18.6.09
Nikolas Eymerik O Ieroexetastes, e altre notizie sparse
La casa editrice greca Triton, di Atene, ha appena pubblicato il romanzo di Valerio Evangelisti Nicolas Eymerich, inquisitore (ne presentiamo la singolare copertina, in cui Eymerich si distacca alquanto dalla descrizione fornita dall'autore). La traduzione è di Atena Pantelia. Ottima aggiunta è un trafiletto esplicativo del calcolo delle ore nel Medioevo. Numerose le note.In precedenza, era stato tradotto in greco solo il racconto di Evangelisti Marte distruggerà la terra, apparso sul quotidiano Eleutherotypia nel 2005.
La prossima traduzione straniera di Nicolas Eymerich, inquisitore sarà in Olanda.
Restando al tema internazionale, Valerio Evangelisti parteciperà dal 10 al 12 luglio 2009 al Festival du Polar Corse et Méditerranéen che si svolgerà ad Ajaccio, Corsica, e dal 20 al 22 agosto alla "convention" di fantascienza che avrà luogo a Pilsen, nella Repubblica Ceca.
Alle elezioni europee la Lista comunista e anticapitalista non ha raggiunto il quorum, pur mancandolo di poco. Evangelisti, che si presentava come indipendente, ha avuto 1465 preferenze, con risultati notevoli a Padova e a Bologna (dove, con 298 preferenze, si è piazzato terzo dopo Oliviero Diliberto e Lidia Menapace).
9.6.09
ACQUE OSCURE, un'antologia di racconti di Valerio Evangelisti
E' in edicola, nel solo mese di giugno, un'antologia di racconti di Valerio Evangelisti, Acque oscure, curata da Alan D. Altieri (pp. 242, € 4,00). E' il n. 2 della nuova collana EPIX Mondadori.L'antologia non contiene inediti, bensì testi apparsi su quotidiani o settimanali, in sedi occasionali, solo in rete o non ristampati da tempo. Questo il sommario:
Nove racconti tra brevi e lunghi:
O Gorica tu sei maledetta
Il Grande Fratello
Eymerich contro Dan Brown
Fluidità corporea
Cicci di Scandicci
La sala dei giganti
Eymerich contro Palahniuk
Marte distruggerà la terra
Stanlio & Ollio Terror Detectives
Un romanzo breve:
Gocce nere
Cicci di Scandicci e Marte distruggerà la terra apparvero su Il manifesto con altri titoli: Caccia al cinghiale e Guerre stellari preventive. La sala dei giganti fu pubblicato quale allegato alla Guida dello studente dell'università di Padova.
Gocce nere, un romanzo scritto per la casa editrice francese Baleine, poi fallita, è stato scaricabile da questo sito finché Mondadori non ne ha acquistato i diritti. Ingloba versioni leggermente modificate di due racconti di Evangelisti molto noti: Sepultura e Il nodo Kappa.
Daniele Barbieri, su CARTA, recensisce TORTUGA
L'ETICA PIRATA E LO SPIRITO DEL CAPITALISMO
di Daniele Barbieri (da Carta 2009 n. 20)

«Sapete qual è la forza dei pirati? Evitare ipocrisie. Vogliamo denaro, fuori da ogni regola. Arraffiamo di tutto e vendiamo di tutto, uomini inclusi». L’ipocrisia è quella di una Chiesa che da un lato protesta (con Bartolomé de las Casas) «per i supplizi infitti agli indigeni americani» e dall’altra legittima «il commercio di carne nera».
Valerio Evangelisti lascia gli scenari abituali (la fantascienza, l’Inquisizione, il Messico e gli Usa) ma fa centro di nuovo: Tortuga (Mondadori: 330 pagine per 16 euri) è avvincente: tanto sul piano del ritmo e dell’avventura quanto su quello del rigore storico, attento a mostrare quanto i pirati siano moderni e funzionali all’economia del capitalismo nascente: «credono di essere dei paria e invece sono gli embrioni della società a venire». Visto che il 1600 della grande accumulazione – cioè rapina - annuncia il trionfo del capitalismo… è difficile dar torto a Evangelisti.
Nella prima folgorante pagina-mattatoio del romanzo, il portoghese Rogério de Campos viene arruolato suo malgrado tra i Fratelli della Costa. Ne seguiremo le vicende sino alla fine, nuotando in un mare di sangue. Siamo nel 1685, in un mondo senza misericordia o meglio dove quel nome è ironicamente dato dagli spagnoli a un pugnale dalla lama lunga e sottile.
Se siete appassionati del tema forse negli ultimi anni avete letto alcuni saggi degni di interesse: da Utopie pirata (Eleuthera) e Ribelli dell’Atlantico (Feltrinelli) sino a Le repubbliche dei pirati (Shake). Dunque forse sapete già qual sia la differenza storica fra corsari e pirati. I primi erano al servizio dei governi, avevano una «lettera di corsa» che li autorizzava a ogni delitto, di fatto rendendoli impunibili. I secondi erano più autonomi, auto-organizzati: persino democratici in certo modo se, come ci mostra Evangelisti, i comandanti erano eletti e punizioni (o premi) andavano approvati all’unanimità. Differenze che, a volte, rimanevano sulla carta: questi filibustieri dei Caraibi a esempio si vantano della loro indipendenza eppure sono assai legati al re di Francia. In ogni caso, più volte Evangelisti evidenzia che la loro crudeltà è solo l’altra faccia dei delitti di Stato. A chi sostiene «quali siano i crimini della Spagna, i Fratelli della Costa ne commettono di peggiori» viene risposto: «Peggiori? Ne siete sicuro? Avete visto le miniere in cui gli spagnoli costringono a lavorare gli indigeni…».
Romanzo fosco con un finale agghiacciante, degna punizione per un protagonista che è infame tra infami. La morte sventola sulle bandiere e corrisponde a uno stile di vita: «Mi batto per soldi da spendere subito, morte dietro l’angolo, gustare tutti i piaceri della vita. Non so come cadrò, però di sicuro avrò la sciabola in mano» è il credo degli uomini mentre le donne sembrano buone solo come prede. A volerli cercare si intravedono nel romanzo timidi segni di speranza: si accenna alla «bizzarra idea di certi gesuiti che gli uomini siano tutti buoni», nelle ultime pagine si fa riferimento alle «città fondate dagli ex schiavi» e chissà se Tortuga avrà un seguito e ci racconterà questo pezzo di storia dimenticata.
Vale la pena fermarsi su alcune frasi-chiave, a esempio l’idea, ripetuta più volte, che i pirati siano il futuro. A libro chiuso infatti e tornando all’oggi ci si potrebbe chiedere perché torni la pirateria, su Internet (ma è una metafora) e soprattutto nell’assalto di certe navi. Una buona domanda, anche se per rispondere bisognerebbe sapere se davvero tutti i pirati somali siano avidi di saccheggi… o magari alcuni di loro vogliano fermare chi scarica scorie tossiche sulle loro coste. Ma questa naturalmente è tutta un’altra storia che non ha trovato il suo Evangelisti e che forse Ilaria Alpi avrebbe voluto raccontare… ma l’hanno uccisa per tempo.
di Daniele Barbieri (da Carta 2009 n. 20)

«Sapete qual è la forza dei pirati? Evitare ipocrisie. Vogliamo denaro, fuori da ogni regola. Arraffiamo di tutto e vendiamo di tutto, uomini inclusi». L’ipocrisia è quella di una Chiesa che da un lato protesta (con Bartolomé de las Casas) «per i supplizi infitti agli indigeni americani» e dall’altra legittima «il commercio di carne nera».Valerio Evangelisti lascia gli scenari abituali (la fantascienza, l’Inquisizione, il Messico e gli Usa) ma fa centro di nuovo: Tortuga (Mondadori: 330 pagine per 16 euri) è avvincente: tanto sul piano del ritmo e dell’avventura quanto su quello del rigore storico, attento a mostrare quanto i pirati siano moderni e funzionali all’economia del capitalismo nascente: «credono di essere dei paria e invece sono gli embrioni della società a venire». Visto che il 1600 della grande accumulazione – cioè rapina - annuncia il trionfo del capitalismo… è difficile dar torto a Evangelisti.
Nella prima folgorante pagina-mattatoio del romanzo, il portoghese Rogério de Campos viene arruolato suo malgrado tra i Fratelli della Costa. Ne seguiremo le vicende sino alla fine, nuotando in un mare di sangue. Siamo nel 1685, in un mondo senza misericordia o meglio dove quel nome è ironicamente dato dagli spagnoli a un pugnale dalla lama lunga e sottile.
Se siete appassionati del tema forse negli ultimi anni avete letto alcuni saggi degni di interesse: da Utopie pirata (Eleuthera) e Ribelli dell’Atlantico (Feltrinelli) sino a Le repubbliche dei pirati (Shake). Dunque forse sapete già qual sia la differenza storica fra corsari e pirati. I primi erano al servizio dei governi, avevano una «lettera di corsa» che li autorizzava a ogni delitto, di fatto rendendoli impunibili. I secondi erano più autonomi, auto-organizzati: persino democratici in certo modo se, come ci mostra Evangelisti, i comandanti erano eletti e punizioni (o premi) andavano approvati all’unanimità. Differenze che, a volte, rimanevano sulla carta: questi filibustieri dei Caraibi a esempio si vantano della loro indipendenza eppure sono assai legati al re di Francia. In ogni caso, più volte Evangelisti evidenzia che la loro crudeltà è solo l’altra faccia dei delitti di Stato. A chi sostiene «quali siano i crimini della Spagna, i Fratelli della Costa ne commettono di peggiori» viene risposto: «Peggiori? Ne siete sicuro? Avete visto le miniere in cui gli spagnoli costringono a lavorare gli indigeni…».
Romanzo fosco con un finale agghiacciante, degna punizione per un protagonista che è infame tra infami. La morte sventola sulle bandiere e corrisponde a uno stile di vita: «Mi batto per soldi da spendere subito, morte dietro l’angolo, gustare tutti i piaceri della vita. Non so come cadrò, però di sicuro avrò la sciabola in mano» è il credo degli uomini mentre le donne sembrano buone solo come prede. A volerli cercare si intravedono nel romanzo timidi segni di speranza: si accenna alla «bizzarra idea di certi gesuiti che gli uomini siano tutti buoni», nelle ultime pagine si fa riferimento alle «città fondate dagli ex schiavi» e chissà se Tortuga avrà un seguito e ci racconterà questo pezzo di storia dimenticata.
Vale la pena fermarsi su alcune frasi-chiave, a esempio l’idea, ripetuta più volte, che i pirati siano il futuro. A libro chiuso infatti e tornando all’oggi ci si potrebbe chiedere perché torni la pirateria, su Internet (ma è una metafora) e soprattutto nell’assalto di certe navi. Una buona domanda, anche se per rispondere bisognerebbe sapere se davvero tutti i pirati somali siano avidi di saccheggi… o magari alcuni di loro vogliano fermare chi scarica scorie tossiche sulle loro coste. Ma questa naturalmente è tutta un’altra storia che non ha trovato il suo Evangelisti e che forse Ilaria Alpi avrebbe voluto raccontare… ma l’hanno uccisa per tempo.
3.6.09
Due racconti di Valerio Evangelisti

Due racconti di Valerio Evangelisti appaiono in antologie uscite di recente. La prima è Anteprima nazionale. Nuove visioni del nostro futuro invisibile, a cura di Giorgio Vasta, Minimum Fax, 2009; la seconda è Italia underground, a cura di Angelo Mastrandrea, Sandro Teti editore, 2009.Entrambi i racconti parlano, in forma paradossale, di un'Italia a venire. In uno, a furia di eleggere in Parlamento persone legate alla criminalità organizzata, si è transitati a una Terza Repubblica nella quale le organizzazioni mafiose hanno direttamente preso il posto dei partiti. Il consenso è generale, e solo i conflitti tra cosche rivali insidiano la stabilità del quadro di governo. Nel secondo, più breve, apparso originariamente su Il manifesto, l'Italia intera si è trasformata ne "La penisola dei famosi": un mastodontico reality show in cui i cittadini del resto del mondo scelgono col televoto le famiglie italiane da eliminare e quelle, invece, da condurre alla vittoria finale.
Un racconto (Il grande fratello) con agganci tematici a quest'ultimo uscirà, in questo mese di giugno 2009, in un'antologia di Evangelisti intitolata Acque oscure, nella nuova collana da edicola "Epix" di Mondadori. Ne daremo a suo tempo notizia.
Evangelisti è notoriamente riluttante a scrivere racconti. Una possibile eccezione è quando l'oggetto gli permette di affrontare, in forma metaforica, problematiche civili che gli stanno a cuore.
25.5.09
Valerio Evangelisti candidato alle elezioni europee

Valerio Evangelisti è candidato alle elezioni europee del giugno 2009, nella circosrizione del Nord-Est, per la Lista comunista e anticapitalista. Evangelisti, che si presenta quale indipendente (non è iscritto a nessuno dei partiti che compongono la coalizione), ha spiegato a PdCI-TV le ragioni della sua candidatura.Un'altra intervista, più breve, è apparsa su Red TV.
Evangelisti ha anche spiegato le proprie motivazioni in un'intervista apparsa su Liberazione e, soprattutto, in un intervento sul settimanale La Rinascita, che riproduciamo:
NON VOTATE PER ME. VOTATE PER I COMUNISTI
di Valerio Evangelisti
Chi ha proposto di candidarmi alle elezioni europee aveva in mente, credo, non solo la mia relativa popolarità quale scrittore di romanzi di genere, ma anche una mia militanza attiva a sinistra che risale agli anni dell’adolescenza. Io ho accettato senza remore perché, secondo me, si sta soffrendo troppo dell’assenza, nelle istituzioni, di una rappresentanza comunista e anticapitalista.
Per temperamento e convinzioni non credo nell’efficacia di una presenza solo parlamentare. Vengo da un percorso – la cosiddetta “area dei centri sociali” – incompatibile con la semplice conquista di seggi e poltrone. Pur convinto che la battaglia decisiva si combatta nella società, nelle lotte di classe, nei movimenti ispirati alla democrazia diretta, trovo grave, sulla scorta di Lenin, che i comunisti non siedano in parlamento, dove farsi portavoce e difensori di ciò che si agita in ambiti non istituzionali. Soprattutto se si parla di Unione Europea.
E’ nella UE che si verificano i ripetuti tentativi di assottigliare gli spazi di democrazia, di sancire il liberismo quale unica forma di regola economica, di assoggettare la classe operaia e gli strati subalterni una volta per tutte. E’ l’Unione che, in presenza di referendum contrari al dispotismo del mercato (Francia, Danimarca. Olanda, Irlanda...), obbliga a ripetere il voto fino a ottenere il risultato auspicato, oppure fa sì che si rinunci al suffragio – vedi Francia – per capovolgerne i risultati per via parlamentare. L’Europa attuale non ha nulla di democratico. E’ lo spazio dei poteri eletti non si sa come e non si sa da chi. E’ un’entità monetaria e non politica. Chi manovra l’euro la governa. Ma chi sceglie il manovratore? Certo non i cittadini, il cui voto è disprezzato e, se fastidioso, costretto a infinite reiterazioni.
Quando l’euro fu introdotto Romano Prodi, responsabile di avere sedotto una sinistra immemore del proprio passato e pronta alla genuflessione, disse una memorabile cazzata. Secondo lui, i prezzi delle merci europee, esposti alla libera competizione, avrebbero teso tutti al ribasso. E’ accaduto l’esatto contrario, ed è facile capire il perché. L’Europa, così come ognuno dei paesi che la compongono, non è omogenea sul piano sociale. Vi sono regioni ricche e regioni povere. Dove la domanda è più bassa, anche i prezzi lo saranno. Non dovrebbe meravigliare un economista serio (ma Prodi lo è mai stato? La sua produzione scientifica è di sconcertante banalità) il fatto che un caffè, a Matera, costi meno che a Milano e molto meno che a Parigi. Né la moneta unica conta alcunché, posto che un barista parigino si guarda dal calibrare i suoi prezzi su quelli di Matera. L’esempio è puerile, ma può facilmente essere esteso all’assieme delle merci, con risultati preoccupanti.
L’euro sarebbe l’esito più brillante dell’azione di governo di Prodi, nei periodi in cui è stato premier. Bel risultato! Sappiamo tutti che un euro non vale le circa duemila lire dichiarate: vale, a essere generosi, la metà. Ciò significa che, dalla costituzione della UE, i salari sono stati ridotti a metà, e così le pensioni e i risparmi. E’ mai possibile che a denunciare un fatto tanto elementare debbano essere Tremonti, la Lega, addirittura Berlusconi? Cioè la destra, interessata, per storica vocazione, a trasferire risorse dai salari ai profitti. Con pieno successo: chi aveva sufficiente denaro da perderne senza danni, e si muoveva con disinvoltura tra le valute, è stato appena scalfito dal cambio di moneta. Chi invece subiva un impoverimento progressivo, ha visto i partiti che avrebbero dovuto salvaguardarlo appiattirsi su Prodi o su altri ex democristiani, fautori entusiasti delle logiche della globalizzazione. Chi mai avrebbe potuto entusiasmarsi per un governo che proponeva, nelle sue punte d’“avanguardia”, privatizzazioni in ogni campo, supporti al grande capitale e guerre quale motore complessivo di sviluppo? Per non parlare di amministrazioni locali censorie, codine, proibizioniste, capaci di costruire muri pur di mantenere i migranti in aree delimitate.
Io non so cosa aspettarmi da un’area comunista e anticapitalista. Pretenderei un’attenzione puntuale ai bisogni delle classi subalterne. Chiederei, per dovere di onestà etimologica, di non chiamare “imprenditori” quelli che un tempo erano, giustamente, definiti “i padroni”. Vorrei che si tornasse a parlare di classi e di lotta di classe. Auspicherei che nessun comunista giudicasse “giusta” una guerra qualsiasi, dovunque combattuta (la Costituzione, in teoria, lo vieta, e quella Costituzione è stata strappata col mitra in pugno... essenzialmente dai comunisti). Esigerei una politica anticapitalista, antimilitarista, antirazzista, antisessista, antiproibizionista, antimperialista, anticolonialista...
Troppi “anti”? Cavolo, cos’altro è il comunismo, se non un “anti”? Ricordo, a costo di annoiare, una frase notissima di Marx. “Il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Cioè vive nel presente, nella quotidianità. Può persino cambiare direzione, obbedire a necessità tattiche, sconfinare e ristrutturarsi (vedi il “socialismo del XXI secolo” teorizzato dal compagno Hugo Chávez e da altri dopo di lui). L’importante è l’analisi delle classi, e la fedeltà a una sola. Un compito imposto all’unica opposizione reale, quella con fini egualitari, fin dalla Rivoluzione Francese.
Termino col dire che mai e poi mai il comunismo, l’anticapitalismo o quant’altro dovrebbe mostrarsi debole, fragile, subalterno alle scelte altrui (politiche o culturali). Per parafrasare Nietzsche, l’antagonista è uomo o donna bellicoso, che, quando non lotta contro estranei, è in guerra contro se stesso. Il pacifismo, se non nella forma dell’antimilitarismo, non gli si confà.
Francamente, dei rapporti – veri o presunti – tra Berlusconi e qualche minorenne non mi importa un accidente. E’ roba che lascio ai girotondini. A me interessa una sinistra di classe conscia del proprio humus e capace, finalmente, di non deluderlo. Sulla scia dei partigiani che hanno costruito quanto di buono resta di questa Repubblica.
La falce e il martello nello stemma, i saluti a pugno chiuso, mi sembrano ottimi segnali. Poi la lotta vera si combatte, lo sappiamo, non nelle istituzioni ma nella società. Però questo è un altro discorso.
Alle europee non votate per me. Votate, per favore, per i comunisti e gli anticapitalisti.
PS. Forse qualcuno si aspettava che io collegassi la candidatura alla mia attività di scrittore. No, io vedo le due cose come distinte. Certo, scriverei meglio in un clima meno condizionato dalla destra estrema al governo. Ma il resto del mondo non la considera nemmeno, e io, vagabondo per vocazione (passo in Italia il minor tempo possibile), mi faccio in sostanza gli affari miei. Nel senso che cerco di ignorare l’immondezzaio che è diventato il mio paese e, nel mio lavoro, tento di sognare e fare sognare realtà alternative.
22.5.09
Intervista video su TORTUGA a Tempi Dispari (RaiNews 24) e recensione di Daniele Barbieri su L'UNIONE SARDA

Il 4 marzo Valerio Evangelisti è stato intervistato da Francesco Gatti nell'ambito della trasmissione culturale Tempi Dispari di RaiNews 24. L'intervista di quasi mezz'ora, riguardante principalmente il romanzo Tortuga, è ora integralmente visibile qua. RaiNews 24 l'ha più volte replicata.Daniele Barbieri ha dedicato a Tortuga, su L'Unione Sarda del 18 maggio, un'entusiastica recensione, che riproduciamo:
"TORTUGA": I PIRATI DI EVANGELISTI TRA POLITICA ED EPOS
"Bucanieri, gesuiti, cannibali, pomate d’aloe («che cresce in ogni angolo della Tortuga») per guarire ferite tremende, ebrei, bottini, assalti di massa e privati delitti per conquistare la più bella schiava. Si inizia con il ponte d’una nave che somiglia a un mattatoio per finire – dopo 300 pagine appassionanti - con la bandiera dei pirati a sventolare minacciosa, pur se destinata a perdere. Lo scrittore italiano vivente più popolare nel mondo, Valerio Evangelisti, dopo essere passato dalla fantascienza e dall’Inquisizione al Messico e agli Stati uniti del XX secolo, ci trasporta nel 1685 … per soli 16 euro. Non vi pentirete di viaggiare su Tortuga (Mondadori) con lui al timone. Se cercate sangue e avventure qui ne zampillano a josa. E se volete, fra le righe, capire «l’economia politica» della pirateria qui è tutto documentato. Proprio a partire dalla bandiera sventolante che è sì quella con il teschio che sovrasta due tibie incrociate ma la stoffa di solito è rossa (e infatti per i francesi è la Jolie Rouge) e sotto spicca una piccola clessidra per dire «badate, il vostro tempo è venuto».
Rogerio de Campos, «portoghese, 32 anni compiuti da un mese» è catturato dai Fratelli della Costa che gli propongono questa scelta: finire in mare o fare il nostromo con loro. Si arruola, è ovvio. Un avviso ai naviganti: per andare avanti buttate nel secchio Johnny Deep e il Corsaro Nero, «15 uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di Rhum». Qui si parla di guerra e politica. La prima divisione – talvolta teorica - è fra corsari e pirati. I primi furono al servizio dei governi, avendo una «lettera di corsa» che li autorizzava a ogni delitto e di fatto li rendeva impunibili. I secondi fecero razzie in modo autonomo, talora dandosi regole quasi democratiche, se - come mostra Evangelisti - l’elezione dei capitani, le punizioni o i premi, persino la spartizione delle donne andavano approvati all’unanimità. Ma attenti: «chi fa guerre di rapina dice sempre di avere qualche oppresso da liberare». Alcuni fra loro – pochi e confusi - vagheggiano una società più libera, «la nostra parvenza di contro-società, repubblica dei rifiutati dagli Stato civili»; molti sono invece consapevoli che la loro ferocia è l’altra faccia dei delitti di Stato. E infatti i filibustieri dei Caraibi che qui incontriamo sono assai legati al re di Francia. «Il miglior soldato è quello che ha abolito ogni regola morale. Vale per i Fratelli della Costa come per qualsiasi armigero di un esercito europeo». Chiaro?
L’inferno qui non è quello delle prediche ma il nome dato a una macchina di tortura; purgatorio è il nome della prigione della Tortuga; quanto alla misericordia qui l’unica che si conosca è un pugnale dalla lama lunga e sottile, così soprannominato dagli spagnoli.
Non ha senso rovinare il piacere della lettura svelando trama, colpi di cena, il crudelissimo finale che si apre su un esile spiraglio di speranza. Forse vale la pena fermarsi su alcune frasi-chiave, a esempio l’idea che i pirati siano il futuro: «credono di essere paria e invece sono gli embrioni della società a venire»; visto che il 1600 della grande accumulazione annuncia il trionfo del capitalismo… difficile dar torto a Evangelisti. A libro chiuso ci si potrebbe chiedere perché oggi tornino i pirati, non tanto su Internet quanto all’assalto di certe navi. Una buona domanda anche se per rispondere bisognerebbe sapere se davvero tutti i pirati somali vogliano saccheggiare… o invece fermare chi scarica scorie tossiche sulle loro coste. Ma questa naturalmente è tutt’un’altra storia che non ha trovato il suo Evangelisti."
11.4.09
Di tutto un po'


La lunga attesa, nell'aggiornamento di questo notiziario, è stata dovuta a diversi fattori:
1) I molti viaggi di Valerio Evangelisti, che nei primi mesi dell'anno è stato a Parigi, dove ha preso parte con l'amico Massimo Carlotto a una Festa del Libro italiano (qui una testimonianza video), a un dibattito in una libreria di Belleville, a un'intervista a Radio Libertaire ecc. Successivamente è stato a Lisbona, dove ha presentato il romanzo Tortuga alla libreria Libritalia. Oltre che all'estero, Evangelisti ha viaggiato molto l'Italia, con presentazioni varie: alla Casetta Rossa di Roma, nel quartiere della Garbatella, al centro sociale Conchetta di Milano, felicemente rioccupato, al collettivo di Lettere di Padova (qui l'intervista realizzata da Radio Sherwood in preparazione dell'iniziativa).
2) Le attività svolte da Valerio Evangelisti nella città in cui risiede, Bologna. Oltre a presentare vari libri, ha partecipato a dibattiti nei centri sociali TPO e Vag 61, discutendo di libri e di temi politici. Il canale Rai News 24 gli ha dedicato un'intervista di mezz'ora nell'ambito della rubrica Tempi Dispari. Purtroppo non appare reperibile in rete.
Una lunga intervista con Evangelisti, a cura di Loredana Lipperini, è sul numero di aprile della rivista Mente & Cervello. La si può leggere on line sul blog della stessa Lipperini, Lipperatura.
Valerio Evangelisti sarà in Messico, nella sua casa di Puerto Escondido, dal 17 aprile al 10 maggio. Successivamente parteciperà, in luglio, al Festival del "polar" mediterraneo ad Ajaccio, Corsica, e in agosto alla Convention di fantascienza che si terrà a Pilsen, nella Repubblica Ceca. A tempo debito verranno fornite date e indicazioni più precise.
Evangelisti sta lavorando al "prequel" di Tortuga, intitolato Veracruz. Un suo racconto apparirà il mese prossimo nell'antologia Anteprima nazionale. Nove visioni per un futuro invisibile, curato da Giorgio Vasta per Minimum Fax.
In maggio uscirà anche, nella nuova collana da edicola Epix Mondadori, un'antologia di Evangelisti intitolata Acque oscure: nessun inedito, ma un romanzo breve (Gocce nere) e una selezione di racconti non facilmente reperibili.
Da ultimo, va segnalato che il romanzo di Evangelisti Il collare di fuoco sta raccogliendo in Francia (La Coulée de feu, Métailié, 2009, trad. di Serge Quadruppani) recensioni illustri più che lusinghiere. Appena possibile ne tradurremo qualcuna.
Una postilla. Un produttore francese si è fatto avanti per comperare i diritti di adattamento cinematografico di Magus. Che sia la volta buona? Sono comunque stati ristampati negli Oscar sia Magus che altri romanzi di Evangelisti (Il mistero dell'inquisitore Eymerich, Mater Terribilis).
24.2.09
Valerio Evangelisti intervistato su TORTUGA da LUCA CROVI, a TUTTI I COLORI DEL GIALLO

Il 21 febbraio 2009, un'intervista di Luca Crovi a Valerio Evangelisti sul romanzo Tortuga (giunto ormai alla quarta ristampa), è andata in onda nell'ambito della popolare trasmissione di Radio Rai Due Tutti i colori del giallo. E' scaricabile in mp3 nella sezione "Podcast" del sito Rai. Questa la presentazione, tratta dai risvolti di copertina:"1685: i giorni dei pirati - raggruppati nella confraternita detta dei Fratelli della Costa e obbedienti al re di Francia - sono contati. Luigi XIV ha fatto la pace con la Spagna e le scorribande dei filibustieri dei Caraibi - che hanno per base l'isola della Tortuga (La Tortue) - sono diventate scomode. Un nuovo governatore ha preso possesso dell'isola e intende normalizzarla. È in questa situazione che un nostromo portoghese, Rogério de Campos - ex gesuita dal passato torbido -, è catturato dal comandante pirata Lorencillo e arruolato a forza. Si trova a vivere tra gente sconcertante, dai modi liberi e indisciplinati e soggetta ad imprevedibili esplosioni di crudeltà. Lentamente, Rogério è conquistato dalle regole - a volte fraterne, a volte feroci - di quella comunità singolare. La sua è una progressiva discesa all'inferno - un inferno fondato sullo scatenamento degli istinti, e a suo modo "democratico". Un inferno evocato da Valerio Evangelisti nel suo ultimo romanzo 'Tortuga'."
Tortuga è già stato acquistato da un editore greco e da uno francese. Attualmente Evangelisti sta lavorando al prequel, provvisoriamente intitolato Veracruz.
26.1.09
Mauro Trotta, su IL MANIFESTO, recensisce TORTUGA
LUCI E OMBRE SUL MITO DI UNA LIBERA REPUBBLICA
di Mauro Trotta
(da il manifesto, 22 gennaio 2009)

Sono molte le figure entrate da tempo nell'immaginario collettivo, incarnando, a una lettura più approfondita, trasformazioni della società di portata epocale. Basti pensare a personaggi come il mostro di Frankenstein, visto come la rappresentazione del nascente proletariato industriale, o come un vampiro, oppure letto come la vecchia aristocrazia agraria incalzata dai nuovi esponenti del capitalismo tecnico-scientifico, o come l'incarnazione del nuovo modo di produzione che, appunto, succhia il sangue agli operai. Di recente, un'altra figura mitica sembra aver acquistato nuova forza: la figura del pirata che, grazie soprattutto ai film della serie Pirati dei Carabi, sembra aver trovato di nuovo spazio nell'immaginario contemporaneo. Ne sono testimoni due libri, usciti di recente, dedicati appunto ai filibustieri: Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo di Peter Lamborn Wilson (Shake edizioni, pp. 204, euro 9,90) e Tortuga di Valerio Evangelisti (Mondadori, pp. 330, euro 16,50).
Due testi diversissimi tra loro, innanzi tutto per il genere: uno è un saggio storico, l'altro un romanzo d'avventura, e propongono una lettura opposta del pirata, figura affascinante ma ambigua che, come testimoniano gli innumerevoli libri e i film che lo hanno visto protagonista, può, di volta in volta, interpretare il ruolo dell'eroe o del vilain.
Wilson, noto anche come Hakim Bey, inizia affrontando un problema preciso: perché migliaia di europei, tra il XVI e il XVII secolo si convertirono all'Islam, unendosi ai pirati musulmani del nord Africa? Per rispondere a tale questione, l'autore si concentra sulla città-stato di Rabat-Salé, comunità autonoma governata da un diwan di pirati, punto di approdo di ebrei, moriscos, rinnegati e canaglie provenienti da ogni luogo, la cui economia si fondava sul bottino delle navi depredate e sullo schiavismo. E, alla fine, individua una serie di ragioni: l'attrazione per l'Islam da parte di anticlericali e antireligiosi, o per una vita da «'lavoro zero': cinque o sei mesi in panciolle per i caffè moreschi, poi una crociera estiva su un bell'oceano azzurro, poche ore di sforzo e, in men che non si dica, ecco finanziato un altro anno di pigrizia». O, ancora, fuga e vendetta contro una civiltà, quella cristiana, dominata dal privilegio delle élite, dallo sfruttamento e dalla repressione. Wilson mette anche in evidenza il sottile collegamento che, a suo parere, lega i rinnegati alle correnti esoteriche dell'islamismo, e poi ai Rosacroce e all'Illuminismo. Quello, però, che emerge con più forza è l'identificazione dei rinnegati «come una sorta di "avanguardia" protoproletaria», la visione dell'apostasia di massa «quale espressione di classe». Wilson, così, può parlare di un'utopia pirata, retta da governi «sia anarchici, nel permettere il massimo delle libertà individuali, sia comunisti, nell'eliminare la gerarchia economica». E può indicare nella repubblica di Salé una sorta di «zona temporanea autonoma» ante litteram, quasi un'antenata di quelle descritte nel suo libro forse più famoso, TAZ (Shake edizioni, ultima edizione 2007). (Sulla traduzione narrativa del corsaro che ha sullo sfondo i suoi rapporti con l'impero ottomano va segnalato il romanzo di Massimo Carlotto Cristiani di Allah, edizioni e/o).
Opposto è invece il quadro che viene fuori dal nuovo romanzo di Evangelisti, il quale si era già espresso, nella sua introduzione alla Storia della pirateria (Odoya) di Philip Gosse, contro «le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle "repubbliche dei pirati" il regno dell'utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale», dato che «i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi» e, «quanto alla libera sessualità, coincideva con quella dei bordelli».
Basato su personaggi già apparsi in un precedente racconto (I fratelli della Costa, pubblicato nell'antologia Anime nere, Mondadori, 2007), Tortuga, ambientato nel 1685 nei Carabi, narra le vicende di Rogério de Campos, ex-gesuita dall'oscuro passato, costretto ad arruolarsi come nostromo nella ciurma del pirata Lorencillo, per poi passare in quella del luciferino De Grammont. La passione per una schiava africana, però, metterà irrimediabilmente l'uno contro l'altro il prete spretato e il suo capitano, innescando una spirale distruttiva, mentre sullo sfondo si consuma il crepuscolo dei Fratelli della Costa, non più protetti dal re di Francia.
Il libro si presenta come un romanzo d'avventura davvero avvincente, scritto con la consueta maestria, sia dal punto di vista stilistico, sia per quanto riguarda la costruzione del plot. Ma, soprattutto, risulta come un riuscito tentativo di «deromanticizzazione» del pirata. Qui non ci sono praticamente eroi positivi se non, forse, quelli incarnati da figure tradizionalmente emarginate e sfruttate, ovvero le donne e gli schiavi. L'abilità dell'autore è tale da offrire personaggi a tutto tondo, per cui anche i filibustieri conservano il loro fascino ambiguo, ma sempre all'interno di un realismo crudo, senza nessuna indulgenza a sentimentalismi e senza permettere alcuna identificazione. Con la stessa crudezza di Wilson, ma in maniera più convincente, viene descritta la società dei pirati, fondata sulla rapina, sulla schiavitù e su un individualismo sfrenato. Non una società di liberi e uguali, dunque, ma una congrega di individui talvolta uniti tra loro per interesse ma comunque in competizione (in concorrenza?) feroce.
Almeno i loro esponenti più accorti, rivendicano esplicitamente il proprio ruolo di anticipatori di un mondo a venire, basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo: sono loro il futuro e noi ne siamo già coinvolti.
di Mauro Trotta
(da il manifesto, 22 gennaio 2009)

Sono molte le figure entrate da tempo nell'immaginario collettivo, incarnando, a una lettura più approfondita, trasformazioni della società di portata epocale. Basti pensare a personaggi come il mostro di Frankenstein, visto come la rappresentazione del nascente proletariato industriale, o come un vampiro, oppure letto come la vecchia aristocrazia agraria incalzata dai nuovi esponenti del capitalismo tecnico-scientifico, o come l'incarnazione del nuovo modo di produzione che, appunto, succhia il sangue agli operai. Di recente, un'altra figura mitica sembra aver acquistato nuova forza: la figura del pirata che, grazie soprattutto ai film della serie Pirati dei Carabi, sembra aver trovato di nuovo spazio nell'immaginario contemporaneo. Ne sono testimoni due libri, usciti di recente, dedicati appunto ai filibustieri: Le repubbliche dei pirati. Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo di Peter Lamborn Wilson (Shake edizioni, pp. 204, euro 9,90) e Tortuga di Valerio Evangelisti (Mondadori, pp. 330, euro 16,50).Due testi diversissimi tra loro, innanzi tutto per il genere: uno è un saggio storico, l'altro un romanzo d'avventura, e propongono una lettura opposta del pirata, figura affascinante ma ambigua che, come testimoniano gli innumerevoli libri e i film che lo hanno visto protagonista, può, di volta in volta, interpretare il ruolo dell'eroe o del vilain.
Wilson, noto anche come Hakim Bey, inizia affrontando un problema preciso: perché migliaia di europei, tra il XVI e il XVII secolo si convertirono all'Islam, unendosi ai pirati musulmani del nord Africa? Per rispondere a tale questione, l'autore si concentra sulla città-stato di Rabat-Salé, comunità autonoma governata da un diwan di pirati, punto di approdo di ebrei, moriscos, rinnegati e canaglie provenienti da ogni luogo, la cui economia si fondava sul bottino delle navi depredate e sullo schiavismo. E, alla fine, individua una serie di ragioni: l'attrazione per l'Islam da parte di anticlericali e antireligiosi, o per una vita da «'lavoro zero': cinque o sei mesi in panciolle per i caffè moreschi, poi una crociera estiva su un bell'oceano azzurro, poche ore di sforzo e, in men che non si dica, ecco finanziato un altro anno di pigrizia». O, ancora, fuga e vendetta contro una civiltà, quella cristiana, dominata dal privilegio delle élite, dallo sfruttamento e dalla repressione. Wilson mette anche in evidenza il sottile collegamento che, a suo parere, lega i rinnegati alle correnti esoteriche dell'islamismo, e poi ai Rosacroce e all'Illuminismo. Quello, però, che emerge con più forza è l'identificazione dei rinnegati «come una sorta di "avanguardia" protoproletaria», la visione dell'apostasia di massa «quale espressione di classe». Wilson, così, può parlare di un'utopia pirata, retta da governi «sia anarchici, nel permettere il massimo delle libertà individuali, sia comunisti, nell'eliminare la gerarchia economica». E può indicare nella repubblica di Salé una sorta di «zona temporanea autonoma» ante litteram, quasi un'antenata di quelle descritte nel suo libro forse più famoso, TAZ (Shake edizioni, ultima edizione 2007). (Sulla traduzione narrativa del corsaro che ha sullo sfondo i suoi rapporti con l'impero ottomano va segnalato il romanzo di Massimo Carlotto Cristiani di Allah, edizioni e/o).
Opposto è invece il quadro che viene fuori dal nuovo romanzo di Evangelisti, il quale si era già espresso, nella sua introduzione alla Storia della pirateria (Odoya) di Philip Gosse, contro «le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle "repubbliche dei pirati" il regno dell'utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale», dato che «i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi» e, «quanto alla libera sessualità, coincideva con quella dei bordelli».
Basato su personaggi già apparsi in un precedente racconto (I fratelli della Costa, pubblicato nell'antologia Anime nere, Mondadori, 2007), Tortuga, ambientato nel 1685 nei Carabi, narra le vicende di Rogério de Campos, ex-gesuita dall'oscuro passato, costretto ad arruolarsi come nostromo nella ciurma del pirata Lorencillo, per poi passare in quella del luciferino De Grammont. La passione per una schiava africana, però, metterà irrimediabilmente l'uno contro l'altro il prete spretato e il suo capitano, innescando una spirale distruttiva, mentre sullo sfondo si consuma il crepuscolo dei Fratelli della Costa, non più protetti dal re di Francia.
Il libro si presenta come un romanzo d'avventura davvero avvincente, scritto con la consueta maestria, sia dal punto di vista stilistico, sia per quanto riguarda la costruzione del plot. Ma, soprattutto, risulta come un riuscito tentativo di «deromanticizzazione» del pirata. Qui non ci sono praticamente eroi positivi se non, forse, quelli incarnati da figure tradizionalmente emarginate e sfruttate, ovvero le donne e gli schiavi. L'abilità dell'autore è tale da offrire personaggi a tutto tondo, per cui anche i filibustieri conservano il loro fascino ambiguo, ma sempre all'interno di un realismo crudo, senza nessuna indulgenza a sentimentalismi e senza permettere alcuna identificazione. Con la stessa crudezza di Wilson, ma in maniera più convincente, viene descritta la società dei pirati, fondata sulla rapina, sulla schiavitù e su un individualismo sfrenato. Non una società di liberi e uguali, dunque, ma una congrega di individui talvolta uniti tra loro per interesse ma comunque in competizione (in concorrenza?) feroce.
Almeno i loro esponenti più accorti, rivendicano esplicitamente il proprio ruolo di anticipatori di un mondo a venire, basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo: sono loro il futuro e noi ne siamo già coinvolti.
20.1.09
Mauro Gervasini, su FILM TV, recensisce TORTUGA
TORTUGA ADDIO
di Mauro Gervasini
(da Film TV 2009 n.2)

Anno di poca grazia 1685. I mari dei Caraibi sono insanguinati dalle scorrerie della Filibusta, i corsari fedeli al Re Sole che combattono gli spagnoli assaltando galeoni e massacrando equipaggi. Catturato dai Fratelli della Costa, l'ex gesuita portoghese Rogério de Campos, dal passato misterioso, diventa nostromo al soldo dei pirati, si innamora perdutamente di una schiava africana e per lei decide di sfidare il ferocissimo de Grammont, spregiudicato capo di tutti i corsari.
Tortuga (Mondadori Strade Blu, pp. 330, € 16,50) di Valerio Evangelisti è un romanzo senza tempo. Pur essendo ispirato a un precedente racconto dello stesso autore (Fratelli della costa, contenuto nella raccolta Anime nere, sempre Mondadori, 2007) si legge autonomamente e rappresenta una digressione potente nel percorso abituale del creatore di Eymerich. Una storia di atroce vitalismo, il ritratto di alcuni tra i più famigerati tagliagole d'ogni tempo tenuti assieme da un perverso senso di fratellanza e dalla sola "utopia" realizzabile in terra: quella della sopraffazione permanente.
In nome della soddisfazione di istinti primordiali, identificabili con il possesso di cose e corpi, i pirati di Evangelisti non riconoscono morale alcuna, nonostante tra loro serpeggi una curiosa "etica politica" che fa della totale mancanza di ipocrisia un manifesto di coerenza e virtù. In un'epoca già di suo imbrattata di sangue, gli avventurieri a cui re e regine d'Europa indirizzano la "lettera di corsa", sorta di licenza di uccidere e saccheggiare in nome di un presunto bene supremo, peraltro ancora contemplata dalla Costituzione americana (Sezione 8, articolo 1), scelgono la turpitudine incanaglita e non quella imbellettata delle congiure di corte o delle guerre di religione. Il risultato è una società "futura", edificata alla Tortuga, luogo dell'anima (nera) prima che della toponomastica, dove "si uccide per guadagnare, si guadagna per spendere. Poi si torna a uccidere, finché non si è ammazzati da qualcuno più forte".
Evangelisti ci intrappola come al solito nella sua prosa possente, nei mille intrighi delle passioni di uomini che sembrano bestie, riuscendo anche questa volta a farci identificare con i peggiori, ammesso e non concesso che la sua visione del mondo contempli dei migliori.
di Mauro Gervasini
(da Film TV 2009 n.2)

Anno di poca grazia 1685. I mari dei Caraibi sono insanguinati dalle scorrerie della Filibusta, i corsari fedeli al Re Sole che combattono gli spagnoli assaltando galeoni e massacrando equipaggi. Catturato dai Fratelli della Costa, l'ex gesuita portoghese Rogério de Campos, dal passato misterioso, diventa nostromo al soldo dei pirati, si innamora perdutamente di una schiava africana e per lei decide di sfidare il ferocissimo de Grammont, spregiudicato capo di tutti i corsari.Tortuga (Mondadori Strade Blu, pp. 330, € 16,50) di Valerio Evangelisti è un romanzo senza tempo. Pur essendo ispirato a un precedente racconto dello stesso autore (Fratelli della costa, contenuto nella raccolta Anime nere, sempre Mondadori, 2007) si legge autonomamente e rappresenta una digressione potente nel percorso abituale del creatore di Eymerich. Una storia di atroce vitalismo, il ritratto di alcuni tra i più famigerati tagliagole d'ogni tempo tenuti assieme da un perverso senso di fratellanza e dalla sola "utopia" realizzabile in terra: quella della sopraffazione permanente.
In nome della soddisfazione di istinti primordiali, identificabili con il possesso di cose e corpi, i pirati di Evangelisti non riconoscono morale alcuna, nonostante tra loro serpeggi una curiosa "etica politica" che fa della totale mancanza di ipocrisia un manifesto di coerenza e virtù. In un'epoca già di suo imbrattata di sangue, gli avventurieri a cui re e regine d'Europa indirizzano la "lettera di corsa", sorta di licenza di uccidere e saccheggiare in nome di un presunto bene supremo, peraltro ancora contemplata dalla Costituzione americana (Sezione 8, articolo 1), scelgono la turpitudine incanaglita e non quella imbellettata delle congiure di corte o delle guerre di religione. Il risultato è una società "futura", edificata alla Tortuga, luogo dell'anima (nera) prima che della toponomastica, dove "si uccide per guadagnare, si guadagna per spendere. Poi si torna a uccidere, finché non si è ammazzati da qualcuno più forte".
Evangelisti ci intrappola come al solito nella sua prosa possente, nei mille intrighi delle passioni di uomini che sembrano bestie, riuscendo anche questa volta a farci identificare con i peggiori, ammesso e non concesso che la sua visione del mondo contempli dei migliori.





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