili narrazioni agli allievi, il maestro Stone si guadagnerebbe un’ispezione ministeriale: ma ho ripensato a quelle letture popolari nello sprofondare entro lo straordinario, tanto più complesso affresco di Tortuga. Che mostra una società dei pirati quasi in negativo fotografico rispetto a quella marinara delle nazioni “civili”: una strana democrazia che però – Evangelisti lo mette bene in chiaro – non si presta agli sdilinquimenti sulla società libera spesi da certa ingenua critica recente. C’è anzi molto di sadiano nell’apprendistato in seno alla comunità del protagonista Rogério de Campos, ex-gesuita dai trascorsi ambigui: un cammino che lo vede affiancato, come Dante nei regni oltremondani, da diverse figure di interprete-mentore. Per l’esattezza due ed entrambi medici, cioè gli intellettuali della filibusta: e se l’iniziazione avviene al fianco dell’inquietante De Lussan, che strappa a Rogério ogni illusione sulle pulsioni umane, la fase successiva accanto all’introspettivo Exquemeling mette in luce uno sprofondamento ormai avvenuto. Come sotto due capitani, del resto, l’ex-gesuita milita: prima il vitalistico Lorencillo, poi il cupo e carismatico cavaliere De Grammont cui Rogério contende un oscuro oggetto del desiderio, una bella schiava ombra della sue nevrosi. In scena è la fine della filibusta, usata e poi gettata dai protettori europei al mutare degli assetti politici: ma di quel mondo alternativo e nichilistico all’insegna dello scatenamento degli istinti, l’Età Ludica moderna riscoprirà qualcosa. Ereditandone, è chiaro, non i Grammont ammantati di livida grandezza ma le mediocri e furbette caricature, l’onda lunga dei Rogério.

3.11.09

Tommaso De Lorenzis, su L'UNITA', recensisce VERACRUZ

di Tommaso De Lorenzis (da L'Unità del 1° novembre 2009)

Tornano i Fratelli della Costa. Torna il tempo d’indicibili massacri e selvagge atrocità, mentre la Jolie Rouge – il vessillo con teschio, tibie e clessidra – sventola di nuovo sull’albero maestro. Attenzione, quindi. Occhi ben piantati sulla linea dell’orizzonte, perché i pirati hanno ripreso il mare. Non conoscono la pietà e sono a caccia di favolosi bottini. Questa volta, però, non si tratta di audaci arrembaggi o spericolate manovre. Questa volta, l’impresa è un azzardo ai limiti della follia.
A un anno dalla pubblicazione di Tortuga (Mondadori), Valerio Evangelisti rimette in scena la masnada corsara di reietti e proscritti, fuorilegge e cospiratori, disertori e tagliagole, in un prequel affilato come una scimitarra e scarno come un cadavere cotto al sole dei Tropici. Ambientato nel 1683, Veracruz narra la conquista dell’imprendibile Capitale della Nuova Spagna ad opera del cavaliere Michel de Grammont, l’ultimo, infernale Signore della Filibusta. Negli eventi che portano alla caduta della città, la vita di Hubert Macary, ufficiale in seconda del capitano Lorencillo, s’intreccia alla sorte dell’enigmatica e sensuale Gabriela Junot-Vergara, cortigiana del corrotto notabilato coloniale e ambita preda della ghenga piratesca. Il torbido e lascivo erotismo di Gabriela ispirerà tradimenti e rappresaglie, vendette e avvelenamenti, contribuendo a spingere i Fratelli della Costa verso il tragico epilogo presentato in Tortuga.
Sanguinoso antefatto del crepuscolo della Filibusta, Veracruz celebra un tema caro alla letteratura di Evangelisti: il potere di quell’indomita femminilità capace di soggiogare la volontà più decisa e piegare la forza bruta. Ed è un contrappasso – tanto perfido, quanto sottile – quello per cui, in un universo dominato dalla virilità predatrice, sono le donne a tessere la fitta trama di morte. Le donne, al plurale: perché non si narra solo dell’ammaliante e fatale Gabriela, ma anche di Claire de Grammont, la sorella del Cavaliere, incarcerata come eretica a Veracruz e liberata – ormai moribonda – dopo la conquista della città. E proprio l’agonia di Claire funge da irregolare metronomo che scandisce il ritmo d’un concitato precipitare verso orrore e rovina, laddove la pazzia vendicatrice rimane l’unico movente.
Immune al fascino dell’epica sentimentale, sostenitore dell’ellitticità espressiva di Dashiell Hammett e Jean-Patrick Manchette, Evangelisti applica questi stessi criteri al genere del “cappa e spada”, liquidando l’onore, gli ideali e le maniere del romanticismo salgariano. Al contempo Veracruz “cannoneggia da babordo” le tesi storiografiche che dipingono le ciurme corsare come un esempio ante litteram di comunitarismo libertario. Le parole di Ravenau de Lussan, teorico di un utilitarismo radicale e di un estremo laissez faire, dicono molto del mondo nuovo che i corsari contribuirono a fondare: «Scommetto che, prima o poi, qualche europeo presenterà la Filibusta quale regno della libertà, una sorta di repubblica egualitaria. Dovrebbe vedere come trattiamo i nostri schiavi e i nostri prigionieri. Se non hanno valore economico sono puri giocattoli, da vendere o torturare». In quest’osceno grumo di aspirazioni, in cui si mischiano smodata avidità, volontà di potenza, culto del denaro, desiderio di sopraffazione e venerazione della merce, non è difficile intuire le rimosse pulsioni che tennero a battesimo il libero mercato: gli appetiti animali che ispirarono la genesi del liberismo e la sua accumulazione originaria. Dunque, il lettore non si stupisca nel sentire gli spietati predoni caraibici inneggiare alla libertà degli scambi e alla rottura del monopolio mercantile di Spagna. Una mano invisibile che sollevasse la parrucca di Adam Smith svelerebbe la chioma – unta e pidocchiosa – del peggiore filibustiere.

28.10.09

Mauro Garofalo, su Il Sole 24 Ore - Nova, recensisce VERACRUZ

TORNANO I PIRATI DI VALERIO EVANGELISTI
di Mauro Garofalo (da Il Sole 24 Ore - Nova, 27 ottobre 2009)

«Il 17 marzo 1683 Hubert Macary scrutava il mare, in attesa dei vascelli in arrivo. Solo lui e l'amico Francis Levert sapevano che al largo di Roatán stava per apparire la flotta più imponente che i Fratelli della Costa avessero mai allestito. Ben diciassette velieri, inclusi vari brigantini da una trentina di cannoni ciascuno.? Appoggiato con il gomito a una torretta di guardia, la gamba sinistra su un cannone arrugginito, Hubert pregustava lo spettacolo. Per assaporarlo si metteva nei panni degli spagnoli di qualche città costiera, quando al largo apparivano i pirati. Ecco decine di vele all'orizzonte. Le campane di tutte le chiese suonavano l'allarme. Le navi sembravano lontane ma, se avevano il vento a favore, erano velocissime. Tempo un quarto d'ora e iniziavano a cannoneggiare il forte della città. Tempo mezz'ora e uomini assatanati, portati a terra dalle scialuppe, sbarcavano urlando in cerca di una preda qualsiasi» (...).
Esce oggi Veracruz (Mondadori Strade Blu) secondo capitolo sui pirati di Valerio Evangelisti. Dopo Tortuga (Mondadori, 2008), il raffinato autore della saga di Eymerich torna sui mari a raccontare avventure, sempre più crudeli, dei Fratelli della Costa. In questo "prequel" della saga dei pirati, il cavaliere de Grammont porta i suoi filibustieri all'assalto di Veracruz, la città più importante della Nuova Spagna. Attraverso le gesta di Macary, Van Hoorn, Bamba, Big Willy, e molti altri personaggi, scopriamo l'assalto alle prigioni, l'arroganza di un potere nato sul mare, il rischio di essere uccisi preso come compagno di avventure. I pirati di Evangelisti sono macchiati di sangue, non c'è spazio per i tentennamenti. Veloci, spietati, i bucanieri della Jolie Rouge (la bandiera pirata, comunemente nota come “Jolly Roger” ndr) pensano solo al bottino, non hanno niente di romantico: cattivi, masnadieri, tagliano gole, stuprano, nella saga sono al soldo di Sua Maestà di Francia (ma quando assaltano una nave e la scoprono francese, uccidono l'intero equipaggio).
Linguaggio asciutto, quasi atroce. Scompare quasi del tutto, in Evangelisti, la versione della comunità "aperta" dei pirati (solo un breve accenno alla pratica di delegittimazione dei capitani a opera degli equipaggi), scompaiono l'Isola felice e i pirati buoni del cinema. Anche l'amore è merce violenta. Dopo la lettura di Veracruz rimane una scia rosso sangue, con gli squali pronti a divorare gli sventurati che cadono fuori bordo (leggendo il libro scopriamo che pochi pirati sapevano nuotare).
Benvenuti a bordo sulla rotta dei Fratelli della Costa!

13.10.09

Raduno della mailing list 2009 e festival a Pisa

Dal 25 al 27 settembre si è svolto a Contigliano, presso Rieti, il decimo raduno della Eymerich Mailing List. I partecipanti erano una trentina, e fra loro Valerio Evangelisti. Come nelle precedenti occasioni, svoltesi in varie regioni d'Italia, l'incontro è stato totalmente informale, e fatto di pranzi, chiacchiere e giochi collettivi. La sede era un ostello posto alle pendici del paese, con un grande giardino attorno. Grazie all'organizzatore, Stefano De Santis, sono stati distribuiti gadgets ispirati al romanzo di prossima uscita di Evangelisti, "Veracruz" (27 ottobre, se la data sarà rispettata): bottiglie di birra artigianale (a sinistra l'etichetta) e una maglietta.
Come sempre, in queste occasioni di ritrovo, Evangelisti è un ospite come gli altri, paga la propria quota e non ha occasioni di lucro.
Tutti i partecipanti si sono detti molto soddisfatti dell'evento. Dai precedenti raduni (San Leo, Napoli, Ancona, Sansepolcro, Viterbo, Labante, Modigliana, ecc.) sono sorte amicizie durature, e persino matrimoni.

Il giorno 11 ottobre Evangelisti ha partecipato al Pisa Book Festival, dedicato alla piccola e media editoria. Ha presentato la "Storia dei vampiri" di Matthew Beresford, edizioni Odoya, uscito con una sua introduzione. Nell'occasione, il quotidiano on line Pisa Notizie lo ha intervistato. L'intervista è leggibile qui.

22.9.09

VERACRUZ, nuovo romanzo di Evangelisti, nelle librerie dal 27 ottobre

Uscirà il 27 ottobre, presso Mondadori Strade Blu, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti, Veracruz. Ecco il testo delle bandelle di presentazione (e, a lato, l'illustrazione di copertina):

"Siamo nel 1683, due anni prima degli eventi narrati nel romanzo Tortuga. Il cavaliere Michel de Grammont, ultimo leggendario capo dei Fratelli della Costa che infestano il mar dei Caraibi, propone ai compagni un’idea folle: conquistare e saccheggiare Veracruz, la città più importante della Nuova Spagna, giudicata imprendibile. Un’impresa condannata anche da quella corona di Francia di cui i pirati si dicono gli agenti, che ha firmato con gli spagnoli un effimero trattato di pace.
Prende il largo dall’isola di Roatán la flotta più imponente che abbia solcato le acque centroamericane. Uomini spericolati, cinici, rotti a ogni crudeltà. Se esiste un ideale, è di arricchirsi in fretta e sperperare tutto nei pochi anni di vita che rimangono. Quanto all’orizzonte strategico che ispira chi manipola i fuorilegge del mare – togliere alla Spagna il monopolio dei commerci nell’area caraibica – è per gli equipaggi puro pretesto che legittima un’avidità sfrenata.
Hubert Macary, ufficiale al servizio del capitano Lorencillo, è uomo stolido, coraggioso e fedele, con un lungo passato militare. Considera una virtù l’obbedienza cieca, la gerarchia il perfetto assetto sociale. La ferocia dei pirati non lo turba: l’importante è obbedire.
Le sue convinzioni saranno scosse da due donne: Claire, la sorella del cavaliere de Grammont, imprigionata a Veracruz dall’Inquisizione come ugonotta, liberata ormai morente; e soprattutto l’affascinante Gabriela Junot-Vergara, in apparenza convenzionale femme fatale, seducente e irresistibile, ma forse mossa da ideali più nascosti e da finalità indecifrabili. Dopo la sanguinosissima presa di Veracruz saranno Claire e Gabriela, l’una moribonda e l’altra fin troppo viva, a guidare non solo Macary, ma l’intera Filibusta, verso l’abisso descritto in Tortuga.
Accanto ai personaggi principali, anima il racconto un’intera folla di comprimari: i capitani Lorencillo e Van Hoorn, i governatori corrotti coinvolti in complicati giochi geopolitici, le donne-bucaniere dai costumi disinvolti, i semplici marinai capaci di passare con indifferenza dalla generosità all’efferatezza. Un quadro dei Fratelli della Costa senza precedenti nella narrativa avventurosa, al tempo stesso crudamente realistico e oggettivamente pittoresco, ma documentato con serietà. Quasi l’antitesi del romanticismo salgariano, e dell’abbondante saggistica che ha letto l’epopea dei pirati della Tortuga in chiave di rivolta libertaria.
Lo sfondo ambientale sono isolette suggestive, mari cristallini, sabbie bianchissime, città costiere protette da banchi di corallo. Chi ha detto che l’inferno abbia colori cupi?"

9.9.09

News: videogioco, VERACRUZ, ecc.

Dal 21 al 23 agosto, Valerio Evangelisti ha partecipato, in veste di ospite d'onore, alla Parcon 2009 di Pilsen, la convention annuale di fantascienza della Repubblica Ceca. Un resoconto del suo passaggio è qui.
La relazione di Evangelisti, scritta con Domenico Gallo e riguardante la fantascienza italiana dal 1952 ad oggi, dovrebbe essere pubblicata dalla rivista praghese Ikarie - un mensile cui Evangelisti collabora da tempo.

La Koala Games sta creando un videogioco su Eymerich, in avanzata fase di sviluppo. Ha realizzato anche un sito di presentazione. L'iniziativa è stata anticipata da Fantasy Magazine, la nota rivista on line diretta da Emanuele Manco.

Uscirà a breve nella Piccola Biblioteca Oscar il romanzo di Valerio Evangelisti Tortuga. Seguirà, nel maggio 2010, l'ormai introvabile Noi saremo tutto.

Infine, tra poche settimane, sarà pubblicato da Mondadori Strade Blu il romanzo di Evangelisti Veracruz, prequel di Tortuga. Prestissimo altre informazioni.

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